Un partito nella tempesta

Una festa PD con la sindrome della contestazione, allestita in un’area non più grande di un recinto per cavalli ospita un Bersani che non riesce a scaldare la platea amica. Anche la natura si accanisce.

Prologo

–          Tu non entri! – mi dice un energumeno con una finestra sui denti davanti

–          Perché? – faccio io

–          Perché dalla porta ci hanno segnalato che non devi entrare! Per ragioni di sicurezza.

–          Chi l’ha detto?

–          Ti hanno segnalato e basta!

–          Ma io sono un giornalista…- e sfodero il tesserino

–          Non mi interessa, tu non entri!

–          E chi lo dice? Chi sei, come ti chiami? – insisto

–          Lo dico io – dice un altro energumeno – io sono Marco

–          E perché non mi lasci entrare?

–          Perché sono stronzo

–          Be’, se lo dici tu…

Il primo energumeno con la finestra nei denti comincia a spintonare: Adesso basta, comincia ad andartene!

Individuo due poliziotti vicino alla prima porta: Gliel’avete detto voi che non posso entrare? – chiedo. No – dicono loro

Vedo che si avanza il Dott. Ferrara della Digos e faccio a lui la domanda. La risposta è negativa. Gli spiego il problema e lui si avvicina ad un barbuto con barba grigia, felpa nera e auricolare e gli dice “Fatelo entrare! E’ uno abbastanza tranquillo” Non so se essere offeso o lusingato e dico: “Ma questo chi è?”. Maglietta nera si dice Resposabile della sicurezza del Pd e poi “Se lo dice Ferrara fatelo entrare!” Entro col beneplacito della Digos.

Questo è il clima dell’inaugurazione di una festa Pd che tiene fuori i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino e Vittorio Bertola, e tutti quelli che vengono considerati “nemici” o quantomeno “non graditi”. Un vero partito democratico…Un gruppo di 5 Stelle e No Tav all’esterno, tenuto a bada da diversi celerini e marcato stretto da Digos e Carabinieri, distribuisce intanto un volantino con 10 domande per Bersani, tanto per dare contenuto agli epiteti scambiati via media negli ultimi giorni.

Solo da un’ora la giornata si è fatta fredda. Tira vento, minaccia temporale. Mi viene alla mente la sortita pubblica di Morgando a Caselette il 5 Giugno scorso (v. articolo Morgando via col vento). Anche allora una sera di prima estate si era trasformata in un quasi tornado. Che la natura “senta” il Pd e reagisca a sua maniera?

Entrando, seguo la corrente cercando con lo sguardo un palco degno di piazza d’Armi ma l’unico assembramento è intorno ad un minipalco. Con nella mente le memorabili feste dell’Unità al parco Ruffini, o anche solo quella dell’anno scorso ai Giardini Reali, misuro l’area allestita e vedo un’estensione da festa di circoscrizione, da corral per cavalli…L’assembramento intorno al palco è di poco più di 300 persone: prime file di  amministratori (con Fassino, Saitta e sindaci), poi è soprattutto apparato. Quel che rimane è costituito da pensionati e comunque età media 50 anni. Considerato che gli iscritti torinesi certificati sono 2000, ben poca cosa. Incontro qualche faccia conosciuta che si perde nei vaghi ricordi di un passato militante, vedo un Ferrentino che si aggira solitario in cerca di mani da stringere.

Introduce una Bragantini impacciata che legge impaperandosi un testo autoreferenziale e retorico, segue una breve insignificante intro da un Morgando senza vivacità ed infine la parola passa al Segretario che risponde ad un intervistatore che gli fornisce gli assist. E qui la cronaca mi viene meno perché nell’ora e più che segue il Segretario non fa che ripetere o ribadire le cose che tutti hanno potuto leggere sui giornali negli ultimi giorni: il sì a Vendola, il Di Pietro che “si autoesclude” dall’alleanza elettorale, gli avversari da battere che si chiamano “Berlusconi e poi Grillo”, il populismo, gli epiteti “fasisti” ( ma senza mai entrare nel merito delle domande politiche rivoltegli dai 5 Stelle); nega pregiudiziali verso la Fornero; alla domanda “la prima cosa da fare se e quando al governo”, risponde “la legge di naturalizzazione per gli stranieri nati in Italia” spargendo qualche evidente  perplessità e raccogliendo un facile applauso; viene sollecitato a dire perché le 350.000 firme depositate da Grillo per tre leggi di iniziativa popolare (pulizia del Parlamento dai condannati, il taglio dei mandati e l’elezione diretta) sono state ignorate, risponde che il Pd è primo nel sollecitare la legge anticorruzione…Il resto è luoghi comuni e noia. Di Tav naturalmente non si discute più.

Me ne vado infreddolito mentre il cielo si fa sempre più cupo come se fosse un presagio elettorale. Se il Partito è questo, mi sa che ha ragione Grillo: sono spacciati. (F.S. 31.8.2012)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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