M5S. La fine della pista

Con gli ultimi due eventi politici torinesi, l’assemblea M5S di venerdi 12 e la seduta del consiglio comunale di ieri lunedi 15, la sensazione è che l’avventura del Movimento sia quasi terminata. Forse non solo in Piemonte.

di Fabrizio Salmoni

Risposte chiare sul Tav non ci sono state, al di là del generico e ambiguo “Rimango No Tav ma..” di Di Maio. In compenso c’è stato il chiaro endorsement nei confronti della Appendino, suonato come evidente via libera a licenziare Montanari e a procedere sul progetto personale della sindaca. Personale perchè non condiviso nella sostanza e nella forma dalla maggioranza dei consiglieri e, da quanto si è capito in sala, anche da buona parte degli attivisti presenti.

Impressionante è stata l’intervista su La Stampa (13.7) del deputato Luca Carabetta, giovane e geniale ingegnere informatico ma politico deludente, per alcuni passaggi significativi: per lui il dissenso diventa “certi personalismi dannosi” e rifiuto “di certi meccanismi democratici“. Riesce   persino a suonare vagamente Leggi il resto dell’articolo

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Edera squat. Si inaugura la biblioteca popolare

Giovedi 20 giugno alle ore 21, dopo il consueto apericena, viene presentato il restauro delle sale lettura dell’edificio occupato aperte a tutti.

Nelle foto: il logo dell’EderA Squat (sopra). Alcune locandine prodotte all’Edera (sotto)

di Fabrizio Salmoni

Quando si parla o si scrive di “centri sociali” o di squatters, il benpensante, il leghista, il fascista pensano all’immagine che ne danno i media: “antagonisti” truci e incappucciati, black block che tramano quotidianamente per colpire poliziotti o politici o simili categorie altrettanto poco raccomandabili.

La dicitura “centro sociale” dovrebbe invece far pensare allo scopo primo di quelle tanto vituperate “enclavi eversive”: il lavoro sociale cioè i servizi che quei gruppi di giovani forniscono volontariamente e gratuitamente alla comunità locale in cui si collocano, in genere i quartieri di una città: corsi sportivi, incontri culturali, sportelli informativi, assistenza legale, supporto organizzativo per proteste contro le tante storture (chiamiamole cosi) della società. Senza contare restauro e rivitalizzazione di edifici abbandonati o trascurati dai legittimi proprietari pubblici o privati. Il tutto condito da una buona predisposizione alla mobilitazione politica sui temi più disparati, dall’antifascismo ai beni pubblici, ecc.

Gli squat sono invece degli esperimenti comunitari autogestiti aperti a chiunque volesse parteciparvi a tempo pieno o parziale, una sorta di discendenti delle antiche “comuni” i cui componenti sono più sensibili dei vecchi hippies ai temi sociali. Squatters sono prevalentemente giovani precari o sradicati dai loro ambienti originari, geografici o famigliari, che non potendosi permettere una propria sistemazione stabile scelgono la vita collettiva e libera da vincoli. Di conseguenza, la collocazione politica è basilarmente di area anarchico/libertaria. Leggi il resto dell’articolo

Primo Maggio. Comunicato dell’Anpi Nizza Lingotto

COMUNICATO DELLA SEZIONE ANPI NIZZA LINGOTTO SUL PRIMO MAGGIO A TORINO

Anche quest’anno, alcuni facinorosi in divisa hanno trasformato la Festa dei Lavoratori del 1° Maggio in un momento di sospensione della democrazia.

Ancora una volta, le Forze dell’Ordine hanno caricato senza motivo persone pacifiche venute in piazza per esercitare il proprio diritto di manifestare, gettando un’ulteriore sospetto su una deriva autoritaria sempre più paventata.

Già ad inizio manifestazione, le Forze dell’Ordine hanno cercato di impedire l’accesso a via Po a chiunque portasse simboli o bandiere legati al movimento No Tav, con conseguenti tafferugli ed una coppia portata in ospedale.

