Tav, tempo di trattare

Non può andare avanti così. Chiunque conosca i veri termini della situazione sa che con l’affondare della crisi così come si sta manifestando, la Torino-Lione dei progetti Ltf e Rfi non si potrà fare. Già a Milano hanno messo in dubbio il progetto Expo e suggerito di ripiegare sull’area della Fiera di Rho perché i soldi non ci sono. Pochi giorni fa anche l’Onlit ha incluso la Torino-Lione nei progetti ‘sacrificabili’. Ci sono ancora resistenze ad ammettere la realtà delle cose ma un amministratore in buona fede sa che i margini si fanno di giorno in giorno più stretti.

Sono sicuro che qualcuno a Torino si rende conto che la situazione è simile per il Tav ma non si può ancora dire. Basterà un titolo di giornale o una dichiarazione avventata per far crollare il castello.  Lo scontro tra Partiti e valsusini si è negli ultimi tre anni incattivito, da parte dei primi per il prevalere, in particolare nel PD, di un’analisi conservatrice dello sviluppo e degli estremismi interni; in prima fila naturalmente ci sono le motivazioni economiche che spiegano quanto le cifre sulla carta siano indispensabili per la sopravvivenza politica del sistema partitico locale così com’è oggi e spiegano quindi il perché si insista ottusamente con la prova di forza . Dall’altra parte, per il risentimento crescente nei confronti della politica causato dalla negazione delle ragioni dei cittadini, dalle aggressioni poliziesche (Venaus, Coldimosso, Maddalena), dalle pesanti interferenze per condizionare gli esiti dei processi democratici locali (le elezioni della Comunità Montana), dalla campagna di disinformazione condotta dai media locali, dalla gestione truffaldina del processo di dialogo condotto da Virano, in sostanza dalla reiterata mancanza di rispetto per i cittadini della Val Susa. Siamo al muro contro muro in una situazione che promette di peggiorare sia sul fronte della repressione che delle risposte.

. C’è una innegabile militarizzazione del territorio senza precedenti che procede lentamente ma i cui costi sono enormi.

. C’è un movimento popolare di opposizione allo spreco di danaro pubblico tramite il Tav che con gli anni è cresciuto, ha imparato a comunicare efficacemente e ad agire di concerto con le istituzioni locali, si sta collegando efficacemente con forze politiche e analoghi movimenti diffusi per la difesa dei beni comuni, ha già ipotecato l’impegno della prossima generazione; potrà subire repressione e perdite ma difficilmente si riassorbirà. Il movimento No Tav non può vincere di fronte alla forza militare ma, come ha già dimostrato nei suoi 20 anni di esistenza, può sul medio e lungo termine ostacolare la realizzazione del progetto e renderlo ancora più costoso, difficile, inviso ad un’opinione pubblica (ed elettorato) che grazie alla crisi prenderà sempre più coscienza dell’insostenibilità della spesa. Potrà affondare ulteriormente la propria critica ai partiti e contribuire a sottrarre loro consenso e metterne sotto accusa la dirigenza.

. Ci sono le ‘barricate di carta’ della Comunità Montana che potranno dare frutti e bloccare a loro volta qualche ingranaggio.

. Ci saranno inchieste, come quella che ha portato alla condanna della cricca Sitaf-Martinat-Gavio-Ltf  sul tunnel di Venaus o peggio ancora, come quelle che stanno scoperchiando i canali di finanziamento illecito dei partiti. Le indagini sulla ‘ndrangheta in Piemonte hanno già sfiorato il PD e quelle sulla corruzione hanno già colpito il PDL. Lo stesso Virano viene da un passato di pratiche ambigue al servizio del PCI (v. semafori intelligenti, ristrutturazione del deposito ATM del Gerbido, ecc.). Chi può dire che il futuro non riservi altre  amare sorprese ai Partiti sui movimenti di fondi per il Tav, sugli appalti o sulle aree edificate di Torino?

. Si stanno affacciando in Valle inquietanti presenze (teppisti Si Tav probabilmente manovrati dalla ‘ndrangheta, BR) che promettono poco di buono per tutti.

. Su tutto c’è la difficoltà di reperire i soldi per finanziare anche solo le opere preliminari. Le banche stanno entrando in una fase in cui lo stesso concedere prestiti potrà essere difficoltoso. Per non parlare delle compensazioni promesse ai Sindaci che le hanno accettate.

La prospettiva attuale è quella di proiettare nel futuro una Val Susa in permanente conflittualità, martoriata da interminabili cantieri piccoli e grandi che non potranno dare sbocchi operativi, da scontri con feriti e probabilmente morti, con tutte le conseguenze del caso sui rapporti sociali e sull’economia locale.

Sembrerebbe dunque arrivato il momento di ragionare. E di ragionare sui dati reali.

La piattaforma su cui basare la discussione potrebbe essere il documento di Marco Ponti (Politecnico di Milano) e colleghi, che rivisita e attualizza la fatidica Opzione Zero: in breve, un investimento di 500 milioni per ottenere risultati di trasporto soddisfacenti con la ristrutturazione della linea storica e l’adeguamento del tunnel del Frejus. Certo, non è il malloppo di 14 miliardi ad oggi contemplato ma i developers devono accontentarsi. I Partiti potranno dire di aver ottenuto il possibile nella situazione contingente, i No Tav potranno dire di aver salvato la Valle. A loro volta, i No Tav dovranno accettare i lavori relativi a quanto sopra come male minore.

