Grandi opere Usa. Una Val Susa in North Dakota

 

srock-corteoDopo mesi di lotta collettiva, presidi e scontri con la polizia, il movimento guidato dai Nativi Sioux che ha contrastato la costruzione di un megaoleodotto sulle proprie terre ora vive il suo momento cruciale. Le esitazioni di Obama, i silenzi della Clinton, la politica anti-ambientale della nuova amministrazione. Il drammatico appello alla comunità internazionale.

di Fabrizio Salmoni

Mentre l’America si contorceva nella disgustosa campagna elettorale che sappiamo, c’era una comunità che contrastava lo squallore tracimante opponendogli dignità, deteminazione, valori collettivi, nel silenzio generale del mainstream. E’ quella dei Lakota Sioux Hunkpapa e Yanktonai della riserva di Standing Rock, North Dakota, che da sei mesi si oppongono con i loro corpi alla costruzione della Dakota Access Pipeline, un megaoleodotto che rischia di inquinare le acque del Missouri, prosciugare le riserve acquifere del territorio, profanare le terre sacre dei Nativi. Siamo nell’estremo nord del Far West, dove la prateria incontra un cielo sconfinato e definisce un panorama unico e ancora antico, a breve distanza da uno dei siti in cui sono sepolte le spoglie di Toro Seduto (l’altro è a meno di 40 miglia a sud) e dal luogo dove il 15 Dicembre 1890 il grande leader spirituale fu ucciso da membri rinnegati della polizia indiana. Subito sotto Standing Rock, in territorio del South Dakota, c’è la Riserva Cheyenne; a ovest il Cannonball River che confluisce nel Grande Fiume, già ampiamente interrotto da dighe e bacini idroelettrici che, secondo progetti poi cancellati, avrebbe dovuto già essere deviato per aumentarne la portata sommergendo la storica località di Fort Yates, sede del Consiglio Tribale. Ora il Missouri è minacciato seriamente dalla grande opera, concepita in nome dell’autosufficienza energetica, che dovrebbe convogliare il grezzo per 1172 miglia  fino all’Illinois.

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A sostenere la lotta dei Nativi sono accorsi numerosi gruppi di solidali dalle comunità Cheyenne, Mandan, Chippewa, Hopi. Insieme hanno dato vita all’Indigenous Environmental Network e a presidii pacifici per ostacolare i lavori e per questo sono stati attaccati a più riprese dalla polizia con manganelli, tasers, pallottole di gomma, idranti e lacrimogeni. Da Agosto a oggi sono stati arrestati almeno 400 dimostranti, molti dei quali provvisoriamente rinchiusi in canili per mancanza di strutture detentive.

La pipeline, che costa almeno 3,9 miliardi di dollari, è costruita dalla Energy Transfer Partners (Etp), corporation di Dallas, Texas, con alla guida il multimiliardario Kelsy Warren, grande finanziatore di Donal Trump. La Etp è anche responsabile del progetto del Trans Pecos Pipeline, il gasdotto che sta devastando il West Texas e sollevando anche li aspre proteste (https://mavericknews.wordpress.com/2016/09/16/grandi-opere-nel-grande-texas-il-caso-della-trans-pecos-pipeline/   ).

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Il via libera definitivo all’opera è stato dato a Luglio dal Corpo dei Genieri dell’Esercito a cui è seguito un esposto, rigettato da una corte d’appello. I resistenti si sono quindi appellati al Presidente Obama che già aveva fermato provvisoriamente il gigantesco progetto Keystone e che ora ha promesso di riesaminare il caso pensando magari di “deviare su altro percorso” l’oleodotto. Il Presidente ha chiesto una moratoria di 30 giorni che è stata salutata dal Network come una parziale vittoria. Il progetto aveva già subito una variazione che ai Nativi era suonata come una amara beffa: doveva passare a nord della capitale di Stato, Bismarck, ma era stato bloccato per timore che inquinasse l’acqua della città, cosi è stato ridirezionato per passare nella Riserva…

In questi mesi, il movimento ha trovato il sostegno di tutti gli ambientalisti della nazione, di personaggi della politica e dello spettacolo, e ha ricevuto solidali anche dall’estero. A 140 anni dall’ultima coalizione indiana, quella che sconfisse Custer, si è concretizzato quello che la Nbc ha definito “il più grande movimento di protesta dei Nativi americani della storia moderna“.

