Gruppi di elite, segretezza, sicurezza nazionale e innovazioni tecnologiche: un problema di democrazia (parte 1)

Non sono solo l’economia e la finanza ad essere indirizzate e controllate da Bilderberg e simili. Tutti gli indizi portano a pensare che grandi avanzamenti in materia di energie e propulsione siano disponibili da decenni e siano gestiti segretamente da gruppi di potere transnazionali che per loro interesse hanno negato il progresso all’umanità. Ma l’argomento è assente da ogni dibattito sulla democrazia e sull’ emergenza ambientale. La rimozione dei segreti dovrebbe essere un obiettivo primario di chi ha a cuore le sorti del mondo.

HumufoE’ opinione da tempo diffusa, e in espansione, presso analisti e osservatori che un’elite di potere controlli in qualche misura l’economia e condizioni i cambiamenti geopolitici globali. Si è scritto di Bilberberg, Trilateral e Council of Foreign Relations (Cfr) e molti sono gli elementi che sembrano confermare i rumours che provengono ormai da tante fonti diverse. A quanto consta, si tratterebbe di un gruppo trasversale con radici nel complesso industriale, finanziario e militare con appendici “a rotazione” di politici e tecnocrati in carica. A tale elite si imputa generalmente un progetto denominato Nuovo Ordine Mondiale che avrebbe preso impulso dopo la caduta dell’Urss per ristrutturare e ridistribuire le risorse economiche che da quel momento, senza più l’impedimento dei  blocchi di influenza, si dispiegavano libere davanti ai decisori mondiali del business. Molti degli eventi succedutesi da allora (guerre, la nuova Ue dell’euro, ecc.) sono da più parti stati fatti ricadere nella strategia di questa elite dominante che condizionerebbe gli indirizzi delle economie mondiali e le scelte politiche dei singoli Stati.

Il tutto risponderebbe a una stessa logica, quella di concentarre sempre più il potere “totale” su un numero sempre più ristretto di soggetti aggressivi, sovranazionali, garantiti dagli apparati degli Stati più potenti ed egemoni. Gli anticomplottisti sostengono che è naturale che il capitalismo venga alimentato da chi può investire e per questo discuta e decida le sue strategie anche tra gruppi di interesse sovranazionali, lasciando agli stati le decisioni politiche contingenti. Un punto che è logico e inattaccabile se non fosse per un’anomalia sostanziale: la segretezza . Non tanto quella che circonda le riunioni dei suddetti gruppi e la gerarchia interna ma quella condizione che avvolge la genesi delle decisioni cioè la provenienza di dati e informazioni e la loro natura.

extremetech SEGRETO E SICUREZZA NAZIONALE. E’ una condizione, quella della segretezza che, se andiamo a vedere, avvolge un numero impressionante di ambiti: il militare, il politico, l’economico, l’industriale, la ricerca scientifica in generale con le sue scoperte e applicazioni, un settore che viene generalmente trascurato dagli osservatori.  La segretezza si avviluppa strettamente al concetto di sicurezza nazionale e vi è strettamente legata. Con l’esigenza della sicurezza, a partire dal secondo dopoguerra, viene giustificato l’estendersi del “segreto” ad aree sempre più vaste dei gangli vitali delle nazioni, istituzionali e non. Se durante la guerra fredda, in occidente l’esigenza del segreto era prevalentemente militare ed era affidato alle preposte agenzie di intelligence, con l’evolversi delle forme del capitalismo e il proliferare dei settori da tenere sotto controllo, lo stesso apparato di intelligence “istituzionale” si amplia (la Nsa viene istituita nel 1952 ma tenuta semisegreta fino alla metà degli anni Sessanta, il National Reconnaissance Office, Nro, nel 1960 ma viene tenuto segreto per quasi 30 anni) ma allo stesso tempo si determina una compartimentazione della gestione dei segreti sempre più difficile per l’apparato istituzionale da tenere sotto controllo (è più che noto l’ultimo discorso di Eisenhower alla nazione in cui denunciava i rischi di perdere di vista il complesso industriale-militare), anche per l’enorme incremento del numero e della potenza delle corporation che ottengono  contratti e appalti governativi. La compartimentazione dei lavori, e la conseguente parcellizzazione, è rafforzata dalle stesse corporation che distribuiscono il lavoro e i contratti tra filiali e associate ed il processo avviato si moltiplica e si articola all’infinito in spire che diventano sempre più difficili da seguire e accertare. Cosi come i  budget.

