Ragionare sui venti di guerra

I giochi sporchi delle potenze e del potere finanziario transnazionale stanno creando con l’appoggio dei media condizioni inaccettabili per l’umanità. Dal buon senso, qualche ragionamento di politica estera per capire cosa vogliamo.

di Fabrizio Salmoni

La situazione è brutta e confusa. Ce ne rendiamo conto ogni giorno di più. E’ chiaramente in corso un build-up di forza militare su tutti gli scacchieri. E’ il caso di elencare? La confrontation nel Pacifico tra Usa e Cina per la supremazia commerciale vede la Corea del Nord come obiettivo più facile da liquidare per dirimere ogni contrasto; la guerra in Afghanistan che Usa, Nato e alleati stanno perdendo e già si parla di trattative con i taleban, cioè ritorno al punto di partenza dopo sedici anni di nutrimento per le industrie delle armi e decine di migliaia di morti (afghani); e quella melma medio orientale dove si sommano tutte le conseguenze epocali del colonialismo occidentale e tutte le schifezze che passano sotto i nomi di “ragione di stato” e “sfere di influenza”. Un intreccio di interessi “nazionali” che sono più interessi di gruppi di potere economico e finanziario che dei cittadini del mondo. Su tutto il terrorismo islamico che ci martella in Europa e ci permette di fare la parte delle vittime.

Come se non bastasse, negli Usa c’è un presidente-maverick della politica con la sua imprevidibilità, il suo avventurismo e la sua pericolosità intrinseca che sembra manovrare su basi ideologiche contro la globalizzazione in nome di un isolazionismo strumentale ma che in realtà applica ricette personali e riporta le lancette della politica americana su un livello di interventismo a tutto campo che Obama aveva attenuato con il risultato di perdere la credibilità del protagonista forte. E c’è infine l’elemento destabilizzante per tutto l’Occidente che è l’immigrazione infinita.

E’ evidente nel nostro corpo sociale uno sconcerto che è confusione massima su cause e d effetti, che è paura paralizzante per qualsiasi capacità di giudizio,. Lo tocca con mano chiunque ha un’attività o una pratica nel sociale. Ad alimentare ignoranza, xenofobia e tendenza a chiudersi in se stessi delegando a chissà chi più in alto qualche soluzione ci si mettono d’ impegno i mezzi di informazione che dimostrano ogni giorno la propria miseria intellettuale e professionale, sparando nell’etere le veline del potere, qualsiasi potere, dando loro veste di verità unica. Un po’ per gli  interessi del proprio editore, un po’ per conformismo, un po’ tanto per cialtroneria professionale. Sono tempi in cui la disinformazione la fa da padrona: non è solo lo spacciare le veline del potere per verità, è anche scegliere quali notizie dare e quali tacere, quali evidenziare e quali sminuire, l’ usare titoli truffaldini, la posizione delle notizie nei titoli o nelle pagine (pensate alle notizie sull’inchiesta Consip sempre in pagine e trafiletti interni mentre si dedicano prime pagine alle polizze della Raggi), l’utilizzo di categorie  mediatiche come “antagonisti”, “black block”, “i tagliagole”, “i violenti”,  “i populisti” (che sono tutti quelli che sono opposizione ma non Renzi che prometteva di guarire il cancro se si fosse votato si al referendum…) ecc., aggettivi e prefissi non necessari e anzi  decisamente orientativi  come “il sedicente” (stato islamico), “il cosiddetto” ecc. per tutto quanto non si deve far riconoscere come realtà (Mentana è inutile che si offenda perchè anche il suo Tg fa come gli altri).

L’affidarsi ai media per fare propri i loro giudizi e delegare ai politicanti verità e soluzioni sta avendo effetti disastrosi sull’opinione pubblica che viene indotta a pensare in modo univoco e a differenziarsi solo sulle soluzioni facili, tipiche della destra, per via esclusivamente emotiva.

In questo quadro, gli approcci “tradizionali” sembrano gli unici a cui fare riferimento ma non sono in grado di risolvere alcunchè:

  1. quello “cosiddetto” realistico/pragmatico dei tecnocrati e dei think tanks internazionali per cui le crisi si affrontano secondo le leggi della forza e gli assunti di un diritto cangiante di volta in volta (vedi il “non si attacca uno Stato sovrano” , che chissenefrega finchè non lo fanno “gli altri”);
  2. l’approccio pacifista, di matrice cattolico/spirituale che si traduce in parole d’ordine di aria fritta: pace, disarmo universale, che rivelano un’impotenza totale e di fatto, nel mare magnum della complessa realtà in Terra
  3. l’approccio altrettanto ideologico di quelli che “solo con le lotte”, obbligatoriamente di lunga durata, si vince sui “cattivi”. Si, forse nel piccolo ma su grande scala?

