Fascisti: scioglierli si deve e si può

 Milano, 24 febbraio 2018 *

Condizioni storiche che si ripresentano, necessità attuali, pericoli reali. Le leggi ci sono e bisogna applicarle. L’alternativa è l’iniziativa dal basso, come negli anni Settanta.

 di  Fabrizio Salmoni

(Le fotografie delle manifestazioni di ieri a Milano sono di Bruno Marro tranne dove indicato *)

Una classe politica corrotta e impresentabile, dei media cialtroni, conformisti e complici stanno servendo a un’Italia impoverita, a un corpo sociale diviso, eticamente e culturalmente inquinato, inferocito dalla gestione fallimentare del fenomeno migratorio, il piatto avvelenato del “fascismo del nuovo millennio”. La campagna elettorale a cui Casa Pound e Forza Nuova hanno avuto concessione di partecipare sta contribuendo a diffondere la malattia con le conseguenze che si stanno manifestando nelle tante piccole e grandi situazioni locali.

Un ministro Minniti dall’inquietante pelata che prima minimizza (“…tutto sotto controllo, niente pericolo fascista…”) poi a fronte delle proteste si corregge in peggio (“La situazione è grave”), imitato nei suoi tentennamenti dal segretario del suo partito; la sua polizia che ha tra i dirigenti (vedi le promozioni dei violenti del G7), nella Digos, nei reparti antisommossa e nei suoi sindacati (v. la candidatura per la Lega di Gianni Tonelli del Sap) forti propensioni per l’estrema destra, come sempre carica e arresta gli antifascisti; una retorica mediatica che dipinge una realtà falsa e strumentale (due fazioni estreme che si scontrano come se fossero due corpi estranei e lo Stato come arbitro imparziale).  E c’è il solito coro “no alla violenza” buono per ogni occasione ma non per i suddetti reparti antisommossa che la praticano con entusiasmo sugli antifascisti (per Forza Nuova a Macerata solo qualche manganellata senza convinzione: neanche una carica…).

Da più parti (da Salvini, dai qualunquisti, dalle destre e dai loro commentatori, ecc.) si agita l’argomento furbetto che “non c’è nessuna ricostituzione del partito fascista” intendendo quello storico e quindi svincolando dalle responsabilità quello attuale.

Tra i partiti della sedicente sinistra se vogliamo escludere l’appello sonnolento di Mattarella, i pronunciamenti sono timidi e individuali. Fastidiosa l’equidistanza dei M5S che a Palermo con Di Maio e a Torino con la Appendino si unisce al coro.

Grande assente nello scenario generale è una “classe operaria” martellata e decimata dalla crisi economica, che trova rifugio nel particolarismo, nella difesa estrema del posto di lavoro e in larga misura nella xenofobia: una classe che non è classe perchè non rivendica il proprio ruolo di guida politica al cambiamento.

Quindi, non per parafrasare Minniti, direi che la situazione è veramente grave. Certo oggi non si ripropone il fascismo del fez e dell’olio di ricino ma come allora una classe politica screditata e imbelle, un fronte dei lavoratori sconfitto, diviso e con tendenza al corporativismo, un capitalismo aggressivo, un’opposizione impreparata,  un’opinione pubblica che chiede ordine, richiamano alcune delle condizioni favorevoli ad un ritorno autoritario. Gli esempi che vengono dall’estero (v. Polonia, Ungheria,,Austria, Turchia) mettono qualche apprensione. Pochi si rendono conto che un percorso che vedesse entrare in Parlamento Casa Pound concretizzerebbe un peso politico maggiore dell’estrema destra e offrirebbe a quelle forze una prospettiva di crescita e di consenso istituzionale. Chiediamoci: una futura maggioranza parlamentare di estrema destra dove porterebbe? Quali leggi razziali sull’immigrazione potrebbe varare? Quali provvedimenti ristrettivi di libertà acquisite? Quanta libertà lascerebbe alle squadracce fasciste di rinnovare le violenze contro soggetti sociali, associazioni, sindacati, singoli antifascisti, immigrati? Quanto peserebbe sull’atteggiamento di forze dell’ordine già pesantemente orientate a destra? Si vedranno di nuovo violenze squadriste con la polizia che sta a guardare? La sensazione è che la strategia sia proprio quella: inquinare gradatamente la democrazia per mirare a soluzioni future impensabili. I protagonisti li conosciamo: Casa Pound, Forza Nuova, Fratelli d’Italia e quei rimasugli fascisti che si sono riciclati con Berlusconi ma che potrebbero tornare alla loro identità perduta se lo scenario politico li soddisfacesse.

