TAV. La Città di Torino chiede al governo di sospendere l’Opera

La posta in gioco è un nuovo modello di sviluppo. Ora i poteri piemontesi e i vecchi partiti preparano lo scontro sociale.

di Fabrizio Salmoni

I nodi prima o poi vengono al pettine. L’approvazione (21 voti M5S + Artesio Sinistra Unita + Montalbano indipendente) da parte del consiglio comunale di Torino dell’Ordine del Giorno che chiede al governo di sospendere i lavori della Torino-Lione a Chiomonte, di esonerare il Commissario Foietta (nominato da Renzi) e il dg di Telt Mario Virano, di destinare i fondi del Tav a infrastrutture utili per la mobilità e la sicurezza del territorio, checchè ne dicano i favorevoli al Tav sottolinea un nodo cruciale della fase politica locale e nazionale. Quel nodo si chiama Grandi Opere e, in particolare per importanza, enormità del malloppo disponibile e cruda rappresentazione degli interessi e delle forze in campo, si chiama Tav.

Più della manovra economica, che si può arrangiare con qualche formula burocratica o con la sottile dilatazione dei tempi, le Grandi Opere rivelano in modo sempre più evidente che la posta in gioco è il modello di sviluppo.

 

Foto: Viviana Ferrero e Maura Paoli firmatarie dell’Ordine del Giorno. Sotto il titolo, il vicesindaco Montanari.

 

I cittadini, gli attivisti che hanno avuto il merito con anni di resistenza e di ingiustizie subite di imporne l’importanza sul piano politico, sono riuscite al marzo di quest’anno a mandare al governo con relativo peso di voti l’unica forza che prometteva il superamento del modello attuale basato sull’indebitamento pubblico continuo tramite il finanziamento delle Grandi Opere a beneficio diretto dei privati, costruttori o concessionari o lobbies che fossero, e beneficio indiretto delle forze politiche (tutte) che li favoriscono e li rappresentano. Un sistema di potere trasversale che si fa Stato grazie al coinvolgimento dei partiti, consolidato dallo scambio soldi/voti in entrambi i sensi che favorisce la corruzione, le malversazioni, l’incancrenimento dei gangli che garantiscono flessibilità negli equilibri politici, la concorrenza, la trasparenza. In poche parole, un sistema consolidato di rapporti di interessi politici e economico-finanziari inamovibili che rendono la democrazia con il suo funzionamento un concetto virtuale.

Per questa ragione si è verificato l’imprevisto con il successo elettorale del M5S .A Torino più che mai, l’insieme dei fattori ha prodotto la giunta Appendino e la sconfitta del Pd, la vera forza politica che garantiva la conservazione e i vecchi equilibri di potere.

Nei primi cinque mesi il governo obbligato (dalle percentuali e dal Gran Rifiuto del Pd) dei 5Stelle con l’estrema destra ( Lega) si è barcamenato tra i flutti agitati dei tanti problemi trovando per massima sfortuna la disgrazia del ponte Morandi e, in rapida successione, l’Ilva e le scadenze finanziarie con Bruxelles.

E qui viene il bello perchè un Movimento ancora inesperto di governo (governa solo Comuni da pochi anni) e bombardato dai media deve misurarsi con grandi promesse, grandi programmi, e la propria limitata capacità di imporsi a una Lega che del vecchio sistema di potere è figlia esperta e che rappresenta l’anima più retriva del Paese con i suoi palesi richiami culturali al fascismo sociale. Una Lega più che mai pericolosa perchè in mancanza del sostegno della classe politica precedente, lobbies e poteri forti ad essa si rivolgono.

Lo vediamo a Torino dove i richiami palesi alla Lega (ultima speranza) da parte di Chiamparino e delle sedicenti “forze produttive” mirano a costruire un fronte di reazione ai cambiamenti, contro un timido M5S. E ieri più che mai, in consiglio comunale, è stato evidente che il problema è il modello di sviluppo: laddove gli interventi dei consiglieri Ferrero, Paoli, Sganga e del vicesindaco Montanari cercavano di spiegare i concetti-chiave della loro politica (la critica all’idea della “crescita infinita” e del “progresso” finanziato con capitali pubblici ai privati:”, l’ottimizzazione delle risorse, la destinazione dei fondi Tav al miglioramento delle strutture “utili” e alla sicurezza del territorio …) veniva opposto il rifiuto ottuso di un’opposizione trincerata nei suoi slogan (le necessarie infrastrutture, le modalità di interscambio. i collegamenti con l’Europa, l’isolamento del  Piemonte, il disastro economico incombente…). A niente sembrava servire la richiesta “al mondo pro tav” il coraggio di capire “un nuovo modello di sviluppo” (Valentina Sganga, M5S), o l’ intervento del vicesindaco Montanari (“Perseguiamo lo sviluppo, quel denaro sarà riversato sul territorio…dove erano gli imprenditori quando i governi della città precedenti tagliavano i fondi per i servizi essenziali per i cittadini?). La risposta di Dario Gallina (Unione Industriale) arriva oggi nella sua cruda schiettezza: “Ci propongono un modello di sviluppo che noi non condividiamo” (Tgr delle 14) accompagnata da una dichiarazione di guerra: “Non finisce qui, non indietreggeremo“. Ci pensa La Stampa a tradurne le intenzioni: “Presto ci saranno altre iniziative di lotta! Reagiamo a questo oltraggio!”, si pensa a una “marcia del si”, una riedizione della marcia dei 40.000 capi e capetti che nel 1980 fermò l’occupazione della Fiat, si pensa a soffiare sul fuoco dello scontro sociale per fermare il nuovo pericolo. Per fermarli probabilmente basterà non lasciare loro la piazza, come invece fece il vecchio Pci ma bisogna lavorarci fin d’ora.

E intanto che sconforto vedere sotto il Municipio quei quindici pensionati, probabilmente compensati per il disturbo, venire a farsi fotografare in prima fila con i cartelli Si Tav e le bandiere dei partiti-felloni per poi andarsene a missione compiuta, vedere i sindacati edili dalla parte degli industriali, alleanza anomala nel prefigurare un ritorno allo Stato corporativo (consola sapere che in controtendenza la Fiom torinese ha confermato la sua contrarietà alla Torino-Lione – TgLa7). E  che pena vedere il vecchio Fassino che mostra il suo cartello con espressione “Sono io ma fate finta di non vedermi”, con la sofferenza  evidente di uno che fu pluriministro e che è ora costretto dalla disciplina di partito a un gesto di protesta “da strada”, poco appropriato per un ex potente.Viale del tramonto.

Un’ultima considerazione riguarda la posizione della sindaca Appendino: dopo due anni di flirt lusinghiero con il Chiampa e i poteri forti della città, sarà ora costretta a mettersi elmo e corazza e affrontare la guerra che la attende. E’ il risultato della pressione popolare sui consiglieri più vicini ai bisogni e alle sensibilità dei cittadini ma sarà in grado di cambiare marcia e mostrare coraggio?

Ora la parola sul Tav passa al governo e sarà bene che facciano molto in fretta a decidere di fermare l’Opera prima che la situazione sul territorio si complichi ma dopo il cedimento imbarazzante sul Tap è lecito temere altrettanto o un piano B che salvi il nocciolo del problema: il tunnel di base. (F.S. 30.10.2018)

 

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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