Il corteo si è avviato con la parte più numerosa formata dal cosiddetto spezzone sociale, costituito dai sindacati di base, tutti i partiti a sinistra del Partito democratico, i centro sociali, i collettivi popolari, gli studenti ed i famigerati notav.

Proprio quando sembrava tutto concluso, a metà di via Roma, un inspiegabile colpo di coda delle Forze dell’Ordine ha, senza motivo e proprio per questo, vigliaccamente, attaccato i manifestanti che si stavano dirigendo pacificamente in piazza San Carlo: anziani, giovani, famiglie con bambini spintonati e manganellati. Leggi il resto dell’articolo

Primo Maggio. Comunicato dell’Anpi di Grugliasco

Grugliasco, 1° maggio 2019
 
IL PRIMO MAGGIO A TORINO E’ ANTIFASCISTA E PARTIGIANO
Oggi abbiamo partecipato alla manifestazione del 1° maggio a Torino, la Festa dei lavoratori, percorrendo per ben due volte il corteo.
A fronte di un primo pezzo di corteo freddo, stanco, silenzioso, quasi estraneo alle lotte vista anche la presenza di esponenti della destra neofascista torinese, ha sfilato invece uno straordinario secondo pezzo di corteo popolare, pieno di giovani e di vita, portatore di rivendicazioni reali e di futuro, accompagnato da musica e interventi coinvolgenti, carico di energia.
Alla partenza abbiamo visto il corteo spezzato in due dalle forze dell’ordine: da un lato i “buoni” a cui era permesso manifestare, dall’altro i “cattivi” a cui veniva impedito di partecipare al corteo.
Concretamente veniva discriminato chiunque portasse simboli NO TAV, cioè non è stato permesso di circolare liberamente: si veniva fermati come se si dovesse giustificare la propria aderenza al movimento popolare e antifascista NO TAV che da 30 anni lotta per la difesa del territorio, della democrazia, dei beni comuni e che noi dell’ANPI abbiamo sempre incontrato alle commemorazioni dei Caduti partigiani in Val Susa, come ad esempio al Giuramento della Garda di San Giorio.
Ancora una volta è stato criminalizzato il dissenso e repressa l’opposizione in quanto tale, ancora una volta abbiamo vissuto la chiusura di spazi di democrazia e la cancellazione del diritto alla libera espressione garantito dall’Articolo 21 della Costituzione.
Un nostro contatto cercato sia con la dirigenza ANPI Provinciale e sia con le istituzioni torinesi, per denunciare la grave ferita democratica della privatizzazione di fatto della piazza del 1° maggio, non ha sortito effetto, sintomo di una perdita del senso della democrazia anche da parte di coloro che dovrebbero difenderla e tutelarla.
Inoltre le forze dell’ordine hanno attaccato vigliaccamente e senza motivo il raggruppamento NO TAV,  provocando feriti tra diversi militanti e anche fra i nostri iscritti ANPI, che hanno cercato di difendere le persone cadute a terra, spinte dagli armati in divisa e calpestate sotto i colpi dei manganelli di Stato.
Sono cadute a terra anche persone anziane oltre gli 80 anni, difese coraggiosamente dai giovani NO TAV e anche dai nostri compagni dell’ANPI, che per questo sono stati colpiti e feriti, come accaduto al nostro iscritto Gianluca Vitale noto avvocato torinese colpito alla testa: anziché arretrare le compagne e i compagni hanno avanzato, fronteggiando l’attacco e permettendo a chi aveva bambini, anziani, diversamente abili, biciclette, cani al seguito di fuggire e mettersi in salvo dall’attacco vile e ingiustificato.
In quel pezzo di corteo abbiamo riconosciuto i nostri compagni e le nostre compagne dell’ANPI, dei partiti, dei sindacati, dei movimenti antifascisti, delle associazioni democratiche, dei comitati popolari, dei centri sociali, di coloro che come noi hanno scelto di vivere la Festa dei lavoratori insieme al popolo e a chi lotta dal basso, nella sua plurale e unitaria diversità.
Riteniamo essere nostro compito difendere i civili dagli attacchi di chi – armato – scatena la propria violenza contro di loro, impedendo la libera espressione del dissenso, e riteniamo grave che a compiere tipiche azioni violente siano stati rappresentanti dello Stato, fatto che getta ancora una volta ombre tenebrose sull’attuale stato della democrazia e della Libertà nel nostro Paese.
Ricordiamo a tutte le persone che ricoprono temporaneamente ruoli istituzionali, così come alle forze dell’ordine, ch’esse hanno giurato fedeltà alla Repubblica nata dalla Resistenza e alla Costituzione, non ad una visione politica escludente e criminalizzatrice del dissenso visione che è estranea e contraria alla democrazia.
Pensiamo che rappresentare gli interessi dei lavoratori significa rimettere al centro la persona, i diritti, la lotta per mettere al bando il precariato, per cancellare tutti i provvedimenti che hanno indebolito e fatto arretrare i diritti dei lavoratori: questo non può essere portato avanti con stanchi rituali di carattere retorico e celebrativo, ormai lontani e incomprensibili a masse di sfruttati, precari e schiavi del cosiddetto “mercato del lavoro”.
Dal prossimo anno la nostra Sezione ANPI manifesteranno il 1° maggio insieme e al fianco di tutte e tutti coloro che rappresentano nei fatti e sul campo lo spirito della Resistenza e l’eredità della Guerra di Liberazione delle forze partigiane: non siamo più disposti a dare il nostro contributo a chi parlando di memoria e diritti sta in silenzio di fronte a soprusi, ingiustizia, esclusioni.
Resistenza e Antifascismo vivono e fioriscono altrove.
Contro ogni tentativo di restaurare un ordine autoritario e fascista mediante la repressione del dissenso, rinnoviamo il giuramento che i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri bisnonni pronunciarono il 25 Aprile 1945: non un passo indietro.