Le buone notizie vengono dal territorio, presidiato dalla “meglio gioventù” e dalla parte sana dell’Italia, quella che partecipa. Si è vista a Macerata, a Genova, a Piacenza, a Pisa, a Livorno e a Torino insieme alle sezioni  giovani dell’Anpi, insieme ai vituperati “centri sociali” cioè, se ben guardiamo, a quella minoranza di giovani che partecipano attivamente alla vita politica e sociale del Paese (ma non ci si lamenta sempre che i giovani sono apatici e passivi?), insieme a tutti i movimenti di cittadini attivi su temi specifici collegati ai beni comuni., insieme ai resti dell’estrema sinistra più o meno parlamentare che sembra riconoscersi nel “nuovo” Potere al Popolo, insieme ai nuovi sindacati di base (Usb, Si Cobas, Cub). Un fronte antifascista e costituzionale che dovrebbe riscuotere adesione e solidarietà anche dalle istituzioni se queste non fossero inquinate. Perchè l’antifascismo è difesa della Costituzione, non lo sono i reparti antisommossa.

Che fare?

In questa situazione, le cose da fare sono tante. Queste sono quelle che mi vengono in mente.

  1. Intanto, ma con poche speranze che accada e che faccia effetto, bisognerebbe che l’Anpi scrivesse una lettera aperta a tutti i media per invitarli a cambiare le loro formule informative: basta con gli opposti estremismi, il nemico è uno solo e devono prenderne atto.
  2. Bisogna incoraggiare i Comuni a non concedere spazi pubblici per la propaganda e le manifestazioni fasciste.Questo si può fare! Ci sono già sentenze a questo riguardo. La sezione TAR di Brescia per esempio ha rigettato un ricorso di Casa Pound contro il Comune per una decisione in quel senso.
  3. Urge costituire nelle città dei Comitati Unitari che includano tutte le forze antifasciste e costituzionali per assumere le iniziative più appropriate a togliere agibilità politica alle organizzazioni fasciste. Sul modello del Comitato Antifascista torinese presieduto da Guido Quazza negli anni Settanta.

Un primo passo in quella direzione l’ha compiuto recentemente il sindaco di Grugliasco (To) impegnandosi a vigilare e a promuovere iniziative insieme alla Consulta antifascista e all’Anpi locale. Va sostenuto.

  1. Bisogna riprendere il cammino interrotto: di fronte all’allargamento dello scontro, cominciano a levarsi voci a rispolverare un’antica richiesta: mettere fuori legge le organizzazioni neofasciste. L’ha cautamente espressa recentemente la Boldrini (che pure qualche responsabilità ce l’ha come terza carica dello Stato fino a poco fa. Dov’era?), l’ha esternata più energicamente Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, l’ha concretizzata il parlamentare Pd torinese Davide Mattiello con un esposto alla Procura della Repubblica. Ma il coro è ancora debole.

E’ una richiesta realistica? Ci dice di si Vito D’Ambrosio su Patria Indipendente (quindicinale dell’Anpi) che sostiene che per un combinato disposto della XII norma transitoria della Costituzione con la legge Scelba, con la modifica del 2006 alla legge Reale sulle discrinimazioni razziali e con la legge Mancino, rinforzate da sentenze costituzionali già emesse (2010) e da condanne già comminate per cortei, saluti, espressioni apologetiche (v. sentenza a Bolzano contro Casa Pound per fatti alle foibe del 10 febbraio 2009 o del 3/11/2010 a Trieste contro Forza Nuova) potrebbero già essere emessi provvedimenti  cautelari per sospendere le attività sotto inchiesta in attesa di una legge che sancisca definitivamente l’illegalità delle formazioni nazifasciste. Di più: secondo l’art. 5 della Legge Mancino la polizia giudiziaria potrebbe  procedere in casi di necessità e urgenza a perquisizioni nei luoghi dove si svolgono “attività connesse al reato”.  Necessitano dunque condanne definitive per procedere allo scioglimento e alla confisca dei beni con provvedimenti del governo come un decreto legge ma non sono necessarie condanne per provvedimenti provvisori in tal senso.

