Processo Numa vs. Maverick. Primo round

 Maverick e la “scorta popolare”

La prima udienza del processo intentato da Massimo Numa, il cronista de La Stampa BEN NOTO per i suoi articoli velenosi sulle lotte sociali, contro Maverick per averlo definito “famigerato” in un articolo di cronaca giudiziaria del 2013, si è fermata alla costituzione delle parti e al rinvio al 27 novembre, ore 9,30, aula 86 del Tribunale di Torino. Leggi il resto dell’articolo

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La guerra “di religione” a Standing Rock

di Francesco Martone *

(per cortesia dell’autore, di Comune Info e del blog La Bottega del Barbieri)

Terroristi di stile jihadista, una forma di insorgenza ideologizzata con forte componente religiosa”, questi i termini usati per descrivere i difensori dell’acqua di Standing Rock, che nel corso di vari mesi si sono opposti alla costruzione della Dakota Access PipeLine su terre ancestrali del popolo Sioux.

La rivista The Intercept ha reso pubbliche a fine maggio un centinaio di corrispondenze interne di un’agenzia privata di sicurezza, la TigerSwan, che ha lavorato con polizie di almeno 5 stati per contrastare con metodi di contro-terrorismo e contro-insorgenza le mobilitazioni contro la DAPL. I documenti contengono informazioni dettagliate sulle tattiche di sorveglianza, schedatura e collaborazione con le polizie locali e di stato. Proprio a Standing Rock si è mostrata con evidenza la deriva delle forze di polizia sempre più militarizzate e addestrate a tattiche di guerra contro la protesta e le mobilitazioni sociali. Leggi il resto dell’articolo

A Pianezza il film che nessuno vuol far vedere

 

E’ Archiviato. L’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa, realizzato da un team dei Giuristi Democratici torinesi, Controsservatorio Valsusa, L’Altro Diritto (Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità), Antigone, A Buon diritto. Un documentario narrato da Elio Germano che affronta il tema della tutela giudiziaria delle persone offese dai reati commessi da agenti delle Forze dell’Ordine. Quindi, un tema che solleva prima di ogni altra cosa il problema della democrazia in un Paese che le cronache politiche quotidianamente ci descrivono come presidiato dalle lobby, dalle banche e inquinato dalla corruzione. Leggi il resto dell’articolo

Il Tav perde i pezzi

Torino esce dall’Osservatorio tecnico del Tav. Un evento atteso che sottrae ulteriore spazio all’opera. Gazzarra in Sala Rossa di Osvaldo Napoli (FI), Roberto Rosso (ex FI) , Davide Ricca (Lega) e  Lo Russo (Pd) per avere i titoli dei giornali e inquinare la notizia del giorno in chiave anti-Appendino. La dichiarazione finale di Chiara Appendino.

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di Fabrizio Salmoni

Pd piranha/ è finito il magna magna. Cosi i No Tav radunati sotto il Municipio hanno salutato l’uscita della Città di Torino dall’Osservatorio tecnico della Torino-Lione. Con questo atto politico, tutt’altro che innocuo, la nuova amministrazione ha tenuto a spiegare tutte le ragioni della mozione portata al voto in consiglio comunale come un’importante presa di posizione che riversa sui decisori attuali e prossimi tutte le responsabilità di voler un’opera inutile, dannosa all’ambiente, alla salute e alle tasche degli italiani con l’opposizione o quantomeno in mancanza di uno dei due poli della linea; oltre ai 23 comuni valsusini che già hanno deliberato la loro contrarietà.

Un’altra buona ragione per festeggiare questa giornata magica. Dunque:alle 19.40 di oggi  la giunta Appendino ha mantenuto l’impegno preso con il Movimento No Tav. Non è stata una passeggiata: c’è stata bagarre in Sala Rossa. La minoranza (Pd, Forza Italia e Lega) ha reagito con urla e qualche intemperanza Leggi il resto dell’articolo

Tav. Finalmente Torino esce dall’Osservatorio tecnico!

