L’Ondina Si Tav è la maggioranza silenziosa di sempre

Mezzo flop della manifestazione pro Tav. Ma il peggio non sono i numeri, è la qualità di quella folla.

di Fabrizio Salmoni

Giornata campale per le forze del Tav. Dopo due settimane di una campagna mediatica senza precedenti negli ultimi quarant’anni, i promotori davano i numeri già prima dell’oggi fatidico: la seconda “marcia dei quarantamila”, 100.000 adesioni sui due appelli postati in rete, quello delle “sette bellezze” sedicenti apartitiche e quello dell’ex Forza Italia Giachino (quello che vaneggia di Via della Seta...), attese almeno 40.000 persone, no: 50.000, e via sognando a occhi aperti. Si elencavano le adesioni: naturalmente tutte le sigle degli industriali, i partiti sconfitti alle elezioni (più la Lega) le corporazioni cittadine, il sindacatino trilaterale degli edili, l’ordine degli architetti contestato da dentro e da fuori per la scelta pro Tav, e poco d’altro. Niente Università, niente Cgil-Fiom, niente Ordine degli Ingegneri, niente tanti altri.

Siamo andati a vedere e l’Onda si è rivelata nel suo bluff, un bluff che continua sulle pagine web de La Stampa con numeri prevedibilmente falsi (30.000) e titoli trionfali. State tranquilli, non è cosi. Quella mezza piazza piena è stata da sempre omologata per 5/6000 persone. C’era poi un ricambio continuo dalle tre vie principali, molti sembravano arrivare, fermarsi dieci minuti (c’era un pessimo audio, incomprensibile se non si andava sotto il palco) e continuare la passeggiata per una valutazione di altri 2/3000 per un’ora di manifestazione (da non confondere con il pubblico sgranocchiante di Cioccolatò che debordava sulla piazza). Un totale approssimativo quindi di meno di 10.000 persone. Si può definire un mezzo flop? Vedete voi.

 Il colpo d’occhio    

Ma quello che colpiva era la cornice e la qualità di quella folla. Come era stato convenuto, niente bandiere di partito ma tanti segni di riconoscimento: bandiere sabaude, bandiere del Piemonte, simboli e striscioni identitari (“TorineSi”), bandiere italiane, cartelli Si Tav, Si Torino, foulard tricolori. Un pubblico che rivendicava non tanto il Tav quanto “il progresso” e la crescita della città, una qualità di pubblico che va oltre le categorie elencate nel post della consigliera 5 Stelle Viviana Ferrero: madame impellicciate, piccola e media borghesia che fa del soldo un’ideologia prioritaria, che si sottomette a vuoti slogan parapatriottici per contrastare i temi sociali della collettività, che identifica i propri interessi con quelli dei ricchi e potenti in una rincorsa che non finisce mai; poi tanti pensionati “per bene” di quelli che “c’è sempre qualcosa che non va“, barbottoni e rancorosi con chi pensano impedisca loro una vecchiaia tranquilla (i 5 Stelle, i No Tav, i centri sociali, sicuramente gli immigrati, ecc.); c’erano vecchie facce degli apparati di partito (avvistato anche Ferrentino), con i più slandri sindacalisti; e poi c’erano i fascisti: Casa Pound, Forza Nuova, il Fuan che raccoglieva firme per il fantomatico referendum suggerito da Chiamparino.

 I fascisti del Fuan (adesivo sul megafono) 

Insomma, una folla come quelle che i cileni prima del golpe definivano “momios”, mummie sociali, pronte ad ogni avventura che li sbarazzasse dalle forze progressiste, una turba culturalmente parafascista, disinformata, ideologica, che si oppone ai cambiamenti, che canta a squarciagola l’inno nazionale e che applaude entusiasta l’invito degli oratori a solidarizzare con poliziotti e carabinieri. Legge, ordine, patria, Piemonte e Tav. Gran brutti segni, in prospettiva politica, aizzati da giornali e media irresponsabili

Una folla che negli anni Settanta si ritrovava nello schieramento che andava dai democristiani ai fascisti di Almirante ma che oggi, e questa è la novità più vergognosa, comprende anche un Pd disperato e i sindacatini corporativi degli edili.

 Una signora discute con i No Tav      La pagina sui quotidiani

E i No Tav? C’erano quelli torinesi, impegnati a volantinare ai margini della manifestazione e fino a Porta Susa per parlare con passanti molto più sensibili ai temi degli sprechi e dei servizi sociali, e per annunciare la contromanifestazione dell’8 dicembre a Torino.

Esco dalla piazza pensando che se questa è la base sociale dei pro Tav, la sindaca Appendino e i 5Stelle non dovrebbero preoccuparsi eccessivamente o sentirsi pressati. Se la città è polarizzata e quella di oggi è la base sociale dell’opposizione politica è il caso di accettare la sfida e attuare con coerenza e rinnovato vigore i programmi sociali promessi.

Me ne vado rimuginando dalla piazza. A due isolati di distanza su via Pietro Micca c’è un questuante con la fisarmonica che suona “Fischia il Vento“. (F.S. 10.11.2018)

   

Torino, 10 Maggio 2014. Manifestazione No Tav in piazza Castello

 

Annunci

Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to L’Ondina Si Tav è la maggioranza silenziosa di sempre

  1. Pingback: Dopo la manifestazione Si Tav. Altri elementi di riflessione | Generale Russo Venaus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...