M5S. La fine della pista

Con gli ultimi due eventi politici torinesi, l’assemblea M5S di venerdi 12 e la seduta del consiglio comunale di ieri lunedi 15, la sensazione è che l’avventura del Movimento sia quasi terminata. Forse non solo in Piemonte.

di Fabrizio Salmoni

Risposte chiare sul Tav non ci sono state, al di là del generico e ambiguo “Rimango No Tav ma..” di Di Maio. In compenso c’è stato il chiaro endorsement nei confronti della Appendino, suonato come evidente via libera a licenziare Montanari e a procedere sul progetto personale della sindaca. Personale perchè non condiviso nella sostanza e nella forma dalla maggioranza dei consiglieri e, da quanto si è capito in sala, anche da buona parte degli attivisti presenti.

Impressionante è stata l’intervista su La Stampa (13.7) del deputato Luca Carabetta, giovane e geniale ingegnere informatico ma politico deludente, per alcuni passaggi significativi: per lui il dissenso diventa “certi personalismi dannosi” e rifiuto “di certi meccanismi democratici“. Riesce   persino a suonare vagamente Leggi il resto dell’articolo

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Ricordo di Bianca Guidetti Serra in Sala Rossa e intervento di Fabrizio Salmoni

26 giugno. Calda mattinata. Fa caldo anche nell’aula del consiglio comunale dove si ritrova una piccola folla di consiglieri, colleghi e amici di Bianca. Tra il pubblico, il presidente dell’Anpi nazionale Carlo Smuraglia, la consigliera 5S Viviana Ferrero, l’avvocato Roberto Lamacchia dei Giuristi Democratici, Pietro Polito direttore del Centro Studi Piero Gobetti. Con noi entra Lisa Levi, figlia di Primo e mia antica compagna di giochi, che prosegue la tradizione dell’amicizia tra le nostre due famiglie.

Gli interventi sono programmati per poter procedere in mattinata alla scopertura della targa a quel gioiellino che è la neo-restaurata biblioteca civica di piazzetta dei Menusieri, intitolata recentemente al nome di Bianca, grazie anche all’interessamento della consigliera Artesio e alla collaborazione della direttrice Anna Rigassio.

Tutto è molto istituzionale, si suona anche l’inno nazionale. Non sono abituato a tale contorno ma capisco: in fondo mamma Bianca ha avuto anche una vita istituzionale quindi è giusto cosi.

Dopo un saluto dell’assessore Leon in rappresentanza del sindaco, la breve prolusione del Presidente del consiglio Francesco Sicari, si legge un comunicato dell’Anpi, poi parlano Chiara Acciarini, presidente del Comitato Nazionale per il centenario, Santina Mobiglia, biografa di Bianca, l’avvocato del Lavoro Alida Vitale, il docente universitario Francesco Campobello con Giulia Sofia Agnolin neolaureata con una tesi sull’attività di Bianca su carceri, giustizia e condizioni di detenzione. Poi tocca a me fare un breve saluto (v. Sotto)

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Centenario di Bianca. Un pomeriggio d’estate a Meana

di Fabrizio Salmoni

A Bianca facevano ovviamente piacere i riconoscimenti ufficiali o i “premi” provenienti da istituzioni con cui si trovava in sintonia. Ma amava molto di più i segni d’affetto e di stima da parte della gente comune, dei colleghi, delle piccole platee che sentiva stringersi intorno a lei con affetto o con riconoscenza per qualche sentenza positiva. Quante volte andava a parlare o ad assistere a qualche incontro nelle sezioni Anpi con un pubblico di dieci, quindici, venti persone che poi festeggiavano insieme l’occasione con piccoli presenti, con un semplice brindisi, una cena in trattoria o una merenda sinoira (per chi non è piemontese, è una abbondante merenda che sostituisce la cena. Oggi la chiamerebbero forse apericena…).

Proprio come è stato l’incontro di domenica 30 giugno al Tempio Valdese di Meana, Val Susa, per ricordare tre donne che a Meana e in Valle hanno lasciato un segno: Ada e Carla Gobetti, e Bianca Guidetti Serra. A Meana Ada aveva la casa che fungeva da rifugio temporaneo per i partigiani a cui anche Bianca da staffetta faceva riferimento per i collegamenti ma anche per incontrare fugacemente il suo fidanzato partigiano Alberto Salmoni tra un’azione e l’altra tra Val Susa e Val Chisone.

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Edera squat. Si inaugura la biblioteca popolare

Giovedi 20 giugno alle ore 21, dopo il consueto apericena, viene presentato il restauro delle sale lettura dell’edificio occupato aperte a tutti.

