Torino. Caccia ai colpevoli

        

La retorica del dopo-incidenti e le vere responsabilità.

di Fabrizio Salmoni

Non c’è stato bisogno di aspettare le relazione della sindaca in Sala Rossa e i successivi interventi per farsi un’ idea delle responsabilità, quelle vere, degli incidenti di piazza San Carlo. Per la contingenza, bastava leggere i primi rapporti per cestinare mentalmente lamentele (abituali) e pretestuosità varie: le vie di sicurezza (in una piazza che ha sempre ospitato folle più o meno tumultuose, dalle precedenti feste-scudetto, ai Primi Maggio, alla festa appena chiusa di Torino Sette, ai concerti di Capodanno, ecc.); le intrusioni dei venditori abusivi di bottiglie in vetro, denunciate a suo tempo persino dagli attivisti del Gabrio, e soggetti a un’ordinanza “permanente” irregolare per la Consulta (che però non è mai intervenuta sulle ordinanze a raffica imposte ai valsusini per impedire avvicinamenti al cantiere Tav); la logistica e i controlli inadeguati (per cui è sotto accusa il neoquestore Sanna (quello che ha inaugurato il suo incarico con “la passeggiata” in Val Susa). A differenza di occasioni precedenti, per l’evento di sabato non si è neanche riunito preventivamente il Comitato interforze di Sicurezza, un sodalizio che fa solo guai, che si riunisca o no (vedi anche l’aggressione poliziesca del Primo Maggio scorso).

Media e scribacchini si affannano ad attribuire la colpa dei fatti al terrorismo, alla psicosi da esso causata, alla vicinanza con i fatti di Manchester, con una straordinaria piroetta di causa-effetto. Ora, tenendo presente che finora, facendo i dovuti scongiuri, non si sono verificati fatti di terrorismo rilevanti in Italia tali da giustificare la suddetta psicosi, al cittadino comune basterebbero poche riflessioni per darsi delle spiegazioni e “trovare i colpevoli”di fatti come quelli di Torino.

  1. Da anni ormai il “terrorismo” è stato introdotto dai media e dalla politica internazionali, con i suoi annessi e connessi, nella mente collettiva. E’, fin da prima dell’11 settembre, il sostituto designato del nemico storico Urss. Diventa da allora l’antagonista globale assoluto in quella che viene definita “guerra asimmetrica”, nel senso di non convenzionale. Ma soprattutto il termine viene su scala crescente attribuito sempre più indiscriminatamente a chiunque o qualsiasi forza non sia riconosciuta dai poteri costituiti. Grossolana e spudorata la famosa “lista nera” degli americani in cui si aggiungono o si tolgono le componenti a seconda delle convenienze contingenti.

Accostato liberamente al termine “violenza”, il “terrorismo” diventa binomio inscindibile nella becera prosa mediatica e politica al punto che diventa definibile come atto terroristico anche solo il lancio di una pietra durante uno scontro di piazza o “ogni atto che tende ad impedire allo Stato di perseguire le proprie decisioni” (la tesi dei pm torinesi contro gli anarchici processati per aver incendiato un macchinario nel cantiere/fortino Tav di Chiomonte). Nel nostro piccolo, per inciso, è illuminante che il team della Procura di Torino organizzato dal democratico Caselli per perseguire la protesta valsusina abbia la dicitura “Terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, reati in occasione di manifestazioni pubbliche“. L’equazione è servita e proposta come modello.

Paradossalmente, e direi alquanto ironicamente, l’accusa di terrorismo è oggi diventata una palla che ci si scambia incontrollatamente e a vanvera: tutti ormai, Stati o non Stati, se la scambiano agevolmente e fanno a gara per chi è meno terrorista dell’altro. “La colpa” sta sfuggendo di mano, se non per l’utilità mediatica che se ne fa. E’ diventata, come si suol dire, virale.

