Mark Bowden. La Cattura (The Finish)

Rizzoli, 2013.

€ 17

Confesso di aver esitato a lungo prima di comprare questo libro. Non sapevo se avevo voglia di leggere un’apologia in chiave eroica di un’azione militare cruenta culminata nell’assassinio a sangue freddo di un uomo seppure responsabile dei tremila morti dell’11 Settembre 2001. Ebbene, di questo si tratta, perché quelli sono i fatti ma non mi sono pentito di averlo comprato perché in realtà Bowden, brillante scrittore di storia militare (suo è il Black Hawk Down – da cui il film omonimo – sulla disastrosa operazione speciale di Rangers e Delta Force del 1993 a Mogadiscio che ebbe come risultato il ritiro Usa dalla Somalia), usa le trecento pagine per raccontare nei dettagli cose ben più interessanti: la ri-organizzazione dell’intelligence americana ed i meccanismi della politica presidenziale, da George W. Bush a Obama. Sono libri come questo che informano, seppure a posteriori, di come funziona la macchina politico-militare della grande potenza, dei progressi tecnologici nel settore bellico-spionistico, di come si muove un Presidente nell’aspro campo delle enormi responsabilità che gli si presentano, dello stupefacente livello di professionalità degli staff. Tutte cose che a noi comuni mortali sembrano lontanissime ma che dobbiamo sapere che esistono per avere un quadro critico completo della realtà in cui ci muoviamo, una realtà che non si ferma ai nostri confini nazionali, al nostro quadro politico, ai diritti e doveri, ai princìpi, alle regole e ai valori generalmente condivisi, ma che ci sovrasta ampiamente e si espande globalmente sulle ali della ragione di Stato, del controllo globale, della risoluzione ad alto livello delle crisi. Tutto affascinante e terribile, anche sconfortante per chi agisce nel suo piccolo, ma purtroppo reale.

In un libro come questo si apprende quanto è in grado di fare la tecnologia al servizio del controllo globale: supercomputer e software in grado di trasformare in dati analizzabili e ricercabili quasi ogni tipo di informazione: soffiate o documenti provenienti dalle reti di spionaggio convenzionale, trascrizioni di interrogatori, tabulati di comunicazioni tra telefoni cellulari e pc, immagini e letture sensoriali effettuati da droni per giorni, settimane, mesi o addirittura anni; supercomputer che sono in grado di stabilire nessi altrimenti invisibili come un conto bancario condiviso da un funzionario di Hezbollah e da una recluta di Al Qaeda, un indirizzo in Iraq consultato in differenti occasioni da attentatori suicidi, una foto presa dal portafoglio di un soldato americano ucciso trovata sull’ hard disk di un presunto finanziatore del terrorismo. Una banca dati incrociabile, flessibile e accessibile da ogni angolo del mondo, messa a punto da squadre di giovani ingegneri informatici della Silicon Valley, come quelli della Palantir*, fondata da Peter Thiel (fondatore di Pay Pal e finanziatore di Facebook), rinchiusi per mesi in un open space di 650 mq costantemente rifornito di cibo e videogame (per rilassarsi).

La caccia a Bin Laden, durata 11 anni, è stata possibile grazie alla correlazione integrata di centinaia di analisti con l’efficienza letale delle unità speciali ed alla volontà di un Presidente che a queste si è voluto affidare per dimostrare che Bush aveva sbagliato a scatenare due guerre e che Al Qaeda si poteva sconfiggere con le operazioni chirurgiche. L’ immagine di un Obama progressista, alfiere di un’America “diversa” che comunica positivamente col mondo, ne esce ben più completa laddove si scopre l’adozione estensiva dei droni per eliminare singolarmente, uno dopo l’altro, i comandanti nemici fino a quadruplicare nei primi due anni del suo mandato il numero degli attacchi ordinati da Bush o portando a tre o quattro per notte le operazioni speciali in Iraq e Afghanistan. Obama è un Presidente che, assunta la carica, spiega bene la sua critica alle guerre del suo predecessore (aveva votato contro l’invasione dell’Iraq) con una visione pragmatica della realtà che sorprenderà molti lettori, in particolare i più idealisti, esposta nel discorso tenuto a Stoccolma alla cerimonia dei Nobel: “…Non ci sono dubbi sul fatto che nel mondo esiste anche il male. Un movimento non-violento non sarebbe stato in grado di fermare le armate di Hitler. Affermare che talvolta la forza è necessaria non significa piegarsi al cinismo: si tratta solo di rendersi conto della realtà storica, delle imperfezioni dell’uomo e dei limiti della ragione…”. E della natura del Potere, aggiungerei… Un realismo pragmatico di cui da sempre si nutre l’America, spietato ma efficace quando affida la soluzione dei problemi all’eliminazione non tanto della complessa radice dei problemi bensì di chi individualmente ne è generatore: da Jesse James a Dillinger al serbo Mladic a Saddam Hussein.

Bowden riesce a essere appassionante come un Tom Clancy nel raccontare la caccia a Bin Laden, seguendo indizi e intuizioni fino alle decisioni finali ed al drammatico epilogo per l’uomo e per il suo sogno di califfato islamico. La missione è stata compiuta, ora è storia e, che piaccia o no, potrà essere dibattuta da chi vuole sapere come funziona il mondo e conoscere l’America, nel bene e nel male.

Un’annotazione finale: il titolo in italiano è assolutamente inappropriato poiché non c’è stata alcuna cattura; quello originale The Finish calza invece perfettamente volendo significare “La Fine del lavoro” o in questo caso “L’eliminazione”, terza F dell’acronimo F3 che sintetizza la procedura corrente  per gli affari di terrorismo: Find, Fix, Finish (Trovare, Preparare, Eliminare). (F.S. 1.4.2013)

 *Oggi Palantir vale miliardi di dollari e ha contratti con Cia, Nsa, Pentagono, Dipartimento di Homeland Security e National Counterterrorism Center.

Annunci

Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...