Nelle foto: il logo dell’EderA Squat (sopra). Alcune locandine prodotte all’Edera (sotto)

di Fabrizio Salmoni

Quando si parla o si scrive di “centri sociali” o di squatters, il benpensante, il leghista, il fascista pensano all’immagine che ne danno i media: “antagonisti” truci e incappucciati, black block che tramano quotidianamente per colpire poliziotti o politici o simili categorie altrettanto poco raccomandabili.

La dicitura “centro sociale” dovrebbe invece far pensare allo scopo primo di quelle tanto vituperate “enclavi eversive”: il lavoro sociale cioè i servizi che quei gruppi di giovani forniscono volontariamente e gratuitamente alla comunità locale in cui si collocano, in genere i quartieri di una città: corsi sportivi, incontri culturali, sportelli informativi, assistenza legale, supporto organizzativo per proteste contro le tante storture (chiamiamole cosi) della società. Senza contare restauro e rivitalizzazione di edifici abbandonati o trascurati dai legittimi proprietari pubblici o privati. Il tutto condito da una buona predisposizione alla mobilitazione politica sui temi più disparati, dall’antifascismo ai beni pubblici, ecc.

Gli squat sono invece degli esperimenti comunitari autogestiti aperti a chiunque volesse parteciparvi a tempo pieno o parziale, una sorta di discendenti delle antiche “comuni” i cui componenti sono più sensibili dei vecchi hippies ai temi sociali. Squatters sono prevalentemente giovani precari o sradicati dai loro ambienti originari, geografici o famigliari, che non potendosi permettere una propria sistemazione stabile scelgono la vita collettiva e libera da vincoli. Di conseguenza, la collocazione politica è basilarmente di area anarchico/libertaria. Leggi il resto dell’articolo

Mala tempora currunt

Stravince l’estrema destra, quella che gli industriali volevano per ricominciare a correre secondo le loro regole, quella dei corrotti, della mafia e dei neofascisti, quella  dei sindacati di polizia che chiedono sempre più mezzi letali per “difendersi”. Perdono i Cinque stelle per non aver mantenuto le promesse e per dilettantismo. Ora dovrebbero lasciare il governo per ricominciare con dignità.

di Fabrizio Salmoni

Proprio cosi. Non poteva andare peggio a questa Italia incattivita e tutto sommato mediamente soddisfatta delle proprie condizioni di vita se riesce a prendersela con i profughi, con l’Europa e a non prendersela con chi fa poco o niente per farla stare meglio.

Un’Italia a cui, malgrado le moine a Greta, non frega niente della salute del territorio, salvo poi piagnucolare e chiedere l’elemosina ai governi quando si allagano o crollano le case, a cui non frega niente della corruzione, salvo piagnucolare se non assumono un parente o se non ti danno un appalto, un’Italia che vuole pagare di tasca propria le grandi opere per conto delle lobby e degli industriali, che non ha memoria di un passato che comincia solo 14 mesi fa, insomma un’Italia meschina, ignorante e piagnona che si fa ammaliare dall’ennesimo “uomo forte”. Destino e anima malata di una nazione senza memoria. Leggi il resto dell’articolo

Primo Maggio. Comunicato dell’Anpi Nizza Lingotto

COMUNICATO DELLA SEZIONE ANPI NIZZA LINGOTTO SUL PRIMO MAGGIO A TORINO

Anche quest’anno, alcuni facinorosi in divisa hanno trasformato la Festa dei Lavoratori del 1° Maggio in un momento di sospensione della democrazia.

Ancora una volta, le Forze dell’Ordine hanno caricato senza motivo persone pacifiche venute in piazza per esercitare il proprio diritto di manifestare, gettando un’ulteriore sospetto su una deriva autoritaria sempre più paventata.

Già ad inizio manifestazione, le Forze dell’Ordine hanno cercato di impedire l’accesso a via Po a chiunque portasse simboli o bandiere legati al movimento No Tav, con conseguenti tafferugli ed una coppia portata in ospedale.

Il corteo si è avviato con la parte più numerosa formata dal cosiddetto spezzone sociale, costituito dai sindacati di base, tutti i partiti a sinistra del Partito democratico, i centro sociali, i collettivi popolari, gli studenti ed i famigerati notav.