Tav: Torino vuole uscire da Osservatorio

Annunciata una mozione della maggioranza per il Consiglio comunale di Lunedi prossimo. Un percorso politico che ha visto erodersi lentamente il Pd e ha portato alla vittoria Cinque Stelle di primavera.

di Fabrizio Salmoni

Salutav! Arriva improvviso ma non inatteso il comunicato: Il Comune di Torino ha dichiarato ufficialmente di voler uscire esce dall’Osservatorio sulla Torino-Lione. La maggioranza M5S ha presentato una mozione che impegna l’amministrazione a lasciare l’organismo consultivo disertato ormai da 23 comuni di Valle e area limitrofa. Il documento dovrà essere approvato dal Consiglio comunale Lunedi prossimo. “La mozione – spiega il sindaco Chiara Appendinoci aiuta a spiegare perché siamo fortemente contrari alla Tav, un investimento che anche alla luce dei benefici dichiarati non riteniamo necessario o prioritario e pensiamo che quelle risorse andrebbero investite meglio”.

“Si metta il cuore in pace il Presidente dell’Osservatorio che si dice dispiaciuto che sia mancato confronto. – dice il senatore M5S Marco Scibona – La maggioranza M5S di Torino ha cercato di calendarizzare un consiglio comunale aperto, ma le opposizioni  hanno ritenuto di non appoggiare tale reiterata richiestarivelando l’estremo tentativo di tutte le forze politiche di impedire una pubblica discussione. Leggi il resto dell’articolo

Messaggio del Movimento No Tav al popolo Sioux di Standing Rock

(Versioni italiana e inglese)

La Val Susa con il popolo Sioux

Il Movimento No Tav della Val Susa, riunito in Coordinamento Mercoledi 23 Novembre 2016, saluta e manda la sua solidarietà al coraggioso popolo Sioux di Standing Rock e alll’Indigenous Environmental Network in lotta contro la costruzione del Dakota Access Pipe Line (DAPL) sulle sacre terre Lakota.

La vostra causa, la protezione della Madre Terra e dell’acqua che ne è il sangue, è anche la nostra.

Da più di venti anni il Movimento No Tav si oppone con ogni mezzo alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità (Tav) da Torino a Lione, Francia, che porterebbe devastazione alla nostra Valle e alimenterebbe il debito pubblico del nostro Paese. La forte pressione popolare ha costretto le lobbies industriali e i partiti politici a tagliare gradatamente il progetto iniziale e ridurlo a un unico tunnel di 57 km sotto le Alpi. Molti sono i governi che abbiamo visto cadere e molti sono i politici o esponenti del mondo industriale arrestati o perseguiti per corruzione o malversazioni, mentre noi siamo ancora vivi e vegeti. Il nostro obiettivo è la cancellazione definitiva del progetto. Leggi il resto dell’articolo

Il regime e la sua miserabile vendetta in Val di Susa

di Sandro Moiso

(pubblicato il 21 Giugno su Carmillaonline)

RenzitristeQuesta mattina all’alba è scattata in Val di Susa, contro il movimento No TAV, un’operazione di polizia che ha portato a numerose perquisizioni, 2 arresti in carcere, 9 arresti domiciliari con restrizioni e per tutti gli altri obblighi di firma, per lo più quotidiana. Tra i coinvolti ci sono da segnalare la storica trattoria del movimento, La Credenza, Nicoletta Dosio (obbligo di firma) e una simpatizzante ultra-settantennne, Marisa (Mayer); quest’ultima inquisita per “supporto logistico” poiché essendo impedita nella deambulazione il 28 giugno 2015, durante la manifestazione “incriminata”, si trovava sul furgone affittato come sempre dai manifestanti.

