Si Tav. Flashflop del flashmob di Pd e madamine

Meno di trecento persone tra apparato Pd, anziani borghesi e personaggi della politica. Trenini e slogan. Lega non visibile.

di Fabrizio Salmoni

Che sia stata la presa di posizione di Conte contro la Torino-Lione a far crollare il morale delle masse Si Tav o una più generale stanchezza di una massa di manovra poco avvezza a proteste di piazza reiterate, sta di fatto che il flash mob convocato ieri sui social dal Pd è stato piuttosto un flash flop: meno di trecento persone intorno al monumento di piazza Carignano e una specie di picchetto davanti al portone del Palazzo guidato col megafono da una delle madamine. Lo stratagemma banale di convocarsi in mezzo alla folla dello shopping del sabato per sembrare di più funziona poco perchè il passeggio fluisce ininterrotto tra il Palazzo e il monumento senza mostrare particolare interesse mentre altra gente sta in attesa di entrare al teatro. Qualche cartello, qualche bandiera assortita, ma non vedo segni evidenti di presenza di Lega, Fratelli d’Italia e fratelli fascisti (Casa Pound, Fuan, Forza Nuova) dei primi appuntamenti.

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Dopo la manifestazione Si Tav. Altri elementi di riflessione

E’ chiaro che i promotori della protesta di piazza castello si ripropongono di far cadere giunta Appendino e governo prima che fermino il Tav. E allora che fare?

di Fabrizio Salmoni

A seguire sui quotidiani l’evoluzione della situazione politica creatasi a Torino sul tema Tav risulta chiara la strategia delle forze che hanno promosso e sponsorizzato la manifestazione del 10 novembre: far cadere la giunta Appendino in primis, logorare il M5S e, alla media distanza, far cadere il governo (possibilmente prima che blocchi il Tav e altre Opere) per poi annientare e definitivamente cancellare l’esperienza Cinque Stelle, la componente governativa che più si caratterizza come potenziale “forza di cambiamento”.

Dai salotti tv a tutti i giornaloni, l’attacco al M5S è concentrico mentre la Lega e Salvini sono “raccontati” ampiamente con evidente indulgenza. Non c’è da stupirsi: per l’establishment e per i rimasugli dei vecchi partiti, ma soprattutto per i poteri orfani di rappresentanza e di incidenza, oggi la Lega è la scialuppa a cui aggrapparsi. Tutti si appellano alla Lega per fermare o edulcorare i provvedimenti di legge che la faticosa coalizione di governo già deve annacquare, delegittimandone i promotori. Cosi a Roma come a Torino, dove la Lega locale sta con i promotori della manifestazione e si prepara ad incassare l’appoggio dei poteri forti, grazie al peso acquisito sul piano nazionale, per la scadenza delle elezioni di primavera. E’ la prospettiva più inquietante: quando si saldano gli interessi dei grandi imprenditori e delle categorie corporative con quelli di un partito che gestisce gli umori più retrivi della piazza, il pericolo di una svolta MOLTO autoritaria diventa reale. Come nel 1920, come nel Cile del 1973. Leggi il resto dell’articolo

L’Ondina Si Tav è la maggioranza silenziosa di sempre

Mezzo flop della manifestazione pro Tav. Ma il peggio non sono i numeri, è la qualità di quella folla.

di Fabrizio Salmoni

Giornata campale per le forze del Tav. Dopo due settimane di una campagna mediatica senza precedenti negli ultimi quarant’anni, i promotori davano i numeri già prima dell’oggi fatidico: la seconda “marcia dei quarantamila”, 100.000 adesioni sui due appelli postati in rete, quello delle “sette bellezze” sedicenti apartitiche e quello dell’ex Forza Italia Giachino (quello che vaneggia di Via della Seta...), attese almeno 40.000 persone, no: 50.000, e via sognando a occhi aperti. Si elencavano le adesioni: naturalmente tutte le sigle degli industriali, i partiti sconfitti alle elezioni (più la Lega) le corporazioni cittadine, il sindacatino trilaterale degli edili, l’ordine degli architetti contestato da dentro e da fuori per la scelta pro Tav, e poco d’altro. Niente Università, niente Cgil-Fiom, niente Ordine degli Ingegneri, niente tanti altri.

