TERRI CLARK

Roots and Wings

BareTracks Records, 2011

Radici per sottolineare le propria appartenenza culturale e ali per poter sempre spiccare il volo sono i riferimenti per la musica e la vita della bella country star canadese per il suo ottavo album. La sua collocazione non è il mainstream di Nashville ma l’area speciale per quegli artisti che pongono l’enfasi sulla propria creatività di autori e producono il proprio ‘signature sound’. E’ il caso della Clark e del  suo percorso artistico che dura dal 1995, costola femminile del neotradizionalismo di quegli anni. Le classifiche non le sono estranee: due numeri 1 (Easy On the Eyes- 1998, Girls Lie Too-2004) e tanti Top 10 (Just Wanna Be Mad, When Boy Meets Girl, Now That I Found You, Better Things To Do, ecc.) ricordano che è un nome importante nella galassia di Music City. In questo Roots & Wings, le chitarre elettriche brillanti, i top musicians canonici di Nashville e la ritmica spesso in rilievo mettono in risalto la qualità di canzoni che non nascondono l’impostazione melodica di fondo. Leggi il resto dell’articolo

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Ronnie Dunn

Ronnie Dunn

(Arista, 2011)

 

Ad un anno dalla separazione con Kix Brooks con cui ha dato vita al più celebre e venduto country duo di tutti i tempi, esce il primo solo album di quello dei due ritenuto, a ragione, il più dotato di talento. Quella di Ronnie Dunn è senza dubbio una delle migliori voci del country di sempre, capace di comunicare incredibili emozioni soprattutto nelle ballate lente ma anche di dare grande energia al rock da roadhouse di cui il duo è sempre stato alfiere. Lo stile di questo album è lo stesso dei precedenti con Brooks, a riprova che forse la vera anima era proprio Dunn il quale firma due e co-firma sette delle 12 tracce oltre a produrle interamente. Leggi il resto dell’articolo

Zac Brown Band

Pass the Jar. Live 2 CD + DVD

(Southern Ground, 2010)

Per chi non li conoscesse (tanti probabilmente, in Italia), la ZBB è la rivelazione country del 2008 con i singoli Chicken Fried, Toes, Whatever It Is ( tre n. 1 consecutivi in classifica ), l’album The Foundation (multiplatino), l’Horizon Award 2009 della Country Music Association, Band of the Year 2010 Academy of Country Music più molteplici altri riconoscimenti. Ma il dato interessante per il grande pubblico italiano sempre (a torto) diffidente verso le produzioni country è che la ZBB non è solo e puramente country: non a caso è stata prodotta dalla Atlantic, etichetta generalmente rivolta al mercato R&B. Il suono di questi cinque della Georgia ricorda molto da vicino quello della Band Leggi il resto dell’articolo

Flynnville Train

Redemption

(Next Evolution, 2010) 

Dopo i Blackberry Smoke e Bo Bice, Nashville continua a cavalcare quel che resta del rock sudista storico adattandolo ai gusti della nuova platea del country: qualche fiddle in più e qualche nota di steel guitar. Ora Music City propone questi Flynnville Train, quattro brutti ceffi dal Kentucky, due dei quali fratelli (Bryan e Brent Flynn), che ripercorrono senza infamia e senza lode le piste dei mai abbastanza rimpianti gruppi della Capricorn Records Leggi il resto dell’articolo

Chris Young. The Man I Want To Be

Sony Music, 2009

Secondo album per questo ragazzone, 27 anni, da Murfreesboro, Tennesse, che rinnova la migliore anima neotradizionalista del country immettendovi nuova freschezza, una gran bella voce e una buona personalità tanto da essere stato premiato New Male Artist del 2006 e nominato CMA e ACM New Artist 2009. Il suo primo album, del 2006, lo aveva ben posizionato: era già conosciuto al pubblico per aver vinto il concorso tv Nashville Star che gli procurò il contratto con la RCA ed il primo single Drinking Me Lonely. Prima ancora, era stato frontman della house band al Cowboy’s di Arlington, Texas, dove aveva fatto gavetta Leggi il resto dell’articolo

Buddy Guy

Living Proof

Silvertone, 2010

Living Proof  è il ventiseiesimo disco in studio di Buddy Guy, celeberrimo chitarrista blue che dalla fine degli anni ’50 ad oggi ha tracciato uno dei più personali e condivisi percorsi musicali di questo genere. Ancora una volta l’ etichetta è quella Silvertone Records che ha seguito tutto il cammino del rilancio commerciale di Buddy Guy dal 1991 in poi, e cioè proprio dal disco che segnò il grande ritorno sulle scene del chitarrista, quel Damn Right, I’ ve Got the Blues con cui Guy si ripresentò anche al pubblico esterno al blues grazie alla partecipazione di colossi del rock quali Jeff Beck, Mark Knopfler ed Eric Clapton. Nei vent’ anni passati dall’ uscita di Damn right.. la discografia di Buddy Guy è passata un poco attraverso tutto, dai suoni hard di Feels Like Rain (1993) a quelli punk – blues di Sweet Tea  (2001), dalle suggestioni acustiche di Blues Singer (2003) ai toni dell’ America obamiana di Skin Deep, uscito nel 2008 pochi mesi prima delle elezioni. Lavori usciti con una regolarità impressionante. Se guardiamo infatti le date della discografia completa vediamo che la distanza tra le singole uscite è sempre di due, massimo tre anni. Living Proof  ci riporta un poco verso i suoni di Feels Like Rain, anche se i toni generali, dato anche il medesimo produttore Tom Hambridge, ricordano un poco quelli di Skin Deep.

