Daniel Estulin. Isis spa. Storia segreta della cospirazione occidentale e del terrore islamico

isis-spaSperling & Kupfer, 2016 – € 18

Quando il complottismo aiuta a pensare. Un  approccio diverso al fenomeno terroristico per conclusioni sempre più condivise

di Fabrizio Salmoni

Più che un ennesimo libro sull’Isis, questo del capofila del giornalismo complottista è una panoramica sull’attualità  e sugli antefatti del pasticciaccio epocale in cui ci troviamo tutti immersi fino al collo grazie al quotidiano bombardamento mediatico e alle rappresaglie jihadiste sul suolo europeo. Naturalmente non è il suo primo libro e, con tutti i limiti che troviamo anche in questo, dobiamo ammettere che l’autore ha il merito di aver divulgato per primo con buona dovizia di particolari la natura e le attività del Club Bilderberg e di aver svelato l’esistenza del britannico Tavistock Institute, basilarmente ignoto a noi comuni mortali, presunto centro di sovversione internazionale. Non sono gli unici meriti che gli si possono attribuire, ma andiamo con ordine partendo dai limiti.

La prima cosa da dire è che non è facile orientarsi e trovare chiare logiche nei teoremi complottisti, anzi è decisamente ostico. Ci si trova immersi in caotiche interpretazioni della storia basate fondamentalmente sull’assunto che qualsiasi fatto è “provocato” da agenti occulti, singoli o in gruppi, con scopi mai dichiarati e quasi sempre “vincenti” alla luce di una lettura postuma. All’umanità e ai rivolgimenti sociali è affibbiato il ruolo dell’eterno manipolato dai “poteri forti” del proprio tempo, non c’è protagonista singolo che non sia “agente di…” o “collegato a…” o “finanziato da…”. Le trame dei cattivi sono talmente fitte e intrecciate che nella narrazione risultano sovente contradditorie rispetto alla logica che le guiderebbe.

Le tecniche narrative del complottista sono essenzialmente tre: 1. rovesciare un numero tale di dati e di riferimenti che per quel solo fatto al lettore dovrebbero suonare autentici e verificati. Nel nostro caso, giova rilevare che circa il 60% dei riferimenti è monografico e rimanda alla Executive Intelligence Review, newsletter-organo del gruppo di certo Lyndon LaRouche, definito da Wikipedia “economista e attivista politico”, ma in realtà torbido personaggio con un’attività decennale tra velleità politiche e intrighi da sottobosco dell’ intelligence internazionale; buona parte degli altri riferimenti proviene dal sito Global Research, organo del Center for Research on Globalisation diretto da Michel Chossundovski, docente di economia all’Università di Ottawa, studioso discusso e avversato dalle equamente ambigue organizzazioni “scettiche”, quelle che difendono strenuamente, per ragioni diametralmente opposte, le verità ufficiali (chi scegliere?) (1) ;

  1. l’interpretazione superficiale dei fatti decontestualizzati;
  2. il sapiente miscuglio di verità, mezze verità e “bufale”, una tecnica, questa si, tipica dei servizi di intelligence, che lascia sempre scappatoie interpretative e zone d’ombra, che dice e non dice, che offre soluzioni fittizie e indirizza su strade non verificabili, sempre negabili.Vedi la materia Ufo. In questo il nostro dichiara indirettamente di essere esperto, confessandosi nelle note biografiche “ex agente del controspionaggio del Kgb”.

Detto questo, bisogna ammettere che in mezzo alla nebulosa complottista, emergono interessanti spunti di riflessione e il diavolo sa quanto ce ne sia bisogno per capire quanto sta accadendo in giro per il mondo. Se il complottismo infatti rasenta talvolta la paranoia, Estulin ce ne mostra anche un lato positivo: la caparbia investigazione giornalistica su terreni poco praticati,  che è interessante quando arriva per le sue vie a conclusioni o ipotesi già indicate da altri, e che è in qualche misura eversiva quando è capace di mettere in discussione le verità ufficiali o di rivelare inediti retroscena (verificati).

