Pinelli. La finestra è ancora aperta

Gabriele Fuga, Enrico Maltini

(ed. Colibri 2016)  € 14

(recensione pubblicata in anteprima su Carmilla Online il 7.4.2017)

L’inchiesta definitva sulla strategia della tensione. Nessuno ne esce incolume: Dc, Pci, Calabresi, polizia, magistratura, media. I nomi delle spie, il ruolo dell’Ufficio Affari Riservati. Aveva ragione la sinistra extraparlamentare. Un libro che è un’arma politica, in memoria di Giuseppe Pinelli e di Pietro Valpreda.

Non lo hanno mai fatto la magistratura e le commissioni di inchiesta, sono stati gli autori (un docente universitario e un avvocato) di questa formidabile definitiva inchiesta su Pinelli e la strategia della tensione a completare lo scenario storico e politico, delineato nell’immediato di quei lontani giorni del 1969 nel famoso La Strage di Stato, entro cui quei fatti si svolsero. Ora si può dire che la verità è stabilita con solo pochi dettagli, probabilmente impossibili da recuperare ormai per ragioni anagrafiche, ancora da chiarire..

Va detto subito che tutto quello che si legge è ampiamente documentato con tanto di riproduzioni in copia dei documenti. Persino le note rivelano il puntiglio virtuoso con cui si è valutato ogni dettaglio dell’intricata vicenda. Ma ora possiamo dire che finalmente SAPPIAMO . Leggi il resto dell’articolo

Alla “Poderosa” per riscrivere la storia

Il libro di Franca Menneas e il dibattito sul ’77 bolognese ricordano Francesco Lorusso

Con la consegna di non dimenticare e di contribuire alla rivitalizzazione della storia degli anni Settanta, ridotti dalla retorica del potere “vincitore” (vediamo oggi con quali risultati) a “anni di piombo” e analoghe banalizzazioni politico-mediatiche, si è svolto giovedi 16 al circolo Arci torinese dal maestoso nome La Poderosa (v. Salerno 15a) il primo di una serie di incontri tematici dedicato alla Bologna del 1977. In un ambiente sobrio, da “sinistra” militante, che ricorda anche un po’ le cantine beat dei primi anni sessanta, c’era il pienone.

Supporto di documentazione, il libro di Franca Menneas, ricercatrice di storia politica, Omicidio di Francesco Lorusso. Una storia di giustizia negata (ed. Pendragon, con il sostegno dell’Istituto Parri e dell’Associazione Pier Francesco Lorusso). Leggi il resto dell’articolo

Pierre-Jean Luizard. La trappola Daesh. Lo Stato islamico o la Storia che ritorna

luizard-daeshcon prefazione di Alberto Negri e intro di Franco Cardini  Rosenberg & Sellier – € 14

 

Quand’è che un libro si può dire utile? Sicuramente quando lo scopo è quello di ampliare la conoscenza critica del lettore partendo dai fatti e da basi analitiche “scientifiche”. Perchè la storia si può anche interpretare a proprio gusto ma i fatti più o meno incontrovertibili restano. Se poi la storia è anche attualità, c’è buona probabilità che sulle varie analisi pesino sensibilità, faziosità politiche o, peggio che mai, intenzioni ambiguamente disinformative. Quale credibilità dare per esempio ai libri di un direttore di quotidiano che ha passato anni nei circoli del potere atlantico facendosi (quanto inconsapevolmente?) convinto divulgatore delle tesi là assorbite? O a quelli di un qualche ex spione o neo-con incallito?

Dei tanti libri sull’argomento Stato Islamico/terrorismo/ecc. questo del Direttore di ricerca del Cnrs è tra i pochi da considerare utili.