Dopo l’11 Settembre, per la necessità di contrastare il terrorismo, negli Usa gli apparati di sicurezza e di intelligence si sviluppano in misura  enorme esondando nel settore privato. Le agenzie di intelligence “ufficiali” americane sono 16 ma quelle “non riconosciute” e private sono centinaia (1), tutte in competizione per assicurarsi una fetta dell’enorme budget “nero” che si è gradatamente dimensionato al punto da essere diventato irrintracciabile e “unaccountable” (inaccertabile contabilmente), disperso in mille rivoli denominati Sap (Special Access Programs, Programmi a Speciale Accesso), su cui non c’è controllo pubblico e a cui si aggiungono programmi  “waived” (cancellati-non esistenti) o “unacknowledged” (non riconosciuti) accessibili solo ai più alti livelli di clearance (accesso) e, a maggior garanzia, per via trasversale a chi è riconosciuto un “need to know” (necessità di sapere) (2). E’ noto che al momento del suo insediamento come segretario alla Difesa, il 16 Luglio 2001, Donald Rumsfeld riferi al House Appropriation Committee di aver accertato un budget “nero” di cinque volte maggiore di quello ufficiale e di non aver alcun controllo su di esso (3). Dati riferiti solo al Pentagono.

I destinatari dei flussi di finanziamento sono agenzie private d’intelligence, contractors, laboratori privati di ricerca scientifica, filiali “non riconosciute” delle grandi corporazioni dell’industria aerospaziale (Northrup, Lockeed, Boeing, ecc.) e della stessa Nasa (che, ricordiamo, è un’agenzia militare). Si calcola che il maggior due terzi di quei flussi di denaro siano spesi per la “sicurezza” degli stessi e vadano ad agenzie di contractors. Una sicurezza nella sicurezza.

Dal 2001, il settore intelligence negli Usa si è più che duplicato (4), i livelli di segretezza sono aumentati a dismisura, la catena di controllo gerarchico istituzionale è totalmente annullata. Dan Morris, sottufficiale dell’Air Force e agente operativo del National Reconnaissance Office (Nro) riferisce di ben 38 livelli di top secret nella sua organizzazione (5). Il giornalista Bill Sweetman ha stimato che a fine 1999 fossero attivi almeno 150 Sap solo tra quelli pertinenti il Pentagono, molti dei quali “non riconosciuti” con sistemi indipendenti di classificazione di segretezza e controllo totale esercitato da singoli program managers, la maggior parte dei quali non dipendenti dal Pentagono ma privati (6), sganciati da qualsiasi catena di comando.

E’ un testimone prestigioso quello che descrive come funziona il finanziamento “nero” dei Sap: Paul Czysz, docente di Ingegneria Areonautica al Parks College di St. Louis, Missouri, che ha lavorato 8 anni presso la base militare Wright-Patterson, in Ohio, e 30 anni alla McDonnell-Douglas nella sezione “Tecnologie Esotiche“: “…Se si tratta di un progetto segreto, il finanziamento arriva via diverse fonti governative, nessuna delle quali è rivelata a chi vi lavora, non importa a che livello dirigenziale. Qualcuno lassù firma un contratto con il governo e il finanziamento arriva al momento e nel posto giusto…”(7). Inutile chiedere ai presunti responsabili ufficiali nelle singole posizioni: nè un Rumsfeld nè un Direttore Cia nè tanto meno il Presidente (tutte figure istituzionali passeggere…) sono al corrente di tale imponente flusso di denaro e delle sue destinazioni. E’ illuminante l’episodio riferito dall’astronauta Edgar Mitchell (Apollo 14) e da altri testimoni riguardante l’incontro ottenuto nel 1997 con il Vice Ammiraglio Thomas R. Wilson che all’epoca era Chief Intelligence per il Joint Chiefs of Staff (J-2) per chiedere conto di certi Sap in materia tecnologica governati apparentemente da personale non governativo e non verificabili. Wilson che non ne era al corrente accettò di informarsi e dopo due mesi riferi a Mitchell e partners che aveva verificato la veridicità della loro denuncia ma che colui presentatosi come rappresentante legale di uno dei Sap (non il program manager) gli aveva detto che non poteva parlargliene perchè l’Ammiraglio non aveva “la necessità di sapere“. Wilson aggiunse che aveva avuto la netta sensazione che il personaggio convocato si era presentato solo per capire “quanto” egli sapesse nel merito. (8)