Abbiamo insegnato ai fascisti quale è il loro posto nella storia già una volta, se necessario glielo insegneremo di nuovo.

Avanti con la lotta per un lavoro dignitoso, così come sancito dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Il Comitato di Sezione ANPI “68 Martiri” Grugliasco

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Primo Maggio. Comunicato dei Giuristi Democratici

Anche quest’anno il corteo del primo Maggio a Torino è stato turbato, non già dal comportamento di qualche facinoroso, ma da quello delle Forze dell’Ordine. Sono ormai anni, con l’eccezione dell’anno scorso, che le Forze dell’Ordine bloccano una consistente parte del corteo, sempre nello stesso punto, in Via Roma, frapponendo un cordone di poliziotti che impediscono ai manifestanti l’accesso alla piazza ove si svolge il comizio. A fronte, poi, delle vibranti proteste dei manifestanti, segue una carica con uso degli sfollagente con modalità non consentite dalla normativa in materia, che finisce per travolgere le persone, senza che sia stato dato loro avviso della carica, ivi comprese quelle che tentano un’azione di interposizione e di rasserenamento della situazione. Oggi è toccato al nostro iscritto, avvocato Gianluca Vitale, che ha ricevuto una manganellata al capo con perdita di sangue, oltre che, a quanto pare, ad altri manifestanti.
Si tratta di una gestione dell’ordine pubblico inaccettabile, da un lato non rispettosa del diritto delle persone di manifestare liberamente ed in modo pacifico, dall’altro in violazione delle norme del Testo Unico di pubblica sicurezza e delle norme in materia di utilizzo delle dotazioni di servizio della Polizia. L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, nel condannare quanto accaduto, si augura che vengano accertate le responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico ed esprime la propria solidarietà all’Avv. Vitale.
1 maggio 2019
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

Il Pd ha paura e chiama la questura

L’arroganza degli apparati sindacali per cui il Primo Maggio è solo cosa loro. Un Pd ai minimi termini che sfila (ancora una volta) con Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una giornata di festa dei lavoratori macchiata ancora una volta dai soliti violenti (quelli in divisa).

di Fabrizio Salmoni

La tregua è durata solo un anno. L’anno scorso, 2018, la questura si era tenuta alla larga dal Primo maggio a seguito di appello della sindaca di lasciare sfilare lo spezzone sociale. E tutto era filato liscio e tranquillo, a prova dell’identità dei responsabili delle violenze degli anni precedenti.

