Mala tempora currunt

Stravince l’estrema destra, quella che gli industriali volevano per ricominciare a correre secondo le loro regole, quella dei corrotti, della mafia e dei neofascisti, quella  dei sindacati di polizia che chiedono sempre più mezzi letali per “difendersi”. Perdono i Cinque stelle per non aver mantenuto le promesse e per dilettantismo. Ora dovrebbero lasciare il governo per ricominciare con dignità.

di Fabrizio Salmoni

Proprio cosi. Non poteva andare peggio a questa Italia incattivita e tutto sommato mediamente soddisfatta delle proprie condizioni di vita se riesce a prendersela con i profughi, con l’Europa e a non prendersela con chi fa poco o niente per farla stare meglio.

Un’Italia a cui, malgrado le moine a Greta, non frega niente della salute del territorio, salvo poi piagnucolare e chiedere l’elemosina ai governi quando si allagano o crollano le case, a cui non frega niente della corruzione, salvo piagnucolare se non assumono un parente o se non ti danno un appalto, un’Italia che vuole pagare di tasca propria le grandi opere per conto delle lobby e degli industriali, che non ha memoria di un passato che comincia solo 14 mesi fa, insomma un’Italia meschina, ignorante e piagnona che si fa ammaliare dall’ennesimo “uomo forte”. Destino e anima malata di una nazione senza memoria. Leggi il resto dell’articolo

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Primo Maggio. Comunicato dell’Anpi di Grugliasco

Grugliasco, 1° maggio 2019
 
IL PRIMO MAGGIO A TORINO E’ ANTIFASCISTA E PARTIGIANO
Oggi abbiamo partecipato alla manifestazione del 1° maggio a Torino, la Festa dei lavoratori, percorrendo per ben due volte il corteo.
A fronte di un primo pezzo di corteo freddo, stanco, silenzioso, quasi estraneo alle lotte vista anche la presenza di esponenti della destra neofascista torinese, ha sfilato invece uno straordinario secondo pezzo di corteo popolare, pieno di giovani e di vita, portatore di rivendicazioni reali e di futuro, accompagnato da musica e interventi coinvolgenti, carico di energia.
Alla partenza abbiamo visto il corteo spezzato in due dalle forze dell’ordine: da un lato i “buoni” a cui era permesso manifestare, dall’altro i “cattivi” a cui veniva impedito di partecipare al corteo.
Concretamente veniva discriminato chiunque portasse simboli NO TAV, cioè non è stato permesso di circolare liberamente: si veniva fermati come se si dovesse giustificare la propria aderenza al movimento popolare e antifascista NO TAV che da 30 anni lotta per la difesa del territorio, della democrazia, dei beni comuni e che noi dell’ANPI abbiamo sempre incontrato alle commemorazioni dei Caduti partigiani in Val Susa, come ad esempio al Giuramento della Garda di San Giorio.
Ancora una volta è stato criminalizzato il dissenso e repressa l’opposizione in quanto tale, ancora una volta abbiamo vissuto la chiusura di spazi di democrazia e la cancellazione del diritto alla libera espressione garantito dall’Articolo 21 della Costituzione.
Un nostro contatto cercato sia con la dirigenza ANPI Provinciale e sia con le istituzioni torinesi, per denunciare la grave ferita democratica della privatizzazione di fatto della piazza del 1° maggio, non ha sortito effetto, sintomo di una perdita del senso della democrazia anche da parte di coloro che dovrebbero difenderla e tutelarla.
Inoltre le forze dell’ordine hanno attaccato vigliaccamente e senza motivo il raggruppamento NO TAV,  provocando feriti tra diversi militanti e anche fra i nostri iscritti ANPI, che hanno cercato di difendere le persone cadute a terra, spinte dagli armati in divisa e calpestate sotto i colpi dei manganelli di Stato.
Sono cadute a terra anche persone anziane oltre gli 80 anni, difese coraggiosamente dai giovani NO TAV e anche dai nostri compagni dell’ANPI, che per questo sono stati colpiti e feriti, come accaduto al nostro iscritto Gianluca Vitale noto avvocato torinese colpito alla testa: anziché arretrare le compagne e i compagni hanno avanzato, fronteggiando l’attacco e permettendo a chi aveva bambini, anziani, diversamente abili, biciclette, cani al seguito di fuggire e mettersi in salvo dall’attacco vile e ingiustificato.
In quel pezzo di corteo abbiamo riconosciuto i nostri compagni e le nostre compagne dell’ANPI, dei partiti, dei sindacati, dei movimenti antifascisti, delle associazioni democratiche, dei comitati popolari, dei centri sociali, di coloro che come noi hanno scelto di vivere la Festa dei lavoratori insieme al popolo e a chi lotta dal basso, nella sua plurale e unitaria diversità.
Riteniamo essere nostro compito difendere i civili dagli attacchi di chi – armato – scatena la propria violenza contro di loro, impedendo la libera espressione del dissenso, e riteniamo grave che a compiere tipiche azioni violente siano stati rappresentanti dello Stato, fatto che getta ancora una volta ombre tenebrose sull’attuale stato della democrazia e della Libertà nel nostro Paese.
Ricordiamo a tutte le persone che ricoprono temporaneamente ruoli istituzionali, così come alle forze dell’ordine, ch’esse hanno giurato fedeltà alla Repubblica nata dalla Resistenza e alla Costituzione, non ad una visione politica escludente e criminalizzatrice del dissenso visione che è estranea e contraria alla democrazia.
Pensiamo che rappresentare gli interessi dei lavoratori significa rimettere al centro la persona, i diritti, la lotta per mettere al bando il precariato, per cancellare tutti i provvedimenti che hanno indebolito e fatto arretrare i diritti dei lavoratori: questo non può essere portato avanti con stanchi rituali di carattere retorico e celebrativo, ormai lontani e incomprensibili a masse di sfruttati, precari e schiavi del cosiddetto “mercato del lavoro”.
Dal prossimo anno la nostra Sezione ANPI manifesteranno il 1° maggio insieme e al fianco di tutte e tutti coloro che rappresentano nei fatti e sul campo lo spirito della Resistenza e l’eredità della Guerra di Liberazione delle forze partigiane: non siamo più disposti a dare il nostro contributo a chi parlando di memoria e diritti sta in silenzio di fronte a soprusi, ingiustizia, esclusioni.
Resistenza e Antifascismo vivono e fioriscono altrove.
Contro ogni tentativo di restaurare un ordine autoritario e fascista mediante la repressione del dissenso, rinnoviamo il giuramento che i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri bisnonni pronunciarono il 25 Aprile 1945: non un passo indietro.

