Grandi opere nel grande Texas. Il caso della Trans-Pecos Pipeline

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Anche nel Texas conservatore, le comunità locali si ritrovano a doversi opporre all’invasività delle grandi opere. Sta accadendo nel West Texas dove la difesa della proprietà si salda alle esigenze di protezione ambientale dagli appetiti dei potenti. Tutto il mondo è paese…

di Fabrizio Salmoni

Non bastava la più grande delle grandi opere americane, l’oleodotto Keystone che porterà il petrolio casalingo dall’Alaska al Golfo del Messico, a minacciare infiniti danni ambientali. Ora ad essere minacciata seriamente di inquinamento e devastazione è l’ultima frontiera americana, l’area del Big Bend, il territorio nel West Texas compreso nella grande curva che il Rio Grande traccia tra El Paso e il fiume Pecos. Difficile descrivere quella splendida, ampia regione, rimasta quasi incontaminata fino alla seconda metà degli anni 1980 che comprende un’area naturale, la Chinati State Natural Area, e due parchi spettacolari: il Big Bend National Park, grande quanto la Valle d’Aosta, e l’omonimo State Park, poco più piccolo, dove si ritrovano ancora tracce delle antiche piste che i Comanche percorrevano per razziare fino al Messico. Il paesaggio è unico nella sua primordiale bellezza, tutto quello che si può sognare guardando un film western: deserto, montagne, praterie, sorgenti d’acqua limpida, piatte mesas, piccoli e grandi canyons che si diramano a ventaglio dalle Davis Mountains fino al Rio Grande; 1200 specie di piante e un’infinita fauna di mammiferi, uccelli, rettili. Una storia di contrasti etnici con radici nella difficile convivenza tra anglo e messicani e con picchi nella Guerra per le Saline del 1877, nelle faide famigliari, e nelle forme dell’attuale contrasto all’immigrazione clandestina; un teatro di scontri crudeli con Apache, Comanche, rivoluzionari di Pancho Villa, desperados che fino agli anni 1950 – raccontano i vecchi – sconfinavano in Texas, sostituiti nei tempi più recenti da narcos e contrabbandieri. Sotto il cielo più grande che si possa immaginare, la terra che non è pubblica è disseminata di ranch estesi per decine di km quadrati dove si alleva bestiame, dove l’antico mestiere del cowboy è normalità e dove le tradizioni e le regole non scritte degli “old times” valgono talvolta più delle leggi.

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Su questa frontiera la cui integrità ambientale è già incrinata dalle conseguenze su aria e acqua del Rio Grande dell’industrializzazione selvaggia di El Paso sotto il governatorato di George W. Bush, si staglia oggi la minaccia peggiore. Nei primi mesi del 2015 un paio di miliardari hanno firmato un contratto da 770 milioni di dollari per costruire un condotto di gas naturale di circa 200 km attraverso la regione e dall’11 Maggio dello stesso anno i materiali hanno cominciato ad affluire a Fort Stockton. E’ a quel punto che le (piccole) comunità locali si sono mobilitate per il timore delle conseguenze: espropri, aumento del traffico e devastazione.

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Foto: Il Rio Grande nel Big Bend National Park

La pipeline, fatta di tubature da 1,20 m per sostenere la pressione di 230 Kg per cmq, dovrà portare 450.000 cmc di gas naturale al giorno quando dovrebbe incominciare a funzionare nella prima metà del 2017. Il gas viaggerà verso sud attraverso la frontiera nello sperduto avamposto di Presidio e verrà poi inoltrato più addentro nel Messico per uso industriale ed energetico.

Il progetto è stato commissionato dalla Commissione Federale messicana per l’Elettricità (CFE) come parte della spinta alla modernizzazione dei sistemi energetici. Un consorzio che comprende due aziende del settore, la messicana Carso e la texana Energy Transfer Partners (ETP) ha vinto l’appalto per i lavori. Il proprietario della Carso è Carlos Slim che apprendiamo essere il secondo uomo più ricco al mondo, avendo accumulato denaro imponendo costi telefonici da monopolio e tariffe sproporzionate anche sui contratti più popolari.