Ma allora chi controlla queste filiere di informazione che attraversano trasversalmente gli ambienti interessati? Chi si avvale delle enormi cifre di denaro succhiate ai bilanci statali? Chi conosce e gestisce il segreto sui risultati dei Sap? Ricercatori, giornalisti e investigatori sono da qualche tempo giunti a una conclusione quasi unanime: si tratterebbe di un gruppo transnazionale, trasversale agli ambienti politici, industriali, militari, tutti collegati in qualche misura ai Sap; una consorteria ibrida tra politico e privato che, tra le tante funzioni, controllerebbe gruppi minori di collegamento nei media, nella comunità scientifica, nelle corporazioni di importanza strategica, nei think tanks di analisi politica, operativi di medio livello gerarchico nel mondo dell’intelligence, unità operative non ufficiali. Il processo di decisione politica sembra al momento attuale gestito soprattutto dalla componente civile.  Inutile dire della ricchezza di cui i membri di questa elite godrebbero. Questo l’identikit. Sembra agli anticomplottisti che non abbia logica? Vi riporta a qualcosa di già sentito, di familiare?

L’ELEMENTO SCIENTIFICO

Alla luce della realtà dei Sap e dei finanziamenti massicci in nero alla ricerca privata in tutti i campi di qualche interesse strategico (e ovviamente quello scientifico e tecnologico è in prima fila), chi si sente di sostenere che la “scienza ufficiale”, quella comunità “riconosciuta” di posizioni accademiche che celebra i propri successi su Nature, che arranca faticosamente tra numeri chiusi e condizioni di budget disastrosi esprima traguardi privilegiati, alzi la mano. “Pensiamo alla scienza come a una pratica basata sull’osservazione e aperta al cambiamento ma se si guarda all’ambiente scientifico ufficiale ci si rende conto che è più una religione” commenta Paul La Violette, scienziato prominente in materia di propulsione e di gravità, autore di libri (9) e papers su fisica, astronomia, climatologia, teoria dei sistemi, presidente della Starburst Foundation, istituto privato di “ricerca scientifica interdisciplinare” (!). La scienza ufficiale, quella “povera” è tagliata fuori dal circuito della ricerca “vera” e le organizzazioni cosiddette  “scettiche” sono inquinate dai servizi di intelligence per spargere disinformazione, e indirettamente contribuire a mantenere i segreti (10).

In questo torbido scenario la domanda conseguente è: siamo sicuri che i traguardi scientifici raggiunti dall’umanità siano tutti quelli che conosciamo? Chi controlla il cosiddetto processo delle innovazioni tecnologiche? Chi e come ne fa profitto?

Per quanto riguarda la ricerca sulle tecnologie che possono sviluppare forme avanzate di propulsione e di energia alternativa, numerose sono le testimonianze che sostengono che i risultati in questi settori sono disponibili fin dagli anni Cinquanta e sono stati ottenuti a partire dagli studi di Nicolas Tesla negli anni Venti oltre che da speciali opportunità di conoscenza emerse nel tempo che avrebbero dato forte impulso alle ricerche. Si parla di applicazioni tecnologiche basate su nuovi principi della fisica in grado di produrre illimitate quantità di energia che non richiederebbe la combustione di carburanti fossili e che, se rivelate e utilizzate per uso civile, darebbero un impulso incalcolabile alle condizioni di vita dell’umanità. Si parla di tecnologie operative da tempo tutte basate sulla cosiddetta Energia Punto Zero (ricavata dal vacuum dello spazio – una fonte inesauribile), di elettrogravità, di magnetogravità, di sistemi a combustione esterna ad emissioni zero ed alta efficienza: un numero di applicazioni pratiche che usano queste tecnologie sarebbero state sviluppate nelle decadi passate e avrebbero conseguito traguardi che sono stati secretati per ragioni di sicurezza nazionale, interessi militari e interessi “speciali” che considerano il pubblico dominio come minaccia alla sicurezza economica e militare. Sempre Paul Czysz riferisce: “…La Zero Point Energy fornisce circa 40-50 megawatts di potenza per pollice cubo (3 cmc) di spazio. Volendola utilizzare nessuno venderebbe più benzina o petrolio…Essa permea l’intero universo e fluttua continuativamente come interazione tra materia e antimateria…è una riserva grande quanto l’universo…si annichila e si ricrea da sola...” (11). E in tema di propulsione, Hal Puthoff, fisico teoretico e sperimentale con un curriculum che comprende General Electric, Stanford University, Sri International, Institute for Advanced Studies e , non casualmente, un periodo di consulenza alla Nsa riferisce che “…l’Air Force stabili un programma chiamato Mass Modification per studiare la possibilità di applicare le prerogative dell’Energia Punto Zero alla propulsione spaziale e verificò le (nostre) teorie consultando laboratori, aziende e università…una delle potenziali applicazioni minori è la produzione di energia a basso costo per la desalinizzazione dell’acqua…” (12).

