Pierre-Jean Luizard. La trappola Daesh. Lo Stato islamico o la Storia che ritorna

luizard-daeshcon prefazione di Alberto Negri e intro di Franco Cardini  Rosenberg & Sellier – € 14

 

Quand’è che un libro si può dire utile? Sicuramente quando lo scopo è quello di ampliare la conoscenza critica del lettore partendo dai fatti e da basi analitiche “scientifiche”. Perchè la storia si può anche interpretare a proprio gusto ma i fatti più o meno incontrovertibili restano. Se poi la storia è anche attualità, c’è buona probabilità che sulle varie analisi pesino sensibilità, faziosità politiche o, peggio che mai, intenzioni ambiguamente disinformative. Quale credibilità dare per esempio ai libri di un direttore di quotidiano che ha passato anni nei circoli del potere atlantico facendosi (quanto inconsapevolmente?) convinto divulgatore delle tesi là assorbite? O a quelli di un qualche ex spione o neo-con incallito?

Dei tanti libri sull’argomento Stato Islamico/terrorismo/ecc. questo del Direttore di ricerca del Cnrs è tra i pochi da considerare utili.

Di storia militare, i francesi – come diceva Raimondo Luraghi – non se ne intendono ma di storia che riguardi il loro passato coloniale è facile il contrario e Luizard dimostra anche una certa brillantezza e agilità divulgativa nell’affrontare il tragico pasticcio mediorientale. E ci spiega come è stato possibile che un Leggi il resto dell’articolo

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Standing Rock. Arrivano i media!

Cantiere Dakota Access Pipe Line, Riserva Sioux Standing Rock, North Dakota

27.11.2016 ULTIMA ORA

pressconferenceCome al solito, lo sa anche la Val Susa, ci vuole il sangue per scuotere i media. Cosi, ieri 27 Novembre, pochi giorni dopo la violenta aggressione poliziesca ai Water Protectors disarmati che ha causato più di 100 feriti e altrettanti arresti, sono accorsi in massa per la prima volta dall’inizio della protesta. C’erano persino Vogue, il Washington Post e il New York Times online ad ascoltare le parole di Eryn Wise, Apache Jicarilla, Dave Archambault II, presidente della comunità tribale di Standing Rock, Dallas Goldtooth e Nick Tilson, portavoce dell’Indigenous Environmental Network.

Il focus delle comunicazioni riguardava l’ingiunzione, appena pervenuta, del Corpo dei Genieri dell’Esercito di sgomberare i presidi di Oceti Saskawin e della Sacred Stone che ad oggi ospitano circa 10.000 attivisti e solidali. Invito respinto: “Rimozione dalle nostre terre e oppressione – ha ricordato Tilson – sono cose che soffriamo da sempre. Non ce ne andremo”. E tutti hanno respinto le accuse fatte a mezzo stampa dal Commissioner della Contea secondo cui “Accanto alla maggioranza pacifica c’è una minoranza violenta – (già sentito? NdR) – che si oppone con lanci di pietre, molotov, bastoni, bottiglie, lattine (!), sputi, insulti e persino causando “stampede” di bisonti contro le forze dell’ordine”. Leggi il resto dell’articolo

Messaggio del Movimento No Tav al popolo Sioux di Standing Rock

(Versioni italiana e inglese)

La Val Susa con il popolo Sioux

Il Movimento No Tav della Val Susa, riunito in Coordinamento Mercoledi 23 Novembre 2016, saluta e manda la sua solidarietà al coraggioso popolo Sioux di Standing Rock e alll’Indigenous Environmental Network in lotta contro la costruzione del Dakota Access Pipe Line (DAPL) sulle sacre terre Lakota.

La vostra causa, la protezione della Madre Terra e dell’acqua che ne è il sangue, è anche la nostra.

Da più di venti anni il Movimento No Tav si oppone con ogni mezzo alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità (Tav) da Torino a Lione, Francia, che porterebbe devastazione alla nostra Valle e alimenterebbe il debito pubblico del nostro Paese. La forte pressione popolare ha costretto le lobbies industriali e i partiti politici a tagliare gradatamente il progetto iniziale e ridurlo a un unico tunnel di 57 km sotto le Alpi. Molti sono i governi che abbiamo visto cadere e molti sono i politici o esponenti del mondo industriale arrestati o perseguiti per corruzione o malversazioni, mentre noi siamo ancora vivi e vegeti. Il nostro obiettivo è la cancellazione definitiva del progetto. Leggi il resto dell’articolo

Solidarietà ai Sioux di Standing Rock

Maverick ha inviato questi messaggi per aiutare i Sioux di Standing Rock. Fatelo anche voi!

Messaggio per il Governatore del North Dakota, Jack Dalrymple (http://www.governor.nd.gov/contact-ushttp://www.ndtourism.com/contact-us )

Your action against the people of Standing Rock is disgusting and a violation of human rights. Your choice for violence and environmental devastation is shameful.

We ask you to immediately stop police operations against defenceless people who stand for principles shared by all conscious mankind.

We from Italy will do all that’s in our power to boycott tourism to North Dakota until what you have started ends.

srock-corteo

Messaggio agli organizzatori della convention 2017 di agenti di viaggio italiani a Bismarck, ND. (info@internationalroundup.comrealamerica@themasrl.ithttp://www.ndtourism.com/contact-us)

No al Round Up a Bismarck finchè non cessa l’aggressione ai Sioux di Standing Rock!

Niente turisti in North Dakota, uno Stato colpevole di violazione dei diritti umani!

No Dapl!

 

No Round Up in Bismarck until all aggressive actions against the Sioux at Standing Rock ends!

No tourists to North Dakota, a State guilty of violation of human rights!

No Dapl!

