Una buona giornata per sperare

Tre eventi favorevoli nello stesso giorno ad un ampio cambiamento. La speranza sta nella buona politica e nella rinnovata forza dei cittadini attivi.

di Fabrizio Salmoni

Renzitriste

 “Credeva di essere l’uomo più grande del mondo, e ora eccolo li”

Brodo Cattivo, Sioux Hunkpapa di Standing Rock davanti al cadavere di Custer

 

Non mi intendo di astrologia e non leggo i fondi di caffè ma tra ieri 4 Dicembre e oggi deve essersi verificata una qualche congiunzione astrale, un allimeamento di pianeti che ha prodotto almeno tre bei cambiamenti sulla Madre Terra.

  1. Inutile dire che per noi italiani si è compiuto con il migliore dei risultati il referendum costituzionale con la pesante sconfitta del “grand’uomo” nostrano, un sussulto di consapevolezza da parte di un popolo massacrato dalla crisi economica, sospinto nell’abulia dalla cattiva politica imperante e da un’informazione mainstream insopportabile, lobotomizzato dal superfluo tecnologico. Lo si sperava ma sembrava difficile arrivarci vista la quantità di bocche da fuoco a disposizione del premier . E invece di fronte a un eccesso di abusi c’è stato un colpo di coda, di dignità e, forse anche di sensibilità democratica. Si è sventato un tentativo autoritario da parte di una banda di avventurieri pilotati dalla finanza internazionale, dalle banche, da lobby potenti, dal liberismo sfrenato, di cui si è fatto interprete e Richelieu uno dei tre peggiori presidenti della Repubblica insieme ai golpisti Segni e Cossiga.

Il risultato elettorale insieme alla percentuale dei votanti ha del sorprendente, visti i tempi. E’ come se, al di là delle appartenenze partitiche, la gente si sia autonomamente riappropriata della scena politica con lo strumento che gli è stato dato improvvidamente in mano da un presuntuoso giocatore d’azzardo. Non è prevedibile ancora cosa succederà nei prossimi giorni ma la strada per un ampio cambiamento della politica e del modello di sviluppo è aperta e praticabile, non senza ostacoli. C’è spazio per un rinnovo di entusiasmo per chi fa politica vera tra la gente e sul territorio, per i movimenti di cittadini che sono i primi a cozzare contro la schifezza imperante e chi la difende sul terreno, e che dovranno mantenere alta sul terreno la pressione, oggi con rinnovata decisione.

Ci troveremo di fronte a un Pd, a una sinistra e a una destra spaccati e a un M5S pimpante che si prepara a governare. Vedremo se ne sarà capace ma i tempi sembrano maturi per l’avvio di un cambiamento radicale. Intanto oggi il vero populismo, quello che promette alla gente quello che essa si aspetta, sapendo di mentire e di perseguire i propri scopi,è stato momentaneamente sconfitto.

  1. Contemporaneamente agli exit poll, mi arrivava la notizia della vittoria della coalizione dei Water Protectors di Standing Rock. Il presidente Obama ha negato il permesso di proseguire i lavori per il megaoleodotto Dapl. Il Corpo dei Genieri dell’Esercito dovrà studiare un altro percorso. L’intervento presidenziale era sperato dalla coalizione dei Nativi ma non scontato. Non si sa cosa lo abbia deciso a pronunciarsi in coerenza con le posizioni che aveva assunto nel 2015 proprio davanti alle comunità tribali ma è probabile che abbiano influito due fattori: a). la vastità della mobilitazione sul terreno: sgomberare con la forza tre presidi e circa 20.000 persone si stava rivelando un’impresa difficile da sostenere politicamente col seguito di feriti o peggio che la violenza poliziesca avrebbe portato con sè, con l’occhio dei grandi media che si era fatto più attento cosi come quello dell’opinione internazionale. b) L’arrivo di un contingente di veterani di guerra, almeno 2000, nella giornata di ieri, a fare da scudo umano di fronte alla polizia. In un Paese patriottico come gli Usa, violenza su veterani, seppur Nativi, avrebbe fatto una pessima impressione.

Ora la coalizione si propone di far cancellare definitivamente il progetto perchè ne permane la pericolosità su qualsiasi percorso venisse deviato. Ma intanto in questi mesi dai Sioux di Standing Rock (chi l’avrebbe detto?) è partito un messaggio per l’umanità e per chi ha a cuore le sorti della Madre Terra.

  1. Oggi il consiglio comunale di Torino dovrebbe approvare l’uscita della Città dall’Osservatorio tecnico del Tav, un organismo presidiato dai peggiori elementi del Pd che è sempre stato solo strumento di ricatto per i Comuni che dissentono sula realizzazione dell’Opera (23 su 26 della Valle). Ne abbiamo già scritto: il pronunciamento non potrà fermare i lavori ma, in una situazione nuova come quella creata dal risultato referendario, l’iniziativa assume peso ancora maggiore e contribuisce a mettere a rischio la ratifica alla Camera dell’acordo con la Francia. Sempre che i deputati contrari facciano di tutto per fare almeno rinviare la pratica.

E’ una buona giornata oggi per sperare nel futuro. Approfittiamone. (F.S. 5.12.2016)

vitellone

 

 

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to Una buona giornata per sperare

  1. DB says:

    Fabrizio, hai perfettamente ragione.
    perciò EVVIVA.
    Io ho scritto cose analoghe nella mia “bottega” ma con una piccola differenza: per me il terzo ottimo evento è la sconfitta in Austria del candidato razzista.
    Vorrà dire che sono quattro perchè anche il Comune di Torino che esce dall’ALTA VORACITA’ è una bella notizia. Propongo uno scambio: io qui ho aggiunto l’Austria e tu sulla bottega, appena arriva conferma, aggiungerai Torino.
    Un buon giorno per brindare.
    Daniele Barbieri – Imola

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