Addio a Margherita, custode di memorie

margherita2Ci sono persone che stanno nel cuore di ciascuno di noi più di altre che apparentemente hanno stessi meriti o ruoli simili. Persone che per carattere o umanità o coerenza o lucidità di pensiero si pongono involontariamente come punti di riferimento per chi a un certo punto della vita ha smarrito la strada o il filo conduttore di un proprio percorso. Margherita D’Amico era una di queste persone per i rimasti e i sopravvissuti alla grande esperienza politica di Lotta Continua. O  almeno per una parte di quelli. Quelli che non hanno salutato con gioia la liberazione dalla militanza, quelli che hanno sentito la sconfitta sulla loro pelle, quelli che non lottavano perchè era di moda o una via per esteriorizzare il proprio edonismo, quelli che per estrazione sociale e ruolo di classe avevano da perdere più di altri con la dissoluzione, con il cosiddetto “terremoto”; quelli che in fondo rischiavano più di tutti per difendere fisicamente gli spazi conquistati al contropotere. A tutti quelli soprattutto, Margherita si è offerta fino all’ultimo per riflettere insieme, per ragionare sul passato e trovare un senso al presente, per ricevere e ridistribuire ricordi, per mantenere vivi memoria e orgoglio. Conosceva tutti e tutto dei militanti torinesi, le storie, le qualità e le debolezze, anche i lati del carattere criticabili (e li diceva all’interessato), ma la sua lettura delle persone era sempre in funzione delle rispettive scelte politiche.

Le si andava a parlare anche per capire quello che non si era capito al momento in cui sarebbe stato utile perchè lei sapeva di più: era stata per anni in segreteria, aveva svolto mille incarichi di fiducia aveva raccolto confidenze e voci di corridoio, le avevano affidato documenti e archivi perchè fossero sicuri, e quindi sapeva. Da lei, poco dopo lo scioglimento di Lc, ho ricevuto l’archivio del Pid (Proletari in divisa) torinese che ora sta nel Fondo Vitale del Centro Studi P. Gobetti. Temeva che andasse perduto o nelle mani sbagliate ma chissà quanta altra documentazione ha distribuito a compagni di fiducia o ha tenuto con riservatezza.

Dovevo vederla questa prossima settimana, ci eravamo dati appuntamento anche se stava male, dalla voce non sembrava in condizione grave.

Solo l’anno scorso ho avuto occasione di incontrarla e di avere un lungo colloquio, un’intervista per una ricerca che ho in cantiere su un momento cruciale della storia di Lc torinese. Siamo andati naturalmente anche fuori tema per ripercorrere le strade della memoria e mi aveva ricordato uno dei suoi grandi dispiaceri: era stata processata pubblicamente dalle femministe di Lc per non essere in sintonia con le loro posizioni. Era vero, lei sosteneva che l’emancipazione femminile passasse atraverso quella di classe, non le piaceva che la questione femminile si riducesse alla contrapposizione uomo-donna o donna-militanza politica. Ma l’avevano attaccata con tanta violenza da farla piangere e da costringerla in un angolo con quelle poche che non si prestavano alle strumentalizzazioni dei leader. Non si era mai dimenticata di quell’episodio, ancora le pesava, ma non portava rancore. Non ne portava in generale, a differenza di molti di noi. E anche questo la rendeva migliore.

Il giorno della scoperta della lapide di Tonino Miccichè alla Falchera aveva preso brevemente  la parola. Poche frasi per poi arrivare all’unica sintesi possibile “Noi ci abbiamo provato“.  Guardiamo a lei e un po’ a noi stessi con quell’ orgoglio che nessuno ci può togliere. (F.S. 18.2.2017)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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