 

 

ULTIMA ORA da Standing Rock. Come a Venaus 2005

Cantiere Dakota Access Pipeline, Riserva Sioux Standing Rock, North Dakota
 
21.11.2016
 
Alle 6 di ieri mattina. ora locale, temperatura -6°, la polizia ha attaccato il presidio di “Protettori dell’acqua” con gas lacrimogeni, idranti, tasers, e sparando pallottole di gomma sui manifestanti che cercavano di forzare un blocco fatto con camion incatenati per impedire a una trivella di raggiungere il fiume e sistemarsi sulla piattaforma. Sono decine i feriti, molti dei quali sono a rischio congelamento.
 
Un reporter colpito all’addome con una pallottola di gomma ha avuto il badge fracassato.
 
La polizia è ora schierata in una linea rinforzata da autoblindo, blocchi di cemento e filo spinato israeliano.
I dimostranti sono quasi circondati e tentano di fare una sortita verso il ponte sulla highway 1806. La situazione è drammatica. Finora 167 sono i feriti tra i manifestanti. Uno ha subito l’amputazione di un braccio. L’ufficio dello sceriffo di Morton County riferisce che i dimostranti sono “molto aggressivi”. Diversi fuochi sono stati appiccati dai lacrimogeni.
Guardate il video.
 

Grandi opere Usa. Sospesa la costruzione della pipeline nella Riserva Sioux

Ma la sospensione è temporanea e la Etp si prepara a scavare sotto il fiume Missouri.Gli interessi di Trumpsioux-riders

Riserva Standing Rock. ULTIMA ORA. Il Corpo dei Genieri dell’Esercito a cui il Clean Water Act dà mandato, insieme all’Agenzia per l’Ambiente, di regolare le vie d’acqua, ha annunciato di sospendere la costruzione dell’oleodotto Dakota Access Pipeline (DAPL) e di approfondire la ricerca sui possibili rischi ambientali. Una momentanea vittoria per la coalizione di tribù indiane e i gruppi di ambientalisti che da mesi si battono per fermare l’Opera. La maggiore preoccupazione è lo scavo pianificato sotto il fiume Missouri  che minaccerebbe il lago Oahe, principale risorsa idrica della Riserva. Leggi il resto dell’articolo

Grandi opere Usa. Una Val Susa in North Dakota

 

srock-corteoDopo mesi di lotta collettiva, presidi e scontri con la polizia, il movimento guidato dai Nativi Sioux che ha contrastato la costruzione di un megaoleodotto sulle proprie terre ora vive il suo momento cruciale. Le esitazioni di Obama, i silenzi della Clinton, la politica anti-ambientale della nuova amministrazione. Il drammatico appello alla comunità internazionale.

di Fabrizio Salmoni

Mentre l’America si contorceva nella disgustosa campagna elettorale che sappiamo, c’era una comunità che contrastava lo squallore tracimante opponendogli dignità, deteminazione, valori collettivi, nel silenzio generale del mainstream. E’ quella dei Lakota Sioux Hunkpapa e Yanktonai della riserva di Standing Rock, North Dakota, che da sei mesi si oppongono con i loro corpi alla costruzione della Dakota Access Pipeline, un megaoleodotto che rischia di inquinare le acque del Missouri, prosciugare le riserve acquifere del territorio, profanare le terre sacre dei Nativi. Siamo nell’estremo nord del Far West, dove la prateria incontra un cielo sconfinato e definisce un panorama unico e ancora antico, a breve distanza da uno dei siti in cui sono sepolte le spoglie di Toro Seduto (l’altro è a meno di 40 miglia a sud) e dal luogo dove il 15 Dicembre 1890 il grande leader spirituale fu ucciso da membri rinnegati della polizia indiana. Subito sotto Standing Rock, in territorio del South Dakota, c’è la Riserva Cheyenne; a ovest il Cannonball River che confluisce nel Grande Fiume, già ampiamente interrotto da dighe e bacini idroelettrici che, secondo progetti poi cancellati, avrebbe dovuto già essere deviato per aumentarne la portata sommergendo la storica località di Fort Yates, sede del Consiglio Leggi il resto dell’articolo

Usa 2016. La grande batosta

grafico_usa-vince-trumpVincono “Polentina”, il capitalismo selvaggio e l’isolazionismo.  Perdono i poteri forti, i loro servi e il “politically correct”. L’elite finanziaria internazionale dovrà riposizionarsi. Si prospettano tempi duri per la democrazia americana ma forse non tutti i mali vengono per nuocere. Almeno per noi europei. Di nuovo, come dopo l’11 settembre, da oggi il mondo non sarà più come prima.

di Fabrizio Salmoni

Alla fine hanno avuto ragione il robot MoglA, che analizza con un algoritmo i flussi degli endorsements della gente comune sui social, e il prof. Helmut Northop, docente di statistica politica alla Stony Brook University, che ha sempre azzeccato le previsioni sulle elezioni presidenziali fin dagli anni Sessanta (“tranne una – dice lui – la vittoria di Nixon al suo primo turno“): ha vinto Trump. E’ totale disfatta per i Democratici anche nelle loro tradizionali roccaforti ed è la fine della carriera politica di Hillary Clinton.

Per rendersi conto dello sconvolgimento in atto a elezione conclusa, bastava guardare le facce dei tanti sacerdoti nostrani da talk show: avevano passato la notte incensando con prosopopeica sicurezza l’ineluttabilità della vittoria della Clinton e si ritrovavano al mattino a cercare ragioni per spiegare l’ineluttabilità del risultato opposto. Una manica di cialtroni. I veri sconfitti, da noi, insieme ai giornalisti, ai sondaggisti, agli intellettuali di regime, agli esperti de noantri. Leggi il resto dell’articolo