Tira brutta aria

Un paese senza governo, un forte elettorato di destra, i malcontenti dei militari, una polizia malata di violenza e omertà, dipingono un quadro inquietante. Urgono provvedimenti a tutela della democrazia e dei cittadini.

 Sono tempi di cambiamento, anche piuttosto radicale. Quello a cui assistiamo è un cambiamento reale, a detta di tutti gli osservatori, non a breve scadenza. Un movimento anomalo ha scardinato gli equilibri politici imponendosi come terza (per poco) forza in Parlamento e nel paese e sparigliando i giochi e gli inciuci tanto che si dà per incerta la sopravvivenza del Pd così come lo vediamo ora e non si riesce a formare un governo perché una fetta della torta se la sono presa i nuovi arrivati. Il M5S, col suo progetto poco meno che rivoluzionario di democrazia partecipativa per rimpiazzare per via istituzionale e legale l’attuale sistema rappresentativo, si è imposto innanzitutto come riferimento per tutti i movimenti che animano la società civile e mettono in discussione la classe politica su un’infinità di argomenti: la parte attiva della popolazione, quella disposta a mobilitarsi per le proprie rivendicazioni. Su tutti il Movimento No Tav della Val Susa che è straripato ormai al di fuori dei propri confini e ha assunto connotati politici generali. Ma il cambiamento si sta realizzando in una situazione di forte contrapposizione politica da parte di elementi che rivestono un alto grado di pericolosità. Vediamoli.

 C’è un governo uscente a pezzi, debole, con un leader “europeo” che si è politicamente suicidato e di conseguenza difficilmente giocabile dalle forze finanziarie che l’hanno voluto. Non è in grado di dispiegare autorità e aspetta solo di essere sostituito.

 C’è il caso dei marò assassini che un governo imbelle gestisce nel modo peggiore mettendo in ridicolo l’Italia e suscitando forti malumori, anzi rabbia, nelle forze  armate già fatte segno di sensibili riduzioni di budget e di pressioni popolari contrarie ad ulteriori spese (gli F35). Per la prima volta da chissà quanto, un Capo di Stato Maggiore dela Marina rilascia dichiarazioni politiche lamentando “inadeguata difesa e tutela da parte della Nazione” usando per di più  un linguaggio oscuro la cui portata sembra essere sfuggita a tutti “…Non ci sono ordini che tengono se non c’è conoscenza e condivisione…”. Gli hanno fatto eco il Cocer della Marina parlando di “ forte agitazione e disagio”, di “fermento nelle accademie sulle navi e nelle basi”, di  “misure di protesta”, e poco più prudentemente i capi di Esercito e Aeronautica.  Tutti gli alti ufficiali si sono espressi contro l’operato del governo anche solo esprimendo solidarietà ai marò. I toni dei militari insomma sono inusualmente alti nel mettere sotto accusa la politica ed è un coro che si unisce a quello del paese.

 Dove c’è una base elettorale di destra serrata intorno a Belusconi ancora forte , il 30% circa dell’elettorato, malgrado il discredito accumulato negli ultimi 10 anni; è una maggioranza silenziosa forte, disponibile a mobilitarsi, almeno finchè i viaggi e i gadgets sono pagati, che comprende un’immarcescibile destra (fisiologica?) da cui si distinguono alcune nuove formazioni (Casa Pound, Forza Nuova, persino un’Alba Dorata italiana) poco vistose ma presenti sul teritorio con piccolissime iniziative sociali e di provocazione. La cosiddetta mano d’opera.

Il gruppo dirigente della destra sta assumendo atteggiamenti e iniziative chiaramente eversive: il presidio contro il tribunale di Milano e le dichiarazioni bellicose del Capo che evoca il “golpe della sinistra” e minaccia “battaglia nelle piazze” senza che una sola autorità muova un dito. Di questo gruppo dirigente, alcuni sono ex piduisti (Berlusconi, Cicchitto, un Previti sempre nel backstage) alcuni altri, tra cui primeggia Dell’Utri, coinvolti a vari livelli con la mafia. Risuona l’antica chiamata alle armi contro “il governo più di sinistra della storia italiana e d’Occidente” un’eventualità per evitare la quale in Italia sono state commesse stragi e omicidi.

 C’è un’Europa che non vuole neanche contemplare la possibilità di un fallimento dell’euro e c’è qualcuno al di sopra di essa che non potrebbe accettare passi indietro rispetto ai piani avanzati di controllo globale.

 C’è una continuità mai sopita dai fatti di Napoli e Genova del 2001 di violenze poliziesche su cittadini e manifestanti: i casi Cucchi, Sandri, Mark Covell, Scaroni, Aldrovandi, i quasi linciaggi dei fermati in Val Susa nel 2011; a compendio, la disgustosa gazzarra parafascista del Coisp a Ferrara a rivendicare l’impunità “a prescindere” per chiunque in divisa commetta reati, con la grave coda delle insolenze al proprio Ministro. Una deriva corporativa che coinvolge anche altri sindacati di categoria come il Sap che dà sponda al Coisp con l’applauso agli imputati, lo stesso Sap che in Piemonte schiera il truce segretario Massimo Montebove che, orfano del suo idolo (questo sì pregiudicato) Spartaco Mortola, soffia preferibilmente sul fuoco della tensione in Val Susa e si presenta parte civile ai processi contro i manifestanti.  E’ una tensione, quella che corre tra le forze dell’ordine, che andrebbe sedata mentre invece trova negli esponenti della destra politica più becera (da Esposito a Ghiglia a Giovanardi) una totale disponibilità ad alimentarla. E’ un ambiente malato di violenza e di omertà, come dissero i pm Zucca e Cardona del processo ai funzionari condannati per i fatti della Diaz, e che gode della complicità dei politici visto l’elogio agli stessi imputati da parte della Ministra degli Interni, Cancellieri.

 Insomma, checché ne dicano le anime buone sul presunto rinnovamento delle forze dell’ordine (un rinnovamento che vede le fila della polizia rimpinguate da militari), il quadro è decisamente inquietante tanto più in un paese che, come è tristemente noto, mai ha accettato i cambiamenti a cuor leggero. Sarà più difficile di una volta vigilare perché non c’è più un Partito Comunista che a suo modo vi contribuiva ma ci sono bensì partiti che si sentono sotto attacco e una classe politica che sente il terreno mancare sotto i piedi. Ma bisognerà impegnarsi a farlo e ad insistere nel richiedere al nuovo Parlamento quei provvedimenti legislativi finora sempre negati malgrado le insistenze europee, e cioè l’identificativo sulle divise e la definizione del reato di tortura, possibilmente imprescrivibile. (F.S. 31.3.2013)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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