M5S. La fine della pista

Con gli ultimi due eventi politici torinesi, l’assemblea M5S di venerdi 12 e la seduta del consiglio comunale di ieri lunedi 15, la sensazione è che l’avventura del Movimento sia quasi terminata. Forse non solo in Piemonte.

di Fabrizio Salmoni

Risposte chiare sul Tav non ci sono state, al di là del generico e ambiguo “Rimango No Tav ma..” di Di Maio. In compenso c’è stato il chiaro endorsement nei confronti della Appendino, suonato come evidente via libera a licenziare Montanari e a procedere sul progetto personale della sindaca. Personale perchè non condiviso nella sostanza e nella forma dalla maggioranza dei consiglieri e, da quanto si è capito in sala, anche da buona parte degli attivisti presenti.

Impressionante è stata l’intervista su La Stampa (13.7) del deputato Luca Carabetta, giovane e geniale ingegnere informatico ma politico deludente, per alcuni passaggi significativi: per lui il dissenso diventa “certi personalismi dannosi” e rifiuto “di certi meccanismi democratici“. Riesce   persino a suonare vagamente minaccioso: ” i dissidenti che vogliono imporre le loro soluzioni e credono di portare il verbo del ‘vero Movimento’ sono molto, troppo presenti…”. Beninteso il “verbo vero” è quello degli eletti; sul Tav “niente ammorbidimenti” ma “o non si fa o si fa in versione light” senza tenere conto che i No Tav hanno già bocciato l’ipotesi light. Del resto, in sintonia con il Capo, spiega le tante difficoltà che probabilmente giustificheranno al momento opportuno il Si al progetto. Fa specie pensare che pochi giorni dopo le elezioni 2018 lo stesso Carabetta, con la Castelli alle spalle, ci assicurava che “…in una settimana via Foietta poi tocca a Virano“. Sappiamo come sono andate le cose.

Il discorso di una livida Appendino in Sala Rossa e il licenziamento del vice Montanari vengono oggi salutati con entusiasmo dalle opposizioni e dai padroni della città: gli industriali, i commercianti (la categoria più gretta del mondo, che misura il progresso solo con il tintinnio dei soldi in cassa), i tecnocrati, i costruttori, gli “imprenditori”, tutti quelli con le fauci spalancate in attesa di milioni di euro pubblici per i loro appetiti. Quelli che hanno aizzato e finanziato madamine e vecchi arnesi della politica per resuscitare la maggioranza silenziosa. Quelli che hanno invocato la destra a difesa dei propri interessi. E i loro giornali: “La svolta giusta” titola La Stampa, “Bene la sindaca, ha mostrato leadership!” tuona Gallina dell’Unione Industriale” e via cosi con l’acquolina in bocca. A conferma delle parole di Montanari “Temo che questa svolta sia un riallineamento al sistema che ha governato la città prima di noi”, un’evidenza chiara per chiunque già da tempo. Più chiara che mai anche quando la Appendino, forte del sostegno del Capo, riesce a sciabolare anche l’anima sociale dei suoi stessi consiglieri : “Non possiamo pensare che chi ha responsabilità di governo si scagli continuamente contro il lavoro di Prefettura e Questura. Parole che mi fanno tornare alla mente la sua vuota espressione di rimando alla mia concitata richiesta quel Primo maggio scorso: “Vieni a vedere cosa sta succedendo! La polizia sta fermando lo spezzone sociale del corteo!!”. Un silenzio indifferente, gelido, che diceva tutto.

Ora rimane solo da vedere se i consiglieri 5S dimostreranno coerenza e “attributi” scegliendo di abbandonare una sindaca che sta dimostrando “la sua formazione culturale industriale” e la sua vera natura.

Sta per compiersi il progetto politico dell’establishment e della reazione: l’annientamento del M5S, il corpo estraneo che pretendeva di “cambiare tutto” senza esperienza, senza coesione interna, senza chiarezza politica, senza coraggio, con il solo sostegno dei protagonisti delle lotte sociali, traditi ad uno ad uno per l’incapacità di imporsi agli “alleati” di governo come polli in libertà di fronte a un branco di lupi affamati. Ora a Torino domani a Roma se non si sganceranno in fretta da un’esperienza che ne ha messo a nudo l’impreparazione e la debolezza della comunicazione.

Le lotte sociali perdono l’unico referente istituzionale che poteva rappresentarle e concretizzare in legge molte delle loro istanze. La sconfitta politica del M5S riporterà indietro l’orologio delle lotte, con buona pace e incosciente sollievo di chi, per massimalismo e incrostazioni ideologiche non aveva voluto “provarci” e sostenere l’unica forza che per prima nella storia della Repubblica si proponeva di portarne la voce in parlamento. Riporterà alla ribalta gli zombie dei vecchi partiti, la tribù compatta di chi già si vedeva spacciato, toglierà il filtro che impediva all’estrema destra di proliferare. Riproporrà l’equivoco di una sinistra che non si distingue nei fondamentali dalla destra, per generare ancora più confusione.

Avrebbe potuto il M5S essere la nuova sinistra istituzionale? Forse. Le buone intenzioni e qualche buona idea c’erano, la rabbia e la chiarezza si sono perdute nei corridoi del Potere e nel labirinto delle debolezze umane.

Per chi non ha scelta, si apre un nuovo lungo ciclo e sarà ancora più dura. (F.S. 16.7.2019)

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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