23 Ottobre:‘Non bisogna stra-fare’

Un mix di ‘diplomazia di guerra’, qualche ambiguità e buon senso producono un risultato positivo sul campo.

 Alla fine chi ha vinto la giornata più attesa, temuta, gufata, del ritorno in massa del Movimento No Tav alle reti del fortino Maddalena-Clarea sono i valsusini, le loro ragioni, e dall’altra parte gli agenti di polizia. Entrambi i contendenti non si sono fatti del male ed i primi hanno conseguito un successo su diversi aspetti:

I numeri: malgrado la campagna terroristica dei media, i blocchi stradali (qualche centinaio di persone bloccate a Bussoleno) ed i filtri della polizia, si sono viste migliaia di persone accorrere alla manifestazione. La paura ha tenuto a casa parecchia gente ma si sono riviste le migliaia di tante precedenti occasioni.

Gli obiettivi: se non si è riusciti ad arrivare alle reti, per l’ultima insuperabile barriera di manganelli, caschi e scudi, si è violata a fondo la zona proibita fino alla baita assediata dove erano rimasti bloccati e isolati una dozzina di attivisti che vi avevano trascorso la notte dimostrando che la forza politica accumulata in questi mesi d’assedio può aiutare a conseguire qualche successo;

Il morale: la confrontation sul campo ed il risultato pacifico permette di recuperare la fiducia di chi aveva dubitato che probabilmente tornerà per le prossime scadenze; inoltre, il Movimento ha per l’ennesima volta dimostrato buon senso, efficienza,controllo e di saper decidere in proprio se, come e quando manifestare.

La comunicazione: mai come in questa occasione, neanche il 3 Luglio, la questione Tav è stata presente sui media nazionali e non solo in chiave negativa. L’attenzione che ha attirato la situazione di emergenza in Valle ha prodotto servizi e dibattiti (es. Italia sul Due, Report) che hanno per una volta affrontato il tema Tav un pochino più in profondo del solito e, in un caso, ridicolizzato Giachino e Cota.

Questo discreto successo è stato reso possibile da un mix di elementi che sono oggetto da oggi di discussione. Innanzitutto bisogna partire dal quadro del giorno precedente, sabato 22, in cui l’alta  tensione e le mosse di Prefetto e Questore sembravano fatte apposta per portare allo scontro. Malgrado i proclami di democrazia, la manifestazione di fatto era stata vietata con l’imposizione della ‘zona rossa’, la militarizzazione estrema, paradossale anche in presenza di eventuali ‘black bloc’, le minacce del Questore a Perino e famiglia, l’agguato nei boschi ad un gruppo di No Tav che ‘saggiavano le difese’, le mosse aggressive delle truppe di prima mattina al Clarea (abbattimento del gazebo al varco 4 e accerchiamento della baita). Contemporaneamente però venivano fatti piccoli passi diplomatici: ammissione di 14 amministratori dietro le linee come osservatori (utili almeno per evitare violenze sui fermati), accredito di un giornalista del TG Maddalena, e posa di una rete fasulla da lasciar tagliare simbolicamente sulla pista di Giaglione.

Per la cronaca, da quella rete in poi, le forze dell’ordine hanno perso momentaneamente il controllo della situazione perché la gente si è dispersa su vari sentieri in direzione della baita. Un secondo schieramento sbarrava il ponte sul Clarea ma la fiumana lo infiltrava e lo aggirava agevolmente da ogni parte sbucando dietro le linee. Lo scenario surreale era di celerini un po’ spersi attorniati da centinaia di persone che li ignoravano e passavano oltre. La polizia si attestava allora in forze poco sotto la baita. La scelta diventava se tentare nuovamente di bypassare il muro di caschi e scudi per andare alle reti, come da mandato dell’assemblea, e quindi allo scontro o di chiudere la manifestazione considerando anche l’ora tarda. Un’ulteriore mediazione confermava che sarebbe stato favorito il ritorno pacifico aprendo la pista di Guaglione ed a quel punto il buon senso ed il realismo prevalevano sulle decisioni prese, non senza lamentele e qualche scontento. Chi si è considerato soddisfatto ha avuto un’ulteriore consolazione nel passare in rassegna le truppe di celerini aperte ai lati e quelle di carabinieri, apparentemente più gelidi e maldisposti (qualcuno ha captato la mezza frase ‘…ci hanno preso per il culo…’). Perino, da noi interpellato sul perché del cambio di programma, ha risposto con un classico adagio di saggezza popolare: ‘Non bisogna stra-fare’. Non possiamo dargli torto specie in vista di una ripetizione, ad libitum e a breve scadenza, dell’anabasi alle reti ‘…che prima o poi cadranno – continua – perché non riusciranno a reggere le spese ed il logoramento della nostra pressione costante.’  Chi non era soddisfatto, argomentava, non senza ragione, che si era persa un’occasione, che da una giornata simile si poteva ottenere di più a fronte di una reale avanzata delle reti, che il cambiamento ‘in corsa del programma andava condiviso così come il mandato degli amministratori a trattare.

Chi ha perso? Hanno perso i politici che speravano nella repressione dura e definitiva del Movimento, ed i loro cani da guardia nei media che hanno montato il terrore per una settimana preparando l’opinione pubblica a scagliarsi contro i No Tav e gli immancabili black bloc. Già dalle dichiarazioni della serata si capisce la delusione: ‘Tanto il cantiere va avanti’, ‘ Comunque i No Tav stanno perdendo i numeri’ (lo dicono da sempre…). E intanto hanno fatto spendere alla collettività da 500.000 a 1 milione di euro per il dispiegamento di forze e mezzi. Nella notte tra domenica e lunedì arriva la prima significativa risposta rabbiosa alla manifestazione: ignoti devastano un bed&breakfast di Avigliana di proprietà di alcuni No Tav, lasciando scritte esplicite sui muri, come a Borgone, come a Bruzolo.

Hanno perso un po’ anche Plano e gli amministratori PD che per la seconda volta (la prima è stata il 30 Luglio) hanno defezionato per pavidità, per pressioni immani del Partito e per poca fiducia nelle capacità del Movimento. Lo faranno anche una terza volta?

In ultimo, due domande al Questore: vorremmo sapere

.chi sono gli agenti (una trentina) che sabato notte verso le 4, forse per noia, forse in libera uscita, sono usciti dalle reti ed hanno spaccato tavoli e suppellettili esterne alla baita, costringendo gli occupanti a barricarsi dentro;

. se è vero che il fallito Lazzaro, titolare della fallita Italcoge, si aggirava in giornata di sabato nel fortino, luogo che non dovrebbe più essergli autorizzato ed eventualmente le ragioni di tale anomala presenza. (F.S. 24.10.2011)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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