Roswell, 1947. Ultima e devastante inchiesta: non siamo soli!

In questi tempi turbolenti, ci mancava solo di doverci confrontare con una possibile nuova e inquietante realtà: Non siamo soli! E’ quanto risulta dall’ultima solida inchiesta di Thomas J. Carey e Donald R. Schmitt, due ricercatori che hanno dedicato anni ad investigare quello che insieme all’assassinio di JFK è il più famoso mistero americano: l’incidente di Roswell, New Mexico, del 1947 nei cui pressi un oggetto non identificato si schiantò lasciando dietro di sè un’ampia area costellata di detriti e, si dice, almeno quattro ‘corpi’ sul terreno. La sintesi per chi non fosse a conoscenza dell’episodio racconta che la notizia fu portata in città da un sorvegliante dei pascoli, che dalla base militare più vicina fu diramato un comunicato che parlava di ‘disco volante’, ripreso dalla stampa nazionale e smentito pochi giorni dopo dal Comando di Fort Worth, Texas.

Tutta la storia della moderna ricerca ufologica da allora è stata impegnata ad investigare l’incidente ma mai si era riusciti ad avere una versione attendibile dell’accaduto, tra depistaggi delle fonti ufficiali, scomparsa di testimoni e disinformazione delle ambigue organizzazioni di ‘scettici’ professionisti.

L’inchiesta attuale, sviluppata nei dettagli dai due ricercatori nel libro Witness To Roswell (New Page Books), è destinata anche ad essere l’ultima sul caso in questione che utilizzi testimonianze dirette per il corso ineluttabile del tempo e delle risorse umane ma riserva almeno un paio di sorprese che vanno molto vicino alla proverbiale ‘smoking gun’(arma fumante), la prova evidente tanto invocata dagli ‘scettici’:

1)      la dichiarazione firmata in punto di morte (affidavit, che negli USA ha valore di prova legale) il 26 Dicembre 2002, in presenza di testimoni certificati, da Walter G. Haut, Tenente dell’Air Force, Public Information Officer del 509mo Gruppo Bombardieri, di stanza a Roswell in quel fatidico 1947. Nella dichiarazione in 20 punti, diffusa post mortem dalla famiglia secondo le istruzioni del defunto si attesta tra l’altro:

. di aver partecipato al briefing in cui si esaminarono reperti di materiale sconosciuto su cui erano ben visibili segni non identificabili e in cui si discusse se rendere pubblici tali dettagli;

. di aver conservato nel suo ufficio alcuni rottami da lui stesso raccolti sul sito;

. di essere stato condotto dal Comandante della base, Col. Blanchard in specifico hangar in cui era custodito l’ ‘oggetto’ recuperato (lungo circa 5 metri, alto circa 2, di forma ovoidale… con superficie apparentemente metallica. Niente finestre, oblò, ali, carrello di atterraggio)

. di aver visto poco distante, parzialmente coperti da un telone cerato, due corpi le cui sagome suggerivano la taglia di bambini sui 10 anni, con le rispettive teste che  sporgevano ma di non averne visto lineamenti. Le teste apparentemente più grandi del normale. L’altezza dei corpi suggerita dallo stesso Col. Blanchard col gesto della mano ad indicare circa 120 cm.

. di essere convinto di aver visto un oggetto e i resti di un equipaggio provenienti dallo spazio.

2)       il recupero di rapporti scritti (progress reports) che collegano il materiale recuperato a Roswell (detto ‘memory metal’ perché quando piegato ‘si ricorda’ la sua forma originale e la recupera immediatamente) con il materiale oggi conosciuto come Nitinol, composto prevalentemente da nickel e titanio. Secondo tali rapporti, intercorsi tra il contractor privato Battelle Institute e il Comando della base dell’Aeronautica Wright- Patterson in Ohio dove tutte  le testimonianze indicano che oggetto e corpi siano stati trasferiti e conservati per qualche tempo, il Nitinol sarebbe stato ricavato dallo studio del ‘memory metal’ e certificato ufficialmente entro pochi anni dopo il 1947.

Queste sarebbero le smoking guns, e chi non pensa che lo siano dovrà comunque ammettere che ci si va molto vicino, ma tutta l’inchiesta è ricca di dettagli e testimonianze dirette ed indirette, non solo dell’accaduto ma anche dell’imposizione del segreto ai soggetti coinvolti, militari e civili, con vari metodi, non tutti esemplari (minacce, perquisizioni illegali, violenze, ecc.).

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, si sono succedute improvvise contro-rivelazioni da parte di soggetti vari che delegittimerebbero quanto scoperto da Carey e Schmitt: la più fantasiosa, certo più ancora dell’ipotesi ET, parla di una ‘provocazione’ dell’Unione Sovietica che avrebbe violato  lo spazio aereo americano con un velivolo telecomandato con a bordo ragazzi deformati chirurgicamente per ‘intimorire e confondere’ il nemico facendogli pensare di essere invaso da alieni…(1); l’ultima in ordine di tempo, più raffinata, proveniente da John Alexander, un ex-Berretto Verde molto inserito negli ambienti dei progetti clandestini, mette in dubbio l’affidavit di Haut citandolo impropriamente come se quanto dichiarato si riferisse a fonti indirette, ad uso e consumo però solo di chi non avesse letto la versione originale. Pura disinformazione.

Cosa dire? Che se fosse tutto vero, dovremmo porci TANTE domande MOLTO inquietanti e che alcune delle teorie cosiddette ‘cospirative’ sulla realtà che viviamo potrebbero non essere fantasie paranoiche. Dovremmo chiederci perché siamo stati privati di una verità che sconvolgerebbe la nostra visuale della realtà. Dovremmo collegare i fatti di Roswell alle tante conferme del fenomeno UFO e dovremmo chiederci chi, come e perché custodisce la verità e quali interessi si nascondano dietro quello che viene definito il più grande segreto dell’umanità. Le ipotesi ci sono e sono sconcertanti.

Per saperne di più sull’inchiesta di Carey e Schmitt: www.roswellinvestigator.com                (F.S. 5.10.2011)

(1)   v. La Stampa 25.5.2011

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

2 Responses to Roswell, 1947. Ultima e devastante inchiesta: non siamo soli!

  1. Paola says:

    i libri sono usciti già 4(il primo) e 2(il secondo) anni fa . Secondo Paolo Martinuz , ricercatore italiano sul caso Roswell , che sta svolgendo da anni un indagine seria e puntigliosa comprese due ricerche sul campo e circa 60 testimonianze inedite, il cui libro sul caso Roswell è prossimo all’uscita , le cose sono molto più complesse di quanto pensino e abbiano scritto nei loro libri Carey e Schmitt

  2. axl says:

    anno 2013…qualcuno crede ancora alle favole…….

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