Arrivano! Uno sgombero previsto ed una grande vittoria politica

27.6.2011. Cronaca dalla  Maddalena di Chiomonte

L’alba di questo lunedì d’estate alla Maddalena ha qualcosa di surreale. I primi raggi del sole illuminano una figura piccola, un ometto a torso nudo, capelli lunghi, barba, a piedi scalzi che fa yoga sul tetto della galleria sull’autostrada. Sotto di lui, già da un’ora, l’avanguardia dei 2000 poliziotti mandati ad espugnare il presidio si sta preparando all’assalto ed un enorme bulldozer con pinze meccaniche sta manovrando per aprire un varco nelle barriere antirumore da dove far accedere le truppe. L’uomo è Turi Vaccaro, ex operaio Fiat da tempo  convertitosi al misticismo orientale ed alla filosofia ghandiana, figura caratteristica del movimento No Tav. E’ suo il primo atto di coraggio della giornata:  completato il suo rito di purificazione spirituale di fronte al sole ed alla natura che si risveglia, in un attimo Turi si cala sull’autostrada e corre verso la mostruosa ruspa per sfidarla. Il suo movimento rapido coglie di sorpresa i poliziotti, che ora devono rincorrerlo. Lo placcano in due, lo prendono per i piedi, lui si mette a canterellare, loro indispettiti lo strattonano, uno gli mette lo scarpone anfibio sul costato e schiaccia, lui fa ‘Ahi!’ e quello sposta il piede in un punto meno sensibile, loro ridacchiano con un po’ di sadismo poi lo tirano su e lo portano via; gli chiedono i documenti e ricevono una delle venti fotocopie di carta di identità che lui si è fatto per prudenza; lo trattengono fino a mezzogiorno poi lo lasciano andare, perplessi su quale reato affibbiargli. Da oggi Turi è un’icona del movimento No tav: la foto di lui davanti al bulldozer verrà utilizzata per i manifesti, come quella del ragazzo di piazza Tien An Men.

Da dietro la barricata sullo svincolo dell’autostrada, due/trecento persone lo incitano, lo applaudono e gridano la loro rabbia nei confronti dei poliziotti. E’ dalle 4 del mattino che si sono raggruppati lì, appena l’allarme era stato diffuso: truppe in arrivo da Salbertrand, un numero enorme di blindati, l’autostrada chiusa al traffico. Partono gli sms ed i fuochi artificiali per avvertire la valle, la gente si distribuisce nei punti di accesso. Ci sono almeno 500 persone (tra cui Marco Revelli, Giulietto Chiesa e Federico Bellono della Fiom), che hanno passato la notte sotto i tendoni, diversi sono rimasti dopo la fiaccolata della serata precedente a Chiomonte convocata apposta per incrementare il numero dei presidianti.

500 cittadini inermi che hanno di fronte un esercito: duemila uomini dei vari corpi di polizia, compresi i Forestali venuti da fuori (molti dei locali sono No Tav) per la più vasta operazione di ordine pubblico dopo il G8 di Genova come la definiscono i giornali e questo dà la misura dell’importanza della posta per la lobby politico-industriale che vuole il Tav. La strategia è semplice e obbligata per chi vuole opporre resistenza solo con la propria presenza: resistere alle barricate poi convergere e fare gruppo massiccio per contrastare fisicamente  la spinta dei militari fino al possibile, ed infine sfilarsi lungo i sentieri. Quello di Ramatts è presidiato in alto da una trentina di persone fin dalla sera per contrastare un eventuale blocco della via di fuga da parte dei Forestali.

