Luigi Grassia. In mongolfiera contro un albero

Vita vera del giornalista della porta accanto.  De Agostini, 2013. € 12,90

getimage Se volessi scrivere un libro di viaggi e avventure vorrei saperlo scrivere come Luigi. Non solo per lo stile semplice e gli accenti di arguzia che rendono il suo libro accattivante e banalmente piacevole ma anche per la scuola “stampista” che non sfugge a chi è abituato alle firme classiche del quotidiano piemontese: essenzialità, predisposizione all’understatement, quel minimo di narcisismo che non guasta. In questo suo libro ritrovo anche diverse cose che ci accomunano, dalle letture (anch’io ho letto i libri di Schlesinger e tutte le opere di Lovecraft!), alla curiosità per il pianeta America (scopro da queste pagine che abbiamo frequentato lo stesso hotel a Rapid City, South Dakota, e il Texas) e in particolare al West di ieri e di oggi (entrambi abbiamo fatto i cowboy seppure episodicamente). Avevo già avuto occasione di gustarmi le sue biografie di Charles Siringo, Giacomo Beltrami e Giuseppe Bavastro in Sioux, Cowboy e Corsari e quindi non è un caso che anche qui, delle sue storie mi siano piaciute quelle peculiarmente americane: la visita alla Riserva indiana di Pine Ridge (un posto che lascia qualche angoscia e un certo senso di colpa) e le cavalcate (con mandria) al Price Canyon Ranch in Arizona.

Non nascondo l’invidia per una posizione che gli ha permesso di girare il mondo più di quello che sono finora riuscito a fare io e per quelle avventure vissute anche un po’ sul filo del rasoio: la sparatoria notturna alla base italiana in Somalia, il volo per Vladivostok sull’Iliushin sgangherato con il comandante tedesco ubriaco, la breve sosta al confine con le due Coree (dura una pagina e mezza ma sembra di respirarne la tensione), l’incidente in mongolfiera del titolo. Il fatto è che uno dei miei sogni nel cassetto, quando avevo meno anni di adesso, era di fare il corrispondente di guerra. Forse è una fortuna che sia andata diversamente.

A collegare le cronache di viaggio ci sono sprazzi di vita di redazione e diverse riflessioni sul mestiere di giornalista con i suoi ups and downs ma direi soprattutto ups se si vogliono escludere i lunghi turni notturni (viene in mente il monicelliano Perozzi) e i caporedattori alla Walter Burns (Prima Pagina) come quello che irrompe e “…con lo sguardo che esprime l’intensità emotiva del rettile… dice ‘Chiama questo qua e poi scrivi cento linee per la notizia e centoventi-centotrenta di intervista a supporto. Fa’ con calma. Tre ore’.

Meno male che il Bravo Cronista trova compensazioni adeguate nell’avventura in missione, nelle interferenze di colleghe seducenti, negli incontri con Vip e protagonisti come Kissinger, Kofi Annan, la principessa Victoria di Svezia, e last but not least Sua Maestà Michel Platini (scusate l’enfasi juventina…) .

Non ho mai avuto occasione di affrontare con l’autore uno dei suoi argomenti d’interesse preferito, la cronaca scientifica. Leggendo i suoi pezzi su Tuttoscienze ho l’impressione che si collochi sul lato contemplativo e scettico di quella frontiera mentre io privilegio l’approccio investigativo. Ciononostante mi sono qui lasciato affascinare dalle descrizioni delle evoluzioni delle galassie seguite in diretta sul sito della Nasa (“…Mi pare di sentire il grido fossile che lanciano (queste galassie e nebulose) dalla profondità dello spazio, un grido di luce, di raggi…tradotto in suono lo immagino come il verso inarticolato, inumano, orribile e senza pensiero dei mostri di Alien. Se le galassie avessero una voce sarebbe quella...”) e convincere dall’interpretazione, più che plausibile, dell’annosa questione dello sbarco, vero o fittizio, di Armstrong e colleghi dell’Apollo 15 sulla Luna nonchè dalla logica del conto annuale degli americani scomparsi.

Confesso che alla fine della lettura non ho ancora capito se questa Mongolfiera è un libro di avventure nelle pieghe complicate dei nostri tempi o il diario del perfetto giornalista e lascio quindi a chi lo leggerà la discrezione di pronunciarsi. In ogni caso, credo che sia risolutivo per il lettore attento l’unico messaggio certo che Colt Moore e il wrangler Hank trasmettono indirettamente al Nostro piedidolci sui pascoli dell’Arizona: qualunque cosa potrà succedere al mondo, l’unico che  sopravviverà sarà un cowboy. Non un giornalista. (F.S. 18.4.2014)

 

 

 

 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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