Di storia militare, i francesi – come diceva Raimondo Luraghi – non se ne intendono ma di storia che riguardi il loro passato coloniale è facile il contrario e Luizard dimostra anche una certa brillantezza e agilità divulgativa nell’affrontare il tragico pasticcio mediorientale. E ci spiega come è stato possibile che un Leggi il resto dell’articolo

Daniel Estulin. Isis spa. Storia segreta della cospirazione occidentale e del terrore islamico

isis-spaSperling & Kupfer, 2016 – € 18

Quando il complottismo aiuta a pensare. Un  approccio diverso al fenomeno terroristico per conclusioni sempre più condivise

di Fabrizio Salmoni

Più che un ennesimo libro sull’Isis, questo del capofila del giornalismo complottista è una panoramica sull’attualità  e sugli antefatti del pasticciaccio epocale in cui ci troviamo tutti immersi fino al collo grazie al quotidiano bombardamento mediatico e alle rappresaglie jihadiste sul suolo europeo. Naturalmente non è il suo primo libro e, con tutti i limiti che troviamo anche in questo, dobiamo ammettere che l’autore ha il merito di aver divulgato per primo con buona dovizia di particolari la natura e le attività del Club Bilderberg e di aver svelato l’esistenza del britannico Tavistock Institute, basilarmente ignoto a noi comuni mortali, presunto centro di sovversione internazionale. Non sono gli unici meriti che gli si possono attribuire, ma andiamo con ordine partendo dai limiti.

La prima cosa da dire è che non è facile orientarsi e trovare chiare logiche nei teoremi complottisti, anzi è decisamente ostico. Ci si trova immersi in caotiche interpretazioni della storia basate fondamentalmente sull’assunto che qualsiasi fatto è “provocato” da agenti occulti, singoli o in gruppi, con scopi mai dichiarati e quasi Leggi il resto dell’articolo

Libro. Gaza e l’industria israeliana della violenza

Enrico Bartolomei, Diana Carminati, Alfredo Tradardi – Derive e Approdi, 2015

Gaza copertina

Libro sconsigliato agli impressionabili ma consigliatissimo a chi vuole informazione documentata e pressochè inoppugnabile. Consigliatissimo anche a chi è cresciuto con la nozione della missione difensiva e protettiva, propria del sionismo storico, dello stato di Israele. Quanti ebrei nel mondo, in particolare quelli della generazione sopravvissuta alla guerra mondiale, all’Olocausto e di quella immediatamente successiva hanno interpretato, pur non vivendola direttamente, l’esistenza e la natura di Israele come  rifugio e compensazione dovuta dalla comunità mondiale, qualcuno anche come esperimento socialista? Tantissimi, e su quella nozione si sono fermati perchè i presupposti erano sufficienti a giustificare i cosiddetti errori inevitabili. La Guerra Fredda con le sue divisioni ideologiche e la prima guerra “d’indipendenza” contro gli stati arabi circostanti hanno fatto il resto, sclerotizzando alcuni nelle proprie opinioni, creando ulteriori giustificazioni, forse incrinando nei più sensibili qualche certezza. Nessun ebreo democratico della diaspora della vecchia generazione poteva forse immaginare la portata della trasformazione in corso nel loro Stato di riferimento malgrado la nascita dell’Olp e le turbolenze causate dall’attività delle varie organizzazioni della resistenza palestinese. Tutto, in fondo, si giustificava, magari con fatica, come Sabra e Shatila, come le invasioni “preventive” del Libano, come gli omicidi “preventivi” mirati dei leader palestinesi fino alle braccia rotte ai bambini della prima Intifada su ordine del comandante Ytzak Rabin. Leggi il resto dell’articolo

Sui gruppi di elite: Bilderberg, Trilaterale & c. (Parte 2)

copertinaBilderbergUna discussione che sul web prende direzioni multiple e mai totalmente convincenti. Ora un libro di un ricercatore italiano esplora il mondo delle elite del capitalismo transnazionale in modo piuttosto esaustivo ma senza dissipare ogni dubbio dei “complottisti”. In ogni caso, una materia da prendere molto sul serio soprattutto da parte di chi fa lotta politica.

 

Chi è incline a scoraggiarsi non legga questo saggio di Domenico Moro “Il Gruppo Bilderberg” (Aliberti, 2014). Perchè la dimensione del potere di chi in qualche misura governa, o tenta di governare, le sorti del mondo è enorme e potrebbe instillare nei fragili l’idea che ribellarsi può forse  essere giusto ma in definitiva inutile. In ogni caso, è bene conoscere la controparte per prenderne le misure e decidere cosa e quanto convenga fare e questo libro serve ottimamente al proposito.

