‘Nulla a che fare’: il ridicolo e la rabbia nelle reazioni dei politici ai fatti di sabato

Reazioni grottesche e campagna mediatica intimidatoria traducono la rabbia della cricca pro Tav per la figuraccia delle Forze dell’Ordine di Sabato scorso.

 Sono furibondi e scatenano i cagnacci da guardia dei loro media (quelli stampati hanno appena incassato il rinnovo  dei contributi per la bellezza di 120 milioni – pensate forse che non debbano sentirsi riconoscenti con la casta?) per sferrare un attacco violentissimo. L’obiettivo manifesto è triplice: spaventare i valsusini più ‘prudenti’ nella speranza di spezzare il fronte compatto dei No Tav creando contrapposizioni con le centinaia di persone che hanno attaccato il cantiere (i violenti che hanno ‘sequestrato’ il movimento dei ‘buoni’; i ‘cattivi venuti da fuori’…), spingere sull’acceleratore dello scontro militare sperando che vi si abbocchi, demoralizzare i valsusini accentuando la sensazione che l’opera ‘irrinunciabile’ è ormai in fase avanzata, che la battaglia è perduta.

Niente di nuovo, ci provano da anni e non ci sono mai riusciti ma naturalmente ogni occasione è buona. L’azione di assedio di sabato scorso li ha presi un po’ di sorpresa soprattutto per i numeri e la determinazione, e hanno reagito sul campo come potevano: idranti e gas. Non sono usciti dalle reti forse perché non si fidavano ad inoltrarsi nei boschi al buio, svelando così un punto debole.

Rimestare sulla paura degli ‘esterni’ è un vecchio ed abusato mezzo di manipolazione e di pressione sulle comunità in lotta (gli ‘esterni’ fanno sempre paura e si contrappongono ai ‘locali’ che sono per antonomasia buoni ma un po’ pirla perché si fanno infiltrare); in Val Susa è da tempo superato dal messaggio politico secondo cui le grandi opere sono veleno per le tasche di tutti gli italiani, un messaggio che è già stato recepito in diversi strati di opinione pubblica, come dimostrano le mobilitazioni diffuse degli scorsi mesi un po’ ovunque e la solidarietà collaudata con chi fa resistenza attiva (siamo tutti black block!).

Leggere le dichiarazioni dei politici di fronte ai fatti di sabato è comunque sbalorditivo. La violenza del linguaggio diventa addirittura paradossale quando cadono le barriere fittizie delle appartenenze partitiche e quando sembrano parlare di se stessi: ‘La zona del cantiere tav è occupata da gruppi militari organizzati…’ (Saitta). Lo sappiamo. ‘I cittadini hanno il dovere di reagire per isolare e fermare un fanatismo ideologico, cieco e violento…che può solo condurre a nuove sofferenze e devastazioni’ (il povero Fassino). Quello della cricca pro Tav che non guarda ragioni e dati e che sta devastando la ValClarea? ‘Le violenze hanno genitori politici. Basta chiedere chiarimenti agli esponenti del centrosinistra piemontese…’ (Napoli) Anche questo è arcinoto benchè il centrodestra abbia sempre contribuito di suo.

Toccano picchi inusitati con il fraseggio del ‘nulla a che fare’: decidono che i fatti di sabato ‘nulla hanno a che fare con i problemi della costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione’ (Cancellieri); oppure ’…gruppi antagonisti che nulla hanno a che fare con la Val Susa e la sua popolazione’ (sempre il povero Fassino); ‘…persone che nulla hanno a che fare con chi può avere un’opinione diversa sulla realizzazione della Torino-Lione’ (Cota).  Che tutto accada nella scia di una moderna migrazione di qualche tribù barbarica?

Si autoincensano quando dicono che il Tav è stato deciso ‘democraticamente’ quando tutti sanno che l’Alta Velocità è il parto delle segreterie dei partiti, l’unica sede dove abbiano deciso in maggioranza.