Diventa difficile non comprendere da subito, anche per il più sprovveduto degli osservatori, che tale operazione è la risposta più immediata con cui un regime giunto sull’orlo del baratro, grazie ai risultati dei ballottaggi di domenica scorsa, cerca di protrarre ancora, per poco tempo, la sua protervia, la sua arroganza e la sua violenza nei confronti di chiunque voglia non soltanto opporsi ad una delle grandi opere inutili, ma anche agli intrecci affaristico-finanziari che hanno accompagnato la deriva economica e sociale degli ultimi anni e di cui proprio il governo Renzi e il PD sono i principali, anche se non unici, responsabili.

E’ quasi inutile sottolineare, ma è comunque necessario ripeterlo, che tale sconfitta elettorale, in una città cardine per il potere PD e bancario come Torino, è destinata ad aprire un autentico vaso di Pandora.

Quarant’anni di governo cittadino (sostanzialmente del 1975 in poi) non sono passati senza lasciare traccia.

Dall’affratellamento tra gli interessi della FIAT e del PCI e della CGIL alla fine degli anni Settanta e seguenti (sconfitta della lunga lotta operaia del 1980 compresa), alle Olimpiadi invernali che hanno lasciato la città ammanettata mani e piedi ai debiti contratti con l’Istituto San Paolo (il primo istituto bancario per ordine di importanza e grandezza a livello nazionale), dalla nomina dell’ex-sindaco Sergio Chiamparino alla direzione della Fondazione dello stesso istituto alle recenti nomina volute da Fassino alla direzione dello stesso (e che la Appendino ha già dichiarato di voler azzerare), senza contare i legami con i vertici del sindacalismo confederale locale, le Coop rosse e tutto ciò che riguarda la non-realizzazione, ma costosissima, della linea TAV, tutto è destinato ad implodere e ad esplodere nei prossimi mesi.

Nicoletta Nicoletta Dosio (foto di Luca Perino)

I primi effetti si vedranno già a partire da venerdì 24 nella Direzione del Pd e di cui già da ieri si avvertono i primi sintomi: minoranza Dem contro renziani, Cuperlo contro Renzi ed una parte della stessa minoranza, la vecchia guardia (D’Alema – Bersani) contro i volti nuovi e in lotta tra di loro, ma anche all’interno del cerchio magico renziano stesso.

Già si parla dell’eliminazione/epurazione di Matteo Orfini e della vice-segretaria Debora Serracchiani e della loro sostituzione con Zingaretti e Martina (l’attuale responsabile nel governo per le politiche agricole).

Una lotta a coltello che minerà ulteriormente la posizione di Matteo Renzi, sia come Segretario del partito che come Premier, e del suo governo di regime.

In realtà, però, la vittoria pentastellata, che rimane comunque straordinaria ed epocale in una città come il capoluogo piemontese, ha delle basi che affondano le proprie radici anche nel tessuto economico e produttivo di una società e di un’area industriale che ha patito enormemente nell’ultimo decennio l’abbraccio mortale, anche per le piccole medie imprese, tra Fiat (sempre meno presente sul territorio, ma sempre egualmente vorace), banche ed amministrazione pubblica.

Una Fiat che ha fornito sempre meno lavoro alla filiera dell’automobile così radicata sul territorio, ma che fin dagli anni Ottanta/Novanta si è spostata (forse prima in Italia tra le grandi aziende) sempre più sul mercato delle grandi, e talvolta fallimentari, operazioni finanziarie, prive di frontiere e di ricadute positive sul tessuto economico-sociale locale e nazionale.

Banche che hanno speculato enormemente, con perdite talora disastrose e guadagni privati altrettanto giganteschi, ma che hanno reso sempre più difficile per i piccoli e medi imprenditori ottenete i crediti di cui avevano bisogno per i rinnovamenti necessari al mantenimento della competitività sul mercato. L’abbassamento del costo della manodopera per il sistema produttivo capitalistico non è tutto: il job-act favorisce l’iper-sfruttamento dei lavoratori e l’interesse delle imprese straniere ad investire in Italia, ma non le imprese che del e sul mercato nazionale devono vivere.