Generalmente, nella conoscenza diffusa, si tende ad attribuire tutti i mali che ci circondano alle scelte che vengono prese su tavoli lontani dalla nostra realtà e a prendersela con i “governi” perchè sono gli interlocutori più vicini e diretti ma già questo appare un approccio sbagliato perchè non si collega il cielo con la terra, come quelli che si lamentano per i tagli ai servizi senza vedere il quadro generale (e magari continuare poi a votare come sempre); inoltre, il cittadino comune non è in grado di connettere le logiche di quanto gli accade intorno perchè non conosce i legami tra i singoli soggetti decisori. Ebbene, questo libro aiuta almeno a fare 2+2 e a comprendere meglio le ragioni e la logica di quanto si dipana intorno a noi.

 

L’argomento Bilderberg era già stato affrontato in un paio di libri dal giornalista spagnolo Daniel Estulin il quale oltre a suggerire la natura antidemocratica di quella organizzazione (e delle sue simili) ne denunciava una certa onnipotenza definendolo “governo ombra mondiale” e associandolo a matrici massoniche (Illuminati & c:). Domenico Moro contesta quel concetto e tenta di riportare in ambito “naturale” dal punto di vista della logica capitalista l’esistenza e le funzioni di queste organizzazioni non negandone al tempo stesso il carattere antidemocratico per la segretezza delle discussioni e per il metodo di cooptazione che caratterizza la partecipazione individuale ai loro consessi. Ma, a mio giudizio, non riesce a fugare tutti i dubbi.

Se una prima parte è dedicata a dimostrare che nella storia, fin dall’antica Roma, le elite hanno cercato di coordinarsi per perseguire i propri interessi di accumulo e gestione della ricchezza, una seconda ci spiega le trasformazioni del capitalismo, le ragioni, la logica, i criteri e gli scopi delle contemporanee e attuali organizzazioni delle elite capitaliste.

DRockefellerFoto: David Rockefeller

Agenti del nuovo capitalismo

Bisogna innanzitutto capire che Bilderberg e analoghe organizzazioni sono il prodotto dello sviluppo capitalistico degli ultimi 50 anni. La nuova borghesia transnazionale succede all’ottocentesca haute finance e alla borghesia monopolistica del Novecento, è la sintesi avanzata di entrambe che si adatta alla globalizzazione dei mercati e si dà struttura transnazionale. Le sue sedi decisionali sono quindi organizzazioni quasi-politiche in cui i rappresentanti sono gli interpreti delle nuove relazioni di alta integrazione sovranazionale*. Il suo scopo è l’accumulazione senza limiti di profitto, il metodo è l’accentrazione estrema della proprietà .In politica questo si traduce in liberismo, riduzione dello stato sociale, riduzione del costo del lavoro senza escludere la fagocitazione o l’assoggettazione degli Stati deboli se si rendesse necessario. Complotto? No. Nuovo ordine mondiale? Si, in un certo senso.

 

Il Gruppo Bilderberg non è la prima di quelle organizzazioni: il Council of Foreign Relations anticipa tutti dal 1921 ma rappresenta solo l’identità e gli interessi statunitensi fino al periodo postbellico ispirando la formazione di istituzioni internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) oltre a fornire, in qualità di think tank, a tali istituzioni e a tutti i governi americani, i “migliori” cervelli negli anni a segure a tutt’oggi.

RotschildFoto: L’ultimo dei Rotschild, storica famiglia di banchieri-finanzieri fondatrice di Bilderberg e Trilaterale

Il Club Bilderberg risale al 1952 e si costituisce per iniziativa di Joseph Retinger, fondatore del Movimento Europeo ispiratore del processo di unificazione. Gli scopi erano quelli di ricompattare il mercato mondiale sul modello occidentale vincitore della guerra e di raccogliere la sfida sovietica elaborando strategie adeguate. Le caratteristiche prescelte erano l’estrema privacy e la partecipazione esclusiva di leading citizens provenienti dai vari settori della società. Apprendiamo che nello Steering Committee (Direttivo) per l’Italia, alla prima riunione ufficiale del 1954, sedette Amintore Fanfani di cui si ricorda il tentativo a fine decennio di attuare una svolta presidenzialista. Tra i primi finanziatori del Club c’è il principe Bernhard dei Paesi Bassi, dal passato ideologico ambiguo per le sue relazioni con la Germania nazista, e il barone Paul Von Zeeland, ex primo ministro belga a cui si aggiunge presto David Rockefeller e la famiglia Rotschild.

