Da Sante Notarnicola, una poesia per Bianca

SanteTra i tanti che hanno reso omaggio a mamma Bianca in Sala Rossa del Municipio tra il 25 e il 26 Giugno scorso c’era un uomo dimesso, con un braccio al collo per un recente incidente, capelli e barba bianchi, lieve accento pugliese. Non l’ho riconosciuto perchè era tanto che non lo vedevo. Mi si è avvicinato e in un sussurro mi ha detto “Sono Sante…”. Era proprio lui, Sante Notarnicola, banda Cavallero, più di vent’anni di carcere duro, torture, pestaggi, rivolte. Bianca, al processo della banda, a Milano, aveva difeso Adriano Rovoletto, l’autista, ma in seguito aveva anche seguito per Sante l’iter per la semilibertà a legge Gozzini approvata e gli aveva fatto da tutore legale per permettergli di riscuotere i diritti d’autore per il suo libro L’evasione impossibile, edito da Feltrinelli.

Sia lui che Rovoletto si erano sentiti molto legati a Bianca fin dal giorno della sentenza d’ergastolo quando lei, istintivamente, li aveva abbracciati: aveva fatto quello che poteva e loro lo sapevano. Rovoletto, grande e grosso, veniva spesso a trovarla fin dal suo primo permesso; ora è a letto per malattia e impossibilitato a muoversi. Cavallero, le aveva mandato un suo dipinto da Porto Azzurro, Sante invece scriveva poesie che Primo Levi in un’intervista defini “piuttosto belle”.  E oggi me ne ha fatto avere una dedicata a Bianca che voglio condividere con tutti. Lei ne sarebbe stata molto toccata perchè non ha mai trascurato l’aspetto umano della sua professione. Anche per quello Bianca era speciale.

 

Stamani anche i mandorli sono fioriti. A Bianca

 

Alla maniera ebraica

qui sulla tua tomba

vengo a posare

la pietra del cordoglio

e a raccontarti

cose raccattate

sul selciato assolato

 

Sepolcro privilegiato il tuo

– si dice in giro –

proprio di fronte al mare

oggi infuriato e,

dall’altro lato, i tuoi

amati monti

e poi ancora

i fiorellini che coprono

tutto il prato intorno

 

Spero tu possa sentire

per un momento solo

questi profumi

che stordiscono

e udire se puoi

i rumori del vento

e del mare

che cullano il tuo sonno

 

Tutte le lapidi qui

sono ruvide, lo sai,

consumate dal tempo

del vento incessante

nei mesi più freddi

 

In questo pezzo di terra

volutamente disadorno

affido la memoria

mia e tua

a questa piccola pietra.

 

Sante Notarnicola

Giugnola, 7 Luglio 2014

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