economistfratellimusulmani

La disgregazione controllata

La tesi offerta da Estulin in questo caso è che l’elite finanziaria internazionale, gli apparati e gli ambienti politici da questa controllati siano i promotori di una strategia per il controllo globale tramite quella che viene definita “disgregrazione controllata” delle entità statali per creare aree fluide e deboli politicamente a cui imporre le proprie condizioni e un dominio difficilmente reversibile. Per conseguire tali risultati, a partire dagli anni Settanta sul piano economico si sarebbero provocate situazioni-choc per portare prima alla crescita zero poi alla decrescita, quali crisi petrolifere, strette sul credito, bruschi sbalzi nei tassi d’interesse; a tempo debito si sarebbe istituito un mercato petrolifero in contanti, sarebbero stati creati eurobond e derivati, e si sarebbe ampliato il sistema bancario offshore tramite cui gestire grandi operazioni di riciclaggio di fondi neri e proventi di narcotraffico e ogni tipo di fonte illecita.  Sul piano politico si sarebbe ricorso alla destabilizzazione, alle guerre, alla diffusione del terrorismo per cancellare gli Stati-ostacolo a tale processo.

I promotori di questa strategia sarebbero la Gran Bretagna e gli Usa con alleati, per stretti interessi geopolitici, Israele e l’Arabia Saudita. L’uno interessato a favorire la creazione intorno a sè di un’area-cuscinetto ingovernata e ingovernabile su cui implementare la propria politica di espansione, l’altra per contrastare la potenza rivale nella regione, l’Iran sciita, obiettivo condiviso anche da Israele.

In merito ai Paesi dell’Occidente, l’obiettivo sarrebbe quello di perseguire il massimo del controllo tramite politiche liberiste estreme e il necessario rafforzamento autoritario.

Nel complesso, un obiettivo multiplo che i complottisti chiamano Nuovo Ordine Mondiale ma che per altri non sarebbe altro che la naturale evoluzione delle attuali tendenze capitalistiche al controllo totale sull’economia mondiale, su un’umanità ridotta dall’elite oligarchica a massa controllata di forza lavoro a minimo costo e di consumatori su una Terra devastata e depredata di ogni risorsa.

E’ intrigante la tesi di Estulin secondo cui, più che degli Usa, è principalmente l’interesse geo-economico della Gran Bretagna nelle risorse del suo ex impero e dell’area mediterranea a originare non solo il terrorismo arabo ma anche la spinta principale alla disgregazione politica del Medio Oriente per poter meglio controllare mercati e soluzioni politiche.

Una tesi, rafforzata da solidi argomenti e buona documentazione, e applicata per esempio anche all’Italia che ritroviamo, illustrata in modo convincente, con poche differenze, anche al di fuori dell’ambiente complottista (2).

Alla luce dell’attualità, diventa difficile negare la plausibilità di queste tesi guardando le politiche economiche in vigore in Europa e quelle belliche in Medio Oriente. Li, la stabilità Novecentesca dell’ex area imperiale britannica sarebbe stata minata dalla crescita dell’islamismo conflittuale. Strumento della strategia britannica per stroncare il nazionalismo panarabo sarebbero i Fratelli Musulmani  che avrebbero ispirato tutti i nuovi gruppi sunniti-salafiti appoggiati e finanziati dalla dinastia saudita o da joint operation come Al Yamamah del 1985, un accordo di scambio armi contro petrolio nagoziato dal principe Bandar Bib Sultan e da Margaret Thatcher per un valore di 40 miliardi di dollari e gestito da Shell, BP e Defence Export Services, agenzia del Ministero della Difesa britannico. I flussi di denaro, tangenti comprese, sarebbero stati veicolati da banche britanniche, caraibiche, olandesi, svizzere e del Dubai.