Nei 59 incontri annuali che si sono susseguiti da allora, i partecipanti, circa 120, sono provenuti per un terzo dagli Usa, per il restante dall’Europa, e sul piano dei settori sociali per un terzo dalla politica e due terzi da finanza, industria e comunicazioni. Attualmente nello Steering Committee di 35 membri sono rappresentati un gruppo assicurativo, quattro fondi di investimento attivi in hedge funds e private equity, otto banche, sei marchi manufatturieri, due editori mass media, due utilities, una corporation dell’ informatica, una della grande distribuzione, tre di consulenza aziendale, tre think tanks, due università, due gruppi industriali. E qui già dovrebbero cominciare a tremarci le gambe…

FGuidiFoto: Federica Guidi, ministro allo Sviluppo del governo renzi

Le porte girevoli

Una peculiarità dei membri Bilderberg è il meccanismo delle revolving doors (porte girevoli) cioè la facoltà di partecipare più volte in veste sempre diversa: un caso emblematico, per stare a casa nostra, è Romano Prodi che ha partecipato più volte in qualità di Presidente Iri, di Presidente di Commissione Europea, di Presidente del Consiglio. Destra, sinistra? Prodi è figura simbolica della “breve distanza che separa le due ali dello schieramento politico” in quanto “l’elemento dominante è l’adesione alla prevalenza del mercato autoregolato sull’intervento statale“. Non a caso Prodi fu l’artefice del progressivo smantellamento dell’Iri, della privatizzazione delle banche e dell’industria di Stato, delle prime  privatizzazioni (tramite il ministro Bersani).

Altro caso simile è Mario Monti che ha partecipato quasi permanentemente a differente titolo: Presidente del Cda della Università Bocconi, CdA della Fiat, Commissario europeo, consulente di Coca Cola, di Goldman Sachs, presidente europeo della Commissione Trilaterale.

I temi trattati di volta in volta riguardano quattro macroaree principali: a) minacce all’Occidente e alla stabilità; b) rapporti Usa-Europa; c) problemi economici (crisi, inflazione, globalizzazione, finanza, euro, ecc.); d) questioni militari (Nato, cyber guerra, peacekeeping, minacce asimmmetriche, cyber spazio, ecc.).

Gli ultimi quattro incontri dal 2010 hanno raccolto le seguenti categorie: politici e grandi burocrati internazionali (banche, Fmi, ecc.),  finanzieri e industriali. Accanto a questi (30%) si sono accomodati rappresentanti del settore ideologia e conoscenza (think tanks, centri di ricerca, società di consulenza legale e commerciale, scrittori), del settore mass media (dirigenti e proprietari di network tv e carta stampata, giornalisti), gruppi di pressione (lobbies, associazioni di categoria e politiche attive sul tema ecologia), catene commerciali, militari. Nel settore industriale è forte la presenza delle imprese energetiche ed estrattive (Royal Dutch Shell, Bp, Eni), di quelle elettriche (Enel, e la belga Suez-Tractebel) e del nucleare (la francese Areva). Sempre presente dalle origini la Fiat prima con Gianni Agnelli ora con John Elkann.

LGruberFoto: Lili Gruber ha partecipato da invitata alle ultime riunioni del Bilderberg insieme alla collega Monica Maggioni (Rainews24) e Gianni Riotta (La Stampa)

Un po’ di nomi

Chi vota Verde avrà piacere di sapere che a queste riunioni hanno partecipato il verde tedesco Jurgen Trittin e l’ex sessantottino Joschka Fischer, ex Ministro degli Esteri del governo Schroeder, consulente dal 2009 nel board della società di cui fa parte la multinazionale energetica tedesca Rwe e che costruisce Nabucco, il gasdotto che collegherà l’Europa all’Azeirbagian senza toccare la Russia.