Lo strangolamento dell’economia locale, specchio dell’andamento dell’economia nazionale, ha visto così la simultanea rivolta del voto delle periferie, delle imprese commerciali (soprattutto piccole, contro cui l’amministrazione di “sinistra” ha giocato la carta di favorire sempre più la grande distribuzione e gli iper-centri commerciali) e degli imprenditori locali medio-piccoli, rispecchiando così la stessa reazione che inizia ad esserci a livello nazionale e di cui lo scontro sul Referendum, le spaccature in seno alla Magistratura (Piercamillo Davigo contro il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone) e molti altri segnali sono già la manifestazione politico-istituzionale.

Ha ragione su una cosa Matteo Renzi: una parte significativa della società italiana chiede un rinnovamento.

Peccato che quel rinnovamento non sia quello sbandierato dal Presidente del consiglio e dalle sue veline di ogni genere e colore di capelli. Il rinnovamento dovrà andare in tutt’altra, o quasi, direzione. Del Tav e delle sue promesse alla società che produce non interessa proprio nulla: servono di più linee locali efficienti e trasporti pubblici in grado, attraverso il rinnovamento, di dare più lavoro alle aziende del settore. Mentre le Coop sono diventate strutture per la raccolta dei risparmi e la speculazione finanziaria e sempre di più fanno parte di quella grande distribuzione che ha monopolizzato ormai gran parte della distribuzione italiana ed internazionale. Da tempo, se non per gli allocchi che ancora ci credono, hanno detto addio alla tradizione cooperativistica del movimento operaio e non per nulla il loro Presidente (Giuliano Poletti) è diventato uno degli artefici del job-act.

Chiara Appendino ha già da questi primi giorni dimostrato che non vorrà giocare in contro piede ma in attacco, su tutta la linea del fronte: dall’Istituto bancario San Paolo al tavolo del Tav, mentre anche altri comuni della provincia (ad esempio Pinerolo) sono caduti, al ballottaggio, nelle mani di amministrazioni a 5 Stelle. Tira aria di bufera e per ora l’unica risposta che il governo e il PD sanno dare è quella repressiva.

D’altra parte, nonostante le continue dichiarazioni sui voti che la Destra avrebbe fornito ai 5 Stelle, il Partito di Renzi sa benissimo che proprio la diminuzione degli elettori che hanno partecipato al ballottaggio dimostra proprio che chi voleva votare a destra spesso non è andato a votare, mentre le 15 mila schede elettorali richieste, al Comune di Torino da cittadini che non sono mai andati a votare o che non votavano più, nel corso delle due settimane intercorse tra la prima e la seconda tornata elettorale hanno allarmato per tempo il PD sulle vere intenzioni dell’elettorato torinese.

Un’ultima osservazione va fatta, a sostegno di quanto fin qui detto, proprio sulla figura dell’Appendino: bocconiana e figlia della buona borghesia, sarà sicuramente sottoposta, se il buongiorno si vede fin da questo primo mattino d’estate, a fortissime pressioni, in particolare proprio sulla questione del Tav.

Assemblea21.6.2016Assemblea popolare a Bussoleno del 21 Giugno (foto di Luca Perino)

Al governo di una città metropolitana, che nelle intenzioni del PD doveva avere un ruolo guida per il Piemonte, a partire dalla figura del sindaco, si troverà davanti ad ostacoli, minacce e ricatti di ogni tipo.

Proprio per questo però, al di là dei facili e vacui slogan da manifestazione come quell’”Onestà!” gridato dai grillini per le vie della città subalpina nella notte della vittoria, la questione della lotta alle corruttele per i sindaci pentastellati si porrà davvero, da Roma a Torino, come una questione di vita o di morte.

E la loro azione dovrà essere per forza di cose davvero implacabile, ben al di là delle questioni meramente etiche, morali e retoriche.