MccandlishArvLe capacità derivate dalla ricerca sommersa non sembrano essere mai affiorate alla luce dell’ufficialità ma piuttosto trattenute nell’ombra, sottratte all’umanità, usate a scopo militare, per esempio per raggiungere la supremazia strategica nello spazio. E’ sempre Paul LaViolette che parla con naturalezza della tecnologia maser (laser a microonde capace di vincere la gravità e tenere in sospeso un corpo solido), “molto segreta perchè ha a che fare con la propulsione degli Ufo…e del nostro TR3B che è uno degli Ufo

(foto: l’ARV descritto da McCandlish)

triangolari di cui si parla. – e aggiunge – Gli Ufo possono essere di origine aliena ma alcuni li abbiamo creati noi usando questa tecnologia…”(13 ) , mentre Mark McCandlish, ufficiale in pensione dell’aeronautica statunitense, poi designer di avionica in proprio per molti contractors della Difesa (General Dynamics, Lockeed, Rockwell, Northrop, Boeing, ecc.), racconta di un Air Show del 1988 presso la Norton Air Force Base di San Bernardino, California, a cui ha partecipato su invito di un prestigioso cliente, l’allora Segretario alla Difesa Frank Carlucci (14). Con lui, un generale a tre stelle e un collega viene introdotto in un’area restricted della base dove vede tre dischi “parcheggiati” in sospensione nell’aria, di dimensioni diverse (7, 18,36 metri di diametro); gli viene mostrato un video che descrive le peculiari evoluzioni e i test di volo e gli vengono descritti nel dettaglio i particolari e i principi tecnici della propulsione. Il nome degli oggetti? Flux Liners o ARV (Alien Reproduction Vehicles). (15)

TR3BEcco quindi che nel magma della segretezza si connettono due chiavi di lettura del sistema di potere globale:  la conoscenza scientifica e il più grande segreto dell’umanità celato dietro una rete di programmi supersegreti  e di una gerarchia estranea alle catene di comando istituzionali che risponde evidentemente a un gruppo privato molto ristretto che “sa” ed ha i propri interessi.

(foto: il TR-3B)