Le banche e le istituzioni finanziarie rappresentate sono 34 tra cui naturalmente la Banca Mondiale, il Fmi. la Bce, la Deutsche, Barclays, Hsbc, Citigroup, innumerevoli hedge funds e private equity. Per farla breve, ci sono tutte e farne un elenco aumenta lo sconcerto. Tra le testate media troviamo  tutte le grandi: El Pais, Le Monde, Il Sole 24 Ore, Washington Post, Die Zelt, Financial times, Economist (nel cui Cda, insieme a un membro della famiglia Rotschild e altri, siede John Elkann in uno dei suoi tanti ruoli…).

Chi ha fiducia nell’informazione, avrà piacere di sapere che hanno presenziato agli ultimi incontri Gianni Riotta, Ferruccio De Bortoli, Gianfelice Rocca, Lucio Caracciolo (Limes, Espresso), Marco Panara (Repubblica), e Lilli Gruber che nel suo programma su La7 ospita personaggi politici ed economici di primo piano tra cui ovviamente i suoi sodali bilderbergs Riotta e Rocca in una partita di giro molto eloquente…

Quello che colpisce di più nel leggere la lunga lista di nomi, imprese, banche , ecc. è l’interattività, la molteplicità dei ruoli e l’onnipresenza dei bilderbergs in ogni piega del potere economico, produttivo e finanziario. Leggere questo libro di Moro deve servire a conoscere se non altro i nomi e le connessioni dei singoli ai grandi apparati, ad avere consapevolezza dei più grandi scenari e dei legami tra gli attori.

 

La Commissione Trilaterale

Stessa cosa per la Commissione Trilaterale, fondata nel 1973 su iniziativa di David Rockefeller (onnipresente), Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski (Consigliere Sicurezza Nazionale di Carter), Kiichi Miyazawa (ex ministro delle Finanze giapponese) per integrare a livello mondiale la settorialità solo Occidentale del Bilderberg. Il periodo è critico per il controllo Usa del mondo: lotte sociali in europa, protesta per la guerra in Vietnam che sta andando male, varie lotte anticapitaliste e anticolonialiste, la crescente consapevolezza dei rischi all’ambiente globale, la guerra del Kippur con conseguente crisi petrolifera.

La Trilaterale allarga la cooperazione capitalista all’estremo Oriente per enfatizzare la necessità di coordinarsi ma anche per darsi scopi più ampi rispetto al Bilderberg e un programma “…che rivela la natura della Trilaterale come quella di una vera organizzazione sovranazionale e ben strutturata invece che un semplice forum di discussione o club di personaggi influenti“. I rapporti tra le due organizzazioni sono comunque molto stretti tanto da rasentare la sovrapposizione. Cosi nella Trilaterale troviamo per esempio ancora Rockefeller e Mario Monti in ruoli direttivi.

Oggi la Trilaterale conta 401 membri scelti su base nazionale col metodo della cooptazione ed è finanziata dalle grandi corporation. L’attuale Presidente del gruppo europeo è Jean-Claude Trichet (ex governatore della Banca di Francia e ex presidente Bce) che è anche membro dello Steering Committee del Bilderberg, presidente dell’Istituto Bruegel, considerato il primo think tank europeo per impatto sulle politiche pubbliche e membro del G30, organizzazione che raggruppa i maggiori esponenti della finanza internazionale (anche Draghi) e che, secondo il Corporate Europe Observatorysi è dimostrato negli anni un mezzo molto efficace…per influenzare il processo legislativo mondiale“. Tra il 2010 e il 2011 fu Monti il Presidente del Gruppo Europeo della Trilaterale che si dimise per fare il Presidente del Consiglio in Italia.

Interessante sapere che il Presidente del Gruppo Nordamericano è certo Joseph S. Nye, ex preside della JFK School of Government dell’Università di Harvard, presidente del National Intelligence Council e assistente del Segretario alla Difesa per la sicurezza internazionale nell’amministrazione Clinton. Nello stesso Gruppo troviamo David Rubenstein, co-fondatore del Gruppo Carlyle (v. nota 14 bis in https://mavericknews.wordpress.com/2014/02/27/gruppi-di-elite-segretezza-sicurezza-nazionale-e-innovazioni-tecnologiche-un-problema-di-democrazia-parte-1/), John Negroponte, già vicesegretario di Stato Usa, direttore dell’intelligence, ambasciatore Usa  all’Onu e in Iraq, nonchè Madeleine Albright, ex segertario di Stato con Clinton, e Richard Fisher, presidente della Fed di Dallas, Texas, ex responsabile per l’implementazione del Trattato Nafta e dell’ingresso della Cina nel Wto, e poi il solito Henry Kissinger.

