Edera squat. Si inaugura la biblioteca popolare

Giovedi 20 giugno alle ore 21, dopo il consueto apericena, viene presentato il restauro delle sale lettura dell’edificio occupato aperte a tutti.

Nelle foto: il logo dell’EderA Squat (sopra). Alcune locandine prodotte all’Edera (sotto)

di Fabrizio Salmoni

Quando si parla o si scrive di “centri sociali” o di squatters, il benpensante, il leghista, il fascista pensano all’immagine che ne danno i media: “antagonisti” truci e incappucciati, black block che tramano quotidianamente per colpire poliziotti o politici o simili categorie altrettanto poco raccomandabili.

La dicitura “centro sociale” dovrebbe invece far pensare allo scopo primo di quelle tanto vituperate “enclavi eversive”: il lavoro sociale cioè i servizi che quei gruppi di giovani forniscono volontariamente e gratuitamente alla comunità locale in cui si collocano, in genere i quartieri di una città: corsi sportivi, incontri culturali, sportelli informativi, assistenza legale, supporto organizzativo per proteste contro le tante storture (chiamiamole cosi) della società. Senza contare restauro e rivitalizzazione di edifici abbandonati o trascurati dai legittimi proprietari pubblici o privati. Il tutto condito da una buona predisposizione alla mobilitazione politica sui temi più disparati, dall’antifascismo ai beni pubblici, ecc.

Gli squat sono invece degli esperimenti comunitari autogestiti aperti a chiunque volesse parteciparvi a tempo pieno o parziale, una sorta di discendenti delle antiche “comuni” i cui componenti sono più sensibili dei vecchi hippies ai temi sociali. Squatters sono prevalentemente giovani precari o sradicati dai loro ambienti originari, geografici o famigliari, che non potendosi permettere una propria sistemazione stabile scelgono la vita collettiva e libera da vincoli. Di conseguenza, la collocazione politica è basilarmente di area anarchico/libertaria.

Ci siamo recentemente imbattuti in uno dei più recenti avamposti squat nella città di Torino: l’Edera Squat di via Pianezza, zona ovest, quartiere Lucento. L’edificio occupato nel novembre 2017 era in disuso, abbandonato e lasciato all’incuria. Era stato sede fino al 2005 dell’Associazione Allevatori Piemontesi e comprendeva uno spazio verde che si affaccia sulla Dora, proprio alle spalle di quel Castello di Lucento, che fu il primo e più forte caposaldo delle linee d’assedio francesi a Torino ad essere investito dall’assalto delle truppe austro-piemontesi nel 1706.

Dal 2017 dunque, i giovani squatters lo hanno “rilevato”, aperto alla gente del quartiere e a chi vuole condividere l’esperienza comunitaria ma soprattutto hanno cominciato a restaurarlo dentro e fuori lentamente, con i pochi mezzi dei nullatenenti e con l’aiuto e la capacità dei tanti sodali che hanno prestato la loro opera. L’ampio spazio aperto che lo circonda è stato parzialmente bonificato e liberato dalla sterpaglia. Ora c’è un’area spettacolo/conviviale estiva. Sul retro hanno tentato di fare un orto urbano ma non sono riusciti a renderlo produttivo. Poi sono venute le feste di quartiere nel parchetto di fronte con famiglie e bambini, che hanno stabilito qualche buon legame sul territorio, cene, concerti, presentazioni di libri, dibattiti. E, come si può vedere dalle locandine, un’ attività artistica degna della migliore controcultura.

C’è stata qualche mobilitazione per contrastare la presenza di Casa Pound, la banda fascista che specula sul tema del Giorno del Ricordo e delle foibe spargendo pessima informazione storica e tentando di coinvolgere la comunità di ex profughi istriani storicamente insediata nel quartiere.

L’ultima iniziativa dell’Edera Squat viene festeggiata proprio domani giovedi 20 giugno. Si tratta dell’inaugurazione della Biblioteca popolare, un locale strepitoso con mobili in legno pregiato, dotati di corrimano e scalette per raggiungere e percorrere gli scaffali più alti, che già ospitava la libreria dell’Associazione Allevatori. Nei cassetti giacevano ancora gli albi con la registrazione dei soci e la contabilità, quasi come fosse stata abbandonata in fretta e furia. La sala ora è stata restaurata al meglio dagli occupanti e offerta all’uso collettivo. Al centro della sala, un bel tavolo per lettura e consultazione. I volumi raccolti, regalati da più fonti, e catalogati sono già qualche centinaio ma in quei vecchi scaffali se ne potranno stipare centinaia.

Non ci piace chiamarlo servizio – dice M. una degli organizzatori – ma piuttosto progetto autogestito da condividere con tutti quelli che vorranno coinvolgersi”. E sui tempi di pieno utilizzo non si sbilancia ancora cosi come sulle iniziative per promuovere l’utilizzo della biblioteca. Ma qui nessuno ha fretta, c’è tanto lavoro utile da fare. (F.S. 19.6.2019)

       

 

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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