Riti istituzionali e cambiamento

Ossessione mediatica e condizionamento dell’informazione governano la fase politica. Quanto cambiamento è possibile in questa situazione?

di Fabrizio Salmoni

E’ dura da reggere, credo, per tutti noi “normali”. Intendo, questa fase bizantina della politica istituzionale che si chiama “consultazioni”. Non tanto per la cosa in sè, perchè sono riti apparentemente necessari per la nostra tradizione di matrice democristiana quanto per l’ossesione mediatica che ce le impone e che sta toccando limiti quasi intollerabili: talk show scatenati in radio e tv che dibattono sul niente, opinionisti (sempre gli stessi a rotazione) che si intervistano a vicenda, ripetono gli stessi concetti e le stesse ipotesi che i tg hanno già indicato, gli stessi luoghi comuni che, malgrado i risultati elettorali, si sforzano di interpretare con gli stessi schemi, (la destra, la sinistra, i populisti, ecc.) e da cui non si riesce a uscire, giornalisti e fotoreporter assatanati che assediano i politici cercando di strappare loro un gemito, un apostrofo, un singulto su cui a loro volta gli opinionisti ricamano il niente. C’è da chiedersi quale logica malata ispira l’idea di “speciali” permanenti che durano ore per aspettare dichiarazioni che poi quelle sono e non di più. E’ una sorta di monomania di media che si autoalimentano nel proprio ruolo di manipolazione di un’opinione pubblica che in realtà non si fa un’opinione ma si orienta secondo quei luoghi comuni, quegli spezzoni di notizia, quei titoli che vengono reiterati all’infinito. Si chiama manipolazione e condizionamento, e ci fa interrogare sull’effettivo peso che i media esercitano anche sulla politica, condizionandola in una perversa spirale che li vede strettamente associati (e corresponsabili). Chi ha visto The Post ricorderà quando Tom Hanks enuncia uno dei principi fondanti dell’informazione “La stampa deve essere dei cittadini non del Potere” (altri tempi anche per il Washington Post…). Oggi, è il contrario ma è il suo peso condizionatorio che è aumentato cosi come gli interessi degli editori, o i legami dei direttori (che poi magari si candidano). Nessuno si salva.

Ma, sfogo a parte che credo condivisibile da molti, veniamo al punto. I piani di approccio devono essere due: la politica istituzionale e i bisogni della gente. La prima ha i suoi riti e i suoi tempi: chi si lamenta o malignamente afferma, per esempio, che il M5S “non è più quello delle origini” o è ingenuo o è strumentale. Puoi avere il programma e i valori più antagonisti che vuoi ma se intraprendi la strada istituzionale quella è la musica che devi ballare. Devi anche essere bravo e non si può dire che un Di Maio non lo sia (anche Salvini lo è nella sua grossolanità e anche B. lo era). Su quel piano sono accettabili le manfrine, il paso doble, le finte seduzioni.

Ma quello che ci deve interessare di tutto quello è il risultato finale. Tutto il resto è trash, specia se camufato da informazione. Quindi cerchiamo di capire quale soluzione della crisi ci  piacerebbe di più ( in senso relativo, si intende).

Governo M5S-Lega? Viene male a pensarci e ci si chiede come simile monstrum basato su un “contratto” di più o meno pochi punti potrebbe sopravvivere alla quotidianità. Certamente però segnerebbe un cambiamento poco piacevole per l’establishment e porterebbe a un risultato politico significativo per il bene di tutti: l’annullamento di Pd e Forza Italia. Un vero colpo di spugna sul passato. D’altra parte mi terrorizza un Salvini ministro degli Interni in un contesto (lo dicono anche le cronache) di forze dell’ordine contaminate da un sindacalismo corporativo, da atteggiamenti parafascisti e xenofobi, da diffusi comportamenti violenti. Cosa potrebbero fare se avessero più libertà di azione in nome della legge e dell’ordine?

Governo M5S -Pd? Dio ce ne scampi: riporterebbe il Pd e Renzi in un gioco che hanno perso e il M5S la pagherebbe cara in termini di consenso perchè sarebbe difficile da reggere con certi personaggi, inspiegabile agli elettori e perchè la convivenza con il Bomba e la sua Banda Bassotti inquinerebbe chiunque, quasi quanto quella con B. E’ stato un buon tentativo quello di Di Maio di cercare la spaccatura dei due fronti contrapposti e andare a tentare di governare con i resti di un Pd derenzizzato e debole più LeU e cespugli vari, ma non è riuscito.

Nei giorni scorsi, avrei puntato qualche dollaro sulla possibilità di un governo centrodestra più i renziani (infatti auspicato dal Caimano) , soluzione coerente con i principi ispiratori della legge elettorale, quella di tenere fuori dal governo i Cinque Stelle, ma Salvini conferma che col Pd non ci sta (in questo lui è coerente). Avrebbe permesso un definitivo sputtanamento del “vecchio” e in prospettiva un successo totale del M5S dopo ulteriore calvario di temporanea opposizione. Ma non tutti i mali verrebbero per nuocere. E forse il M5S all’opposizione è ancora il meglio auspicabile, anche per loro stessi.

Che soluzioni restano per un vero o simil-cambiamento? Nella situazione attuale, mi pare nessuna, grazie anche al Rosatellum (con l’Italicum avremmo avuto già un governo 5S ma…era incostituzionale). Il problema è che ci sono questioni importanti a cui bisognerebbe dare segnali diversi se non soluzione. Tutte le solite (lavoro, immigrazione, bla bla bla) ma per cambiare veramente mi sembrerebbe urgente aprire qualche canale per  argomenti come le Grandi Opere (nei vari colloqui tra M5S e altri si è mai messo nel piatto la cancellazione di Tav, Tap e simili speculazioni? Sono argomenti meno importanti degli altri?) o per qualche ragionamento su modello di sviluppo o su una politica estera compatibile con le richieste dal basso, più indipendente dalle logiche dei blocchi, più autonoma nei giudizi. C’è brutta gente che comanda nel mondo, bisognerebbe isolarla. Ma qui il discorso si fa ancora più complicato.

Insomma, il groviglio di nodi da sciogliere è enorme. Bisognerebbe cominciare con l’affrontarne qualcuno ma temo che dovremo aspettare ancora per un governo di cambiamento.(F. S. 20.4.2018)

 

 

Annunci

Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...