Stefano Esposito: la deriva estremista di un PD sempre più lontano dalle proprie origini

Per chi non fosse piemontese è necessario dire di chi parliamo per prendere spunto del nostro discorso. C’è un parlamentare PD che si è preso molto a cuore la questione Tav e che presidia quel suo spazio di intervento politico come i poliziotti presidiano la Maddalena: a muso duro e spesso ‘sopra le righe’. Era portaborse dell’Assessore comunale al Verde Urbano (!) Tricarico e viaggiava con lui quando c’erano trattative con le aziende per assegnare spazi pubblici alle stesse. Raramente queste andavano deluse: nell’era Chiamparino (e Tricarico) in cui il Piano Regolatore era una pura astrazione filosofica, il Verde Urbano agonizzava e Torino si riempiva di centri commerciali. Poi, con le elezioni politiche e la legge elettorale detta ‘Porcellum’, il portaborse,  veniva elevato dalla Segreteria di Partito al rango di candidato senza che questi avesse accumulato alcun merito, se non la cieca diligenza da galoppino, e felicemente eletto col minimo dei voti in un Parlamento che l’avrebbe visto in aula molto raramente (tra i nostri dipendenti a Roma è nel numero dei più assenteisti ). In compenso, il nostro decideva di dedicarsi ad una materia ‘locale’, il Tav, che non comportava il minimo confronto con gli elettori, ponendosi presto come factotum del progetto: promotore, ‘pasdaran’ (come anche i giornali lo appellano), custode dell’etere bloggista, giustiziere, provocatore, direttamente nei confronti dei singoli o nel proporre versioni estreme, false o decisamente stravolte dei fatti, alimentando la stessa tendenza nei ‘giornalisti’ dei media locali che lo emulano, se lo coccolano e lo interpellano ad ogni stormir di fronda valsusina (o ad ogni velina della Questura). Propone soluzioni estreme, inveisce, esagera, tormenta bloggisti e utenti Facebook, minaccia a vuoto denunce a raffica, giusto per far sapere che esiste.  Esibisce sui giornali le minacce che gli interessi malavitosi gli mandano per accelerare tempi e sciogliere ritardi, per dimostrare che è lui il vero motore dell’affare. Dicono che giri armato (ma abbiamo controllato se ha il permesso?) per fare il macho e l’eroe in pericolo. Un poveretto, vittima dei tempi che viviamo. Lo guida la convinzione che il Tav è il progresso del Piemonte, anche quando viene tacitato e sbugiardato dai dati e dagli esperti di settore, ma soprattutto lo sospinge il suo ‘sogno americano’ (dalle stalle alle stelle) di diventare Sindaco di Torino. Ha fatto i suoi calcoli: il suo Partito si è gettato a testa bassa nella questione Tav per soddisfare gli appetiti della lobby industriale piemontese e, conseguentemente, alimentare con i soldi pubblici le clientele e, con i contributi di ritorno, le proprie casse; quindi non può fallire – dice a se stesso. Si sforza di apparire come ‘garante’, come politico di riferimento (insieme a un Merlo che si prende cura delle veline del TGR Rai nella sua posizione di ex dirigente ma che da qualche tempo evita proclami, come se avesse fiutato nel vento qualcosa di sbagliato) sapendo che il Partito lo spalleggia pur poco considerandolo (un portaborse senza storia politica…), insomma un cosiddetto ‘utile idiota’, almeno finchè ce n’è bisogno. Perché se il Tav non si riuscisse a fare verrebbe molto comodo scaricare responsabilità di eccessi e colpe di inadeguatezza proprio su quelli come lui, che si sono molto esposti. Non che nel PD piemontese si salvi qualcuno nel merito: si lamentano della marginalità di Torino, del pericolo di ‘isolamento’ del Piemonte in mancanza di Tav ma in realtà parlano di se stessi, del loro ruolo e del loro peso nel Partito  in ambito nazionale. Il quale non sta certo meglio: la questione morale li sta seriamente coinvolgendo scoperchiando le vie di finanziamento occulto e non c’è segno di elaborazione di un programma che sia alternativo alla destra, sia perché non sono in grado sia perché gli interessi sono analoghi: dove si governa c’è l’intesa con i ‘poteri forti’ e bisogna assecondarli e poi bisogna sopravvivere, nutrire l’apparato ed i clientes e per questo ci sono i soldi pubblici come dimostrano le vicende Enac per la Fondazione di Dalema e le gesta di Penati per il Partito lombardo, le relazioni pericolose con la ‘ndrangheta (commensale del Tav) dell’entourage di Fassino. Un quasi omonimo del Nostro, Roberto Esposito, lo dice chiaramente su Repubblica del 24 Luglio: al PD manca la capacità ‘di dar vita a un grande processo costituente…non sempre  ha saputo conservare i propri valori originali …senza i quali esso perde perfino la propria ragion d’essere (troppo tardi! – NdR)…’ e non dovrebbe esimersi ‘…dalla necessità di esprimere un giudizio critico sul modello di sviluppo e farne scaturire scelte conseguenti’. Il PD piemontese ha una dirigenza ed un personale politico mediocre, ignorante di qualsiasi ipotesi di sviluppo alternativo (malgrado l’ampia letteratura in materia), troppo ottuso per rendersi conto dei cambiamenti dentro e fuori l’elettorato, troppo compromesso con la lobby industriale per riuscire ad elaborare altro che occasioni di mera sopravvivenza (cemento, tav, inceneritori,ecc.) spacciandole per soluzioni epocali. Si sono resi responsabili dell’unica militarizzazione del territorio dalla seconda Guerra Mondiale, di portare guerra ai propri cittadini (ma non si è attaccato Gheddafi proprio per quello?), di utilizzare contro di essi armi proibite dalle convenzioni europee, di sostenere con le menzogne che alla Maddalena c’è un cantiere mentre è solo un fortino di barriere e filo spinato, di dare lo stipendio a Virano che da anni mente al Paese, all’Europa, al Partito e a se stesso e che ha fallito nel suo compito di creare il consenso per il Tav, di destabilizzare una Comunità Montana regolarmente eletta dandosi disponibili ad alleanze con la destra, e last but not least, di lasciare il guinzaglio lungo ad un Esposito che fa il lavoro sporco per tutti. Pensano che la gente non si ricorderà di tutto questo? Se il Tav non si farà è pronta l’implosione per questa banda di politicanti ed Esposito sarà capro espiatorio per aver fallito; nel caso (difficile) che qualcosa sul medio periodo si riuscisse a fare e qualche soldo a raggranellare non sarà certo il portaborse a prendersi il merito. Così finiscono sempre ambiziosi senza numeri, sicari, gregari, marionette e agenti provocatori. (F.S.)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

2 Responses to Stefano Esposito: la deriva estremista di un PD sempre più lontano dalle proprie origini

  1. francesco says:

    era un cretino ai tempi della FGCI, figurati ora…..

  2. Antiognio Espedito La Minuscola says:

    Ho ascoltato qualcosina di questo omiminchio, ma scusate la domanda:
    l’asilo loha almeno terminato costui?

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