Proprio quando sembrava tutto concluso, a metà di via Roma, un inspiegabile colpo di coda delle Forze dell’Ordine ha, senza motivo e proprio per questo, vigliaccamente, attaccato i manifestanti che si stavano dirigendo pacificamente in piazza San Carlo: anziani, giovani, famiglie con bambini spintonati e manganellati. Leggi il resto dell’articolo

Il Primo Maggio dei lavoratori SiCobas

Riceviamo e pubblichiamo il breve resoconto del corteo dei lavoratori della logistica del Si Cobas, gli unici che sono riusciti ad arrivare in piazza San Carlo prima che finissero i comizi sindacali. Arrivo imprevisto quanto la contestazione ai burocrati della Uil che temevano l’arrivo dello spezzone No Tav. La presenza del SiCobas, probabilmente scambiato per l’avanguardia del corteo aggredito dalla polizia su richiesta degli stessi sindacati e del Pd, ha causato un’ulteriore accelerazione del comizio e una quasi fuga dalla piazza. Il SiCobas ha allora preso il palco e atteso lo spezzone sociale. Un retroscena sfuggito all’attenzione dei media e degli stessi No Tav. Congratulazioni ai lavoratori della logistica! (Maverick)

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Primo Maggio. Comunicato dell’Anpi di Grugliasco

Grugliasco, 1° maggio 2019
 
IL PRIMO MAGGIO A TORINO E’ ANTIFASCISTA E PARTIGIANO
Oggi abbiamo partecipato alla manifestazione del 1° maggio a Torino, la Festa dei lavoratori, percorrendo per ben due volte il corteo.
A fronte di un primo pezzo di corteo freddo, stanco, silenzioso, quasi estraneo alle lotte vista anche la presenza di esponenti della destra neofascista torinese, ha sfilato invece uno straordinario secondo pezzo di corteo popolare, pieno di giovani e di vita, portatore di rivendicazioni reali e di futuro, accompagnato da musica e interventi coinvolgenti, carico di energia.
Alla partenza abbiamo visto il corteo spezzato in due dalle forze dell’ordine: da un lato i “buoni” a cui era permesso manifestare, dall’altro i “cattivi” a cui veniva impedito di partecipare al corteo.
Concretamente veniva discriminato chiunque portasse simboli NO TAV, cioè non è stato permesso di circolare liberamente: si veniva fermati come se si dovesse giustificare la propria aderenza al movimento popolare e antifascista NO TAV che da 30 anni lotta per la difesa del territorio, della democrazia, dei beni comuni e che noi dell’ANPI abbiamo sempre incontrato alle commemorazioni dei Caduti partigiani in Val Susa, come ad esempio al Giuramento della Garda di San Giorio.
Ancora una volta è stato criminalizzato il dissenso e repressa l’opposizione in quanto tale, ancora una volta abbiamo vissuto la chiusura di spazi di democrazia e la cancellazione del diritto alla libera espressione garantito dall’Articolo 21 della Costituzione.
Un nostro contatto cercato sia con la dirigenza ANPI Provinciale e sia con le istituzioni torinesi, per denunciare la grave ferita democratica della privatizzazione di fatto della piazza del 1° maggio, non ha sortito effetto, sintomo di una perdita del senso della democrazia anche da parte di coloro che dovrebbero difenderla e tutelarla.
Inoltre le forze dell’ordine hanno attaccato vigliaccamente e senza motivo il raggruppamento NO TAV,  provocando feriti tra diversi militanti e anche fra i nostri iscritti ANPI, che hanno cercato di difendere le persone cadute a terra, spinte dagli armati in divisa e calpestate sotto i colpi dei manganelli di Stato.
Sono cadute a terra anche persone anziane oltre gli 80 anni, difese coraggiosamente dai giovani NO TAV e anche dai nostri compagni dell’ANPI, che per questo sono stati colpiti e feriti, come accaduto al nostro iscritto Gianluca Vitale noto avvocato torinese colpito alla testa: anziché arretrare le compagne e i compagni hanno avanzato, fronteggiando l’attacco e permettendo a chi aveva bambini, anziani, diversamente abili, biciclette, cani al seguito di fuggire e mettersi in salvo dall’attacco vile e ingiustificato.
In quel pezzo di corteo abbiamo riconosciuto i nostri compagni e le nostre compagne dell’ANPI, dei partiti, dei sindacati, dei movimenti antifascisti, delle associazioni democratiche, dei comitati popolari, dei centri sociali, di coloro che come noi hanno scelto di vivere la Festa dei lavoratori insieme al popolo e a chi lotta dal basso, nella sua plurale e unitaria diversità.
Riteniamo essere nostro compito difendere i civili dagli attacchi di chi – armato – scatena la propria violenza contro di loro, impedendo la libera espressione del dissenso, e riteniamo grave che a compiere tipiche azioni violente siano stati rappresentanti dello Stato, fatto che getta ancora una volta ombre tenebrose sull’attuale stato della democrazia e della Libertà nel nostro Paese.
Ricordiamo a tutte le persone che ricoprono temporaneamente ruoli istituzionali, così come alle forze dell’ordine, ch’esse hanno giurato fedeltà alla Repubblica nata dalla Resistenza e alla Costituzione, non ad una visione politica escludente e criminalizzatrice del dissenso visione che è estranea e contraria alla democrazia.
Pensiamo che rappresentare gli interessi dei lavoratori significa rimettere al centro la persona, i diritti, la lotta per mettere al bando il precariato, per cancellare tutti i provvedimenti che hanno indebolito e fatto arretrare i diritti dei lavoratori: questo non può essere portato avanti con stanchi rituali di carattere retorico e celebrativo, ormai lontani e incomprensibili a masse di sfruttati, precari e schiavi del cosiddetto “mercato del lavoro”.
Dal prossimo anno la nostra Sezione ANPI manifesteranno il 1° maggio insieme e al fianco di tutte e tutti coloro che rappresentano nei fatti e sul campo lo spirito della Resistenza e l’eredità della Guerra di Liberazione delle forze partigiane: non siamo più disposti a dare il nostro contributo a chi parlando di memoria e diritti sta in silenzio di fronte a soprusi, ingiustizia, esclusioni.
Resistenza e Antifascismo vivono e fioriscono altrove.
Contro ogni tentativo di restaurare un ordine autoritario e fascista mediante la repressione del dissenso, rinnoviamo il giuramento che i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri bisnonni pronunciarono il 25 Aprile 1945: non un passo indietro.

