Brexit. Caos e piagnistei

Il referendum inglese ha colto di sorpresa i rappresentanti del capitalismo transnazionale. Specialisti e  pennivendoli annaspano. Ma tra le soluzioni dei burocrati di Bruxelles e quelle delle destre manca una terza voce, quella degli interessi diretti e dei bisogni dei cittadini.

di Maverick

Piagnistei e recriminazioni che trasudano sorpresa, anzi sconcerto. Per la seconda volta in una settimana, il Potere e i suoi portavoce hanno vissuto un trauma inaspettato. Prima i successi elettorali dei Cinque Stelle nelle città italiane, poi la Brexit. Un evento dipinto preventivamente come apocalittico, su cui è stato fatto terrorismo mediatico per condizionare gli inglesi.

Ora, a Exit acquisita col dispetto dei sondaggi traditori, gli stessi pennivendoli che prima profetizzavano disastri insieme a una pletora di “specialisti”, si affrettano a dire che non succederà niente perchè “ci siamo attrezzati in tempo” ma intanto la borsa inglese va giù del 3% e la nostra del 12% quasi sicuramente per effetto speculativo.

In realtà ai piani alti del continente sono sconvolti e si capisce che non sanno bene cosa fare. Sono incappati in un tipico incidente di percorso.

Di autocritica non se ne parla, s’è visto mai? La colpa contingente dell’esito del referendum inglese viene data a Cameron per avere indetto il referendum (forse una delle poche cose positive che il tory abbia fatto nei confronti della democrazia formale) mentre quella definitiva sembra riversarsi per unanime parere sulla “gente” che, come sempre quando va in senso contrario al volere dei decisori, sbaglia. Le cause diventano elementi oggettivi, estranei in qualche modo alle scelte dell’establishment che ha solo avuto il torto di non valutarle appieno: la cecità di Bruxelles,  l’impoverimento diffuso, le scosse dell’immigrazione, il terrorismo: “il risentimento contro il presente…una miscela acre di angosce per il lavoro che scompare e l’emigrazione che cresce” guaisce “Bilderberg” Riottapopulisti britannici e burocrati europei i complici del delitto…”;  “…Le strutture istituzionali europee sono distanti dai cittadini…non sono in contatto con la popolazione” scrive Francesco Guerrera su La Stampa. Le stesse povere idee del Pd sconfitto a Torino. Il tecno-direttore Maurizio Molinari approfondisce solo un pochino indicando “…l’impoverimento del ceto medio…l’assenza di una ricetta economica capace di estendere i benefici della globalizzazione (sic)…il timore di diventare sempre più poveri…” (ma guarda!), come se quei processi non fossero sempre stati sostenuti ed esaltati dal suo giornale. “Leadership miopi e dal fiato corto” azzarda il filosofo Panarari. Critiche che non fanno male a nessuno.

Insomma, a sentire lorsignori la ricetta è buona, è stata solo mal cucinata e ci sono stati oppositori incoscienti e, naturalmente “populisti”, “… pericolosi capipopolo che costruiscono le proprie carriere ingannando gli elettori” (si parla forse di Renzi?).  Si tratta solo di cambiare qualche ingrediente o i tempi di cottura ma la sbobba deve rimanere la stessa: austerity, neoliberismo, tagli, impoverimento del pubblico a vantaggio del privato, dei mercati finanziari, di tutto ciò che può sguinzagliare la crescita come la intendono sempre loro. E la gente deve comprendere ed essere contenta.  E se si arrabbia? Nel caso attauale non era previsto, malgrado i sintomi diffusi che sono stati sottovalutati: “Nessuno fa volentieri la rivoluzione finchè avverte il rischio di rimetterci i risparmi o la sanità o la scuola gratuita per i figli.” (Gramellini). Ecco appunto. Forse ci siamo avvicinati a quel limite e si cominciano a vederne i sintomi. E allora? Rimettere al centro i cittadini! Bene, ma quali? Ce lo dice ancora, infastidito, l’eterno buonista Gramellini: le elites culturali: “La retorica della gente comune ha francamente scocciato. Una democrazia ha bisogno di cittadini evoluti, che conoscano le materie su cui sono chiamati a deliberare” perchè se no quei cittadini “non avendo strumenti adeguati fanno prevalere la pancia sulla testa e la bile sul cuore“. L’idea,  detta in altri termini, esprime la voglia di una democrazia delle elites, un’oligarchia con le parvenze democratiche  limitate al voto, delega in bianco. Ma non è già cosi? Viene da domandarsi: ma chi ha la responsabilità dell’ignoranza di massa che pervade il nostro tempo se non proprio il modello di civiltà che ci propongono i neoliberisti e i loro galoppini nei media?