La via quindi c’è se ci fosse la volontà politica ma è significativa la dichiarazione di ieri di un Di Stefano (Casa Pound) che risponde cosi a domanda specifica “Se davvero fossimo incostituzionali avrebbero dovuto scioglierci da diversi anni…“. Ha ragione: se siamo arrivati a questo punto è colpa della politica che non l’ha fatto.

Oggi tutte le voci dell’establishment paventano un ritorno agli anni Settanta quando le forze antifasciste chiedevano lo scioglimento del Msi e si prendevano carico di impedirne propaganda e attività. Una richiesta avversata con la forza dal regime democristiano che utilizzava i fascisti per le sue trame golpiste. Furono tanti i caduti in piazza e centinaia gli arresti per fare applicare la Costituzione. Anche allora un’informazione complice diffondeva la retorica degli opposti estremismi. Se è vero che si va in quella direzione la colpa è di chi non fa niente per fermare il fascismo.

Ebbene, hanno ragione ad allarmarsi perchè quello scenario sembra in via di ricomposizione. Se di nuovo oggi si sceglierà di usare la forza, vedremo probabilmente ricrearsi le condizioni di allora con l’organizzazione dell’autodifesa nei quartieri, nelle scuole, sul territorio.

Vedremo quanti prenderanno l’impegno di chiedere la messa fuori legge di Casa Pound e Forza Nuova. Anche su quello si misurerà il giudizio ultimo sulla classe politica. Ve lo dico? Sono pessimista.(F.S. 25.2.2018)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

2 Responses to Fascisti: scioglierli si deve e si può

  1. Fabrizio Padovan says:

    Le preoccupazioni espresse nell’articolo sono e dovrebbero essere largamente condivisibili da parte di tutte le forze politiche che si riconoscono nei valori fondanti la Costituzione. Siccome si è rottamato tutto, in parte anche a ragione, comprese le ideologie dei partiti, non solo di ispirazione marxista o comunque socialista, che avversavano i rigurgiti nazifascisti, questi sono i risultati. Non si aspetti a reagire, per favore, di essere sotto la cappa di un regime franchista o alla turca. A mio personale avviso è già tardi per farlo, perché non interessa a molti, in quanto, come dice Fabrizio Salmoni, i partiti rinunciano ad avere un ruolo guida di un agglomerato sociale, preferendo perdersi in giochetti di basso cabotaggio, che comunque li porterà a perdere la partita. Non spiace per loro, per noi sì.

  2. Danilo says:

    Concordo con l’articolo di Fabrizio Salmoni. Concordo e lo sottoscrivo. Vorrei aggiungere comunque qualche considerazione: non si tratta solo dei partiti e dei loro esponenti che sembrano non ben comprendere la situazione . C’è anche tutta la società civile che su questo tema non ha ben chiara la situazione. Al di la della appartenenza un partito o altro.
    Io vivo a Como e troppo spesso mi sento dire , quando parlo di antifascismo e di Anpi ( proprio oggi leggo una lettera al giornale locale di un cittadino che si chiede perché l’anpi cè dato che l partigiani sono morti o ne rimangono pochissimi) ma perché parlate ancora di fatti avvenuti oltre 70 anni fa, questo non è più il tempo. Anzi in una occasione siamo stati indicati come Anpi responsabili di eventuali situazioni se cercavamo di impedire a fascisti di Forza nuova di venire a “onorare” i morti a Dongo ( i gerarchi fucilati il 28 aprile 1945). Lasciateli stare vengono e vanno ci hanno detto gli amministratori locali.
    Ma noi ( anpi e altri cittadini ci saremo per denunciare questa situazione).

    Forse i cittadini italiani ( e tutti in modo trasversale) stanno sottovalutando la pericolosità del momento prima sociale poi politico.

    Il fatto che la vecchia sinistra , ora diventata piccola e media e grande borghesia piu’ o meno benestante, abbia esaurita la sua forza propulsiva fatta di valori come l’uguaglianza, la solidarietà … sembra diventare cieca di fronte ai gravissimi problemi sociali , di lavoro di ambiente. Sembra nazi che i nemici, i provocatori siano gli antifascisti i centri sociali.

    Fabrizio ha indicato delle proposte su cui lavorare. Cominciamo a ragionare. e facciamo girare questi ragionamenti, creiamo delle reti di comunicazione e relazione.

    Una ultuima segnalazione: l’anpi di Dongo e dele Centro e basso lago assiema a tutta l’anpi e a tantissime/i antifascisti /e si sta muovendo per delle importanti iniziative dal 25 al 29 aprile . Seguitele.

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