Processo Numa vs. Maverick. Sentenza

Dopo breve camera di consiglio, Maverick è stato ritenuto colpevole del reato di diffamazione a mezzo stampa. Il giudice ha tuttavia concesso attenuanti di cui per ora non si conoscono le motivazioni e ha respinto la richiesta della parte civile di una provisionale di € 10.000. Per cui Maverick è stato condannato a € 516 di sanzione amministrativa e a pagare le spese legali (fino a € 3000). La pm Valeria Abbiati (sostituta di Padalino) aveva chiesto la sanzione di € 1000. Il giudice, trascurando lo specifico capo di imputazione (l’articolo incriminato) su cui è stato avviato il giudizio, ha accolto gli argomenti della parte civile secondo cui il sottoscritto è con-causa della vita derelitta a cui il querelante sarebbe costretto da tempo a causa della “persecuzione mediatica” da parte dell’avversa “fazione politica” e di cui l’articolo incriminato è solo un esempio. Il commento dell’avvocato Lamacchia, difensore di Maverick:”Sembra chiaro che il giudice non ha avuto il coraggio di assolvere”.

L’udienza si è tenuta in una cornice di pubblico coinvolto e solidale, più numeroso delle volte precedenti: valsusini, No Tav dei Comitati torinesi, amici.

Che il giudice non promettesse niente di buono, l’avvocato Lamacchia l’aveva capito fin dalla prima udienza: cenni di insofferenza agli interventi dell’avvocato, atteggiamenti severi, concessioni poco formali al querelante in apertura.

Il significato di questa sentenza è chiaro: se sei No Tav e antifascista di Numa non puoi parlare. Non si può nemmeno dire che è “famigerato” malgrado l’ampia documentazione delle sue gesta (sul “fascista” il tribunale non è entrato nel merito). E’ il significato di un processo politico che è sfuggito ad alcune parti di movimento ma non ai semplici militanti che hanno affollato l’aula in questi mesi. A questi ultimi e alle otto sezioni Anpi che hanno emesso un loro comunicato va il mio affetto fraterno.

C’è un aspetto positivo della vicenda giudiziaria: abbiamo condotto tutto il processo all’attacco producendo prove della “fama” del querelante tanto che lo stesso avvocato di parte civile ha dovuto sottolineare nella sua arringa che “sembrava che l’imputato fosse il mio cliente e non il Salmoni”. Di questo siamo soddisfatti: abbiamo fatto un buon lavoro di informazione e raggiunto un pubblico più ampio rendendo pubblico il curriculum del querelante e documentando molte delle sue imprese. Che ora sono agli atti.

Se ne riparlerà in appello. Qui sotto il comunicato stampa di Maverick e la dichiarazione spontanea letta oggi in aula.

                                                                 

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Cribari vs. Maverick. Caso chiuso

Questo comunicato concordato chiude con il ritiro della querela e senza altri obblighi reciproci il caso Cribari contro Maverick.

Scrivo in relazione all’articolo a mia firma pubblicato in data 17/11/2013, in cui esprimevo giudizi non lusinghieri nei confronti del signor Michele Cribari, il quale afferma, dal canto suo, di non aver mai fatto parte di quel gruppo di persone che ho ruvidamente definitivo “brutti ceffi” e di non aver mai voluto provocare i membri del corteo No Tav, di cui ha sempre rispettato il diritto a manifestare; riconosco che dalle mie parole poteva emergere un’interpretazione negativa del suo ruolo e della sua persona nello specifico: di questo mi dispiaccio ed aggiungo che non avevo alcun intento diffamatorio nei suoi confronti, pertanto, anche se a distanza di alcuni anni, gli chiedo scusa per l’equivoco che si è verificato“. (13.3.2018)