  1. In questo quadro desolante, la responsabilità dei media, vergognosamente asserviti ai legami politici dei loro editori e ai disegni della politica transnazionale nel creare disinformazione, psicosi e panico con la retorica del terrorismo risulta ormai del tutto evidente per chi la volesse cogliere. Per non parlare del conformismo e delle faziosità dei singoli giornalisti quando non di vera e propria adesione politica ai progetti dell’elite globale (v. i giornalisti/editorialisti italiani partecipanti ai summit di Bilderberg e Trilateral come Gruber, Riotta, Dassù, solo per citarne tre). E’ in malafede chi agita il diritto/dovere all’informazione perchè qualunque operatore della comunicazione sa che c’è modo e modo di fare i titoli, di usare il linguaggio, di dare priorità e evidenze, di decidere i tagli, di scegliere i filmati, di usare acriticamente le veline, di escludere le voci alternative, di reiterare all’infinito le stesse parole, le stesse notizie. Ricordo la clamorosa manipolazione dei media americani a sostegno delle intenzioni belliche contro Saddam: in quei mesi la locuzione “armi di distruzioni di massa” veniva ripetuta incessantemente, ossessivamente, finchè un’opinione pubblica stordita non acconsenti o addirittura richiese la guerra che oggi risulta uno dei più gravi errori e inganni della loro storia. E purtroppo anche della nostra.
  2. L’insopportabile vittimismo ipocrita per cui noi siamo le vittime innocenti dei cattivi quando la cosiddetta “comunità internazionale”, cioè noi e i governi che eleggiamo, fa più di 300 vittime civili al giorno in Medio Oriente (secondo le ultime stime degli osservatori). E’ vero, siamo in guerra ma l’abbiamo causata noi, la stiamo conducendo spietatamente e con grande sproporzione di mezzi, stiamo negando istanze di giustizia e sopravvivenza a un’enorme comunità politico-spirituale multiforme e “diversa”, che ci piaccia o no, e non possiamo pensare che le conseguenze non ci investano. Ne siamo tutti responsabili perchè questi nostri governi ce li siamo voluti e votati e perchè ne accettiamo le menzogne. Sta a noi cambiarli e cambiare noi stessi sapendo che se rimarremo nell’ottica in cui ci siamo messi ci aspettano anni anche peggiori.
  3. Basterebbe rendersi conto di come la cattiva politica usa il terrore del terrorismo per giustificare i propri atti e per militarizzare sempre più la nostra società. La Francia è in stato di emergenza permanente dopo il Bataclan, il Regno Unito ora si sta adeguando, si moltiplicano i mezzi di controllo sul corpo sociale: aumentano i militari in Ordine Pubblico (oggi li offre per l’Italia la ministra Pinotti), aumentano i corpi speciali, i poliziotti, le agenzie di intelligence e sicurezza (anche quelle non ufficiali), aumentano le telecamere nelle città, le tecnologie di indagine e delle armi. Le società si stanno militarizzando e cosi facendo militarizzano il controllo sociale e nascondono la Verità delle cose. In Francia, i movimenti di opposizione denunciano che lo stato d’emergenza soffoca ogni protesta e la polizia, in mancanza quotidiana di terroristi, interviene duramente sulle proteste di piazza. In Italia, la psicosi indotta, dà i suoi frutti politici: le forze dell’ordine sono prime nella classifica della “fiducia popolare”. Dovunque le spinte di destra si fanno sempre più evidenti.

E’ un’atmosfera mefitica che sta inquinando la democrazia e la vita quotidiana per conto delle forze che perseguono il controllo mondiale sui processi di accumulo dei profitti e sulle pulsioni libertarie e di giustizia sociale dei popoli. Sono convinto che per raddrizzare il timone bisognerebbe riconoscere il diritto di uno Stato alla comunità islamica sunnita e raddrizzare i vari torti prima di tutto in Medio Oriente a palestinesi e curdi, fermare le guerre occidentali li e in Afghanistan (v. https://mavericknews.wordpress.com/2017/04/12/ragionare-sui-venti-di-guerra/), sbarazzarsi di regimi impopolari che stiamo sostenendo attrezzandosi di idee per governare i rivolgimenti politici che seguirebbero.

In questo quadro, i fatti di Torino sono uno spiacevole “effetto collaterale” e, a ben guardare, i colpevoli sono evidenti. (F.S. 8.6.2017)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...