Il Pd ha paura e chiama la questura

L’arroganza degli apparati sindacali per cui il Primo Maggio è solo cosa loro. Un Pd ai minimi termini che sfila (ancora una volta) con Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una giornata di festa dei lavoratori macchiata ancora una volta dai soliti violenti (quelli in divisa).

di Fabrizio Salmoni

La tregua è durata solo un anno. L’anno scorso, 2018, la questura si era tenuta alla larga dal Primo maggio a seguito di appello della sindaca di lasciare sfilare lo spezzone sociale. E tutto era filato liscio e tranquillo, a prova dell’identità dei responsabili delle violenze degli anni precedenti.

Oggi siamo tornati indietro, la sindaca non si è ripetuta, anzi ha fatto il pesce in barile di fronte ai ripetuti tentativi di chiedere il suo intervento, ha simulato meraviglia poi non ha trovato di meglio che fare proprio lo slogan di Pd e sindacati “Oggi si parla di lavoro e non di Tav” come se il Tav non c’entrasse niente con la qualità e i numeri del lavoro. Del resto c’è poco da stupirsi: è una sindaca che ha fatto qualche compitino No Tav di malavoglia e solo perchè pressata dalla sua stessa maggioranza che infatti oggi sfilava con i No Tav e l’ha lasciata sola con Chiamparino e tutta la banda del Tav, cioè la destra. Infatti, nell’allegra compagnia, come ormai consuetudine, c’era Agostino Ghiglia, postfascista ex AN ora Fratello d’Italia (“Vengo perchè il Primo Maggio non è più una festa comunista“), Giachino ex Forza Italia oggi lista civica per il Tav, Alberto Cirio candidato Forza Italia: una volta acquisite è difficile poi scrollarsi di dosso le cattive compagnie. Sembra che le sezioni dell’Anpi in prima fila, quelle a firma Pd, non avesser nulla da dire. Altre sezioni Anpi sfilavano con i No Tav.

E per venire ai fatti è presto detto. da giorni, Stampa e media abbaiavano contro la consueta partecipazione annunciata dei No Tav al corteo con le consuete frasi untuose “aperto a tutti tranne che ai violenti” lasciando sottinteso a chi ci si riferisse e allo stesso tempo lasciando intendere le intenzioni.

Si è ripetuto quindi il solito scenario con la polizia che tenta di chiudere strada e accessi allo spezzone sociale fin da piazza Vittorio. In modo goffo e maldestro perchè cosi facendo, in una situazione di folla indistinta, impedivano il passaggio a chiunque causando da subito malcontento diffuso. L’ordine era di non far passare i No Tav, ci hanno detto i Digos,(“…il corteo dei No Tav finisce qua…“), un ordine cosi difficile da eseguire nella calca che si è presto modificato peggiorando la situazione. In questa fase si registra un primo atto di violenza contro una coppia che portava Tshirt con il volto di Aldrovandi che è stata manganellata perchè insisteva per passare e portata in ospedale. Poi una prima carica contro manifestanti che tentavano di aggirare lo schieramento ha rivelato probabilmente la difficoltà di ottenere il risultato “ordinato”, e la seguente apertura della strada ha avuto il risultato di lasciare il Pd a contatto con i No Tav. Un Pd ridotto ai minimi termini, una cinquantina di personaggi di apparato scortati da Servizio d’Ordine privato, ha percorso metà via Po sommerso da fischi, insulti e slogan di “Vergogna, vergogna!” e quasi inglobati dal flusso di bandiere col treno crociato. Qualche alterco e un ragazzo ferito con una cinghiata in faccia da un cane da guardia del Pd.

Imboccata via Roma, sembrava ormai che la situazione restasse tranquilla ma ecco che dalla solita traversa sbucano i drappelli antisommossa che tagliano malamente la folla per chiudere nuovamente il passaggio e si trovano attorniati davanti, di lato e dietro. Pessima manovra che li costringe a caricare in più direzioni facendo diversi feriti tra cui il consigliere comunale Cinque Stelle Damiano Caretto e l’ avvocato Gianluca Vitale dei Giuristi Democratici che monitorava da vicino quanto stava accadendo. E’ atteso un comunicato. Vedo un ragazzo malmenato e trascinato sanguinante da due Digos verso i blindati in via Principe Amedeo. La prova della premeditazione dell’aggressione è la postazione per riprese video su un balcone soprastante. Era previsto che li dovesse accadere.

La pressione e la rabbia della folla eterogenea che assisteva alla scena costringeva infine i reparti ad arretrare in confusione e a ritrarsi nelle vie laterali e il corteo poteva arrivare in una piazza San Carlo abbandonata in tutta fretta dai sindacalisti e dalla sparuta pattuglia di Pd che si dissolveva in tempo record.

A dare retta a Tgr e Repubblica, la colpa dei manifestanti è di avere voluto raggiungere la piazza prima della fine dei comizi sindacali.

Al cronista di tanta vergogna restano da fare solo amari commenti:

  1. Chi ha annunciato e voluto gli incidenti è una sfilza di burocrati sindacali che dichiarano apertamente che il Primo Maggio è cosa loro. Che chiedono alla questura di ritardare l’ingresso in piazza dello spezzone sociale fino alla conclusione dei loro frettolosi comizi. Sindacati vecchi che rappresentano solo più vecchi e pensionati e che rifuggono dalle realtà di lavoro che loro non controllano: come i riders che hanno fatto un flash mob in via Roma prima dell’arrivo del corteo, come i lavoratori della logistica rappresentati dal SiCobas che hanno sfilato numerosi in Barriera di Milano, la Cub, la Usb, i tanti precari senza rappresentanza.

Sindacati che ormai non riescono a portare in piazza più di duemila persone. Che non sia giunta l’ora di lasciarli nel loro brodo e pensare a un Primo Maggio veramente rappresentativo delle nuove complessità sociali?

  1. Chi è complice è il Pd, o quel relitto di partito che è rimasto, che ha sollecitato (v. La Stampa del 30 aprile) e sottoscritto l’aggressione poliziesca;
  2. Anche la sindaca Appendino ha dimostrato una buona dose di complicità facendo finta di non sapere cosa stava accadendo, e marcando sempre più la propria distanza dai suoi stessi consiglieri per accompagnarsi con le peggiori compagnie. Destino politico segnato.
  3. La questura da anni si propone come guardia pretoriana di un Pd ormai estraneo ad ogni ruolo sociale e sempre più affogato nella melma indistinta della propria identità. Viene alla memoria il caso delle schedature Fiat. Si saprà un giorno quali legami la questura, in particolare la Digos, ha stretto negli anni del Tav con il Pd? (F.S. 1.5.2019)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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