Abbiamo insegnato ai fascisti quale è il loro posto nella storia già una volta, se necessario glielo insegneremo di nuovo.

Avanti con la lotta per un lavoro dignitoso, così come sancito dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Il Comitato di Sezione ANPI “68 Martiri” Grugliasco

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Primo Maggio. Comunicato dei Giuristi Democratici

Anche quest’anno il corteo del primo Maggio a Torino è stato turbato, non già dal comportamento di qualche facinoroso, ma da quello delle Forze dell’Ordine. Sono ormai anni, con l’eccezione dell’anno scorso, che le Forze dell’Ordine bloccano una consistente parte del corteo, sempre nello stesso punto, in Via Roma, frapponendo un cordone di poliziotti che impediscono ai manifestanti l’accesso alla piazza ove si svolge il comizio. A fronte, poi, delle vibranti proteste dei manifestanti, segue una carica con uso degli sfollagente con modalità non consentite dalla normativa in materia, che finisce per travolgere le persone, senza che sia stato dato loro avviso della carica, ivi comprese quelle che tentano un’azione di interposizione e di rasserenamento della situazione. Oggi è toccato al nostro iscritto, avvocato Gianluca Vitale, che ha ricevuto una manganellata al capo con perdita di sangue, oltre che, a quanto pare, ad altri manifestanti.
Si tratta di una gestione dell’ordine pubblico inaccettabile, da un lato non rispettosa del diritto delle persone di manifestare liberamente ed in modo pacifico, dall’altro in violazione delle norme del Testo Unico di pubblica sicurezza e delle norme in materia di utilizzo delle dotazioni di servizio della Polizia. L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, nel condannare quanto accaduto, si augura che vengano accertate le responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico ed esprime la propria solidarietà all’Avv. Vitale.
1 maggio 2019
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

In libreria la seconda edizione di “Resa dei conti alla Maddalena” di Fabrizio Salmoni!