Trump o Putin? Sovranisti o populisti? Sunniti o sciiti? La verità è che il cittadino non ha i mezzi e le informazioni per sviluppare una propria opinione critica e indipendente. E’ soggetto alla disinformazione di cui sopra che appiattisce  l’opinione su soluzioni preconfezionate e ripetitive nel tempo. Confesso quindi la mia inadeguatezza a governare il pianeta ma vi dico, fuori dall’ingenuità,  cosa mi sembrerebbe giusto che un governo perseguisse in politica estera a partire dal Medio Oriente, che è il nodo principale di tutti i guai, per riportare un po’ di giustizia e di tranquillità (almeno fino alla prossima crisi):

  1. Accettare uno Stato sunnita (califfato o comunque vogliano chiamarlo) con cui relazionarsi come con qualsiasi altro (quelli sciiti ci sono già, l’Iraq e l’Iran) perchè è necessario per la tutela della Umma sunnita, perchè il jihadismo sunnita è usato per ricattarci, per militarizzare la società, per instaurare un controllo capillare sul territorio (video, droni, polizie), per estendere gli spazi di segretezza a discapito di verità e trasparenza, per spostare a destra le opinioni pubbliche, per giustificare l’incapacità a gestire il fenomeno immigrazione che semmai è già gestito da anni dalla speculazione combinata di mafie e organizzazioni dell’assistenza di ogni colore. Guardiamo il paradosso: come è possibile che un Califfato che dispone di qualche decina di migliaia di armati leggeri, senza aviazione, senza marina, senza artiglieria di peso e divisioni corazzate, sia assurto a nemico mondiale e non si riesca a sconfiggere neanche col concorso delle massime potenze? Quale prospettiva di minaccia può costituire se neanche la Cina è valutata all’altezza di vincere un confrontto militare? Quale reale necessità c’è di “distruggere l’Isis” quando basterebbe prendere atto del problema geopolitico che pone e affrontarlo nelle sedi più opportune? Ci devono essere motivazioni diverse che riguardano interessi incrociati a mantenere attiva la minaccia terroristica. E a contenerne l’eventuale aggressività si potrà provvedere con una sperimentata politica di deterrenza. Ha funzionato con l’Urss, perchè non dovrebbe funzionare con un Califfato? E non si mesti nella demagogia agitando la crudeltà e l’ “inciviltà” dei jihadisti: abbiamo creato e tollerato regimi molto peggiori in materia di crimini, torture, esecuzioni. Ragioniamo con la nostra testa.
  2. Definire uno Stato curdo, perchè è dovuto da tempo a un popolo che ha subito ingiustizie e massacri e ha riscattato la propria dignità con le proprie forze.
  3. Far cessare l’occupazione militare israeliana e creare uno Stato unico ebraico/palestinese democratico, non confessionale e interetnico perchè è diventato ormai intollerabile quel residuo bubbone colonialista gestito da una classe politica di estrema destra, razzista e religiosamente fanatica che destabilizza con arroganza tutta la regione circostante, tiene in ostaggio l’opinione pubblica mondiale ed è fattore permanente di guerra e ingiustizia; le anime buone ci spiegano da anni che la contaminazione etnica è bella e positiva, che non piace l’Iran perchè è uno Stato confessionale fondamentalista e allora non si capisce perchè quegli standard di giudizio non si applichino a Israele, o meglio lo si capisce solo in un’ottica di proiezione di potenza e controllo geopolitico.
  4. Liquidare gli Assad e gli Al Sisi perchè i loro stessi popoli non li vogliono e perchè mantengono il potere solo col sangue e con l’appoggio internazionale. Rimane un Erdogan, personaggio analogo, che nessuno ama ma che in uno scenario strategico diverso potrebbe (e dovrebbe) essere ridimensionato se non indebolito e reso “expendable”.
  5. Andarsene dall’Afghanistan. Perchè la guerra è perduta (lo dicono e lo scrivono ormai apertamente) e lasciare che gli afghani si facciano i loro governi o le loro rivoluzioni. Una nazione devastata non potrà mai essere un pericolo per nessuno.

Un libro dei sogni? Per come vanno oggi le cose si ma di realistico buon senso. Esiziale sarebbe la sostituzione della attuale classe politica europea  ignorante, corrotta e senza vergogna, serva del potere finanziario transnazionale, con una nuova e consapevole, dotata di visione strategica. Le implicazioni economiche? Si riaggiusterebbero, come hanno sempre fatto, nella diversa realtà (anche un Califfato dovrebbe fare accordi commerciali per sopravvivere). E forse si potrà vivere tutti un po’ meglio. (F.S. 11.4.2017)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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