Probabili pre-condizioni al dialogo dovrebbero essere:

1)       L’uscita di scena di Virano, responsabile del fallimento dell’ Osservatorio e del deteriorarsi dei rapporti politici. Come ha sottolineato recentemente Sandro Plano: ‘Se si vuole aprire un dialogo…si deve prendere atto di questa realtà’. Prendere atto che la situazione attuale è la conseguenza della sua gestione. Per 5 anni, Virano ha mentito a tutti ed ha portato tutti in un vicolo cieco. Deve andarsene.

2)      Il ritiro delle forze dell’ordine dalla Maddalena di Chiomonte e lo smantellamento del fortino col relativo ripristino delle condizioni precedenti del territorio.

3)      La rinuncia da entrambe le parti ai procedimenti civili riguardanti richieste di danni e il ritiro di tutte le denunce.

4)      Che i Partiti mettano il guinzaglio ai loro cani da guardia nei media locali e fermino la disinformazione nei confronti de i valsusini.

Probabilmente ad avviare un vero dialogo su queste o simili basi non potrà essere l’attuale dirigenza del PD piemontese. Servirebbe una presa di coscienza dei moderati (quelli che poco si sono fatti finora sentire e che hanno accettato il Tav più per ordine di scuderia che per convinzione), dei pragmatici, che mettessero da parte gli estremisti (i Merlo, gli Esposito, i Saitta, ecc.) e riprendessero a far politica ed a dialogare con la consapevolezza che sarebbe l’unica via per non rinchiudersi definitivamente e ottusamente nel fortino della Casta, per recuperare una credibilità in inesorabile discesa, per aprirsi al confronto sul modello di sviluppo, per non essere ricordati come i repressori della propria gente, i devastatori della propria terra.  Stesso discorso per una Lega in via di affrancamento dal PDL e dal Governo che potrebbe perlomeno evitare di attaccare l’opposizione dimostrando anch’essa un realismo consono ai tempi.

Tocca ai politici fare il primo passo ma c’è qualcuno che avrà il coraggio di farlo? (F.S. 21.8.2011)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

2 Responses to Tav, tempo di trattare

  1. Fabrizio Padovan says:

    Leggo sempre con interesse le Sue analisi.
    La ristrutturazione del tunnel del Frejus, come di tutte le gallerie della rete ferroviaria italiana sarebbe il minimo indispensabile per un paese civile, oltre all’ammodernamento di tutto il materiale rotabile. Purtroppo i progetti ferroviari nel nostro paese non sono mai stati pensati in funzione delle esigenze di sicurezza e dei bisogni reali degli utenti, ma sono sempre stati funzionali a disegni di espansione capitalistica, che ben poco hanno a che fare con i problemi strutturali e di sviluppo del paese. Nel caso di specie un progetto di tal fatta si è saldato per realizzare un’unica linea ferroviaria al di sopra delle possibilità di sviluppo dei paesi che la ospitano, affianco a reti ferroviarie in alcuni punti anche molto arretrate, che comunque non giustificano affatto tutto ciò. Se il movimento contribuirà a far ammodernare il Frejus, avrà raggiunto un buon obiettivo.
    Dubito molto che nella situazione in cui si trova adesso il paese i politici facciano alcun passo.

    • Claudia G says:

      Tunnel del Frejus GIA’ ammodernato (INAUGURATO 18 SETTEMBRE 2011) “I lavori per ampliare il tunnel si sono iniziati nel 2002 e sono costati oltre cento milioni (107 per l’esattezza). Di particolare complessità, perché si è dovuta innalzare la sagoma della galleria, facendola arrivare a 4 metri, abbassando il piano di ferro – a due binari – lungo tutto il tracciato. Un cantiere che ha creato ovvi disagi: dal 2002 venne limitata la linea storica Torino-Modane, fermando i treni regionali entro il confine a Bardonecchia, mentre i Tgv potevano passare uno per volta sotto il tunnel, su un solo binario, a bassa velocità.
      Ma erano lavori indispensabili per adeguare la capacità del Frejus ai nuovi standard europei di trasporto, permettendo il passaggio di tutti i tipi di treno per pendolari e merci: soprattutto quelli dell’Autostrada Ferroviaria Alpina (Afa), i “ferroutage” che trasportano Tir sui vagoni da Orbassano, per raggiungere Aiton, in Alta Savoia. Un servizio nato dal novembre 2003, da sempre un po’ a singhiozzo. Ma ora che il Frejus è stato ampliato,
      se il ferroutage andrà a pieno regime, potranno essere tolti dalle strade alpine della Val Susa e della Val d’Isère, circa 300 mila camion l’anno. “Ora che il Frejus torna a due binari, senza limitazioni di percorrenza, si apre uno scenario tutto nuovo per il mercato dei trasporti” spiegano da Trenitalia.” (di Fabio Tanzilli 18 settembre 2011)
      http://torino.repubblica.it/cronaca/201 … -21823157/

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