La cronaca dei due anni cruciali (2010.2011) della lotta No Tav in Val Susa. Venti anni di resistenza contro i devastatori di ambiente e democrazia. Dal 2005 un crescendo di tensione: la campagna delle trivelle, poi…la resa dei conti!

Prefazione di Marco Revelli, foto di Luca Perino e Camilla Pasini.

In Appendice Le cronache del processo ai No Tav

“…una cronaca appassionata, ma mai trionfalistica. A tratti spigoloso nei giudizi, l’autore si tiene volutamente distante dal politically correct,..Spigoloso, come il carattere delle popolazioni locali…

Sandro Moiso, Carmilla Online

 

“Fabrizio Salmoni fa la cronistoria degli eventi che portarono prima alla nascita della “Libera Repubblica”, poi al suo smantellamento. La narrazione di quei fatti, in questa seconda edizione, è stata ampliata con dettagli acquisiti dagli atti del processo...”

Marco Lazzaretti, Com. La Gronda No Tav

 

Presentazioni (in progress)

Venerdi 19 Aprile, Radio Blackout (105,5), programma letterario “La Perla di Labuan” di Riccardo Borgogno, con l’autore, ore 15-17

Giovedi 9 maggio, Edera Squat, via Pianezza, con Tobia Imperato, ore 21

Martedi 14 maggio, Circolo La Poderosa, via Salerno 15 A, con Marco Scavino, ore 21

Venerdi 17 Maggio. Alpignano, Ass. AlViSe, sede da definire, con Claudio Giorno e Marco Lazzaretti, ore 20,45

Venerdi 14 giugno, Grugliasco, Barocchio, con Mario Frisetti, ore 21

Venerdi 26 luglio, Festival Alta Felicità, Venaus, Spazio Libri, ore 14

 

 

 

Resa dei conti alla Maddalena si trova presso le seguenti librerie:

VALLE DI SUSA

Città del Sole, Bussoleno

 

TORINO

Comunardi, via Bogino 2, Torino

Belgravia, v. Monginevro 44 B

Melograno, c. Racconigi 15

 

MILANO

Feltrinelli – sedi

 

ROMA

Odradec, via dei Banchi Vecchi 57

Anomalia, v. dei Campani 73 (San Lorenzo)

Farheneit, Compo dei Fiori 44

Claudiana, piazza Cavour 32

 

ALTRE

Modo, via Mascarella 24 B – BOLOGNA

Rinascita, v. della Posta 7, BRESCIA

Fenice, v. Mazzini 15, CARPI (Mo)

Galla, c. A. Palladio 11, Vicenza

La Torre, v. Vittorio Emanuele II 19G, ALBA

Quarto Stato, v. Magenta 78, AVERSA (Ce)

Robin, v. Seminari 8, BIELLA

Volare, c. Torino 44, PINEROLO (To)

 

Si può richiedere o prenotare a

Edizioni Lu:Ce https://luce-edizioni.it

Diest Libri: posta@diestlibri.it , 011.8981164

o presso redazionemaverick@yahoo.it

 

 

 

 

 

 

Si Tav. Flashflop del flashmob di Pd e madamine

Meno di trecento persone tra apparato Pd, anziani borghesi e personaggi della politica. Trenini e slogan. Lega non visibile.

di Fabrizio Salmoni

Che sia stata la presa di posizione di Conte contro la Torino-Lione a far crollare il morale delle masse Si Tav o una più generale stanchezza di una massa di manovra poco avvezza a proteste di piazza reiterate, sta di fatto che il flash mob convocato ieri sui social dal Pd è stato piuttosto un flash flop: meno di trecento persone intorno al monumento di piazza Carignano e una specie di picchetto davanti al portone del Palazzo guidato col megafono da una delle madamine. Lo stratagemma banale di convocarsi in mezzo alla folla dello shopping del sabato per sembrare di più funziona poco perchè il passeggio fluisce ininterrotto tra il Palazzo e il monumento senza mostrare particolare interesse mentre altra gente sta in attesa di entrare al teatro. Qualche cartello, qualche bandiera assortita, ma non vedo segni evidenti di presenza di Lega, Fratelli d’Italia e fratelli fascisti (Casa Pound, Fuan, Forza Nuova) dei primi appuntamenti.

