La nostalgia, la memoria … la lotta”. Incontri con Sante Notarnicola.

 

Sante Notarnicola non è stato solo un assistito di Bianca Guidetti Serra ma anche un amico affettuoso fino all’ultimo saluto in quel giugno del 2014.

Nell’anno di un Centenario di Bianca troppo istituzionale, Sante torna a Torino e in Val Susa per testimoniare con i suoi libri e le sue poesie l’impegno di entrambi contro le pene afflittive, il regime carcerario che poco si è rinnovato negli anni, e l’ergastolo.

Siamo felici di dargli il bentornato per un’iniziativa sul territorio e tra la gente, quelle che anche Bianca prediligeva. E per cui ringraziamo l’Associazione Bianca Guidetti Serra, sempre molto attiva sul terreno dei diritti.

F.S.

 

La nostalgia, la memoria … la lotta”Incontri con Sante Notarnicola.

Venerdì 27 settembre alle h. 17.00 presso la Cascina Marchesa, Sala Colonne, Corso Vercelli 141, Torino.

Sante Notarnicola torna a Torino, in Barriera, in quel quartiere ” piatto come l’anima, vasto come l’orgoglio“, lì dove è iniziata la sua presa di coscienza, dove ha mosso i primi passi nell’attività politica.
Torna per parlare di carcere attraverso le poesie composte nel corso di 21 anni di detenzione, sapientemente interpretate da Ar.Te.Mu.Da..
Poesie che rappresentano il vissuto di detenuti di ogni tempo, ma anche il racconto in versi di quella lunga stagione di lotte carcerarie che dalla fine degli anni ’60 mise in discussione condizioni medioevali di prigionia, e in seguito la “modernizzazione” della tortura nelle forme di carcerazione speciale. Leggi il resto dell’articolo

Addio a Rovoletto, un “cattivo” buono

E’ morto al Cto di Torino l’autista della banda Cavallero. Un ricordo da chi l’ha conosciuto.

 

banda Cavallero

 Foto: la banda Cavallero. Rovoletto è il secondo da sinistra

 Per quanto si possa viaggiare nella vita

Si incontrano personaggi fastidiosi

Alcuni ti rapineranno con una sei-colpi

Altri con una penna stilografica

 Ma per quanto io abbia viaggiato

Non ho mai visto un fuorilegge

togliere la casa a una famiglia

(Woody Guthrie)

 La sala mortuaria del Cto torinese è più nascosta che mai, su un lato basso del complesso ospedaliero oltre i container dei servizi e quasi occultata oggi da impalcature di cantiere. Si sa, i morti devono essere nascosti: da quando ce ne andiamo il processo di oblio, di rimozione collettiva inizia subito. In più, tanto per aggiungere mestizia, la giornata è tipicamente grigio-fredda.

Adriano Rovoletto è nella sua bara, consunto da quattro mesi di tormenti e da una vita consumata per 23 dei suoi 79 anni dietro le sbarre. Aveva il diabete in forma grave, non si era mai curato e la malattia si era impossessata di lui gradatamente fino a portarlo al ricovero, all’amputazione tardiva di una gamba e poco dopo alla morte. Intorno a lui, poche persone: vicini di casa che gli hanno fatto compagnia e portato aiuto, niente famigliari (col figlio non aveva buoni rapporti da tempo), la signora Anna, affranta, che l’ha assistito  amorevolmente fino all’ultimo  e piange accarezzando la bara. C’è Sante Notarnicola, l’ultimo rimasto dell’antico sodalizio, con cui è sempre rimasto in contatto e con cui ha condiviso isolamento, sevizie, maltrattamenti in tutti i peggiori carceri d’Italia. E ci sono anch’io, parecchio triste.

Ero troppo piccolo per avere memoria delle rapine della banda Cavallero e del processo ma, impressa in qualche angolo della memoria, ho sempre avuto l’intensità con cui Bianca aveva vissuto il processo e il rapporto successivo durante la carcerazione con lui e con gli altri, Sante e Piero Cavallero. Era la consapevolezza dell’ingiustizia, della pesantezza dell’ergastolo, che suscitava in lei, accanto al distacco professionale, una comprensione e una vicinanza umana che non tutti gli avvocati dimostrano, normalmente. L’avrebbe sentita e sofferta anche per il giovane Giuseppe Battaglia, della banda genovese XXII Ottobre e per diversi altri che durante la detenzione continuavano a ricordarsi di lei con affetto e deferenza e a diffonderne la fama tra i dannati della Terra. Un atteggiamento di cui anch’io a suo tempo ebbi occasione di godere i benefici.

Bianca aveva difeso Rovoletto nei vari gradi di giudizio perchè, casualmente, la sua mamma si era presentata in studio poche ore prima della mamma di Cavallero e, poichè dai primi elementi processuali sembrava poterci essere qualche contrasto tra le posizioni dei due, aveva dovuto declinare la difesa del capo. Ma di tutti e tre i condannati, nel corso degli anni, si era poi occupata per tutelarne diritti e controversie collaterali. In realtà, fin da subito, a processo imminente, aveva tentato invano di bloccare la distribuzione dell’ instant movie di Lizzani Banditi a Milano che, secondo lei, dava per ammesse le responsabilità e quindi poteva influenzare il giudizio.

