Cristoforo Colombo e un mare di sciocchezze

L’ipocrisia del politically correct di qua e di là dell’ Atlantico chiama a “condannare” Cristoforo Colombo per gli eventi storici che hanno portato alla definizione della nazione Americana. E’ una “sinistra” perdente che promuove processi per non processare se stessa. Il valore dell’indipendenza del pensiero.

di Fabrizio Salmoni

Sono sempre stato un sostenitore, nel pensiero e nei fatti della mia vita, dell’indipendenza di giudizio: un’arma formidabile, insieme alla cultura, per l’emancipazione individuale e collettiva. L’indipendenza della mente permette di distinguere buona parte delle verità oggettive dal flusso di immondizia mediatica e ideologica che ci frastorna quotidianamente, permette di leggere tra le righe, di capire quali e quante balle ci raccontano, di avere un proficuo approccio all’interpretazione della realtà.

Questa del “perfido Colombo” schiavista, assassino ecc. è l’ennesima bufala del politically correct, un espediente della “sinistra” parolaia per coprire vuoti di conoscenza e di analisi, per perpetuare il predominio dell’opinione ingessata e delle idee vacue sul bisogno di capire e studiare la realtà, passata, presente e futura. Una necessità di armare le coscienze con la fuffa e spronarle a non affrontare le onnipresenti contraddizioni della storia dell’umanità. Anche a scapito delle ragioni di lottare, perchè “chi pensa di sinistra” può sentirsi appagato di quella effimera identità culturale nutrita di stereotipi e ritenere che basti il senso di appartenenza e un voto ogni tanto per stare in pace con se stessi.

Cosi, per esempio, si è incasellata da tempo l’America, o meglio gli Usa, che alle orecchie dell’ignorante è sempre e tutta cattiva, imperialista, ecc. ecc. a partire dall’istituzione della schiavitù come primo peccato originale, e ora dall’arrivo di Colombo. Per non parlare delle guerre indiane e del cosiddetto genocidio dei nativi americani.

Il primo trucco è quello di decontestualizzare i fatti, il secondo quello di giudicare la storia con i nostri criteri etici.

Serve a qualcosa ignorare che la pratica della schiavitù è antica come la storia della civiltà ma che col progredire della stessa, dove è progredita, si è andata progressivamente estinguendo, per mille rtagioni spesso legate a contingenze locali? Serve sapere che la consuetudine di porre in schiavitù i prigionieri di guerra fu continuata e rafforzata dopo le Crociate da cristiani e musulmani? Che furono turchi, genovesi, veneziani e fiorentini , siciliani, provenzali, aragonesi a farne commercio nel Medioevo? Che furono i portoghesi a introdurre nella penisola iberica gli schiavi fin dal 1442 e in seguito nelle colonie del Sud America?

La morale europea dell’epoca considerava il commercio degli schiavi alla stregua di quello di qualsiasi altra merce pregiata. Deve stupire allora che Colombo promettesse ai sovrani di Spagna spezie, oro e schiavi?

Gioverebbe anche sapere che i negrieri (che la morale del tempo considerava dei normali mercanti) acquistavano gli schiavi dai capitribù africani i quali vendevano i loro prigionieri di guerra, le vittime delle razzie, spesso i loro stessi sudditi.

I portoghesi stessi furono poi soppiantati da francesi, olandesi e inglesi che introdussero gli schiavi nelle colonie del nuovo continente, nord e sud, prima ancora che le colonie vincessero la propria indipendenza e diventassero nazione. Gli yankees (nel senso degli americani del Nord), popolo di mercanti e navigatori, si buttarono a capofitto nella tratta realizzando profitti colossali; i puritani del New England consideravano la schiavitù come un dono di Dio per gli eletti. Certo ci fu un processo di classe che condusse alla graduale estinzione della schiavitù nel Nord e cioè il rifiuto dei lavoratori bianchi di avere concorrenza nella manodopera. Lo scriveva John Adams: “…Se i proprietari avessero ottenuto per legge il permesso di ottenere schiavi, il popolo avrebbe messo a morte i negri e forse anche i loro padroni…” Sappiamo come la guerra civile portò all’abolizione della schiavitù anche nel Sud al costo di 800.000 morti: il peccato originale fu lavato per mano dei peccatori stessi ad un prezzo terribile.

La bufala di Colombo cattivo fa il paio con quella che gli attribuisce nientemeno che la colpa di essere responsabile del “genocidio” dei nativi americani. Si può in coscienza attribuirgli le colpe di Pizarro, Cortez, prima di tutti e , molto dopo, di Sheridan (quello che disse che l’unico indiano buono era quello morto) di Custer, di Chivington, di Sherman, di Mackenzie? Si può ignorare che gli europei non furono che una delle tante ondate di popoli migranti che per migliaia di anni erano andate rovesciandosi sul doppio continente americano, sopraffacendosi,, talora sterminandosi, talvolta fondendosi, in arrivo da est e da ovest (Bering)?

E’ un esercizio di pessima retorica parlare di “genocidio” da parte dei cattivi bianchi in prima battuta perchè genocidio fu più quello perpetrato dagli spagnoli in centro e sud america che non quello a nord del Rio Grande. Le cosiddette guerre indiane si caratterizarono più per l’inganno, la prepotenza e il sopruso del più forte che per il numero di morti in battaglia. Ci furono i massacri di Sand Creek, del Washita e di Wounded Knee ma furono più le malattie, i liquori , le alleanze sbagliate, ma soprattutto gli odi tribali e la strage dei bisonti che non le operazioni miltari a spianare la strada sulla frontiera americana. Capitan Jack, Toro Seduto, Cavallo Pazzo, furono traditi o uccisi dai loro uomini; i Crow facevano da guide per Custer contro i Sioux, i Comanche combattevano i Pawnees e odiavano gli Apache, gli Hopi ancora oggi sono “circondati” dai Navajo che li hanno ghettizzati. I Cherockee e i Creek, deportati da Jackson nel Territorio Indiano (odierno Oklahoma) divennero proprietari di schiavi neri e una parte di loro combattè per la Confederazione sudista; i Comanche rapivano donne e bambini, bianchi e di altre tribù, e li utilizzavano come schiavi per sopprimerli o rivenderli ai comancheros se non si rendevano utili. Insomma, il cosiddetto “genocidio” non fu che il compiersi di un inevitabile e drammatico processo storico che vide prevalere la civiltà più forte, più avanzata tecnologicamente, più ricca, più organizzata.

La storia dell’ umanità è molto complicata. La si può intepretare con l’analisi di classe, si possono attribuire responsabilità politiche a chi le aveva ma non è accettabile l’attribuzione di colpe storiche ai singoli. E sappiamo troppo bene che la politica non si abbina all’etica.

E allora come si può banalizzare la storia in questo modo becero?  In Europa come in America, le forze di progresso dovrebbero studiare la storia, svincolarsi dalle banalità ideologiche, lasciar stare i monumenti e dedicarsi a capire e affrontare con mente libera da stereotipi i difficilissimi problemi che oggi ci sovrastano. (F.S. 12.10.2017)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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