Oggi siamo tornati indietro, la sindaca non si è ripetuta, anzi ha fatto il pesce in barile di fronte ai ripetuti tentativi di chiedere il suo intervento, ha simulato meraviglia poi non ha trovato di meglio che fare proprio lo slogan di Pd e sindacati “Oggi si parla di lavoro e non di Tav” come se il Tav non c’entrasse niente con la qualità e i numeri del lavoro. Del resto c’è poco da stupirsi: è una sindaca che ha fatto qualche compitino No Tav di malavoglia e solo perchè pressata dalla sua stessa maggioranza che infatti oggi sfilava con i No Tav e l’ha lasciata sola con Chiamparino e tutta la banda del Tav, cioè la destra. Infatti, nell’allegra compagnia, come ormai consuetudine, c’era Agostino Ghiglia, postfascista ex AN ora Fratello d’Italia (“Vengo perchè il Primo Maggio non è più una festa comunista“), Giachino ex Forza Italia oggi lista civica per il Tav, Alberto Cirio candidato Forza Italia: una volta acquisite è difficile poi scrollarsi di dosso le cattive compagnie. Sembra che le sezioni dell’Anpi in prima fila, quelle a firma Pd, non avesser nulla da dire. Altre sezioni Anpi sfilavano con i No Tav. Leggi il resto dell’articolo

Si Tav. Flashflop del flashmob di Pd e madamine

Meno di trecento persone tra apparato Pd, anziani borghesi e personaggi della politica. Trenini e slogan. Lega non visibile.

di Fabrizio Salmoni

Che sia stata la presa di posizione di Conte contro la Torino-Lione a far crollare il morale delle masse Si Tav o una più generale stanchezza di una massa di manovra poco avvezza a proteste di piazza reiterate, sta di fatto che il flash mob convocato ieri sui social dal Pd è stato piuttosto un flash flop: meno di trecento persone intorno al monumento di piazza Carignano e una specie di picchetto davanti al portone del Palazzo guidato col megafono da una delle madamine. Lo stratagemma banale di convocarsi in mezzo alla folla dello shopping del sabato per sembrare di più funziona poco perchè il passeggio fluisce ininterrotto tra il Palazzo e il monumento senza mostrare particolare interesse mentre altra gente sta in attesa di entrare al teatro. Qualche cartello, qualche bandiera assortita, ma non vedo segni evidenti di presenza di Lega, Fratelli d’Italia e fratelli fascisti (Casa Pound, Fuan, Forza Nuova) dei primi appuntamenti.

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Dopo la manifestazione Si Tav. Altri elementi di riflessione

E’ chiaro che i promotori della protesta di piazza castello si ripropongono di far cadere giunta Appendino e governo prima che fermino il Tav. E allora che fare?

di Fabrizio Salmoni

A seguire sui quotidiani l’evoluzione della situazione politica creatasi a Torino sul tema Tav risulta chiara la strategia delle forze che hanno promosso e sponsorizzato la manifestazione del 10 novembre: far cadere la giunta Appendino in primis, logorare il M5S e, alla media distanza, far cadere il governo (possibilmente prima che blocchi il Tav e altre Opere) per poi annientare e definitivamente cancellare l’esperienza Cinque Stelle, la componente governativa che più si caratterizza come potenziale “forza di cambiamento”.

