Nel segno del Capro. Memoria dovuta a storie, persone e luoghi di anarchia in Italia

posterCaproUn documentario di Fabiana Antonioli – Filmika scrl produzioni, 2015

Non ho particolare affinità politica con l’anarchismo vecchio e attuale ma nella mia parte di vita dedicata all’ impegno sociale ho avuto occasione di conoscere tanti personaggi che si dichiaravano tali. Di molti di loro ho apprezzato la ricchezza culturale e umana, di alcuni la sofferenza indotta dal portarsi appresso un’etichetta discriminante presso la società mediatica e quella cosiddetta “civile”.

Credo di condividere con molti della mia generazione il primo vero impatto con la nozione di anarchia quando Giuseppe Pinelli fu suicidato dal balcone dell’ufficio di Calabresi e quando poco dopo venne arrestato per le bombe di piazza Fontana Pietro Valpreda, il “ballerino anarchico”, definizione che già suonava male alle orecchie e che non per caso venne diffusa su giornali e tv di allora dai giornalisti di regime democristiano (e non solo). Con quella definizione, si dava per intesa una distonia concettuale, disturbante, allarmante: oltre che anarchico, Valpreda era ballerino e quindi, poichè non era Barishnikov, era invece marginale, precario, animale da sottobosco artistico, sfuggente nell’identificazione. Ma nel nome di Pinelli e Valpreda, un’intera generazione trasse spunto di rivolta perchè tutta la faccenda dava sintomi di schifezza e quindi, per contrapposizione, tutti allora, anche chi era leninista, stalinista, maoista, ecc., presero consapevolezza che “anarchia non vuol dire bombe/ma giustizia nella libertà“. Gli esiti e i giudizi di quella stagione sono noti. Leggi il resto dell’articolo

Annunci