Un potere cinico che cerca il morto

Per questa volta è andata bene. Alle 18 di oggi Turi è sceso dall’albero dove è rimasto per tre giorni dopo aver ricevuto Don Ciotti, unico personaggio pubblico venuto ad incontrarlo. C’è stata gioia, commozione e soddisfazione per come si è conclusa la vicenda che avrebbe potuto avere una conclusione tragica. Turi è sceso dall’albero con le sue braccia, è sfuggito ai poliziotti che avrebbero voluto prenderlo, ha scalato l’argine della Dora per essere preso nelle braccia della folla che lo aspettava. Ha alzato le mani per salutare ed ha esposto una bandiera No tav. Don Ciotti ha rilasciato poi dichiarazioni ai giornalisti presenti chiedendo che cambino le priorità e che si rispetti la gente e l’ambiente. Duro colpo di immagine per la lobby del Tav. Ma ci sono ancora Nicola e Stefanino che continuano lo sciopero della fame per chiedere di ridiscutere i progetti e di parlare dei contenuti della critica al Tav.

Cerchiamo di capirci: anni di marce e manifestazioni pacifiche producono una militarizzazione senza precedenti in Italia (come vogliamo chiamare l’occupazione da parte di duemila poliziotti, carabinieri, forestali, GdF, unità speciali dei CC, truppe alpine dall’Afghanistan, le recinzioni spinate, le aggressioni, le denunce, i fogli di via per chi sbatte pentole, le devastazioni del territorio con le ruspe, i lacrimogeni ad altezza d’uomo per uccidere, forse le pallottole di gomma…?). In tale situazione, qualche pietra suscita torrenti di  retorica ipocrita su’il confronto si fa con le idee non con la violenza’ oppure (v. Fassino) ‘…in democrazia ci si confronta con le idee, si discutono le posizioni, poi si decide’ (leggi: decidiamo comunque noi qualsiasi siano i vostri argomenti…’) poi due valsusini fanno sciopero della fame ed uno sta tre giorni su un pino per chiedere di parlare con interlocutori che stiano a sentire qualche ragione e nessuno si muove.  Ma allora cosa volete? Ditelo che cercate il morto e che il morto sia un valsusino non ve ne importa niente!

In un’Italia che va a rotoli, un sistema di partiti che si rivela sempre più corrotto, incapace di ripensare un modello di sviluppo e dipendente per la propria sopravvivenza dalla rapina di soldi pubblici, perpetra sulla Valle di Susa il più grande crimine di una classe politica, la repressione di un’opposizione pacifica, del suo stesso popolo con armi da guerra (i gas CS) e metodi da ventennio (il foglio di via per residenti in Valle che vieta di recarsi in località del proprio territorio), quello stesso crimine che nelle redazioni suscita alti lai quando a compierlo sono altri nel mondo.

Qualche piccola crepa nel silenzio dei media e dei politici non altera la situazione: una barriera di silenzio integra quella di filo spinato. Cosa deve fare una comunità di cittadini per farsi ascoltare?

Turi Vaccaro è uno dei simboli della resistenza pacifica del Movimento No Tav, un giorno i manifesti lo ricorderanno come quello che da solo, a mani e piedi nudi sfida la ruspa venuta ad aggredire la sua terra, è l’archetipo del pacifista ascetico, ghandiano, rispetta l’uomo e la natura; come i veri ghandiani si oppone col proprio corpo alla violenza del potere e dà l’esempio a molti che non hanno il suo coraggio  e che per questo lo stimano e lo amano. Da solo fa cadere la farsa retorica del potere davanti agli occhi di tutti: nessuno potrà mai più dire che i valsusini non ci abbiano provato fino in fondo a farsi ascoltare con mezzi pacifici. Chi resiste non deve però farsi illusioni: è un potere cinico, quello che vuole la Torino-Lione, che non esiterà a cercare vittime e ad infangare con i suoi pennivendoli anche i caduti, i feriti, gli arrestati, ad infrangere tutte le regole di quel confronto democratico che sempre invoca ma di cui si fa gioco e che sa già che il Tav non si farà, che la posta in gioco è solo quella di prendersi più soldi possibile, di aprire con il Paese un conto in nero che non verrebbe mai chiuso e che tutti dovrebbero pagare per chissà quanti anni. Tutti, compresi i figli dei poliziotti, dei pennivendoli e dei peones politici che sperano di fare carriera sulla pelle della Val Susa. (F.S. 6.8.2011)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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