Tav. Fermare la restaurazione dei potenti per fermare l’Opera

Furibonda campagna di Stampa e Repubblica per scatenare il più grande scontro sociale dall’occupazione della Fiat del 1980. Ora bisogna lavorare perchè l’esito sia diverso.

di Fabrizio Salmoni

Chi non l’aveva capito, forse ora potrà capire: il Tav è la madre di tutte le battaglie. Perchè è il simbolo a cui si aggrappa una classe dirigente in via di estinzione, perchè è il simbolo di un modello di sviluppo per un capitalismo straccione che non investe di suo ma vive di soldi pubblici elargiti da partiti complici, perchè   nelle modalità in cui è stato concepito e imposto (project financing e militarizzazione) è la negazione della democrazia partecipata, e infine perchè è la più grande truffa ordita contro i portafogli di TUTTI gli italiani (un’opera che sarà comunque sempre in perdita per le spese enormi di una manutenzione infinita). Per non parlare della devastazione ambientale e dei costi sociali che si prospetterebbero.

Sulla Torino-Lione, dopo l’approvazione in consiglio comunale dell’OdG che chiede al governo di fermarla, si stanno ammassando truppe per scatenare il più grande scontro sociale dopo l’occupazione della Fiat del 1980. E sarà bene non farlo finire allo stesso modo.

Le forze trainanti della restaurazione per la realizzazione di quell’Opera sono sempre le stesse: imprenditori (o “prenditori” come vengono appellati dal popolo No Tav), industriali, commercianti, ordini professionali. Contrariamente al 1980 (ed è l’elemento più significativo che dovrebbe fare riflettere chi pensa ancora di essere “di sinistra”) e coerentemente con la realtà attuale e con la nuova geografia del Potere, assieme ai partiti della destra F.I. Lega e Fratelli d’Italia con la feccia fascista che si portano dietro, i portabandiera della restaurazione sono il PD, che si dice discendente dal vecchio Pci e i sindacati corporativi degli edili. Lasciamo ai sociologi della politica spiegare come ciò sia potuto accadere, come il fronte di classe si sia spezzato, come una classe operaia sia stata sconfitta in quel 1980,e frantumata. Sta di fatto che oggi sarebbero loro a fornire la manovalanza per le avventure della reazione e i soldi non saranno loro fatti mancare. Un piccolo investimento per un malloppo di miliardi.

Ora è tempo di affermare che non dovrà più succedere.

Occorre fin d’ora darsi da fare per compattare le forze del cambiamento per contrastare i piani avversari   e impedire le prove di forza che Stampa e Repubblica stanno chiedendo con rabbia cieca, imbeccate dai loro editori e padroni. In particolare, viene perorata una riedizione della marcia dei 40.000 capi e capetti, sostenuti dalla Fiat e incontrastata dal Pci, che fermò la protesta operaia.

Per avere il Tav, tenteranno di far cadere il governo e l’amministrazione Appendino per regalarli alla Lega. E non sarebbe la stessa cosa checchè qualcuno dica che “sono tutti uguali“.

Occorre allora che i Movimenti protagonisti delle lotte sociali (No Tav, No Tap, Terzo Valico, Beni Comuni, ecc.) facciano politica, si parlino e parlino con i potenziali alleati (in primis la Cgil e la Fiom torinesi che proprio ieri hanno votato la contrarietà alla Torino-Lione), intervengano con tutti i mezzi sull’opinione pubblica e sulla controinformazione una volta di più per contrastare le bugie sulle penali, sull’irreversibilità dell’Opera, sui costi.

Occorre richiamare un Erri De Luca perchè parli agli intellettuali, gli attori e i musicisti dell’Alta Felicità perchè parlino ai ragazzi e al pubblico più ampio.

Non è più tempo per i No Tav di rinchiudersi in Valle ma si deve lavorare per portare la Valle a Torino quando sarà l’ora, come fu fatto il 10 maggio del 2014, pena un’altra sconfitta strategica. La posta in gioco è guidare il cambiamento dal basso. Cerchiamo di non perdere l’occasione di farlo per beghe personali o ideologiche. (F.S. 31.10.2018)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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