Torino. Music Commission e politiche dell’entertainment

 20.7.2011

Ho seguito l’invito di Valerio Manni dalle colonne di Lo Spiffero del 13 Luglio a farmi domande sulla paventata Music Commission e mi sono dato delle risposte, anche perché conosco piuttosto bene i precedenti. Sono stato responsabile del Progetto Musica dell’Assessorato comunale alla Gioventù dal 1982 al 1989 come consulente esterno sotto assessori vari: Alfieri, Leo e ‘Dio ce ne scampi!’Angeleri. Come qualcuno si ricorderà, si puntava a rendere la musica torinese ‘visibile’ e ‘vendibile’ in una situazione che vedeva ancora la discografia ufficiale prevalentemente milanese. Erano i tempi delle emergenti etichette indipendenti, speranza di molti giovani musicisti, validi e non, delle Biennali dei Giovani artisti europei, discreto circuito di visibilità che si è cercato di sfruttare al meglio. I Percorsi della Notte era il nostro fiore all’occhiello, una manifestazione che molti in Italia ci hanno invidiato e tentato di copiare ma non avevano lo stesso numero di musicisti e di locali disponibili. Invidia…parola chiave, che ha prodotto l’esautoramento del sottoscritto per mobbing interno di un impiegato senza speranze proprio quando si cominciava a vedere qualche risultato ed il budget cominciava a diventare significativo. Anche all’esterno il Progetto Musica, o meglio il settore musica in generale, a quel punto faceva gola: piccoli personaggi delle radio, la neonata Hiroshima, un ‘piccolo’ redattore di quotidiano cittadino, tutti in cerca di propria visibilità o di finanziamenti o di entrambi; poi c’erano i padroncini della musica già affermati per via politica: Arci, Aics, Folk Club (cioè Acli), Casadei, ecc. che pretendevano la loro fetta di torta ‘dovuta’ e mal digerivano altri commensali. Intorno, partiti di sinistra che di musica e giovani ne sapevano poco o niente ed erano propensi a delegare il fastidio. A quel punto veniva comodo affidare ad una Hiroshima bipartisan (cioè prendeva soldi da destra e da sinistra) la gestione della ‘musica alternativa’, lasciare alle Associazioni politiche la musica ‘di base’ o di nicchia (jazz, blues, folk), i grandi eventi agli altri. Chi si è avvantaggiato di più di questa articolazione è stata senz’altro Hiroshima,grazie agli appoggi politici (consiglieri e Assessori amici in tutto il Piemonte, una vera lobby), ai relativi favori e ad una Stampa amica fino a raggiungere una posizione di predominio giocando sull’ambiguità tra i ruoli pubblico e privato. La cricca dei Subsonica e di Traffic ha questo background e chiedersi se una Music Commission ha senso oggi che i finanziamenti stanno riducendosi sempre più all’osso per la Cultura è un esercizio retorico. Subsonica, Hiroshima, le grida di Torino Sette sui finanziamenti alla Cultura sono quello che rimane di una lobby che per gli orizzonti di Torino ha prodotto ben poco: cultura ‘alternativa’ di terza fascia ed eventi estivi con pensionati del pop venduti come buoni. Il pop italiano e internazionale (per quelli a cui piace) gira su venues grandi e costose (Palaisozaki, stadi, ecc.) e la buona musica non ha casa a Torino per mancanza di promoters ‘acculturati’ e con una visione ampia del settore: basta guardare i programmi nel resto dell’Italia per rendersi conto che il circuito musicale di qualità gira alla larga (prevalentemente Lombardia e Veneto). Bisognerebbe sbarazzarsi di questa classe politica e dei loro clientes per riaprire un discorso valido sul collocamento di Torino nei circuiti internazionali. Io non ci spero, purtroppo, e vado altrove a cercare concerti.

Da qualche giorno è dibattuta anche la questione dei Murazzi e dei locali della movida, questione che è figlia della precedente: con una concezione quale quella oggi predominante dell’entertainment come casino e  sballo (con conseguente strascico di spaccio e malavita, ecc.), anch’essa favorita e delegata dalla politica locale, non c’è da stupirsi dei problemi che nascono. E dire che non sarebbe difficile trovare LA soluzione solo guardando all’estero: le aree dell’entertainment notturno stanno fuori da quelle abitate permanentemente. Così è in quasi tutti gli Usa, così era Soho a Londra (fino a che l’ho frequentata) e ad Amsterdam. Anche a Austin, Texas, la mia seconda casa, capitale della musica, i locali stanno nelle aree degli uffici che sono chiusi dalle 17 o in aree industriali o intorno al campus universitario (a buona distanza dalle frat houses che fanno casino per conto loro) o fuori città. Lì si può fare rumore e la sorveglianza è facilitata. Chi sgarra perde le licenze o chiude. As simple as this. Con tutte le nuove ‘Spine’ progettate per Torino non se ne trova una per sistemarci l’entertainment notturno? (F.S.)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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