 

Le banche

Al ruolo delle banche nell’ambito della strategia per il controllo globale per favorire i lucrosi traffici  legali e illegali, il libro dedica il giusto spazio risalendo nella storia ai primi anni Settanta quando nacque il gruppo Inter-Alpha, apparato bancario in mano a Jacob Rotschild, tra i fondatori del Club Bilderberg, o prima ancora ai consorzi che avevano sostenuto il britannico Council for Arab-British Understanding, think tank precursore dei più moderni Council for Foreign Relations. American Enterprise e simili, che formulava le linee di azione politica a sostegno degli interessi nazionali: nell’Inter-Alpha confluivano Barclays Bank, British Aircraft Co., British Bank of the Middle East, Lazard Frères, Lloyd’s International, National Westminster Bank, ecc. Le banche sono indicate come motore delle politiche di destabilizzazione globale. Attraverso di esse passano (e restano) buona parte degli enormi profitti dei traffici di armi, droga e denaro “sporco” e gli ingenti finanziamenti agli ambienti contigui al terrorismo, agli appalti multimiliardari, al complesso militare-industriale-intelligence. Le vicende Panama Papers e la recente incriminazione della Deutsche Bank per reati criminali aprono in effetti spiragli sulla realtà nascosta.

Altro settore co-interessato ai piani di dominio dell’elite politico-finanziaria sarebbe il complesso industriale della logistica petrolifera e militare, quello per esempio, per intenderci, della Halliburton di Dick Cheney, “anima nera” della presidenza di George W. Bush e implacabile promotore delle guerre iraqene. E anche su questo punto, la logica non fa una grinza.

I risultati della politica di rivitalizzazione dei fondamentalismi islamici, osservati a posteriori, sarebbero stati l’assassinio di Sadat, la frammentazione del Libano per linee confessionali, l’ondata talebana in  Afghanistan, la comparsa sulla scena mondiale prima di Al Qaeda poi dell’Isis, le due guerre all’Iraq, ora totalmente disgregato e in prospettiva diviso in almeno tre aree etnico-religiose (materia di riflessione per chi sostiene che l’indebolimento e il caos iraqeno del dopoguerre sia stata la conseguenza imprevista di un errore), la guerra siriana (anche qui con probabile prossima divisione del Paese), la disgregazione di Sudan e Somalia, ora rogue states in perenne conflitto, per non parlare dell’eliminazione di Gheddafi (per volere franco-britannico) e del conseguente caos libico, delle guerre civili in Yemen e Africa centrale. Prossimi obiettivi designati, Iran, Egitto, Algeria, Tunisia. In Europa fa testo la guerra alla Serbia per frammentare la regione, minare la solidità dell’ultimo Stato-nazione socialista e sottomettere alla Ue l’intera regione.

Risalendo i flussi dei finanziamenti e delle compatibilità degli obiettivi, Estulin formula quella che è comunque già un’opinione diffusa, quasi-risaputa, ma mai adeguatamente divulgata: che l’attuale terrorismo sia un mero strumento della strategia di destabilizzazione del capitalismo transnazionale. In questo senso, esso sarebbe doppiamente strumentale per l’elite finanziaria globale in quanto nelle “aree deboli” del Terzo Mondo sospingerebbe la disgregazione statuale, alimentando allo stesso tempo l’industria bellica e la speculazione finanziaria, mentre nelle democrazie occidentali creerebbe il panico sociale per aiutare soluzioni autoritarie e riforme antidemocratiche.

nobilderberg

I media

A sostegno di tali prospettive si muoverebbe anche il mondo dei media mainstream, totalmente subordinato alle politiche delle rispettive proprietà, coincidenti con i settori trainanti della globalizzazione, secondo protocolli talmente sperimentati che dovrebbero per lo meno suscitare diffidenza nelle opinioni pubbliche. Li conosciamo bene perchè li viviamo quotidianamente dalla parte sbagliata. Estulin li definisce un “copia incolla” che si ripete instancabilmente ad ogni apparir di crisi: 1. Richiamare attenzione sul caos e sull’instabilità di un’area; 2. scatenare indignazione su singoli  episodi di crudeltà o efferatezza; 3. demonizzare il “nemico” (arabi, immigrati, ecc.); 4. sostenere e enfatizzare le richieste politiche di interventi “umanitari”; 5. Propugnare sulla base dei superiori valori morali e culturali la sconfitta del “nemico” per vie militari e l’imposizione di un governo pacifico e democratico a nostra immagine e somiglianza; 6. Convincere della necessità di portare “sviluppo” ai paesi devastati (chiedere notizie ai palestinesi di Gaza). E avanti con i contratti di appalti e forniture e con la prossima crisi. Ma soprattutto avanti con il controllo psicologico sulle opinioni pubbliche per disgregarne consapevolezze, cultura e capacità di sviluppare protesta sociale seminando caos e paura a forza di crisi economiche, guerre e attentati.