Le truppe arrivano dalle tre vie d’accesso principali già alle 4,30: tantissimi dall’autostrada e dalla strada dell’Avanà; un reparto dallo svincolo del Clarea, con tempistica quasi simultanea. Poco prima delle 8 l’attacco. Dal Clarea un folto reparto proveniente dallo svincolo di servizio aggredisce la barricata presso le baite: è la più fragile e cede facilmente mentre la gente corre indietro verso il presidio e si dimentica di chiudere la cancellata saldata con tanta fatica sul ponte. Fa muro sul sentiero che sale all’autostrada ma sono solo una cinquantina e si prendono parecchie manganellate. Ripiegano nel gruppone alla Stalingrado sull’autostrada. Lì la ruspa con i pinzoni si mette in attività dalla parte dello svincolo mentre gli idranti buttano getti violenti. Il secondo atto di coraggio della giornata è delle donne: in otto si arrampicano sulla barricata a sfidare l’orrendo transformer (di proprietà Italcoge) manovrato da un Carabiniere. Le pinze d’acciaio roteano loro attorno e si abbattono sfiorandole. Basta poco e potrebbero anche colpirle con serie conseguenze ma il robocop  non si ferma finchè la prima parte cede e le donne si ritraggono shoccate per non farsi schiacciare.  Per permettere la definitiva apertura del varco ed evitare il corpo a corpo si ricorre ai lacrimogeni e un’ondata di gas investe i dimostranti che rompono le righe e ripiegano sul piazzale. Un reparto li insegue ma diversi di loro scivolano sull’olio della ruspa e si inciampano nei resti dello sbarramento: è qui che si feriscono e qualcuno forse si frattura. Rischi del mestiere. Quelli che superano gli ostacoli si muovono verso il piazzale sparando una quantità di lacrimogeni. Inseguono qualcuno, qualche ritardatario e picchiano sodo. Intorno lo scoppio dei petardi si mescola agli spari dei lacrimogeni e alle grida di sfida e scherno che provengono dalla boscaglia. Tentano l’inseguimento, raggiungono qualche anziano semi intossicato e lo picchiano poi lanciano lacrimogeni nella vegetazione e quasi riescono a dare fuoco al bosco. Chi è riuscito a scappare (quasi tutti) salgono verso Ramatt dove raggiungono la strada e con un lungo giro, stremati, si ritrovano a Chiomonte.