UN QUADRO INQUIETANTE

ReentryvehiclePerchè se è vero, come sembrano dimostrare queste e tante altre testimonianze rese da tempo disponibili dai ricercatori, molte recuperate tramite il Foia (Freedom of Information Act), che da decenni si sono trovate e applicate tecnologie capaci di simulare in qualche misura le prestazioni propulsive manifestate dal fenomeno Ufo sfruttando scoperte avanzatissime in campo energetico, logica vuole che ci debba essere qualcuno che controlla tale processo. Quel qualcuno si muove evidentemente al di fuori di ogni ufficialità, è transnazionale perchè transnazionali ormai sono gli interessi legati alle fonti energetiche, basa la propria esistenza sul segreto e su un sistema di potere capace di matenerlo. Ciò facendo si pone al di fuori delle regole democratiche ed è colpevole di aver ritardato lo sviluppo socioeconomico dell’umanità, centellinando o nascondendo a scopo di profitto innovazioni di enorme respiro. Una elite che interagisce con se stessa e con il resto del mondo, muovendosi dentro e fuori tra la realtà “ufficiale” e la loro. Una specie di società separata che viaggia su binari temporali differenti rispetto al resto dell’umanità, che è fuggita in avanti. Già la chiamano, appunto, breakaway society“. Si stenta a crederci ma lo scenario dipinto dalla logica e dalle informazioni disponibili sembra più che plausibile al di là dei complottismi. E’ sotto gli occhi di tutti che quel complesso militare-industriale denunciato non solo da Eisenhower ma anche dal sociologo americano C. Wright Mills negli anni Cinquanta, si è trasformato nell’attuale complesso globale di corporazioni e si è dato le gambe per governare i processi economici tramite, in primis, la riduzione del costo del lavoro. Una trasformazione che ha assunto diversi strumenti, alcuni legali, come il Nafta, il Fmi, il Wto e la Banca Mondiale, tutte entità che promuovono la privatizzazione delle risorse e che sono state accusate più volte di minare le leggi internazionali in materia di salute, qualità del cibo, ambiente. In perfetta sintonia con le organizzazioni private e semisegrete come il Gruppo Bilderberg, il Carlyle Group e simili. I soci di questi “club” non vengono eletti ma si autoselezionano all’interno delle strutture di potere transnazionali e dei bacini di ricchezza. E’ logico che queste persone quando tornano a casa dopo le riunioni si impegnino ad implementare le decisioni prese, chi più chi meno efficacemente ma inesorabilmente. In tale situazione, le sovranità ed i poteri nazionali appaiono come oggetti statici di antiquariato. Se quindi si mettono insieme le potenzialità offerte dalla quantità di denaro legale e sommerso disponibile, dall’occupazione di posizioni di potere, dalla manipolazione dei flussi economici e finanziari, dall’uso spregiudicato della segretezza, allora ci sono forti probabilità che  quei decisori occulti gestiscano conoscenze scientifiche e tecnologiche di molto superiori a quelle del mondo “mainstream. Non è cosi incredibile: se ci pensiamo, la Nsa è stata di almeno 35 anni più avanti del mondo in computer science, e verosimilmente lo è ancora adesso. Se, come affermano Czysz,  McCandlish ma anche molti altri, le innovazioni conseguite nei campi della propulsione o delle biotecnologie fossero cosi avanzate e radicali da poter trasformare il mondo, se gli Ufo “umani” sono in attività almeno dagli anni Settanta con le capacità non convenzionali che li caratterizzano, quali capacità sono in mano al gruppo di potere che le controlla? E cosa se ne fanno? Quali le loro conoscenze? Vengono i brividi a pensarci…

AVROE cosa si potrebbe fare con quelle innovazioni tecnologiche? Ce lo dice il ricercatore Steven Greer che ha raccolto decine di testimonianze nel mondo parallelo (16): l’applicazione delle tecnologie che sviluppano Energia Punto Zero o quella derivante dall’elettrogravità “darebbe grande beneficio ambientale con l’eliminazione dei carburanti fossili e conseguentemente dell’inquinamento; con la produzione di energia pulita a costo bassissimo e conseguente livellamento delle attuali

(foto: Alien Reproduction Vehicle)

disparità economiche ; con la rivoluzione del sistema di trasporto e conseguente diminuzione dei costi (l’antigravità permette trasporto silenzioso e sopra-la superficie); con l’archiviazione dell’energia nucleare e la neutralizzazione delle scorie; …si vedrebbe la fine della desertificazione e un nuovo sviluppo dell’agricoltura; una civiltà sostenibile e in armonia con le leggi naturali; la fine (o riduzione) delle guerre per il controllo delle risorse naturali; l’espansione pacifica della frontiera umana nello spazio e la nuova comprensione del nostro ambiente cosmico...” . Sembra abbastanza per capire che verrebbero sovvertiti i poteri-chiave del mondo attuale e che l’umanità si troverebbe di fronte ad una nuova alba. Abbastanza per far riflettere chi ha a cuore lo stato della democrazia in un momento in cui gli Stati si dibattono nella morsa di banche e poteri sovranazionali; per avviare un dibattito sulla natura del Potere e mettersi in grado di cambiarla. Può sembrare una battaglia contro i mulini a vento ma sbarazzarsi dell’utilizzo del segreto, ridimensionare il concetto di sicurezza nazionale, adoperarsi per una completa trasparenza e un maggior controllo istituzionale della ricerca scientifica  sono i primi obiettivi da perseguire per tutte le forze che aspirano ad un’umanità prospera e senza abissi di disparità economica, e alla salute del pianeta  Terra. Chi ci sta?