Abbiamo insegnato ai fascisti quale è il loro posto nella storia già una volta, se necessario glielo insegneremo di nuovo.

Avanti con la lotta per un lavoro dignitoso, così come sancito dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Il Comitato di Sezione ANPI “68 Martiri” Grugliasco

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Primo Maggio. Comunicato dei Giuristi Democratici

Anche quest’anno il corteo del primo Maggio a Torino è stato turbato, non già dal comportamento di qualche facinoroso, ma da quello delle Forze dell’Ordine. Sono ormai anni, con l’eccezione dell’anno scorso, che le Forze dell’Ordine bloccano una consistente parte del corteo, sempre nello stesso punto, in Via Roma, frapponendo un cordone di poliziotti che impediscono ai manifestanti l’accesso alla piazza ove si svolge il comizio. A fronte, poi, delle vibranti proteste dei manifestanti, segue una carica con uso degli sfollagente con modalità non consentite dalla normativa in materia, che finisce per travolgere le persone, senza che sia stato dato loro avviso della carica, ivi comprese quelle che tentano un’azione di interposizione e di rasserenamento della situazione. Oggi è toccato al nostro iscritto, avvocato Gianluca Vitale, che ha ricevuto una manganellata al capo con perdita di sangue, oltre che, a quanto pare, ad altri manifestanti.
Si tratta di una gestione dell’ordine pubblico inaccettabile, da un lato non rispettosa del diritto delle persone di manifestare liberamente ed in modo pacifico, dall’altro in violazione delle norme del Testo Unico di pubblica sicurezza e delle norme in materia di utilizzo delle dotazioni di servizio della Polizia. L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, nel condannare quanto accaduto, si augura che vengano accertate le responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico ed esprime la propria solidarietà all’Avv. Vitale.
1 maggio 2019
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

Il Pd ha paura e chiama la questura

L’arroganza degli apparati sindacali per cui il Primo Maggio è solo cosa loro. Un Pd ai minimi termini che sfila (ancora una volta) con Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una giornata di festa dei lavoratori macchiata ancora una volta dai soliti violenti (quelli in divisa).

di Fabrizio Salmoni

La tregua è durata solo un anno. L’anno scorso, 2018, la questura si era tenuta alla larga dal Primo maggio a seguito di appello della sindaca di lasciare sfilare lo spezzone sociale. E tutto era filato liscio e tranquillo, a prova dell’identità dei responsabili delle violenze degli anni precedenti.

Oggi siamo tornati indietro, la sindaca non si è ripetuta, anzi ha fatto il pesce in barile di fronte ai ripetuti tentativi di chiedere il suo intervento, ha simulato meraviglia poi non ha trovato di meglio che fare proprio lo slogan di Pd e sindacati “Oggi si parla di lavoro e non di Tav” come se il Tav non c’entrasse niente con la qualità e i numeri del lavoro. Del resto c’è poco da stupirsi: è una sindaca che ha fatto qualche compitino No Tav di malavoglia e solo perchè pressata dalla sua stessa maggioranza che infatti oggi sfilava con i No Tav e l’ha lasciata sola con Chiamparino e tutta la banda del Tav, cioè la destra. Infatti, nell’allegra compagnia, come ormai consuetudine, c’era Agostino Ghiglia, postfascista ex AN ora Fratello d’Italia (“Vengo perchè il Primo Maggio non è più una festa comunista“), Giachino ex Forza Italia oggi lista civica per il Tav, Alberto Cirio candidato Forza Italia: una volta acquisite è difficile poi scrollarsi di dosso le cattive compagnie. Sembra che le sezioni dell’Anpi in prima fila, quelle a firma Pd, non avesser nulla da dire. Altre sezioni Anpi sfilavano con i No Tav. Leggi il resto dell’articolo