La ETP è guidata dal multimiliardario Kelcy Warren di Dallas, Tx., grande sponsor del Partito Repubblicano con forti legami con l’allora Governatore Rick Perry il quale, scaduto il suo mandato, è stato introdotto nel CdA dell’azienda per offrire “consulenza strategica”. Da Governatore, Perry aveva ricevuto almeno 250.000 $ in contributi elettorali da Warren. La ETP è anche coinvolta in un altro controverso progetto di megaoleodotto per trasportare grezzo dal Nord Dakota all’Illinois, investito dalla lotta dei Sioux della riserva di Standing Rock appoggiati da vari Vip tra cui l’attrice Susan Sarandon.  Ma la ETP deve anche difendersi dalla querela ricevuta per colpa di un suo operativo che avrebbe offerto i servizi di una prostituta minorenne a un proprietario terriero dell’Iowa  per convincerlo a cedere i diritti di transito per l’oleodotto sulla sua proprietà.

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Le controversie sul progetto Trans-Pecos riguardano la mancanza di trasparenza sulle procedure che riguardano in particolare le competenze per  autorizzazioni e normative: la questione verte sulla designazione del gasdotto, se deve essere considerato un progetto “interstate” o “intrastate”. Nel primo caso, sostengono gli oppositori, visto che attraversa un confine di stato necessiterebbe di un’autorizzazione presidenziale mentre nell’altro, rivendicato dall’azienda, solo di un’approvazione della Commissione Trasporti del Texas. Cosi nello scorso Aprile la ETP si è fatta promotrice di incontri aperti con la popolazione per avvisare che l’approvazione dello Stato era già stata concessa, un’affermazione subito smentita ufficialmente che ha costretto l’ETP a  correggersi sostenedo che solo la parte che attraversa il confine deve ottenere l’autorizzazione federale.

Poi c’è il problema degli espropri che l’ETP non può sottovalutare benchè in Texas le aziende nel settore delle condutture siano legalmente autorizzate, come ultima opzione, ad esercitare il potere di esproprio sui privati se non si addiviene a un accordo. Non si può sottovalutare perchè in Texas il trespassing cioè entrare in una proprietà privata senza autorizzazione è MOLTO pericoloso cosi come è diffusa l’antipatia per “i forestieri”. Tanto che alcuni prospectors della ETP sono già stati presi a fucilate.

Da diversi mesi quindi proprietari terrieri e attivisti della Big Bend Conservation Alliance hanno dato vita ad assemblee con i residenti delle contee interessate. Si vuole impedire, anche per vie legali, che l’impatto dell’opera sia devastante per la terra come è invece evidente nella zona di Midlands e San Angelo, quella che un tempo era un mare di erba e terra coltivabile, oggi ridotta a  terra consumata dall’industrializzazione, sacrificata all’industria del petrolio e del gas. L’esempio è davanti agli occhi di tutti, solo a due ore di distanza in auto.

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Malgrado la crescente opposizione per ora i lavori preliminari procedono cosi come i rilevamenti.

La protesta probabilmente non riuscirà a prevalere. I suoi limiti stanno nel localismo (Not in our Big Bend), nell’intreccio degli interessi di proprietari terrieri e degli ambientalisti, questi ultimi più predisposti al confronto collettivo, nella mancanza di una analisi che porti ad un gradino di critica superiore che contempli l’individuazione di una controparte politica, nel peso degli apparati di controllo e delle convenzioni culturali che regolano il tessuto sociale, nella mancanza di un riferimento politico istituzionale. Questo non può essere un Sanders, ormai già riassorbito nelle logiche clientelari del Partito Democratico, come non può esserlo il Green Party per inconsistenza. Mancano le alternative, come mi fa capire una ragazza che lavora in un piccolo ristorante della zona con un’insolita profondità: “Non posso votare Trump, dovrò votare Hillary ma non riesco a farmene una ragione e non c’è nessun altro…”. In realtà, l’unico che della protesta potrebbe in qualche misura avvantaggiarsi è il candidato libertario Gary Johnson che sottrarrebbe le quote locali di elettorato a Donald Trump.

Della vicenda della Trans-Pecos Pipeline resterà l’importanza dell’esperienza di lotta, degli episodi di solidarietà, dei momenti vissuti come comunità che,come sempre accade nei momenti difficili, vede cadere tante barriere e riesce a stabilire un linguaggio comune.

Il messaggio per noi del Pianeta Europa è la conferma della natura del nemico comune a tutta l’umanità, il capitalismo senza freni che si sta mangiando la Terra, e il sapere che anche nello Stato americano più conservatore si agitano pensieri, azioni e motivazioni che dovrebbero farcelo sentire più vicino (F.S. 15.9.2016)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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