Le cave di Caselette. I partiti portano a fondo l’attacco contro la Val Susa

Legambiente rivela i progetti della casta per il definitivo scempio del territorio.Un attacco probabilmente mirato a “punire” la Valle ribelle e ad annichilire l’opposizione popolare.

Non c’è solo il progetto Tav a contemplare la devastazione della Val Susa. Da Lega Ambiente proviene la denuncia del progetto di nuovo ampiamento della cava di Caselette autorizzata in sordina dalla Provincia e dal Comune di Caselette su un’area che va da S.Antonio di Ranverso a alle falde del Musinè. In sostanza, secondo i piani di una classe politica senza più alcun scrupolo, tutta quella porzione di bassa Valle dovrebbe diventare un’unica enorme cava di 500-700.000 mq da cui si estrarrebbero circa 2  milioni di mc in venti anni. Si scaverebbe addirittura per otto metri sotto la Dora. Un quadro terrificante di devastazione che renderebbe prepotentemente eclatante il collegamento con gli altri  vari progetti che incombono sulla Valle: la stazione di Susa, il tunnel di Chiomonte e la seconda canna del Frejus. Un’evidenza di cui tutti gli abitanti della Valle dovrebbero a questo punto prendere atto per attribuire le responsabilità ed agire di conseguenza. Altrettanto evidente diventerebbe la connivenza di interessi su cui si muove una casta di politici che – come scrive Ivan Cecconi, esperto di appalti pubblici – “sono diventati, strutturalmente…ladri di risorse, ladri di democrazia e ladri di futuro:…ladri di tutto.”

Come spiegare le autorizzazioni date dal sindaco di Caselette Sandro Dogliotti (a capo di una lista civica di collocazione non ben precisata che peraltro si è pronunciata a suo tempo, e pur blandamente, contro il Tav, ma…) senza investire della questione il Consiglio né tantomeno la popolazione. Le autorizzazioni sono passate direttamente alla Provincia dove il Direttore Ato, Paolo Foietta, boiardo Pd e non a caso acceso promotore del Tav e dell’inceneritore, cioè tutto quanto fa male alla gente e all’ambiente ma bene alle casse del partito, si comporta analogamente: niente Consiglio e subito all’Ufficio Tecnico per “atto d’ufficio” e veloce Valutazione dì Impatto Ambientale. Viva la trasparenza.

Come qualificare la Regione (Assessorato all’Urbanistica) che non tutela l’area storica di S. Antonio di Ranverso affidata al Mauriziano, cancella il Parco provinciale della Dora, declassa i terreni spianando la strada alle nuove concessioni?

Facciamoci delle domande: perché tutta quella ghiaia?Non ne vedo lo scopo – ci dice il geologo Rocco Rizzo – l’edilizia è quasi ferma e i costruttori hanno abbondanza di ghiaia immobilizzata e inoltre c’è a disposizione gran parte dello scavato della metropolitana torinese. Se ne vedono mucchi di 20 metri lungo la Spina 3”.  A meno che…non debba servire per fare cemento e calcestruzzo per i rivestimenti della seconda canna del Frejus e per il tunnel Tav di Chiomonte.

E il surplus necessario a ricoprire l’ammanco di terreno una volta completata l’estrazione nei vari lotti? E’ lo stesso sindaco Dogliotti a negare preventivamente che potrebbe arrivare lo smarino del Tav e degli altri cantieri (“Di certo non riempiremo con lo smarino della Tav”). Ma come fidarsi? Da dove altrimenti potrebbe arrivare una tale quantità di terra?

Chi sono i proprietari dei terreni che hanno chiesto di poter scavare? Qui diventa tutto ancora più nebbioso. La cava già esistente è operata dalla Allara-Saccona che ne ha chiesto l’estensione nel 2010 mentre è la Geoservizi  srl che dal 2008 ha chiesto autorizzazione di megaampiamento. Il titolare è certo Paolo Baldon che è anche nel CdA della Società Musinè, produttrice di biogas all’altezza della rotonda di Drubiaglio sulla SS24. La Geoservizi risulta aderente al Consorzio Val Susa di quel Luigi Massa, incaricato dal Pd di mettere insieme le ditte interessate a partecipare al banchetto Tav e inquisito per malversazioni come Direttore Generale del Comune di Napoli sotto la Jervolino. Bisognerà approfondire questa ricerca perché si potrebbe fare interessante. Finora tutto riconduce al Pd torinese e alla banda criminale di promotori del Tav.