MDassùFoto: Marta Dassù, sottosegretario alla Difesa del governo Monti

Gli italiani della Trilaterale

E veniamo agli italiani che a oggi nella Trilaterale hanno 18 posti + 1 (Ferdinando Beccalli Falco, rappresentante della General Electric americana, forse la più potente corporation mondiale). Sei stanno anche nel Bilderberg: John Elkann, Enrico Letta, Gianfelice Rocca, Marco Tronchetti Provera, Enrico Cucchiani (Allianz, Intesa Sanpaolo) e Mario Monti; Gli altri sono Paolo Colombo (Pres. Telecom e precedente Pres. Enel), Giuseppe Recchi (Eni), Alessandro Pansa (Bocconi e Finmeccanica), Marcello Sala (Intesa Sanpaolo), Maurizio Sella (Banca Sella e Abi), Giuseppe Vita (Unicredit), l’ Ammiraglio Giampaolo Di Paola, Marta Dassù (sottosegretario difesa governo Monti, ora Finmeccanica e direttore di Aspenia, pubblicazione dell’Aspen Institute Italia, tink tank con presidente Tremonti – v. anche https://mavericknews.wordpress.com/2014/04/13/disclosure-atto-primo/#more-949), Monica Maggioni (dir. Rainews24, Euronews), Carlo Secchi (Bocconi), Ferdinando Salleo (ex segretario generale della Farnesina quando era Ministro degli esteri suo cugino Antonio Martino,Pdl). tra i momentaneamente sospesi c’è Federica Guidi che è stata nominata ministro allo Sviluppo nel governo Renzi.

E’ un capogiro di nomi e sigle che ritroviamo sia nel Bilderberg che nella Trilaterale: nomi e aziende sono tante ma il fulcro è costituito basilarmente dalle stesse in un gioco continuo di scatole comunicanti. A leggerle viene  a tutta prima una reazione di scoramento nel constatare che si è in presenza di un vero Potere Globale privato, sconosciuto al cittadino comune, di un network senza legittimazione democratica che indirizza e coordina le politiche economico-finanziarie del mondo e che, tramite il personale politico nazionale e i grandi manager, influenza la vita di tutti determinando le politiche e adattandole alle realtà locali in direzione univoca: liberare risorse pubbliche per lasciarle gestire al mercato, metterle in circolo in quel gran flusso di capitali in libertà, svincolati dai liniti statali e nazionali, per essere preda dei più forti e dei più spregiudicati. In questo mare di denaro i subprime e derivati giocano un ruolo fondamentale il cui controllo, secondo Henry Kissinger, è il compito strategico dell’elite mondiale (la Goldman Sachs, il cui presidente siede in entrambe le organizzazioni, ha 70mila miliardi di dollari in derivati, che è stata definita “una gigantesca piovra vampiro“, è tra i maggiori responsabili della crisi dell’euro e della crisi dei mutui subprime avendo istigato le autorità greche a falsificare i bilanci per entrare nell’euro e avendo guadagnato dall’instabilità della moneta unica e dall’aumento dei tassi di interesse dei debiti sovrani determinatisi al momento della verità). Intelligence e militari ne sono partecipi, godono dei contributi legali e neri dei governi i cui ministri mangiano alla loro stessa tavola; in cambio ne sono ovviamente i cani da guardia.

Vi chiederete: e Berlusconi? Ne è rimasto al di fuori perchè da sempre estraneo agli interessi delle famiglie maggiori del capitalismo italiano. E’ risaputa la polemica imbastita più volte contro di lui dall’ Economist (nella cui proprietà c’è la famiglia Agnelli). Inoltre non hanno certo giovato a B. le relazioni “pericolose” con Putin, Gheddafi e qualche ducetto asiatico. Qualcuno si ricorderà che lo stesso giornale, dopo aver sostenuto Bersani e Monti, pubblicò in copertina le immagini di Berlusconi e Grillo con il titolo Nelle Mani dei Clown (2.3.2013). Non è un caso: in Italia, il capitale transnazionale ha trovato i suoi referenti politici molto più nel centrosinistra che nel centrodestra, Renzi incluso.

