Daniel Estulin. Isis spa. Storia segreta della cospirazione occidentale e del terrore islamico

isis-spaSperling & Kupfer, 2016 – € 18

Quando il complottismo aiuta a pensare. Un  approccio diverso al fenomeno terroristico per conclusioni sempre più condivise

di Fabrizio Salmoni

Più che un ennesimo libro sull’Isis, questo del capofila del giornalismo complottista è una panoramica sull’attualità  e sugli antefatti del pasticciaccio epocale in cui ci troviamo tutti immersi fino al collo grazie al quotidiano bombardamento mediatico e alle rappresaglie jihadiste sul suolo europeo. Naturalmente non è il suo primo libro e, con tutti i limiti che troviamo anche in questo, dobiamo ammettere che l’autore ha il merito di aver divulgato per primo con buona dovizia di particolari la natura e le attività del Club Bilderberg e di aver svelato l’esistenza del britannico Tavistock Institute, basilarmente ignoto a noi comuni mortali, presunto centro di sovversione internazionale. Non sono gli unici meriti che gli si possono attribuire, ma andiamo con ordine partendo dai limiti.

La prima cosa da dire è che non è facile orientarsi e trovare chiare logiche nei teoremi complottisti, anzi è decisamente ostico. Ci si trova immersi in caotiche interpretazioni della storia basate fondamentalmente sull’assunto che qualsiasi fatto è “provocato” da agenti occulti, singoli o in gruppi, con scopi mai dichiarati e quasi Leggi il resto dell’articolo

Non c’è crisi in Paradiso. Paradossi e identità di classe nell’America di Obama e di Trump

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E’ una guerra di classe al contrario quella che le destre Repubblicane e cristiane hanno scatenato contro i “progressisti”. Con la manipolazione culturale e le ansie millenaristiche hanno conquistato i bianchi poveri che ora stanno con i ricchi. Come è potuto accadere?

di Fabrizio Salmoni

 

Le cronache elettorali dagli Usa dipingono superficialmente la campagna per le presidenziali come se fosse un evento sportivo.Cosi facendo, il  giornalismo italiano si conforma a quello internazionale contribuendo ad assuefare le menti all’idea che anche l’evento politico  più importante per il mondo è uno spettacolo in cui contano i singoli individui, i loro errori, i loro umori, le cartelle cliniche. Ai candidati si attribuiscono i favori o le preferenze di ampie categorie del corpo civile: le minoranze, le lobbies, le etnie, la comunità finanziaria, quelle religiose, i gruppi sociali peculiari dei vari Stati, ecc. Un minestrone di ingredienti indistinti in cui le classi sociali vengono identificate essenzialmente con la dicotomia colletti blu e bianchi e “mondo delle imprese” (corporate world) mentre di middle class si parla per segnalarne la centralità “elettorale”, la perdita di potere d’acquisto, la sua discesa nella scala sociale.

Chi qui in Europa segue più attentamente le cronache della contesa americana con un occhio criticamente smaliziato non può evitare di notarne il paradosso più evidente: un elettorato fatto prevalentemente di bianchi poveri a forte componente operaia e contadina voterà in massa contro i propri interessi per un candidato miliardario portandolo probabilmente alla presidenza. Come può accadere? Cosa può aver rovesciato i tradizionali Leggi il resto dell’articolo