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Sono stati posti blocchi, presidi, ostacoli sul terreno ma i dimostranti soprattutto hanno messo i propri corpi come barriera. Si è discusso molto intorno ai fuochi da campo per poter spiegare l’importanza della mobilitazione: “Quando quell’acqua venisse contaminata, il danno colpirà tutti da qui al Golfo del Messico”; “Qell’oleodotto è solo un modo per dar soldi all’impresa privata che ha devastato la terra e rubato la libertà in cambio di profitto e vantaggi materiali“; “E’ solo avidità per un mondo dove niente è mai abbastanza“. Parlano di vecchi abbattuti a manganellate, di un cavallo che ha dovuto essere soppresso, del ragazzo a cui i poliziotti hanno fratturato i polsi.

Nei giorni scorsi è girato un appello per andare oltre la moratoria sostenendo che la ridefinizione del percorso non è una via sicura per nessuno, che bisogna fermare l’opera definitivamente perchè, via l’affluente Missouri, potrebbe inquinare anche il Mississippi.

La controparte obietta avanzando ragioni che non sono originali, le stesse di tutti i developers: l’opera è sicura e non inquinerà; sarà meglio che trasporare il grezzo via strada o treno; porterà dagli 8 ai 12mila posti di lavoro e oltre 150 milioni di dollari in tasse; diversi proprietari hanno già firmato contratti con l’Etp; ci sono altre otto pipelines già funzionanti nel cuore del Paese, perchè fermare proprio queste?.

Già sentite? Intanto l’Etp arruola guardie private, gioca al tavolo delle divisioni tra i locali, tra la comunità bianca e quella nativa, tra i locali e i soliti “esterni”. Anche questo non è nuovo.

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I politici

Il pronunciamento più forte contro l’opera è stato quello di Jill Stein, candidata del Green Party e quindi poco influente. Anche Bernie Sanders, prima di ritirarsi dalle primarie, si era pronunciato per la cancellazione del progetto e sembra che avesse interessato la Clinton che però si è dimostrata tanto tiepida sulla questione da non sentirsi neanche di pronunciarsi in merito.

Obama ha imposto la moratoria di 30 giorni “auspicando” una modifica del tracciato che sarà difficile ottenere considerando che il nuovo Segretario all’Energia sarà probabilmente Harold Hamm, imprenditore del fracking e…uno dei titolari della Etp (come dire, quello che in piccolo era Lunardi nel governo Berlusconi). Una strada tutta in salita che dà poche speranze.

Sabato 5 Novembre, in un’intervista il candidato vicepresidente Tim Kaine aveva espresso “un esitante sostegno” alla possibilità di deviare il progetto. “Sono ottimista – ha detto – E’ già stato deviato una volta” ma il risultato elettorale non permetterà di misurare la sua effettiva volontà di intervenire efficacemente.

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Ora, malgrado le cupe prospettive offerte dall’elezione di Trump, al campo Oceti Sakawin di Cannon Ball, il movimento si prepara ad affrontare il durissimo inverno del nord ovest con qualche speranza ma poche illusioni perchè la Etp preme per riprendere i lavori. Ma intanto, insieme alla nazione Sioux tutto il mondo sta lentamente scoprendo i suoi nuovi nemici. (F.S. 10.11.2016)

 ULTIMA ORA. Un nuovo drammatico appello alla comunità internazionale ha reso noto che i dimostranti IEN sono circondati da ingenti forze di polizia statale e federale e da personale di security privata e chiede a osservatori internazionali e umanitari di accorrere per impedire un possibile imminente attacco. Il Governatore ha decretato lo stato di emergenza, ha fatto chiudere gli accessi all’area del presidio e ogni connessione a linee telefoniche e wifi. Al presidio ci sono vecchi e bambini e tutti sono disarmati.

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Neil Young, Indian Givers,  dedicata alla lotta del IEN. Guardate il video (grazie a Mauro S. per la segnalazione)

https://www.youtube.com/watch?v=CM-NkM-dIDA

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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