Note:  (1) Dana Priest, William Arkin. Top Secret America, The Rise of the New American Security State (Little Brown & Co., 2011)

(2) Tra i programmi invisibili, un’ulteriore distinzione è fatta per i programmi “non esistenti” considerati talmente sensibili da essere esenti da esigenze di rapporto al Congresso. Il presidente di commissione o il membro anziano e talvolta altri esponenti dello staff delle commissioni parlamentari possono essere informati solo oralmente dell’esistenza di tali programmi (1997, U.S. Senate Document 105-2, Report of the Commission on Protecting and Reducing Government Secrecy). “Possono“, ma ignorandone l’esistenza è improbabile che chiedano.

(3) Per la precisione Rumsfeld dichiarò 2.6 triliardi di dollari di ‘soldi mancanti’, poi ridotti dopo varie verifiche a qualche centinaio di miliardi di dollari. Una cifra comunque fuori da ogni buon senso di cui si era persa traccia. (v.  Lost Spendings, American Forces Press Service, 20/2/2002, www.defense.gov/news/newsarticle.aspx?id=43927)

(4) Dana Priest, William Arkin, ibidem

(5) Steven M. Greer, Disclosure (Crossing Point, 2001)

(6) Richard Dolan, After Disclosure, Keyhole 2010

(7) Steven M. Greer, op. cit.

(8) Richard Dolan, op. cit.

(9) Tra gli altri, Secrets of Antigravity Propulsion (Bear & co., 2008)

(10) v. Fabrizio Salmoni, Inchiesta – Il CICAP: Men in Black?, 2010, https://mavericknews.wordpress.com/2010/11/25/inchiesta-il-cicap-men-in-black/

(11) Steven M- Greer, op. cit

(12) Steven M- Greer, op.cit.

(13) Steven M. Greer, op.cit.

(14) E’interessante il curriculum post-politico di Carlucci: Presidente del Carlyle Group (*14 bis), consigliere d’amministrazione tra gli altri di General Dynamics, Westinghouse, Ashland Oil, G2 Satellite Solutions, membro onorario della Rand Corporation, membro del think tank conservatore PNAC (Project for the New American Century – nome che richiama un po’ il New World Order)

(*14 bis) Il Carlyle Group, fondato nel 1987 da William E. Conway Jr, Daniel A. D’Aniello e da David M. Rubenstein, è una delle più importanti firme del private equity con la gestione di 30,9 miliardi di dollari statunitensi, ripartiti in 32 fondi, che operano su scala globale attraverso operazioni di Buyout, Leverage Finance, Venture Capital e Real Estate. Il gruppo è cresciuto sia tramite una serie di importanti acquisizioni nei settori militare e della ristorazione, che per linee interne. Fra le principali acquisizioni ricordiamo: la BDM international (1981), Harsco Corp. (1990), unità missilistiche e aeree della LTV Corp., Howmet (1995) che produceva anche aerei militari, la società europea Bofors Defense (2000). L’attuale presidente del gruppo Carlyle è l’ex presidente dell’IBM, Louis V. Gerstner, Jr, e i maggiori settori in cui la società ha investito sono, Aerospazio e Difesa (tra gli acquisti anche l’Italiana Avio poi venduta a General Electric per la parte aeronautica e al consorzio anglo-italiano Cinven-Finmeccanica per il settore spaziale), Energia, Telecomunicazioni, Media, Bio-Medicale, Immobiliare. Varie le figure politiche che fanno, o hanno fatto, parte del gruppo come George H. W. Bush, suo figlio George W. Bush, James Baker III, Frank Carlucci, John Major ex primo ministro inglese, Shafig Bin Laden fratello di Osama Bin Laden. Il gruppo è l’undicesimo fornitore di armamenti del Pentagono e uno dei primi dettaglianti dell’aeronautica americana grazie alle tre filiali, United Defense, Vought Aircraft e Aerostructures Corporation. Il fondo Carlyle Italia è attualmente diretto   (SORPRESA!) da Marco De Benedetti. (fonte Wikipedia).

Il Carlyle Group è la fotografia esatta di come si potrebbe configurare una componente del potere globale occulto, della “breakaway society”.

(15) Steven M. Greer, op.cit.

(16) Steven M. Greer, op. cit.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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