Cultura: mecenatismo, sponsor e politici inadeguati

Si è scatenato il dibattito mediatico sui finanziamenti per la Cultura torinese e ci tocca sentire aria fritta dagli eminenti ex Assessori alla Cultura (Alfieri e Perone) che dopo decenni di salotti  non sanno che pesci pigliare. Parla un Perone con frasi intricate auspicando ‘che ci si metta insieme’ (traduzione per noi anime semplici) per programmare (quando non l’hanno già fatto è stato solo per rivalità reciproche), proprio lui che le mostre le voleva gestire in proprio rifiutando progetti ‘esterni’, che fece del suo Assessorato una macchina clientelare, e messaggi fumosi tipo: ‘Dobbiamo arrivare a un’offerta complessiva integrata che ci faccia sentire cittadini di un’area culturale vasta’. Capito qualcosa? Alfieri invece parla di ‘privati’ cioè quelli che sono parte integrante del sistema di potere che domina la città dal 1975, sempre gli stessi: San Paolo, CRT, Lavazza,  Gft, municipalizzate e partecipate varie, da cui lui si è sempre servito ma che ora evidentemente hanno stretto i cordoni o non bastano più. Un Alfieri che ha sempre finanziato gli amici di partito, quelli personali (Ronconi) o ultimamente le consorterie dell’arte contemporanea abbandonando le piccole Associazioni. Altra aria fritta da Fassino che si appella al ‘mecenatismo civico’ cioè agli stessi di cui sopra. Idee zero. Di Leo, in ambienti culturali, si ha un’idea migliore ma solo perchè dava contributi a pioggia accontentando un po’ tutti ma neanche lui ha mai avuto idee strategiche. Di Oliva non si ricorda più nessuno.

Allora, assodato che ‘i privati’ locali hanno sempre dato (per scaricare tasse) e naturalmente ricevuto rapporti preferenziali, ci si appella agli ‘sponsor’. Ora, chi di voi lettori sia più addentro alle leggi commerciali saprà che la sponsorizzazione è un do ut des che si sviluppa su più piani: io ti finanzio l’evento se tu mi fai rientrare di soldi da un’altra parte così da averne entrambi un vantaggio economico. Faccio un esempio: Austin, Texas, capitale americana della musica, qualche anno fa ha ospitato una mostra nelle strade di opere artistiche ispirate alla chitarra: lo sponsor era la Fender e nei negozi di strumenti si esponevano le chitarre in vendita, il Comune (tramite la Music Commission) ha concesso tutte le esenzioni ed i permessi ed i cento locali di live music per un mese hanno fatto concerti la cui enfasi era sulla chitarra (Fender). Ci hanno guadagnato tutti (la città, gli organizzatori, la Fender, i locali) e per un mese sono arrivati turisti da tutta l’America. Sembra difficile?

Per i nostri politici invece, la sponsorizzazione è sempre consistita nell’esporre il marchio, ‘per fare pubblicità’, anche quando gli spazi erano totalmente inadeguati, la pubblicità inutile, il logo quasi un fastidio in più, per di più seccandosi se il ‘privato’ non ci stava. Continuano a non capire che se vogliono fare un piano strategico di eventi culturali devono andare incontro alle esigenze di chi caccia i soldi ma questo quasi sempre cozza contro ‘le idee’ ed i programmi degli Assessori che vogliono anche essere protagonisti, intellettuali celebrati. Perché una Fiat Group Automobiles dovrebbe sborsare soldi per eventi che non l’aiutano a vendere le auto se non per mera opportunità di rapporti? (sempre che la Fiat oggi abbia bisogno di avere i rapporti speciali che aveva ieri con la città malgrado i Fassino e i Chiamparino si siano spesi per sostenere l’accordo di Mirafiori).

Ora che la festa è finita, questi bonzi da salotto rimangono prigionieri dei propri limiti e sospetto che non ne verranno fuori facilmente se non continuando a spendere malamente ed a tagliare altrettanto malamente. I tempi impongono priorità e per una città che voglia essere ‘globale’ e turistica la prima risorsa dovrebbero essere alcuni Musei civici selezionati e non più di uno o due Festival internazionali (non siamo New York…) su cui riversare molte delle risorse. Tutti gli altri diventino Fondazioni e si diano da fare a trovare partners interessati ad usufruire degli spazi, alla programmazione di eventi che interessino un pubblico di grandi numeri, si diano una struttura paracommerciale, si facciano pubblicità nel mondo e tanti auguri. Dove un ente pubblico può intervenire utilmente è facilitando la logistica, abolendo tutte le gabelle relative alle affissioni, al suolo pubblico, gli affitti dei locali, ecc., riducendo la burocrazia e magari facendo convenzioni con la Siae, l’Enpals, ecc. in modo da alleviare le spese per organizzatori e promoters.

I  tanti Centri Studi dovrebbero avere adeguate risorse ed essere aiutati a rifondarsi adottando gestioni totalmente informatiche e facendo pagare informazioni e servizi online, diventando editori delle proprie ricerche. E magari accorpandosi, superando divisioni culturali o di clan più o meno fittizie (Gramsci, Sturzo, Salvemini, Gobetti, Pannunzio…).

Ai settori di musica e teatro dovrebbero giovare le facilitazioni di cui sopra ed una maggiore attenzione agli eventi/programmi. Non può più essere che le associazioni facciano quello che piace a loro e non si confrontino, anche con proposte mediate, con i gusti del pubblico. Non dovrebbero più esserci contributi clientelari a perdere per eventi fasulli come Traffic che funzionano solo perché gratuiti e sono culturalmente discutibili (si apra pure un dibattito). E non vorremmo più  sentir parlare questi personaggi che hanno coltivato la propria vanità  spendendo a sproposito soldi pubblici senza insegnare un corretto rapporto con la realtà. (F.S. 26.9.2011)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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