Lincoln (2013)

Dir. Stephen Spielberg

con Daniel Day-Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones, Hal Holbrook

Capolavoro atipico questo Lincoln che affaticherà chi non ha familiarità con quella storia americana ma che delizierà quanti amano le preziosità della recitazione. Costoro si delizieranno delle qualità di fuoriclasse come Daniel Day-Lewis che, come ha già bene sottolineato qualche recensore, non FA Lincoln ma bensì E’ Lincoln, come Tommy Lee Jones, uno strepitoso Thaddeus Stevens, grande vecchio dei repubblicani radicali e tessitore di intrighi politici, come Hal Holbrook nella parte di Francis Blair capofila dei “conciliatori”, come la Sally Field trasformata nella first lady ossessionata e angosciante per tutti quelli che le stanno attorno, nonché come David Strathaim, l’astuto e infingardo Segretario di Stato William Seward. Per non dover citare la totalità degli attori. Non per niente il film andrà alla cerimonia degli Academy a Hollywood con ben 12 nomination (nessuno verosimilmente  potrà strappare il premio a Daniel Day-Lewis).

Incentrato sugli ultimi quattro mesi di guerra civile e di vita di Lincoln, il film offre ben poca azione convenzionale ma tanta azione politica visto che segue con scafato realismo l’approvazione del 13mo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, quello che riconosce parità “legale” agli schiavi liberati, quindi a tutti i cittadini neri.  Un iter non facile che si scontra con le tante pulsioni di una classe politica inquinata dalla guerra e dai veleni delle fazioni nordiste, o meglio unioniste. Sì perché, le questioni che drammaticamente si pongono riguardano il futuro della nazione e di queste il Presidente si fa carico ed è ben conscio. Quindi nell’emiciclo parlamentare, dove si svolge la maggior parte del film, si agitano in contrapposizione  ai piani di Lincoln e  degli abolizionisti radicali, i fautori della pace negoziata col Sud ( soluzione che avrebbe bloccato o inquinato l’emendamento per necessità di compromesso), i Democratici del Nord (per l’Unione ma non per l’uguaglianza dei neri), i repubblicani moderati, i rappresentanti degli Stati rimasti in tutto o in parte fedeli all’Unione ma schiavisti (Kentucky, Maryland, Delaware, West Virginia, Missouri). Se ne spunterà un accettabile e comunque clamoroso compromesso sulla parità “legale”, non razziale.

Memorabili le scene dell’approvazione dell’emendamento e istruttive quelle in cui per vincere, Lincoln lascia carta bianca a Seward per la compravendita dei voti, la corruzione dei deputati,  persino le intimidazioni ad opera di lestofanti prezzolati. Da cui si arguisce che gli aspetti più nobili della politica-politicante non riescono essere nobili fino in fondo, per la stessa natura del Potere e per quella umana. Il fine giustifica i mezzi è la lezione del film, specie se i fini sono i diritti umani e le libertà fondamentali ma resta il dubbio che ciò valga anche quando i fini siano meno nobili (più sovente?). C’è sempre posto per la buona politica che serve gli ideali è il secondo messaggio che sembra lanciato apposta per sostenere l’attuale Presidente, non senza un pizzico di sottile piaggeria. Qualcuno sicuramente vorrà vedere nel film un’ode alla politica parlamentare ma di questi diffidiamo per ovvie ragioni.

Di Lincoln si è da tempo fatto un’icona nella storiografia e nella retorica americana; di questa icona si è impadronito Spielberg tralasciando parti della verità storica e cioè che lo stesso Lincoln, fino a dopo  la battaglia di Sharpsburg (1862), era alquanto restio a proclamare l’emancipazione* e che la sua guerra si proponeva non tanto di liberare gli schiavi ma solo di imporre il principio costituzionale dell’indivisibilità della nazione. Ma si sa, gli americani sono fenomenali nel semplificare le issues e a tradurre in autocelebrazione anche gli aspetti più controversi della loro storia.(F. S. 27.1.2013)

*Scriveva Lincoln nel 1862: “Il mio obiettivo dominante in questa lotta è  salvare l’Unione e non è né salvare né distruggere la schiavitù. Se mi fosse dato di salvare l’Unione senza liberare nessuno schiavo, lo farei; e se potessi salvarla mediante la liberazione di tutti gli schiavi, lo farei; e se per salvarla dovessi liberane alcuni e lasciare stare gli altri, farei anche questo”.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

4 Responses to Lincoln (2013)

  1. Brau.
    Volevo giusto vederlo.

  2. daniele forte says:

    Anche io sono curioso, vieppiù dopo l’articolo di Maverick noto e appassionato americanista, anche se non nutro mai molta fiducia in Spielberg: vedremo!

  3. bonino ruggero says:

    Fine articolo di un fine esperto in storia americana.
    Da ignorantone Valsusino non conoscevo tutte le implicazioni storiche del percorso di Lincoln.
    Spielberg è un personaggio che mi crea emozioni contrastanti che non riesco a razionalizzare.
    Saluti a tutti

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