Legambiente è legittimamente preoccupata da tutto questo movimento sottobanco, e non solo per l’ambiente: “Siamo convinti che fa tutto parte di uno stesso progetto di attacco alla Valle – ci dice Mario Actis che si sta dando gran da fare per informare le singole collettività ed i Comitati No Tav sul territorio (quello di Caselette sta organizzando un’assemblea pubblica per chiedere conto al sindaco di tutto l’affare) ma è pessimista su eventuali ricorsi al Tar “Non considera gli esposti, li lascia giacenti a tempo indeterminato e comunque li boccerebbe. Stessa tattica con tutti gli esposti della Comunità Montana nei confronti del progetto Ltf di Chiomonte. E’ una vergogna, un sistema di potere nel suo complesso che si chiude a difesa dei suoi interessi”.

Così, mentre l’attenzione dei valsusini è concentrata sul cantiere Tav di Chiomonte, viene un brivido a pensare al peggior incubo che si sta materializzando: cantieri contemporaneamente in opera da Caselette a Bardonecchia per ghiaia, stazione internazionale, tunnel Tav e canna del Frejus. L’offensiva finale, la madre di tutte le battaglie, con l’appoggio di uno schieramento di media che contribuisce a mantenere l’opinione pubblica all’oscuro.

Se un giorno ci dovesse essere un tribunale per crimini contro il territorio, l’ambiente e la collettività, tanti dovranno pagare per tutto questo. Ora la parola passa, come sempre, alla gente mentre l’attacco alla terra ed alle condizioni generali di vita si fa insopportabile.(F.S. 1.10.2012)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

10 Responses to Le cave di Caselette. I partiti portano a fondo l’attacco contro la Val Susa

  1. bonino ruggero says:

    bravo,bravo,bravo, fabrizio!

  2. mario actis says:

    ovviamente condivido…l’attacco al territorio,portato avanti dai LADRI DI FUTURO ha raggiunto livelli ormai insopportabili…

  3. Nessun silenzio complice dei media: la questione è stata raccontata dalla Stampa, poi Luna Nuova, infine (domani) la Valsusa. La tua ricostruzione contiene alcune imprecisioni fuorvianti sul ruolo di Regione, Provincia e Comune. Curiosamente sorvoli anche sulle ennesime inerzie della Comunità montana.
    Cordialmente.
    Roberto Travan

    • mavericknews says:

      Se Legambiente non avesse sollevato la questione ci sarebbe stato lo stesso silenzio che ha accompagnato finora tutta la vicenda. E’ innegabile il ruolo politico di Provincia e Regione nel preparare questa offensiva sul territorio: nè il consiglio comunale di Caselette nè, risulta a me o a Legambiente, il consiglio provinciale sono mai stati investiti della questione. Per quanto riguarda la Comunità Montana avremo occasione di sentirla perchè ci sarà naturalmente un seguito a tutto questo. Piuttosto, è significativo che i commenti o le cronache di Travan tendano sempre velenosamente ad insinuare presunte colpe o “mancanze” degli ammiistratori no tav, mai ad affrontare criticamente le tante illegalità della lobby pro tav. Altrettanto cordialmente,
      Maverick

      • Hana Boema says:

        Un brivido gelato lungo la schiena, leggendo il tuo articolo, Maverick. Ma è stato grazie agli articoli di Roberto Travan, che solo poco tempo fa avevo iniziato ad aprire gli occhi sulla questione delle cave e della devastazione generale, che i partiti stanno tramando contro la Valsusa. E’ vero, anch’io l’avevo detto a Travan, che nel distribuire le bastonate in testa ai sindaci, mostra la preferenza per quelli che si proclamano contrari al TAV in Valsusa. Ma è pur vero, che autodefinendosi “NOTAV”, sopratutto se investiti di cariche pubbliche di responsabilità, le eventuali “disattenzioni” nei confronti dell’ambiente valsusino-e-dintorni diventano moralmente mille volte più gravi, di quanto non lo siano le colpre dei soliti amministratori con la tessera dei soliti partiti magna-magna (PD, PDL, nessuno escluso). Sperando di essermi spiegata nel modo comprensibile, porgo i miei cordiali saluti, condividendo la pagina sul mio profilo fb.
        Hana Boema

    • luca says:

      Ma per favore travan, vai a scrivere articoli faziosi per la stampa. Voi non capite ma ci stiamo avvicinando al collasso ambientale e nessuno fa nulla

      • Hana Boema says:

        “Articoli faziosi”, Luca? Forse non ricordi l’articolo di Roberto Travan, che di recente provocò molto scalpore e che piacque parecchio a noi notav, dal titolo “Valsusa come Gaza, solidali con i notav”…le reazioni furiosamente contrariate dei sitav non le avevi lette? E lascia che te lo dice un’attivista notav, che nessuno potrebbe accusare di “non fare nulla”…ciao!

  4. Caro Salmoni, ti invito a rileggere con maggiore attenzione l’articolo pubblicato dalla Stampa.

    http://www.lastampa.it/2012/09/25/cronaca/provincia-contro-maxi-cava-a-caselette-autorizzata-per-colpa-della-regione-eOvmut53SK8fbctgIXk6sI/index.html

    Sempre cordialmente

    Roberto Travan

  5. La Provincia, e Foietta in particolare, si sono opposti a quell’ampliamento chesto e fortemente voluto dal comune notav di Caselette e reso possibile dall’atteggiamento pilatesco della Regione. La verità è che la denuncia proviene da Legambente, organizzazione storicamente vicina al PD. E’ bene ricordare che l’amministrazione di Caselette non ha espresso “blandamente” un no ala Torino Lione ma è fondamentale per la maggioranza notav in Comunità Montana, Di Caselette è Pacifico Banchieri, capogruppo di Plano in comunità montana ed insieme a lui il regista di quella maggioranza. Pacifico Banchieri è anche l’uomo che tiene i rapporti tra le amministrazioni NOTAV ed i poteri forti legati al trasporto su gomma ed al potere delle autostrade. Non si tratta affatto di un episodio isolato basti pensare all’autorizzazione concessa dal sindaco di Sant’Ambrogio per 350.000m3 di smarino della seconda canna del Frejus. Il primo cittadino di Sant’ambrogio, Dario Fracchia, è a capo di una lista civica espressione dell’ala dura del movimento notav ed i suoi assessori sono in prima fila nei blocchi effettuati dal movimento notav. Nessuno voce da parte dei vertiici del movimento notav, o da parte delle amministrazioni notav, si è alzata contro nessuno di queste due operazioni. Sarà difficile da digerire ma qui il PD ed i “pro” tav non c’entrano affatto, si tratta di una speculazione che nasce e si sviluppa all’ainterno del movimento notav.

  6. Katia says:

    In primis intendo rispettare le idee di tutti, ma penso anche che sia inutile attaccare le persone che cercano di lavorare, e produrre lavoro per i propri dipendenti, logicamente se viene esposto un progetto di così ampia portata, le Imprese locali si fanno avanti a seconda delle attività che svolgono, anche perchè mettiamola come volete, ma in Valle cìè poco e niente lavoro, che ci vive e ci lavora dovrà pur trarre qualche vantaggio da quello scepio che COMUNQUE verrà fatto….allora?
    Cosa facciamo non lavoriamo piu’?
    Ovviamente le Imprese locali si faano avanti o dobbiamo ANCHE STAVOLTA lasciar libero arbitrio alle “caste”???!!!!
    Guardiamo anche al futuro della Valle, al lavoro……rispettando SEMPRE E COMUNQUE il discorso Ambientale, ma pensando che per vivere bisogna lavorare.
    Grazie.

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