Dodici sono le tracce di questo disco, dodici canzoni che attraversano tutti gli stili della musica di Buddy Guy, dai brani ad alta energia alle ballate pop – gospel, passando ovviamente per i blues più tradizionalmente intesi. Tra i brani da ricordare 74 Years Old  (una splendida “dichiarazione d’ intenti”), i due duetti Stay Around a Little Longer (con B. B. King) e Where the Blues Begins (con Santana), e infine Everybody’ s Got To Go, il pezzo da cui forse più che in ogni altro traspare l’emozione per la scomparsa del fratello Phil avvenuta nell’ agosto del 2008. Tra i musicisti oltre a quelle degli ospiti spiccano le presenze alle tastiere di Reese Wynans, già Band cui è arrivato dopo una lunga permanenza nei gruppi di Phil Guy ed Otis Rush. Tra le voci del coro bisogna poi ricordare quella di Bekka Bramlett, illustre figlia d’ arte (Delaney & Bonnie Bramlett), voci illustri del rock degli anni ’70 (ricordate il primo album solo di Eric Clapton, quello con la versione originale di After Midnight, tanto per citare uno dei dischi storici in cui possiamo ascoltarli?).

Living Proof è un album che potrebbe segnare già in partenza un primato, ovvero quello di essere il primo concept album del blues. Pare infatti fosse stato inizialmente pensato come una storia unica, una specie di autobiografia di Buddy Guy dai suoi inizi in Louisiana col fratello Phil fino ad oggi. La produzione è poi stata leggermente modificata in corso d’ opera.

Buon ascolto quindi con Buddy Guy ed il suo Living Proof, un disco uscito da pochi mesi e che quasi certamente farà parlare di sé ai prossimi Blues Grammy Awards…

(Dario ‘Mr. Blues’ Lombardo)

Moby Grape

Moby Grape Live

Historical recordings 1966-1969

(Sundazed)

Un disco che interesserà soprattutto a chi ha vissuto la stagione del rock californiano negli anni in cui Jefferson Airplane, Grateful Dead e, appunto, questi Moby Grape erano il punto di riferimento della scena hip e psichedelica di San Francisco. Il primo disco dei Moby Grape uscì nel 1967 in Italia grazie alla Ricordi. Chi ce l’ha (come il sottoscritto) lo comprò probabilmente per caso, sulla fiducia dei dati di provenienza, sull’impatto della copertina che parlava un linguaggio immediatamente comprensibile e sulla scorta degli entusiasmi dell’epoca. Era un rock acido, scatenato, proveniente da una formazione insolita, preludio a quelle dei gruppi di rock sudista della Capricorn anni ’70: tre chitarre (Peter Lewis, Jerry Miller ed il genio bizzarro Alex ‘Skip’ Spence), basso (Bob Mosley), una batteria fulminante (Don Stevenson), cori a tre voci. Contendevano il primato della Baia proprio ai Jefferson Airplane e per breve tempo li surclassarono. Il secondo album, Wow!, fin dalla grafica artistica di copertina che è ancora tra le più famose dell’epoca, ne rivelò vieppiù il lato psichedelico: ineguagliabile la trovata di inserire un fox trot-tributo al Re dei singing-cowboys Gene Autry da ascoltare commutando il giradischi a 78 giri! La perdita di Spence che non resistette allo stress del successo e si ripiegò sui propri malesseri mentali riportò i Grape ad una dimensione più ‘normale’, addirittura ad un recupero di sonorità folk-rock, ma sempre molto apprezzabile con i successivi M.G. 69 e Truly Fine Citizen. Poi fu la notte. Dal vivo erano una forza della natura che viene svelata appieno in questo Live di registrazioni inedite recuperate dalla Sundazed. Si tratta di tre set: il primo, purtroppo il meno godibile, anzi abbastanza inascoltabile, per il mixaggio inesistente, è del 1967 all’Avalon Ballroom di Frisco; il suono è ruvido, potente ma sbilanciato sulle voci e privo delle frequenze intermedie. Meglio gli altri due, cioè l’intero show al celeberrimo Monterey Pop Festival nello stesso anno, quattro brani al fulmicotone: una furiosa Indifference, la strana, tosta Mr. Blues, la lenta elettrica Sitting By the Window e Omaha, loro signature song, entusiasmante. Il terzo set è tratto da un concerto in Olanda del 1969, già senza Spence, che comprende l’altro hit Fall On You, un interseco di cori e chitarre a gran velocità, la bizzarra Murder In My Heart For the Judge, la lenta e un po’ abbacinata I am Not Willing, il rock-quasi country Truckin’ Man. A completamento, una rara versione di Sweet Little Angel di B.B. King registrata nel 1967 e l’acida improvvisazione chitarristica Dark Magic in atmosfera swamp-voodoo, del 1966. In attesa delle ristampe digitali degli album originali, da non perdere, questo Live è un articolo sicuramente valido e interessante per collezionisti, nostalgici del West Coast sound e fans collaudati dei Grape.