D’altra parte la neo-eletta ha conquistato le periferie della città (Barriera di Milano e Vallette ad esempio) lasciando sul terreno e al Pd solo i voti della Crocetta, il quartiere più tradizionalista della borghesia torinese medio-alta e più conservatrice. Vorrà pur dire qualcosa.

Lo scontro è solo all’inizio, ma già, con le operazioni di polizia di questa mattina, il Governo e i suoi rappresentanti hanno dimostrato quali saranno le argomentazioni che saranno usate nel tentativo disperato di impedire l’affermazione di quelle novità che il Premier sbandiera opportunisticamente, ma che in realtà combatte in nome di interessi che non sono certo quelli della maggioranza assoluta dei cittadini. Renzi is dead, God save the Renxit!

 

Una Valle per un’Italia pulita!

Mentre il Procuratore Maddalena parla con il linguaggio della casta e promette di mentenere l’aggressione giudiziaria ai valsusini, l’Assemblea popolare di venerdi compatta la Valle, rilancia la resistenza e rispedisce al mittente le accuse di terrorismo .Con un occhio alle elezioni amministrative di Maggio.

Plano24012014 Voi siete i ladri, noi siamo quelli che combattono per un’Italia migliore! Cosi Sandro Plano, ancora nelle vesti di Presidente di una Comunità Montana smobilitata, si rivolge ai partiti e alla lobby del Tav  anticipando le risposte agli impaludati Procuratori all’inaugurazione dell’anno giudiziario. In un Polivalente di Bussoleno affollatissimo, venerdi sera si è rinforzata l’unità tra Comitati e amministratori e questo è il primo dato (foto di Luca Perino)                    nuovo della situazione in Valle. Cosa c’è stato di diverso e in più delle altre volte? Leggi il resto dell’articolo

Diario Tav.10 e 11 Dicembre, il weekend europeo

Il Convegno

Un velo di gelo umido si alza dai laghi quando cala il sole ad Avigliana. Per il visitatore che viene da altrove la toponomastica poco organizzata non aiuta a trovare la destinazione neanche con google map. Alle 20,30 del venerdì c’è solo qualche anima sulla main street. Aldilà, buio e deserto e non un cane a cui chiedere informazioni. Devo girare un po’ a naso per trovare il Teatro Fassino (ahi!… calma, è il padre, partigiano) dove ha luogo il primo dei due eventi del weekend europeo del Movimento No Tav, il Convegno che prevede collegamenti via Skype con le altre situazioni di lotta contro le Grandi Opere Inutili. E’ il primo ’evento internazionale’ del Movimento. Vi partecipano  i migliori analisti delle varie facce del business Alta Velocità, gente che ha lavorato per Ministeri, Ferrovie, aziende specializzate e università. Quanto viene detto conferma indirettamente che se si va appena sotto la superficie della propaganda si trovano dati difficili da smentire. Dati che, se venissero adeguatamente considerati, metterebbero in crisi il grande piano di infrastrutture. Dagli interventi di Ivan Cicconi, Gerardo Marletto, Roberto Vela, Sergio Ulgiati, impariamo per esempio che l’Europa ha in realtà già formulato da tempo intenti e direttive chiare nella direzione della sostenibilità delle opere e della riduzione dei fattori inquinanti. Solo probabilmente per la forte pressione delle lobbies dei costruttori tali intenti sono stati finora ignorati e disattesi. Apprendiamo che la nuova Company NTV di Della Valle, Montezemolo e certo Punzo, imprenditore campano in odore di camorra, ha ottenuto dal Governo Prodi in pochi mesi tutte le agibilità e garanzie per entrare sul mercato europeo dell’Alta Velocità in posizione competitiva, con un capitale iniziale di un milione di euro che grazie alle entrature ottenute ed alle ricapitalizzazioni per l’ingresso di nuovi soci (es. Intesa San Paolo) è aumentato in tre anni a 282 milioni e un parco di una trentina di vettori. Accanto a questo lampante esempio di cointeressenza tra potere politico ed economico, tra benefici pubblici ed interessi privati, c’è il caso di Trenitalia che ottiene fondi per acquistare un numero spropositato di vettori rispetto alla reale necessità per l’Italia: se NTV si muove in Europa con 28 treni, i nostri ne possiedono circa 160 per la rete nostrana. Qualcuno ci dica dove sono e che cosa ne è di tutti questi treni e perché sono stati spesi soldi pubblici per riempire i depositi di treni inutilizzati!

