Tav, la chiave di tutti gli inganni

   

Lo scontro sul Tav rivela la natura del sistema: capitalismo parassitario, clientelismo, informazione malata, corruzione. Gli industriali e le corporazioni puntano alla caduta del governo, a far fallire l’esperimento Cinque Stelle prima che si decida la sospensione dell’opera.

di Fabrizio Salmoni

I valsusini l’hanno sempre detto: il Tav non è un problema della Val Susa, sul Tav si giocano i governi e il sistema stesso delle grandi opere e mai come oggi l’Italia può rendersene conto.

Perchè Tav vuol dire linfa vitale per un capitalismo parassitario che non vive di innovazione, investimenti e competizione ma di grandi commesse pubbliche, vuol dire alimento per flussi enormi di tangenti e fondi neri, vuol dire foraggiamento permanente del sistema clientelare dei vecchi partiti, vuol dire soffocamento della democrazia nelle aree direttamente interessate con l’imposizione di leggi-obiettivo e militarizzazione in caso di dissenso, con l’adozione di ogni mezzo e trucco (vedi falsi Osservatori “tecnici”, vedi entità-fantoccio come le madamine) per nascondere i veri interessi e la natura perversa del sistema.

Nell’attuale fase dello scontro sulla Torino-Lione, più ancora che su Tap, Terzo Valico o altre opere, c’è in gioco la sopravvivenza di tutto quello.

E oggi quella sopravvivenza passa attraverso la caduta del primo anomalo governo che potrebbe decretarne la fine e con essa la svolta verso un modello di sviluppo alternativo più attento alle istanze e agli interessi dei cittadini.

Ecco il perchè dell’accanimento di tutti i media, in particolare di quelli piemontesi, sul tema Tav e sulla forza politica che sembra minacciare quella svolta radicale, un bombardamento mediatico mai visto prima, talmente spudorato in faziosità che senza volerlo scopre un altro tasto malato del sistema: l’informazione. Quella per cui tutta la corporazione giornalistica (singoli, redazioni, sindacati, Ordine), una casta parallela a quella dei politici, strepita ad ogni piè sospinto su libertà, pluralismo e obiettività, valori stritolati da conformismo e servilismo in servizio permanente. Un trionfo di ipocrisia che fa schifo e dovrebbe suscitare vergogna in quei pochi giornalisti intellettualmente onesti. Lo stato attuale dell’informazione è una buona ragione per rifiutare l’ultimo trucchetto, un referendum che partirebbe viziato dagli interessi degli editori e dalla potenza di fuoco della disinformazione.

La Torino-Lione rivela anche l’inganno clamoroso perpetrato contro gli italiani da almeno trenta anni, quello della contrapposizione tra destra e sinistra istituzionali. Ci spiega che quando si tratta di interessi concreti le fragili barriere delle questioni “ideologiche” crollano. La Santa Alleanza pro Tav che va da Chiamparino a Casa Pound dovrebbe fare aprire gli occhi a tutti, anche a quelli che ci hanno sopra le fette di salame.

Ecco il perchè del protrarsi di questa fase di incertezza nel sancire la fine del Tav: sono forze ingenti, ricche di mezzi che premono incessantemente, anche non pubblicamente, che ricattano, che minacciano più o meno velatamente. E chissà cosa si muove nelle retrovie oscure della politica che noi non sappiamo. La posta in gioco è enorme e vitale per le forze della conservazione che scelgono la Lega come ultima trincea e la caduta del governo come opzione unica per sbarazzarsi dell’unico ostacolo istituzionale e per sconfiggere le lotte sociali di cui il Movimento No Tav è oggi la punta più avanzata. L’obiettivo? Un governo di destra che garantisca la continuità, anche con la mano pesante.

Al centro dell’attacco sta un M5S ingenuo, impreparato a governare e alla lotta politica, evidentemente intimidito, indebolito dalle contraddizioni della transizione all’impegno governativo, che gioca al rinvio in attesa di non si sa cosa e che non si rende conto (ma possibile?) che il protrarsi della decisione peggiora la situazione, dà agli avversari occasione e tempi per organizzarsi e per moltiplicare le pressioni, avvicina il rischio che una caduta indotta del governo eviti il blocco dell’opera. Non si rende conto che per sopravvivere deve appoggiarsi alle forze popolari del cambiamento e non cercare il sostegno di “moderati” che quando il gioco si fa duro tendono a scomparire o a schierarsi con la reazione. Il governo Allende fu vittima dello stesso errore.(F.S. 11.1.2019)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to Tav, la chiave di tutti gli inganni

  1. laura de donato says:

    E’ impressionante la quantità di supponenza nel far passare ogni opinione diversa dalla propria come prodotto di demonio e di complotto senza preoccuparsi del minimo richiamo ad una fonte attendibile.

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