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Movimento No Tav. “Chiudere il cantiere e via i militari!”

   

Il punto della situazione in conferenza stampa Tutti i temi attuali: governo, prefetti, Foietta, Francia. Si annuncia una manifestazione nazionale a Roma il 23 marzo. Il video della conferenza stampa.

di Fabrizio Salmoni

E’ la prima e più forte richiesta del Movimento al governo esposta in conferenza stampa questa mattina nella sede di Pro Natura. L’analisi costi e benefici conferma quanto diciamo da più di venti anni: il tav è inutile, è uno spreco di soldi pubblici. Gli italiani dovranno essere grati alla Val Susa se quest’opera verrà fermata“.

La situazione politica contingente è tale da permettere solo un moderato ottimismo sul futuro della vicenda Tav anche perchè, ribadiscono, la fiducia in questo governo è al minimo visto come sono stati liquidati Tap e Terzo Valico. “Questo è un governo meno ostile di tutti quelli che l’hanno preceduto” dice Alberto Perinoma teniamo alta la guardia nel caso venisse comodo lasciar cadere il governo per far posto ad un altro, di destra e di nuovo asservito alle lobby industriali e agli interessi clientelari dei partiti. Tutta questa esitazione puzza. Si sbaracchi il cantiere e finiamola con questa brutta storia! Se no, sappiano che ci troveranno di fronte per altri venti anni!”.

Per ribadire e rinforzare il concetto i No Tav stanno preparando insieme a tutti i protagonisti delle lotte sociali nel Paese una grande manifestazione a Roma per il 23 Marzo contro tutte le grandi opere imposte. Lo annuncia Lele Rizzo che aggiunge la battuta sarcastica per il Commissario di governo Foietta, da oggi decaduto dalla carica (non senza spargere gli ultimi veleni): “E’ l’unico posto di lavoro perduto per cui non ci rammarichiamo“. E il benservito è dato. “Ora vogliamo che tocchi la stessa sorte a Virano“. Leggi il resto dell’articolo

Tav, la chiave di tutti gli inganni

   

Lo scontro sul Tav rivela la natura del sistema: capitalismo parassitario, clientelismo, informazione malata, corruzione. Gli industriali e le corporazioni puntano alla caduta del governo, a far fallire l’esperimento Cinque Stelle prima che si decida la sospensione dell’opera.

di Fabrizio Salmoni

I valsusini l’hanno sempre detto: il Tav non è un problema della Val Susa, sul Tav si giocano i governi e il sistema stesso delle grandi opere e mai come oggi l’Italia può rendersene conto.

Perchè Tav vuol dire linfa vitale per un capitalismo parassitario che non vive di innovazione, investimenti e competizione ma di grandi commesse pubbliche, vuol dire alimento per flussi enormi di tangenti e fondi neri, vuol dire foraggiamento permanente del sistema clientelare dei vecchi partiti, vuol dire soffocamento della democrazia nelle aree direttamente interessate con l’imposizione di leggi-obiettivo e militarizzazione in caso di dissenso, con l’adozione di ogni mezzo e trucco (vedi falsi Osservatori “tecnici”, vedi entità-fantoccio come le madamine) per nascondere i veri interessi e la natura perversa del sistema.