Il massimo paradosso è di Gasparri, uno che ha passato metà della vita da fascista a menare avversari politici, che parla di ‘squadrismo’. Un capolavoro.

Si sprecano poi le richieste di aumentare la pressione militare: rinforzi di truppa, regole d’ingaggio, l’esercito, ecc. Tutto talmente bipartisan da rivelare le convergenze trasversali della cricca. Ci si chiede cosa distingua un Esposito da un Ghiglia, per esempio. Chissà se se lo chiede Bersani? Vogliono arrivare a sparare per qualche pietra e petardo?

 L’impressione è che i nervi della cricca siano fragili per le difficoltà reali del momento: i dubbi sulle disponibilità economiche, quelli della Francia, i costi dell’ordine pubblico in Valle, il timore che la rivolta sociale esploda come in Spagna e Grecia, le incertezze elettorali (sanno che di fronte ad una sostanziosa presenza in Parlamento dei 5 Stelle, il Tav si potrebbe fermare). Dubbi che stanno invadendo lentamente sempre nuovi ambienti (quanti sono quelli che in privato ammettono che il Tav non si riuscirà a fare!)

Ora sgombereranno il campeggio per acquietare la cagnara mediatica che loro stessi hanno suscitato, stringeranno le maglie dell’occupazione militare come hanno fatto ieri notte identificando i passeggeri di un treno locale diretto in bassa Valle e rastrellando le stazioni, colpiranno a casaccio con le denunce o gli arresti perché se di giorno hanno riprese diffuse, di notte riescono avere immagini ad infrarosso solo dalle postazioni lungo le reti.

Sta ai valsusini non farsi dividere e riprendere il cammino più numerosi: la marcia prevista per il 28   luglio ricorderà ancora una volta che andare alle reti è stata una scelta collettiva e condivisa, che differenti valutazioni sugli obiettivi (cantiere o non cantiere) possono essere complementari, che quando si tratta di difendersi dall’occupazione o di metterla in difficoltà ci si ritrova tutti, che la violenza vera verso la terra e le persone è quella che la Valle subisce da anni e non è le poche pietre o i petardi in risposta a manganelli, gas, cingolati, truppe speciali, illegalità procedurali diffuse e reiterate, appalti mafiosi, sottrazione di fondi dai servizi pubblici.(F.S. 24.7.2012)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

2 Responses to ‘Nulla a che fare’: il ridicolo e la rabbia nelle reazioni dei politici ai fatti di sabato

  1. Vanni Caliss says:

    Bravo Maverick, articolo molto ben centrato!! Vanni

  2. Fabrizio says:

    Il movimento ha ragioni validissime e sacrosante da esprimere, come il diritto alla salute, il diritto alla tutela del territorio, allo sviluppo sostenibile, ecc. e deve a far valere la sua forza democratica con manifestazioni consone a tale spirito e su questo credo che ci intendiamo bene.
    Non è per spirito di contraddizione, ma per condivisione delle buone ragioni alla base del legittimo istinto di rivolta della popolazione giustamente stanca di subire illegalità diffuse e vari soprusi che mi permetto di sostenere che non può addursi a scusa il fatto che i locali sono buoni per antonomasia, ma solo un po’ “pirla” perché si lasciano infiltrare. Siccome sappiamo bene che l’infiltrazione è uno strumento di represssione, occcorre difendersene. Come, non è compito mio suggerirlo, ma dei leaders del movimento che voglia conservarsi democratico. E capisco che non sia facile. Lei capisce perfettamente che dico ciò, stando dalla parte di chi vuole fare valere democraticamente e legalmente i propri diritti; però dico anche che bisogna fare attenzione, in quanto si rischia di subire ancora una volta il gioco sporco che ha minato i movimenti cominciati come democratici degli anni 70. Quindi occcorre essere vigili e porre dei paletti chiari e netti.
    Saluti.

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