 

Invincibili? Si e no…

Sono dunque mostri invincibili quelli che Domenico Moro ha molto ben descritto? Si e no. Si, perchè la forza del capitalismo transnazionale è immensa e comprende quasi tutti i fattori di controllo dell’umanità: denaro, produzione, capacità di analisi, intelligence, i militari, i media, la tecnologia, tutti gli apparati. Una lotta locale o di portata anche più ampia sembrerebbe non avere scampo di fronte a tali risorse. In fondo, hanno trovato il modo di vincere finora “aggirando” lotte sociali, problemi e insidie locali proiettandosi sullo scenario mondiale.

Si perchè di fatto, malgrado ritardi, contrattempi e qualche breve arretramento, le cose nel mondo vanno tutto sommato nella direzione necessaria al capitalismo transnazionale.

Si perchè – e qui sta il link con le argomentazioni dei complottisti – non è escluso, anzi è sempre più percettibile ai ricercatori, che all’interno dell’elite globale non si nascondano altre elite più sommerse che si alimentano dei flussi finanziari speculativi in libertà e dei fondi neri dei governi mondiali, che controllano trasversalmente settori cruciali, che nascondono segreti strategici legati alle risorse ambientali, alla scienza, al controllo e alla colonizzazione dello spazio. Difficile comunque contestare interamente, come vorrebbe l’autore, l’approccio complottista se non altro perchè dal quadro che egli stesso dipinge emerge una realtà semiocculta, non democratica, con mezzi enormi, nei cui ranghi possono verosimilmente esistere vari livelli di consapevolezza, conoscenza, need to know. Una sensazione suggerita dalla stratificazione interna all’elite globale: all’origine, al controllo e con le maggiori risorse è un ristretto numero di famiglie e di nomi ricorrenti.

 

No, perchè hanno dei punti deboli che coloro che cercano cambiamenti di politica sociale devono conoscere.

Innanzitutto, il capitalismo transnazionale è un fronte solo apparentemente compatto. Entro di esso c’è una competizione selvaggia che si trasforma spesso in sorde lotte nel backstage: tutti d’accordo sulle linee strategiche ma poi ognuno per sè e peggio per gli altri. Bilderberg, Trilaterale & soci fungono quasi da momenti di appeasement di tale lotta dietro le quinte: parliamoci.

Inoltre, malgrado la presenza globale e il controllo dell’informazione e della forza militare, non sono infallibili: per esempio, non hanno previsto le primavere arabe e non prevedono tutti i rivolgimenti sociali; vengono colti di sosrpresa da crisi locali che si fanno in fretta globali. E allora devono correre ai ripari per tappare le falle.

E infine, secondo Samuel Huntington, studioso di geopolitica (e consulente della Trilaterale) (2), hanno un nemico dichiarato (una volta erano i comunisti): la cosiddetta “cultura antagonista”, “…una minaccia rilevante proviene dagli intellettuali e dai gruppi collegati che asseriscono la loro avversione alla corruzione, al materialismo e all’inefficienza della democrazia, nonchè alla subordinazione del sistema democratico al capitalismo monopolistico“. E’ la governabilità della democrazia che non è facile, specie quando, a detta di Gianni Agnelli, “…si decompone la base sociale della democrazia…con la formazione di intellettuali che si schierano all’opposizione e di giovani estranei alla vita sociale…con gli squilibri che derivano dalla democrazia stessa“.

E allora, gli interessati, leggano questo libro, riflettano e si diano da fare: non tutto è perduto per il cambiamento ma serve tanto realismo e poca ideologia. (F.S. 11.8.2014)

 

(1) Viene in mente la definizione SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali) usata a suo tempo dalle Brigate Rosse che sfiorava il concetto di quanto effettivamente si stava trasformando nel capitalismo proprio nei primi anni Settanta. Le Br comprendevano meglio e prima di altri?

