Tav. Finalmente Torino esce dall’Osservatorio tecnico!

Tav: Torino vuole uscire da Osservatorio

Annunciata una mozione della maggioranza per il Consiglio comunale di Lunedi prossimo. Un percorso politico che ha visto erodersi lentamente il Pd e ha portato alla vittoria Cinque Stelle di primavera.

di Fabrizio Salmoni

Salutav! Arriva improvviso ma non inatteso il comunicato: Il Comune di Torino ha dichiarato ufficialmente di voler uscire esce dall’Osservatorio sulla Torino-Lione. La maggioranza M5S ha presentato una mozione che impegna l’amministrazione a lasciare l’organismo consultivo disertato ormai da 23 comuni di Valle e area limitrofa. Il documento dovrà essere approvato dal Consiglio comunale Lunedi prossimo. “La mozione – spiega il sindaco Chiara Appendinoci aiuta a spiegare perché siamo fortemente contrari alla Tav, un investimento che anche alla luce dei benefici dichiarati non riteniamo necessario o prioritario e pensiamo che quelle risorse andrebbero investite meglio”.

“Si metta il cuore in pace il Presidente dell’Osservatorio che si dice dispiaciuto che sia mancato confronto. – dice il senatore M5S Marco Scibona – La maggioranza M5S di Torino ha cercato di calendarizzare un consiglio comunale aperto, ma le opposizioni  hanno ritenuto di non appoggiare tale reiterata richiestarivelando l’estremo tentativo di tutte le forze politiche di impedire una pubblica discussione.

E’ la conclusione di un percorso politico che ha all’origine il Movimento No Tav e la sua ventennale resistenza al progetto di devastazione ambientale ed economica portato avanti da una lobby trasversale di partiti (tutti) e di potentati industriali e bancari. Un percorso di sofferenze per i valsusini e per tutti quegli italiani che hanno condiviso la resistenza alla Grande Opera Inutile a tutela delle proprie tasche: un bancomat per i partiti, è la definizione più calzante per il Progettone che nel tempo ha subito progressive costanti riduzioni. Oggi infatti il famoso (negli slogan dei Si Tav) Corridoio Kiev-Lisbona è ridotto al supertunnel di 57 km sotto il massiccio dell’Ambin, da Chiomonte alla Maurienne.

Il Movimento No Tav gioisce e si gode le prime reazioni stizzite del sen. Esposito, primo commesso viaggiatore del Tav. Ora però attenzione alle vendette e ai colpi di coda dell’ultima ora.

Sul fronte politico, la resistenza No Tav ha progressivamente eroso immagine e consenso dei partiti tradizionali e soprattutto del Partito Democratico, vero padrino politico dell’opera, che ne ha imposto la realizzazione forzando le regole democratiche sul territorio, imponendo la militarizzazione della Valle, oscurando sui media locali (e di conseguenza nazionali) informazione e dibattito sul tema Tav, mobilitando il suo Procuratore Caselli per stroncare la resistenza sul piano giudiziario. Tutta la politica piemontese, compresa una Lega che ha abbandonato il suo originario carattere popolare e i suoi principi-cardine (Padroni a casa nostra!) per partecipare al banchetto Tav, è stata complice di quello che può essere a buona ragione definito un esperimento autoritario sulla pelle dei valsusini e una rapina alle tasche degli italiani.

La perdita progressiva di peso politico del potere locale torinese è sicuramente un effetto della “questione Tav” grazie alla mobilitazione popolare che tra alti e bassi non si è mai fermata e ha indirettamente nutrito l’erosione della credibilità complessiva del Pd. La vittoria del M5S alle elezioni amministrative di Torino è la naturale conclusione di quel processo.

Ora, è vero che il Comune di Torino non può fermare l’opera ma certamente l’uscita dell’Osservatorio sferra un colpo durissimo alla credibilità stessa del progetto: cos’è la Torino-Lione se manca uno dei suoi poli? Solo più la Chiomonte-Lione. E neanche, perchè anche Grenoble si è nel frattempo ritirata dal progetto. Ed è un colpo mediatico importante che si spera possa rilanciare un’informazione bloccata da tanto tempo. Ma, come ha dichiarato il consigliere 5S Palanca, il passo di oggi significa soprattutto che chiunque prenderà provvedimenti a favore del Tav si prenderà anche la completa responsabilità di passare sopra il volere delle amministrazioni di Torino e della Val Susa che, a parte tre comuni (Giaglione, Chiomonte** e S. Antonino), hanno tutte deliberato da tempo la contrarietà all’opera.

Il resto del lavoro, per avanzare verso un esito da ko definitivo,dovrebbe arrivare dalla pressione politica per mettere in discussione alla Camera la ratifica dell’accordo con la Francia, dove la Corte dei Conti si è già pronunciata contro e dove la contrarietà alla spesa sta allargandosi ai sindacati ferroviari e a settori del Parlamento.

Il Movimento No Tav ha inviato in questi giorni una lettera a tutti i parlamentari italiani chiedendo di opporsi alla ratifica e di destinarne i finanziamenti Tav alle zone terremotate.

Naturalmente, un successo al referendum istituzionale del No, aiuterebbe nell’intento di indebolire complessivamente un governo che rappresenta gli interessi delle lobby delle costruzioni e, come ormai chiaro, delle banche e della finanza internazionale. Ora il Movimento chiama al presidio simbolico sotto il Municipio di Torino.

Lunedi 5 Dicembre potrebbe dunque essere una giornata di grandi cambiamenti. (F.S. 2.12.2016)

**ERRATA CORRIGE. Per errore è stato inserito Almese tra i tre comuni citati ancora nell’Osservatorio al posto di CHIOMONTE. Ci scusiamo con Almese e il sindaco Bertolo per il refuso.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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