Quando Rovoletto aveva cominciato a usufruire di permessi e di semilibertà veniva sovente a far visita al suo avvocato. E’ in quelle occasioni che ebbi modo di conoscerlo. Grande, grosso, voce tonante, portava fiori e piccoli regali, raccontava di come se la cavava, dei suoi lavori. Bianca era contenta di vederlo di nuovo in circolazione, si assicurava che tutti gli aspetti legali della sua situazione fossero sistemati. Lui teneva sempre a ricordare che non aveva mai sparato, una verità che non gli aveva risparmiato il concorso di reato, ma pur sapendo di aver sbagliato a imbarcarsi in quella sciagurata avventura, si sentiva relativamente a posto con la sua coscienza e dopo il lungo soggiorno in galera era chiaramente un uomo diverso, “normale”: lavorava, pensava, leggeva forse le poesie di Sante, sopravviveva come tanti, come il proletario che era sempre stato.

Abitava da solo per le circostanze della vita e il suo carattere impetuoso non l’aveva perso, si lamentava talvolta della mancanza di assistenza sociale ma non si autocommiserava. Solo con il suo cane e la signora Anna, da quando non riusciva più a muoversi si era fatto volere bene da tutti quei pochi che lo frequentavano per schiettezza, semplicità e bontà d’animo.

C’è qualcosa nel destino di tutti noi, forse delle casualità che talvolta ci portano  su sentieri sbagliati ma che non incidono sulla nostra natura. Per Adriano, Sante e Piero era forse stata la voglia di avventura, di dimostrare che qualcosa per uscire dalla propria condizione “si può fare”, la malintesa interpretazione del concetto di emancipazione di classe quando non ci sono altre vie d’uscita, quando anche la politica ti abbandona. Tutti e tre erano stati a piazza Statuto nel 1962 quando la folla di operai e proletari si era riversata nel centro di Torino per attaccare la sede della Uil che aveva fatto un accordo separato con la Fiat. Botte da orbi, con l’avallo di Cgil e Pci. Poi più niente speranze se non nella sopravvalutazione delle proprie capacità per cercare di vivere meglio, per far male al Potere dove fa più male: i soldi. Come Jesse James che credeva di vendicare la Causa Persa della Confederazione rapinando le banche degli ex nordisti e le ferrovie dei collaborazionisti, come Pretty Boy Floyd che vedeva nelle banche il nemico dei contadini poveri del sud ovest americano negli anni della Grande Depressione, come la XXII Ottobre genovese poco dopo, nei primi anni Settanta.

Nel settembre scorso ho fatto avere a Adriano la biografia di Bianca e il cartoncino di ricordo di lei, poi gli ho telefonato per sapere se aveva bisogno di qualcosa e avevamo chiaccherato per qualche minuto. Mi dicono che si era commosso.

Dopo averlo accompagnato al cimitero, ho voluto passare da piazza Crispi per guardare i luoghi “storici” della banda Cavallero. Dove c’era la sezione del Pci con annesso circolo Arci, ritrovo abituale dei tre, oggi c’è una banca. Il cerchio si è chiuso male. Chi ancora nutriva rancori può ritenersi soddisfatto ma il mondo senza Adriano Rovoletto non è certo migliore. (F.S.  27.2.2015)

 

 

Da Sante Notarnicola, una poesia per Bianca

SanteTra i tanti che hanno reso omaggio a mamma Bianca in Sala Rossa del Municipio tra il 25 e il 26 Giugno scorso c’era un uomo dimesso, con un braccio al collo per un recente incidente, capelli e barba bianchi, lieve accento pugliese. Non l’ho riconosciuto perchè era tanto che non lo vedevo. Mi si è avvicinato e in un sussurro mi ha detto “Sono Sante…”. Era proprio lui, Sante Notarnicola, banda Cavallero, più di vent’anni di carcere duro, torture, pestaggi, rivolte. Bianca, al processo della banda, a Milano, aveva difeso Adriano Rovoletto, l’autista, ma in seguito aveva anche seguito per Sante l’iter per la semilibertà a legge Gozzini approvata e gli aveva fatto da tutore legale per permettergli di riscuotere i diritti d’autore per il suo libro L’evasione impossibile, edito da Feltrinelli.

Sia lui che Rovoletto si erano sentiti molto legati a Bianca fin dal giorno della sentenza d’ergastolo quando lei, istintivamente, li aveva abbracciati: aveva fatto quello che poteva e loro lo sapevano. Rovoletto, grande e grosso, veniva spesso a trovarla fin dal suo primo permesso; ora è a letto per malattia e impossibilitato a muoversi. Cavallero, le aveva mandato un suo dipinto da Porto Azzurro, Sante invece scriveva poesie che Primo Levi in un’intervista defini “piuttosto belle”.  E oggi me ne ha fatto avere una dedicata a Bianca che voglio condividere con tutti. Lei ne sarebbe stata molto toccata perchè non ha mai trascurato l’aspetto umano della sua professione. Anche per quello Bianca era speciale.

 

Stamani anche i mandorli sono fioriti. A Bianca

 

Alla maniera ebraica

qui sulla tua tomba

vengo a posare

la pietra del cordoglio

e a raccontarti

cose raccattate

sul selciato assolato

 

Sepolcro privilegiato il tuo

– si dice in giro –

proprio di fronte al mare

oggi infuriato e,

dall’altro lato, i tuoi

amati monti

e poi ancora

i fiorellini che coprono

tutto il prato intorno

 

Spero tu possa sentire

per un momento solo

questi profumi

che stordiscono

e udire se puoi

i rumori del vento

e del mare

che cullano il tuo sonno

 

Tutte le lapidi qui

sono ruvide, lo sai,

consumate dal tempo

del vento incessante

nei mesi più freddi

 

In questo pezzo di terra

volutamente disadorno

affido la memoria

mia e tua

a questa piccola pietra.

 

Sante Notarnicola

Giugnola, 7 Luglio 2014