(2) S. Huntington, M. Crozier, J. Watanuki, La crisi della democrazia, Franco Angeli, 1977

 

 

Luigi Grassia. In mongolfiera contro un albero

Vita vera del giornalista della porta accanto.  De Agostini, 2013. € 12,90

getimage Se volessi scrivere un libro di viaggi e avventure vorrei saperlo scrivere come Luigi. Non solo per lo stile semplice e gli accenti di arguzia che rendono il suo libro accattivante e banalmente piacevole ma anche per la scuola “stampista” che non sfugge a chi è abituato alle firme classiche del quotidiano piemontese: essenzialità, predisposizione all’understatement, quel minimo di narcisismo che non guasta. In questo suo libro ritrovo anche diverse cose che ci accomunano, dalle letture (anch’io ho letto i libri di Schlesinger e tutte le opere di Lovecraft!), alla curiosità per il pianeta America (scopro da queste pagine che abbiamo frequentato lo stesso hotel a Rapid City, South Dakota, e il Texas) e in particolare al West di ieri e di oggi (entrambi abbiamo fatto i cowboy seppure episodicamente). Avevo già avuto occasione di gustarmi le sue biografie di Charles Siringo, Giacomo Beltrami e Giuseppe Bavastro in Sioux, Cowboy e Corsari e quindi non è un caso che anche qui, delle sue storie mi siano piaciute quelle peculiarmente americane: la visita alla Riserva indiana di Pine Ridge (un posto che lascia qualche angoscia e un certo senso di colpa) e le cavalcate (con mandria) al Price Canyon Ranch in Arizona. Leggi il resto dell’articolo

Mark Bowden. La Cattura (The Finish)

Rizzoli, 2013.

€ 17

Confesso di aver esitato a lungo prima di comprare questo libro. Non sapevo se avevo voglia di leggere un’apologia in chiave eroica di un’azione militare cruenta culminata nell’assassinio a sangue freddo di un uomo seppure responsabile dei tremila morti dell’11 Settembre 2001. Ebbene, di questo si tratta, perché quelli sono i fatti ma non mi sono pentito di averlo comprato perché in realtà Bowden, brillante scrittore di storia militare (suo è il Black Hawk Down – da cui il film omonimo – sulla disastrosa operazione speciale di Rangers e Delta Force del 1993 a Mogadiscio che ebbe come risultato il ritiro Usa dalla Somalia), usa le trecento pagine per raccontare nei dettagli cose ben più interessanti: la ri-organizzazione dell’intelligence americana ed i meccanismi della politica presidenziale, da George W. Bush a Obama. Sono libri come questo che informano, seppure a posteriori, di come funziona la macchina politico-militare della grande potenza, dei progressi tecnologici nel settore bellico-spionistico, di come si muove un Presidente nell’aspro campo delle enormi responsabilità che gli si presentano, Leggi il resto dell’articolo

Per una cultura della nonviolenza

Laura OpertiLOperti

Trauben, 2012

pp 136, € 14

Pur essendo la revisione della vecchia (40 anni fa) tesi universitaria con Norberto Bobbio, il libro di Laura Operti ha la capacità di rinverdire l’annoso dibattito sui principi della nonviolenza. Nonviolenza etica e applicata possono intersecarsi ma trovare percorsi intricati all’applicazione. E’ difatti nella realtà che si incontrano le maggiori difficoltà nel declinarle. La nonviolenza è possibile, è pienamente attuabile? E’ vero che la guerra come istituzione storica può essere superata? Quanto è sottovalutata la portata del “male” nella dottrina nonviolenta e quanto questa è compatibile con concetti come la “ragione di Stato”? Come convive la dottrina nonviolenta con i limiti evidenti, attuali della democrazia? Non si finirà mai di dibattere. Leggi il resto dell’articolo

C. J. Box. Un Angolo di Paradiso (Blue Heaven)

Piemme, 2012                             

Sono da tempo amico e appassionato fan di C.J. Box, alias Chuck Box, cowboy, manager della promozione turistica di quattro Stati del nord ovest (il nativo Wyoming, il South Dakota, l’Idaho e il Montana) e scrittore di successo internazionale e mi chiedevo quando in Italia si sarebbero accorti di lui. Finalmente, la Piemme l’ha scoperto ed ha pubblicato il suo romanzo ad oggi più venduto (su un totale di 14 finora) e premiato con l’Edgar Award, del 2007.   Leggi il resto dell’articolo