In questa nostra ignoranza diffusa ci sguazzano naturalmente le destre eurofobiche, quelle si populiste perchè agitano le paure e il disagio sociale e li indirizzano su scelte contrarie agli interessi collettivi, vellicando nazionalismi e chiusure egoistiche, pericolose nella prospettiva. E’ una destra estrema che si appropria del malessere sociale, del risentimento verso Bruxelles e si fa promotrice dell’attacco ai simboli della globalizzazione mettendone in crisi la gestione politica, scompaginandone momentaneamente i piani di controllo. E’ una strada facile e immediata che fa i suoi danni ai manovratori e richiede correttivi d’emergenza, che forse non basteranno ad evitare grandi cambiamenti ma il punto di arrivo delle destre è un mondo che fa paura.

Gli osservatori privilegiati vedono ulteriori scossoni in arrivo e fanno ipotesi “allarmanti” a seguito dei risultati “negativi” con i prossimi eventi politici: presidenziali francesi e americane, referendum italiano; la secessione di Scozia e Irlanda del Nord dal Regno Unito, contagio Grexit, Nexit, forse anche Frexit; e poi instabilità diffusa, stop alla loro “crescita” (che corrisponde a una permanente decrescita infelice per i cittadini), sistema banche nuovamente da foraggiare magari accrescendo l’inflazione, investimenti pubblici incontrollabili, un’Europa smembrata in due fasce economiche, nordica e mediterranea, la prima a guida anglosassone (Usa e GB), la seconda abbandonata a se stessa, una Germania che gioca sporco in solitario con Putin e Erdogan e che impone il proprio modello economico  a un est europeo destrorso ma incapace di autonomia. Tra gli “specialisti” che si prounciano in questi giorni ci sono anche quelli che, come niente fosse stato, perorano fermamente l’esistente, senza esitazioni come la Mogherini, un’entità globulare ormai assimilata totalmente al suo ambiente quotidiano, che per anadre sul sicuro raccomanda più difesa e più polizia, o l’altra Bilderberg/Trilaterale Marta Dassù, Direttore di Aspenia (Aspen Institute) e viceministro degli Esteri nel governo Monti, che insiste sull’ottimizzazione e sulla razionalizzazione dell’attuale dominio neoliberista con soluzioni su sicurezza, difesa (ancora!), immigrazione e con misure che, chissà come, possano riconciliare le istituzioni europee e i cittadini. Non una riga su come far stare meglio la gente. Noi però possiamo stare tranquilli: Padoan ha un piano e un ectoplasma di nome Mattarella fa appello a “proposte concrete”.

Aspettiamoci giochi sporchi, pressioni oltre i limiti accettabili, e chissà quanta melma prima che tutto si resetti.

Ora, considerato che oggi le destre hanno in mano il pallino della ribellione popolare all’Europa delle elite finanziarie e che questa combatte tramite i governi nazionali e i media, si sente la mancanza di una voce terza. Che non è una sinistra che non esiste o si è sputtanata ma potrebbe venire da quelle nuove forze politiche che danno in qualche misura voce alle istanze del basso e che possono incanalare la protesta contro l’Europa dei finazieri per vie diverse dalle destre. In Spagna forse Podemos, in Italia i Cinque Stelle che tuttavia finora non hanno maturato una strategia o delle  idee precise in merito ma in compenso chiamano alla partecipazione collettiva. In questa, accompagnata da una consapevolezza diffusa probabilmente stanno le chiavi di una possibile proposta politica alternativa. Dai movimenti sul territorio, dagli interessi diretti dei cittadini possono venire gli spunti per formularla. I referendum sono un primo strumento giusto per verificarla sempre però con un’informazione preventiva, completa e corretta. Ma bisogna fare in fretta prima che il nefasto contagio delle destre si impadronisca completamente del ceto medio impoverito. Le elezioni amministrative in Italia hanno mostrato la strada del cambiamento, ora si tratta di ampliarne la portata su obiettivi più alti e complicati. (F.S. 28.6.2016)

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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