Nell’attuale fase dello scontro sulla Torino-Lione, più ancora che su Tap, Terzo Valico o altre opere, c’è in gioco la sopravvivenza di tutto quello. Leggi il resto dell’articolo

Dopo la manifestazione Si Tav. Altri elementi di riflessione

E’ chiaro che i promotori della protesta di piazza castello si ripropongono di far cadere giunta Appendino e governo prima che fermino il Tav. E allora che fare?

di Fabrizio Salmoni

A seguire sui quotidiani l’evoluzione della situazione politica creatasi a Torino sul tema Tav risulta chiara la strategia delle forze che hanno promosso e sponsorizzato la manifestazione del 10 novembre: far cadere la giunta Appendino in primis, logorare il M5S e, alla media distanza, far cadere il governo (possibilmente prima che blocchi il Tav e altre Opere) per poi annientare e definitivamente cancellare l’esperienza Cinque Stelle, la componente governativa che più si caratterizza come potenziale “forza di cambiamento”.

Dai salotti tv a tutti i giornaloni, l’attacco al M5S è concentrico mentre la Lega e Salvini sono “raccontati” ampiamente con evidente indulgenza. Non c’è da stupirsi: per l’establishment e per i rimasugli dei vecchi partiti, ma soprattutto per i poteri orfani di rappresentanza e di incidenza, oggi la Lega è la scialuppa a cui aggrapparsi. Tutti si appellano alla Lega per fermare o edulcorare i provvedimenti di legge che la faticosa coalizione di governo già deve annacquare, delegittimandone i promotori. Cosi a Roma come a Torino, dove la Lega locale sta con i promotori della manifestazione e si prepara ad incassare l’appoggio dei poteri forti, grazie al peso acquisito sul piano nazionale, per la scadenza delle elezioni di primavera. E’ la prospettiva più inquietante: quando si saldano gli interessi dei grandi imprenditori e delle categorie corporative con quelli di un partito che gestisce gli umori più retrivi della piazza, il pericolo di una svolta MOLTO autoritaria diventa reale. Come nel 1920, come nel Cile del 1973. Leggi il resto dell’articolo

TAV. La Città di Torino chiede al governo di sospendere l’Opera

La posta in gioco è un nuovo modello di sviluppo. Ora i poteri piemontesi e i vecchi partiti preparano lo scontro sociale.

di Fabrizio Salmoni

I nodi prima o poi vengono al pettine. L’approvazione (21 voti M5S + Artesio Sinistra Unita + Montalbano indipendente) da parte del consiglio comunale di Torino dell’Ordine del Giorno che chiede al governo di sospendere i lavori della Torino-Lione a Chiomonte, di esonerare il Commissario Foietta (nominato da Renzi) e il dg di Telt Mario Virano, di destinare i fondi del Tav a infrastrutture utili per la mobilità e la sicurezza del territorio, checchè ne dicano i favorevoli al Tav sottolinea un nodo cruciale della fase politica locale e nazionale. Quel nodo si chiama Grandi Opere e, in particolare per importanza, enormità del malloppo disponibile e cruda rappresentazione degli interessi e delle forze in campo, si chiama Tav.

Più della manovra economica, che si può arrangiare con qualche formula burocratica o con la sottile dilatazione dei tempi, le Grandi Opere rivelano in modo sempre più evidente che la posta in gioco è il modello di sviluppo. Leggi il resto dell’articolo

Processo ai No Tav. Cassazione. Intervista all’avvocato Roberto Lamacchia

L’avvocato Lamacchia che ha fatto parte del collegio di difesa degli imputati No Tav fin dal processo di primo grado per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011 alla Maddalena di Chiomonte racconta e spiega la sentenza della Corte di Cassazione del 27 aprile.

Intervista di Fabrizio Salmoni

Si ringrazia Luciano Davi per il supporto tecnico

Un risultato favorevole inaspettato per l’annullamento di alcuni capi di imputazione, il downgrading di altri e il “non riconoscimento” dei danni per i sindacati di polizia. Una sentenza positiva per gli imputati che dovranno essere giudicati nuovamente da una diversa Corte d’Appello. Un risultato anche politicamente interessante, pur in attesa delle motivazioni, che sembra rimarcare indirettamente l’atteggiamento “prevenuto” verso i No Tav da parte della magistratura torinese che incassa quindi un ennesimo insuccesso.

Qui sotto l’intervista.(F.S. 9.5.2018)