Dai salotti tv a tutti i giornaloni, l’attacco al M5S è concentrico mentre la Lega e Salvini sono “raccontati” ampiamente con evidente indulgenza. Non c’è da stupirsi: per l’establishment e per i rimasugli dei vecchi partiti, ma soprattutto per i poteri orfani di rappresentanza e di incidenza, oggi la Lega è la scialuppa a cui aggrapparsi. Tutti si appellano alla Lega per fermare o edulcorare i provvedimenti di legge che la faticosa coalizione di governo già deve annacquare, delegittimandone i promotori. Cosi a Roma come a Torino, dove la Lega locale sta con i promotori della manifestazione e si prepara ad incassare l’appoggio dei poteri forti, grazie al peso acquisito sul piano nazionale, per la scadenza delle elezioni di primavera. E’ la prospettiva più inquietante: quando si saldano gli interessi dei grandi imprenditori e delle categorie corporative con quelli di un partito che gestisce gli umori più retrivi della piazza, il pericolo di una svolta MOLTO autoritaria diventa reale. Come nel 1920, come nel Cile del 1973. Leggi il resto dell’articolo

L’Ondina Si Tav è la maggioranza silenziosa di sempre

Mezzo flop della manifestazione pro Tav. Ma il peggio non sono i numeri, è la qualità di quella folla.

di Fabrizio Salmoni

Giornata campale per le forze del Tav. Dopo due settimane di una campagna mediatica senza precedenti negli ultimi quarant’anni, i promotori davano i numeri già prima dell’oggi fatidico: la seconda “marcia dei quarantamila”, 100.000 adesioni sui due appelli postati in rete, quello delle “sette bellezze” sedicenti apartitiche e quello dell’ex Forza Italia Giachino (quello che vaneggia di Via della Seta...), attese almeno 40.000 persone, no: 50.000, e via sognando a occhi aperti. Si elencavano le adesioni: naturalmente tutte le sigle degli industriali, i partiti sconfitti alle elezioni (più la Lega) le corporazioni cittadine, il sindacatino trilaterale degli edili, l’ordine degli architetti contestato da dentro e da fuori per la scelta pro Tav, e poco d’altro. Niente Università, niente Cgil-Fiom, niente Ordine degli Ingegneri, niente tanti altri.

Siamo andati a vedere e l’Onda si è rivelata nel suo bluff, un bluff che continua sulle pagine web de La Stampa con numeri prevedibilmente falsi (30.000) e titoli trionfali. State tranquilli, non è cosi. Quella mezza piazza piena è stata da sempre omologata per 5/6000 persone. C’era poi un ricambio continuo dalle tre vie principali, molti sembravano arrivare, fermarsi dieci minuti (c’era un pessimo audio, incomprensibile se non si andava sotto il palco) e continuare la passeggiata per una valutazione di altri 2/3000 per un’ora di manifestazione (da non confondere con il pubblico sgranocchiante di Cioccolatò che debordava sulla piazza). Un totale approssimativo quindi di meno di 10.000 persone. Si può definire un mezzo flop? Vedete voi. Leggi il resto dell’articolo

Torino. Caccia ai colpevoli

        

La retorica del dopo-incidenti e le vere responsabilità.

di Fabrizio Salmoni

Non c’è stato bisogno di aspettare le relazione della sindaca in Sala Rossa e i successivi interventi per farsi un’ idea delle responsabilità, quelle vere, degli incidenti di piazza San Carlo. Per la contingenza, bastava leggere i primi rapporti per cestinare mentalmente lamentele (abituali) e pretestuosità varie: le vie di sicurezza (in una piazza che ha sempre ospitato folle più o meno tumultuose, dalle precedenti feste-scudetto, ai Primi Maggio, alla festa appena chiusa di Torino Sette, ai concerti di Capodanno, ecc.); le intrusioni dei venditori abusivi di bottiglie in vetro, denunciate a suo tempo persino dagli attivisti del Gabrio, e soggetti a un’ordinanza “permanente” irregolare per la Consulta (che però non è mai intervenuta sulle ordinanze a raffica imposte ai valsusini per impedire avvicinamenti al cantiere Tav); la logistica e i controlli inadeguati (per cui è sotto accusa il neoquestore Sanna (quello che ha inaugurato il Leggi il resto dell’articolo