E’ vero flop?

Considerazioni sui risultati delle amministrative e qualche idea per i 5Stelle..

 E’ veramente estenuante, forse inutile in questa fase, stare dietro ai titoli nei media che qualcuno forse si ostina ancora a pensare affidabili. A leggere i giornali e a guardare la tv in questi giorni non si sfugge dal notare un’uniformità pressochè totale nei commenti. E’ l’ennesimo segno della predominanza del pensiero unico in un sistema politico sempre più involuto che vede i media sempre più asserviti, anche inconsapevolmente o per mero conformismo, alla Casta.

Non c’è bisogno di specialisti o di sondaggisti per vedere che il M5S ha incassato meno voti di quanti ci si aspettava. Ci sarebbe bisogno di una maggiore oggettività e di meno colpevole schematismo nel trattare l’argomento.

Il quadro generale dice che:

1. L’astensionismo ha toccato vette mai toccate. E su questo nessuno può cantare vittoria, anzi: vuol dire che c’è un allarmante, ulteriore allontanamento del cittadino dalla politica. Quando Grillo dice “dopo di noi c’è solo la rabbia e il ricorso alla violenza“, bisognerebbe starlo ad ascoltare. Chi canta di gioia per “aver vinto” dovrebbe pensare di più alla realtà.

2. Non confondiamo in continuazione i piani ma se vogliamo veramente confrontare i dati amministrativi con quelli politici (non si dovrebbe ma…) benissimo: per quel che risulta sull’immediato, Pd e Pdl perdono ancora voti. A Roma, il Pd perde il 2% rispetto alle politiche; a Treviso il Pd perde il 2,38% e il Pdl quasi il 10%; a Siena il 9,33% mentre il Pdl guadagna il 6,79% ma come lista civica aggregata; a Orbassano il Pd sfiora la debacle: -9,89%. Il Pdl perde a sua volta molte amministrazioni e la Lega gli va a ruota.

3. Il M5S non va ai ballottaggi ma entra in tutte le amministrazioni con un totale di circa 400 consiglieri. Partiva da zero e svantaggiato. Inutile ricordare che questo implica un sempre maggiore radicamento sul territorio e un conseguente incremento progressivo del consenso.

 E allora dov’è il flop? Presto detto: nel non aver fidelizzato i voti delle politiche. Segno di debolezza politica che lascia incertezza nell’elettorato. Peccato grave ma ancora riparabile.

Tutti i media hanno imputato la battuta d’arresto alle ragioni agitate per mesi  sulle loro stesse pagine, con buona dose di autocompiacimento: debolezza strutturale, eccessiva aggressività a fronte di un’inerzia parlamentare, le polemiche interne e la gestione complessa delle stesse, ecc.; cose lette e rilette per mesi che nascondono le ragioni della propaganda Pd e le armi di un attacco mediatico concentrato da tutti fronti per screditare l’unica opposizione.

Già molto si è detto sulle cause del “flop” ma vorrei dire anche la mia con pochi commenti.

1. I candidati. Niente da dire sulle persone. Diversi eletti sono anche bravi e coraggiosi (v. Pizzarotti). Si suppone che siano stati indicati dalla propria comunità o dal locale Meetup, il che li legittima pienamente ma poi ci sono gli “autocandidati” votati da un numero molto limitato di iscritti (prevalentemente i loro amici). In generale, rimane nell’osservatore una sensazione di inadeguatezza e di impreparazione politica che si estende ai parlamentari eletti. Chi frequenta i “propri” 5 Stelle non può fare a meno di notare un livello di dibattito poco più che elementare, talvolta anche meno. E’ il risultato di un’aggregazione veloce ed eterogenea su pochi (efficaci) messaggi in cui tutti si riconoscono ma che ha lasciato molti vuoti su specifici argomenti di politica generale e una diffusa difficoltà a andare oltre le discussioni sulle tematiche locali. Laddove tali tematiche sono importanti (Tav, beni comuni, ecc.) ed il coinvolgimento pubblico più importante, i rappresentanti 5S sono più preparati. Altrove, specie se in numero esiguo (uno o due consiglieri), le difficoltà a operare sul territorio e a crescere sono maggiori. L’eterogeneità è un ulteriore fattore di complicanza: i 5 S provengono da tutte le parti politiche, molti dalla non-partecipazione; anche le categorie sociali sono ampiamente rappresentate e in molti casi la preparazione culturale di chi si candida o vorrebbe è carente. E’ un grande melting pot senza ancora la necessaria coesione. Questo porta ad un secondo punto di riflessione.

