12 Dicembre. “Ormai si sa tutto, o quasi!” Ma i media continuano la disinformazione.

Ipocrisie, distinguo, sottigliezze lessicali, circonlocuzioni, tutto un dire e non dire, un parlare per grandi categorie.Il Potere si difende ancora con il polverone. Cosa scriveva Giorgio Bocca dei giornalisti. Il dovere di ricordare.

Cosa bisogna ancora fare o scrivere perchè si dica chiaramente chi ha ordito e condotto la strategia della tensione? E’ una sospetta schizofrenia informativa quella che continua a dire o scrivere di “servizi deviati”, “pezzi dello Stato” o a circumnavigare i concetti senza mai andare a bersaglio, per dire e non dire quello che ormai processi, atti giudiziari e inchieste hanno reso evidente. E’ più facilmente una coda di paglia del potere e di un giornalismo servo e conformista. Perchè si fa finta di non ricordare che nel 1969 LA DEMOCRAZIA CRISTIANA ERA LO STATO, in tutti i suoi “pezzi”.Nulla, nè politicamente nè culturalmente, sfuggiva al suo controllo. Uno Stato vecchio per un partito cresciuto vecchio in fretta dal dopoguerra, affollato di reduci della Rsi negli apparati, corrotto dai soldi degli americani, autoritario e bacchettone, che in nome della guerra fredda governava col puntello dei partiti minori e occasionalmente tentava l’avventura con il Msi (governo Tambroni) o con i militari (Piano Solo dei Carabinieri con l’appoggio del vecchio presidente Segni).

Vale la pena, vista la memoria corta degli italiani e i pesci in barile dei media, ricordarlo ancora una volta per rendere omaggio ai morti e feriti negli attentati, a Valpreda e a tutti gli innocenti spediti in galera innocenti, a Pino Pinelli “ucciso innocente” nella questura di Milano, come afferma con forza la targa posta in piazza Fontana, a tutti coloro che hanno combattuto nelle piazze e con le controinchieste per denunciare le responsabilità politiche delle stragi.

Ormai si sa tutto, o quasi!” ci dice Saverio Ferrari, direttore dell’Osservatorio sulle nuove destre e autore del più significativo libro dell’anno sull’argomento (La strage di piazza Fontana, Red Star Press, 2019). Stessa tesi già avanzata dall’inchiesta di Enrico Maltini e Gabriele Fuga del 2016 (Pinelli, La Finestra è ancora aperta, Colibri, v.  https://mavericknews.wordpress.com/2017/04/10/pinelli-la-finestra-e-ancora-aperta/ ) L’insieme di verità storica e di quella infrattata negli atti giudiziari dà un verdetto inequivocabile. Leggi il resto dell’articolo

12 e 15 Dicembre 1969. Per non dimenticare Pinelli e la strage di Stato

Avevamo ragione. Quella ragione che non si può ancora ammettere, pena la delegittimazione del sistema. Oggi sappiamo quasi tutto anche se la verità giudiziaria rimane negata con l’ultima archiviazione del 2013.

di Fabrizio Salmoni. Foto di Bruno Marro

Ci sono date che hanno cambiato la vita a molti di noi. Qualcuno dice che la strage a piazza Fontana ci ha traghettato dall’età dell’innocenza alla consapevolezza. E’ stato vero per quelli che erano più giovani. Per gli altri forse non è stato proprio cosi: avevano già vissuto le trame dei Carabinieri di De Lorenzo e avrebbero dovuto subito mettere in guardia sulle degenerazioni del Potere. Non tutti l’hanno fatto. Tanti hanno avuto paura e si sono ritratti. Ma altrettanti di noi sono stati spinti ad un impegno maggiore e più maturo.

 

Ieri a Milano si è commemorata la memoria di quei morti, di Pinelli, di Valpreda con due cortei, uno istituzionale con Pd, sindacati, Anpi da piazza della Scala; l’altro, autonomo, da piazza Fontana a piazza Santo Stefano per scoprire la lapide restaurata a Zibecchi e Varalli, martiri delle giornate antifasciste dell’aprile 1975. Peccato aver dimenticato Saverio Saltarelli, ucciso dalla polizia nel primo anniversario della strage. Leggi il resto dell’articolo

Pinelli. La finestra è ancora aperta

Gabriele Fuga, Enrico Maltini

(ed. Colibri 2016)  € 14

(recensione pubblicata in anteprima su Carmilla Online il 7.4.2017)

L’inchiesta definitva sulla strategia della tensione. Nessuno ne esce incolume: Dc, Pci, Calabresi, polizia, magistratura, media. I nomi delle spie, il ruolo dell’Ufficio Affari Riservati. Aveva ragione la sinistra extraparlamentare. Un libro che è un’arma politica, in memoria di Giuseppe Pinelli e di Pietro Valpreda.

Non lo hanno mai fatto la magistratura e le commissioni di inchiesta, sono stati gli autori (un docente universitario e un avvocato) di questa formidabile definitiva inchiesta su Pinelli e la strategia della tensione a completare lo scenario storico e politico, delineato nell’immediato di quei lontani giorni del 1969 nel famoso La Strage di Stato, entro cui quei fatti si svolsero. Ora si può dire che la verità è stabilita con solo pochi dettagli, probabilmente impossibili da recuperare ormai per ragioni anagrafiche, ancora da chiarire..

Va detto subito che tutto quello che si legge è ampiamente documentato con tanto di riproduzioni in copia dei documenti. Persino le note rivelano il puntiglio virtuoso con cui si è valutato ogni dettaglio dell’intricata vicenda. Ma ora possiamo dire che finalmente SAPPIAMO . Leggi il resto dell’articolo