A testimoniare solidarietà e vicinanza di intenti valgono gli interventi dei No Ponte da Reggio Calabria, dei No Tav dalla Francia, del Comitato di via Casacci di Bologna dove un intero quartiere sfiorato dal Tav in sotterranea sulla linea Firenze- Roma denuncia da anni smottamenti, crolli e invasioni di ratti, da Portogruaro dove  si è formato da poco un Comitato di resistenza alla tratta in AV da Venezia a Trieste, della Fiom, dei No Dal Molin, dei No Tangest, degli aquilani del Comitato 3.32, dei fiorentini contro il sottoattraversamento della città, dei tedeschi dello Stuttgart 21, dei Comitati di Terzigno e dell’Area Vesuviana che stavano manifestando dietro lo striscione Da Terzigno alla Valsusa. Il teatro è strapieno e lo rimane fino alla fine ma più che il successo di pubblico, che certo non era in dubbio, chi bada alla sostanza delle cose deve registrare l’avanzamento dei lavori del Movimento No Tav per saldarsi a forze diffuse sempre più interessate a collaborare stringendosi in una rete di rapporti nazionali ed europei che potrà dare buoni frutti sia in prospettiva politica sia nel futuro prossimo. Da questa rete di contatti il Movimento della Valsusa emerge come riferimento politico ed esempio trainante per tutti gli altri. Infine, e non meno importante, con questo convegno vengono potenziati i sistemi di comunicazione del Movimento grazie a nuovi legami con gruppi di giovani informatici locali che hanno collaborato in massa alla realizzazione dell’evento: una trentina di ragazzi che con un minimo autocoordinamento hanno stabilito ponti wi-fi, collegamenti in banda larga e altre diavolerie telematiche. Avranno certo modo di rendersi ancora più utili nei mesi a venire.

Il corteo

Come secondo atto di questo weekend europeo, il giorno dopo, sabato, si è tenuta a Susa una manifestazione in concomitanza con altre a Bayonne, Terzigno e Stoccarda, in un magnifico pomeriggio di sole che manteneva la temperatura sui 9 gradi. Un corteo di circa il doppio di partecipanti degli attuali iscritti torinesi al PD ha risposto alla lettera di Virano alle famiglie valsusine. Lo scopo era quello di coinvolgere la borgata di San Giuliano destinata da Ltf ad ‘ospitare’ un enorme cantiere e ad investire polemicamente la Sindaca voltagabbana Amprino delle sue responsabilità nell’accettare di fare di Susa un cantiere permanente per i prossimi 15 anni. Tanto più da quando la Regione ha annunciato che non ci sono i soldi per le compensazioni sbandierate in questi anni ( e per cui un Saitta ha speso di suo un po’ di soldi pubblici per alimentare un comitato di specialisti, suoi clientes e peones). Un esito, per le compensazioni, che era ampiamente prevedibile almeno dall’inizio dell’attuale crisi finanziaria. La simpatia della gente per una Sindaca che convoca clandestinamente per colloqui individuali, a Municipio chiuso, i cittadini che protestano per le paventate devastazioni, è stata espressa nei modi più creativi dalla folla e significativamente dalla sistemazione di una bandiera No Tav sul balcone del Municipio.

Il corteo non è stato tra i più partecipati, certo non come l’ultimo da Vaie a Chiusa ma 5-6000 persone sotto Natale e per onorare un appuntamento europeo acquisito ma non ancora assimilato rappresenta un segnale chiaro per chi vuole occupare militarmente la Valle: sotto questi numeri non si va MAI.