Siamo andati a vedere e l’Onda si è rivelata nel suo bluff, un bluff che continua sulle pagine web de La Stampa con numeri prevedibilmente falsi (30.000) e titoli trionfali. State tranquilli, non è cosi. Quella mezza piazza piena è stata da sempre omologata per 5/6000 persone. C’era poi un ricambio continuo dalle tre vie principali, molti sembravano arrivare, fermarsi dieci minuti (c’era un pessimo audio, incomprensibile se non si andava sotto il palco) e continuare la passeggiata per una valutazione di altri 2/3000 per un’ora di manifestazione (da non confondere con il pubblico sgranocchiante di Cioccolatò che debordava sulla piazza). Un totale approssimativo quindi di meno di 10.000 persone. Si può definire un mezzo flop? Vedete voi. Leggi il resto dell’articolo

Torino. Caccia ai colpevoli

        

La retorica del dopo-incidenti e le vere responsabilità.

di Fabrizio Salmoni

Non c’è stato bisogno di aspettare le relazione della sindaca in Sala Rossa e i successivi interventi per farsi un’ idea delle responsabilità, quelle vere, degli incidenti di piazza San Carlo. Per la contingenza, bastava leggere i primi rapporti per cestinare mentalmente lamentele (abituali) e pretestuosità varie: le vie di sicurezza (in una piazza che ha sempre ospitato folle più o meno tumultuose, dalle precedenti feste-scudetto, ai Primi Maggio, alla festa appena chiusa di Torino Sette, ai concerti di Capodanno, ecc.); le intrusioni dei venditori abusivi di bottiglie in vetro, denunciate a suo tempo persino dagli attivisti del Gabrio, e soggetti a un’ordinanza “permanente” irregolare per la Consulta (che però non è mai intervenuta sulle ordinanze a raffica imposte ai valsusini per impedire avvicinamenti al cantiere Tav); la logistica e i controlli inadeguati (per cui è sotto accusa il neoquestore Sanna (quello che ha inaugurato il Leggi il resto dell’articolo

Quale Movida? Parla un profugo

Si è forse toccato il culmine delle polemiche e finora i provvedimenti adottati si sono rivelati delle pezze inefficaci. Chi programma il futuro di Torino dovrebbe scegliere tra modelli culturali, prendere decisioni “diverse”, e por mano alle norme. Riflessioni e suggerimenti.

The nightlife ain’t no good life but it’s my life. (Willie Nelson)               Movida

di Maverick

Sono uno dei tanti fuggiti da San Salvario per evitarmi un esaurimento nervoso: si dormiva si e no due ore per notte per una somma di schiamazzi più o meno preterintenzionali. Non c’erano ancora tutti i locali che ci sono oggi ma quello che c’era già bastava. Da metà serata in poi si cominciava con il jukebox di canzoni napoletane proprio sotto le finestre con conseguente allegra compagnia. Seguivano i grupponi di nottambuli che convergevano verso i due punti chiave della movida, Tuxedo e Hiroshima, anticipando gioiosamente i clamori della nottata; poi in sequenza ravvicinata, l’uscita dai ristoranti, le prime risse tra extracomunuitari, i medesimi che seguitavano i litigi riconciliandosi solo per urinare sulle macchine posteggiate anzichè (almeno) contro il muro; l’uscita da Tuxedo e Hiroshima, le ultime discussioni calcistiche in dialetti nostrani ormai, data l’ora, quasi incomprensibili, gli ultimi ubriachi con a strascico proteste isolate e catinate d’acqua dalle finestre circostanti. Giusto un paio d’ore di quasi quiete per prendere sonno ed ecco gli Ape dei mercatari di piazza Madama Cristina avviarsi a destinazione seguiti a ruota dai camion dell’immondizia che scodellavano con gran frastuono i container. Intorno alle 7 riapriva il bar con il jukebox napoletano e la giornata ricominciava con la gioiosa confusione che turisti, visitatori e residenti “politicamente corretti” (in altri quartieri)  interpretavano come entusiasmante vitalità di un quartiere multietnico.

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