Al lettore intraprendente non può sfuggire a questo punto la sostanziale concordanza di tesi sull’interpretazione dell’attualità storica con la versione massonico-complottista (3) che personalizza i gruppi di interesse economico-finanziario rappresentando una realtà di singoli individui-chiave legati tra loro da fratellanza occulta (4) e  di lotte “fratricide” tra logge “progressiste” e logge di matrice oligarchica “neoaristocratica”.  Anche in tale versione comunque, le conclusioni sono analoghe: il fenomeno jihadista è parte del piano di sovversione dell’intero Medio Oriente e subordinato agli interessi dei piani alti della massoneria reazionaria (che controllerebbe i grandi centri finanziari mondiali). Tutto coincide.

Forse che le tesi di Estulin sono funzionali alla lettura politica che della situazione strategica fa  la Russia? Indirettamente si, perchè viene naturale contrapporre il piano di dominazione globale dell’elite capitalistica a quello che sembra perseguire Putin: annientare il terrorismo jihadista (denunciandone il ruolo di “agente dell’Occidente”) e salvaguardare per quanto possibile gli Stati-nazione mediorientali sostenendo Assad, l’asse con l’Iran, la Turchia (per ora ancora nella Nato, bel problema…) e il regime di Al Sisis in Egitto. Un piano che lo sta portando pericolosamente alla confrontation con gli Usa della Clinton, persona di riferimento di Wall Street, delle banche, di Israele. Un mondo in cui la Russia di Putin non ha voce, se non con un solo “Triennium Partecipant” dal 2013, alla control room della Trilaterale (5).

In conclusione, sarebbe troppo facile attribuire all’autore un mero confezionamento di tesi predisposte. Sappiamo che è diffuso presso l’opinione pubblica lo stereotipo che le guerre moderne si fanno per il petrolio. Certo, ci dice Estulin, per petrolio, gas e risorse energetiche, per accumulare denaro con armi e droga e manipolazione delle economie globali, e soprattutto per disegnare progetti di dominio totale sull’umanità. Possiamo non aderire alle logiche del complottismo pregiudiziale ma nel lavoro di Estulin troviamo riscontri e spunti per estendere la nostra consapevolezza a visioni più ampie di quelle che ci passa il quotidiano bombardamento mediatico, perchè molto ampio è il teatro globale su cui si muovono gli attori e i promotori delle tragedie epocali che stiamo vivendo. Farlo vuol dire aprirsi alla Verità negata, alla consapevolezza che dietro le quinte c’è molto di più di quello che riusciamo normalmente a vedere, e che quello che c’è può essere sconvolgente: un mondo parallelo, una realtà diversa da quella che crediamo di conoscere. Affrontare questa dimensione, collegare i punti che emergono dal mare della disinformazione, è un dovere giornalistico e un atto eversivo individuale, necessario per ulteriori passi più importanti e più utili a tutti. Se può aiutarci in questo, ben venga anche il contributo del complottismo. (F.S. 25.10.2016)

 

NOTE

(1) v. Fabrizio Salmoni, Il Cicap: Men in Black?, https://mavericknews.wordpress.com/2010/11/25/inchiesta-il-cicap-men-in-black/

(2) Mario José Cereghino, Giovanni Fasanella – Il Golpe Inglese, Chiarelettere, 2011

(3) Gioele Magaldi – Massoni, società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges. Chiarelettere, 2014

(4) G. Magaldi, op. cit.. Secondo queste fonti, lo stesso Al-Baghdadi sarebbe affiliato alla stessa loggia “nera” Hathor Pentalpha dei Bush (padre e figli) e di Erdogan nonchè per esempio di Larry Fink, nmero uno di Blackrock, dove Hathor nella mitologia iniziatica è un secondo nome di Isis.

(5) Domenico Moro. Il Gruppo Bilderberg. L’élite del potere mondiale., Aliberti, 2014

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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