2. Il metodo di selezione dei candidati. Le parlamentarie sono velleitarie e insufficienti e facile preda della propaganda avversaria. Non solo perchè hanno coinvolto un numero limitato di “iscritti” ma anche perchè, per misteriose ragioni, non si accedeva facilmente all’iscrizione. Per esempio, diversi di quelli che hanno cercato di votare hanno scoperto una deadline pregressa per l’iscrizione. Era difficile inoltre scegliere preliminarmente sulla base di filmati autoprodotti ed accertare le capacità politiche dei candidati solo sulla base dei pur condivisibili criteri enunciati (fedina penale pulita e nessuna precedente iscrizione a partiti). E’ andata mediamente bene con gli attuali eletti in Parlamento, peggio con i consiglieri locali, ma la genericità dei criteri di selezione ha prodotto un gruppo di rappresentanti senza coesione politica e con poche idee chiare su come gestire la loro esperienza nella tana di lupi che è il Parlamento. Avrebbe qualche senso dare priorità nella selezione a coloro che hanno già maturato esperienza in un’amministrazione locale.

Il M5S è stato tanto attaccato per le discussioni interne e per la presunta invasività dei leader ma impelleva la necessità di regole e di strumenti di dibattito, e soprattutto la necessità di una guida politica, di una visione unitaria della loro missione che ad oggi solo Grillo e Casaleggio (e forse pochi altri)  possono fornire. Tutto molto difficile da spiegare. Ovvio che per i media, pronti ad azzannare su committenza, la situazione era un invito a nozze per creare disinformazione e soffiare sul fuoco delle contraddizioni o sulle debolezze evidenti dei singoli. Alcuni dei quali già sembrano pentirsi di essersi imbarcati in un’operazione che nella loro onesta ingenuità sembrava utile, interessante e entusiasmante.  Verosimilmente Grillo non potrà continuare a supervisionare costantemente la condotta degli eletti esponendosi alle facili accuse di autoritarismo settario. E allora tocca trovare altre soluzioni.

3. La leadership. E’ la sfida maggiore per il movimento, quella che forse ne determinerà il successo o la decadenza. Bisogna rendersi conto che per selezionare una leadership la rete è insufficiente. Se è vero che il M5S nasce e si nutre delle istanze dei movimenti popolari (beni comuni, Tav, Muos, associazioni di volontariato, ambientaliste, associazioni di categoria per il cambiamento, ecc.) è necessario pescare da quelli. Li è disponibile una quantità di persone preparate, con esperienza di dibattito, di lotta, con capacità di comunicazione, rapporti diretti con la gente e molte idee chiare. I movimenti dovranno esprimere autonomamente (o spontaneamente) i loro rappresentanti da mandare a combattere nelle istituzioni, a dettare le linee su cui proporre leggi e norme. Bisognerà probabilmente chiudere un occhio sulla fedina penale ma certo non si tratterà di reati infamanti.

4. La comunicazione. Un mio caro amico, grande fruitore di tv, quasi totalmente digiuno di confronto politico ma con le sue idee piuttosto chiare, mi diceva recentemente che Grillo dovrebbe inventarsi un modo inconsueto di “andare in tv”, una trovata geniale che gli permetta di comunicare in maniera diversa dagli “altri” senza omologarsi. In attesa di una leadership estesa ed affidabile, credo che abbia ragione. Peraltro, se la rete è un mezzo di comunicazione riconosciuto, acquisito, basilarmente democratico e valido, non è ancora sufficiente  per poter parlare con tutti e in attesa di poter avere un canale unico Rai ben gestito, sarà bene inventarsi qualcosa che vada oltre i canali finora utilizzati.

 In generale quindi le sfide da affrontare per il M5S sono molte e complicate e i tempi disponibili potrebbero non essere lunghi. Tocca affrontarle subito a fronte di un forte rischio che i lupi si avventino sul bufalo ferito per farlo fuori. Con l’unico vantaggio che continueranno anche a sbranarsi tra loro.  (F.S. 29.5.2013)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to E’ vero flop?

  1. daniele forte says:

    Grande Fabrizio! Un mio commento di chiarimento, in relazione alla fedina penale: moltissimi esponenti di spicco di movimenti civili di lotta, a cominciare dai NOTAV, sono colpiti da procedimenti penali legati all’attività di contrasto sul territorio. Parliamo quindi di reati di resistenza, blocco stradale, ferroviario, spesso segnalati in maniera pretestuosa o mirati a colpire i soggetti più impegnati ed esposti… preparati ad una pronta puntualizzazione, magari ci salta fuori un bell’articolo, sai bene a quali legali puoi rivolgerti.

    ciao, continua così

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