Alla centrale elettrica  la terza irruzione violenta detta l’atto finale, provvisorio, della Libera Repubblica della Maddalena. Dietro la barricata almeno un centinaio di dimostranti, davanti un folto gruppo di altra gente che è arrivata a cancello chiuso, i legali con la pettorina Europa Legal team  che si spendono valorosamente per negoziare i termini migliori per lo scontro imminente, il consigliere 5 Stelle Davide Bono ed una fila interminabile di mezzi di polizia che intasano la strada per Ramatt. I celerini e i Carabinieri  sono schierati in quadrati, tra di loro le auto della famigerata Geomont, la ditta di Bussoleno che già nel 2010 si era offerta per le trivellazioni. La vista del titolare, uno che per quattro soldi ha scelto di tradire la propria terra e la propria gente, infiamma gli animi: ‘Infame! Mafioso!’ Lui terreo guarda fisso in avanti, chissà se prova vergogna nel sentire il disprezzo della gente tra cui si condanna a vivere, chissà quanto bene, per i prossimi anni. Ho un diverbio con l’operatore Rai della Federica Burbatti: sta filmando i dimostranti e non mi sta bene sapendo che quelle riprese andranno sul tavolo della Digos. Lei, signorina-bene in evidente disagio in un ambiente diverso da quello più consueto delle cronache cittadine, non capisce e devo spiegarle che certe cose non si fanno. Si allontanano. La polizia si schiera e avanza. Si para davanti l’anziana Marisa, di Chiomonte, da sola che grida loro ‘Vergognatevi! Contro gente inerme. Anche i vostri figli pagheranno per il Tav che solo i politici vogliono, gli stessi che vi danno uno stipendio da fame per fare questo mestiere e che si prenderanno i milioni! Vergogna!’ La tirano via gli avvocati che quasi piange.  Il reparto va a contatto con la barricata ma si deve proteggere con gli scudi dalle bombolette di vernice che oscurano le visiere, dai petardi. C’è un dimostrante invalido che percuote gli agenti con una stampella, contribuisce a farli desistere. Tutto intorno è un crescendo di rabbia. Si fa avanti la ruspa che si era tenuta indietro e partono i lacrimogeni che disperdono la piccola folla. Tutti si ritirano su per la strada e la ruspa attacca il blocco e travolge tutto in dieci minuti. La truppa sale lentamente e affronta le altre barricate. All’altezza del bed&breakfast, i lacrimogeni danno fuoco alle balle di fieno ed ai copertoni che tamponano la cancellata. Mi aggrego ad un vecchio amico e collega della Rai per seguire la lenta avanzata. Gli agenti procedono ‘a testuggine’ con gli scudi alzati ma sono poche le pietre e i petardi che arrivano dall’alto e non fanno male a nessuno. Davanti a me, il cronista-provocatore Massimo Numa della Stampa si nasconde dietro i Carabinieri e descriverà poi una battaglia che non c’è mai stata. Mi chiamano al telefono i colleghi del TG Maddalena e faccio un rapido report telefonico della situazione. Ora gli agenti sparano lacrimogeni a parabola verso l’alto sul piazzale. Superata l’ultima curva si arriva al bivio della sterrata che porta allo svincolo e mi allontano per fare fotografie di poliziotti che arrancano sui sentieri e dello scempio che la ruspa sta facendo dove c’era vegetazione ed una bella sterrata di montagna. Già tutto spianato. Mi affaccio sul piazzale saturo di gas e vedo che stanno spaccando delle strutture, mi pare il primo tendone. Faccio fotografie ma dei celerini si accorgono di me e mi vengono incontro minacciosi: ‘Cazzo fai qui?’ Dico: ‘mi hanno autorizzato da sotto. Sono un giornalista’. Si avvicina uno nervoso e mi dice col manganello alzato  ‘Fuori dai coglioni, ti spacco la testa!’. Accetto di buon grado il cortese invito e mi sposto dietro un mezzo. Salgo sul terrapieno del pilone dove c’è lo striscione con Maroni centurione e provo a fare altre foto. Stavolta sono dei Carabinieri anch’essi piuttosto nervosi e più o meno mi ripetono gli ordini in termini analoghi. Questa volta i pare il caso di ubbidire, non riesco più a stare lì e mi rimetto in marcia giù per la strada della centrale elettrica. Mentre scendo vedo alcuni fuggiaschi in mezzo alle vigne che cercano di guadagnare la strada, uno è handicappato, in carrozzella, assistito da due compagni che lo prendono in braccio per superare i balzi dove la carrozzella non riesce a passare. Dico loro di non passare di qui perché alla centrale c’è la polizia ma non hanno alternative. Li identificheranno tutti e tre. Incontro un vignaiolo del posto venuto a controllare la sua vigna: è intatta ma su quella del vicino i poliziotti hanno gettato le traversine che bloccavano il passo ed ora è semidistrutta. Mi dice ‘Non avrei mai pensato che potessero fare danni che i No tav non hanno mai fatto. E’ una vergogna. E adesso chi glieli paga i danni? Che paese è questo?’ Al posto di blocco c’è il Sindaco PDL di Chiomonte Pinard, vecchio fascista arrestato negli anni ’70 per un campo paramilitare in Valle, con il suo vice, un tipetto tarchiato e pelato, che piagnucola ‘I No tav mi hanno dato un calcio!’ Gli dico cercando di mostrare tutto il mio disprezzo ‘ E lei, di fronte a tutto questo si lamenta per un calcio?’ Pinard, mi dicono, è lì di malavoglia. L’hanno dovuto quasi trascinare dal Municipio perché venisse a vedere cosa succedeva nel suo territorio. Tento un’intervista volante ma si innervosisce quando accenno al suo passato. Pazienza, era forse solo un pretesto per sfogarmi dopo quanto avevo visto fino a quel momento.

Mi dicono che c’è un blocco stradale di dimostranti a Chiomonte e vado a vedere. In effetti, c’è una fila interminabile di camion fermi e un centinaio di persone sulla Statale 24 fin dalle 9 del mattino. Ora sono le 13, fa un caldo micidiale. All’unico bar aperto si ritrovano quelli che arrivano da Ramatt, esausti e assetati. C’è una famigliola, madre e due fratelli, uno è ferito, si è preso una manganellata sul braccio che ora è fasciato, duole ma lui non vuole andare subito a farsi vedere in ospedale. Il fratello maggiore, gran fisico da atleta, è appena arrivato da Carignano ed è scuro in volto. Mi dice ‘Non mi sono mai interessato di questa faccenda ma non sopporto che un Carabiniere faccia del male a mia madre e a mio fratello. Vorrei trovarlo, sono istruttore di arti marziali e vorrei ficcargli il suo manganello nel culo. D’ora in poi ci sarò anch’io.’ ‘ Be’ – gli dico- se vuoi un Carabiniere aspetta qui e vedrai che prima o poi qualcuno ne arriva’. Invece non arriveranno e si limiteranno a sorvolare con l’elicottero. Chissà, le premonizioni…

 Arrivano notizie di altri blocchi a sant’Ambrogio e a Bussoleno, dello sciopero indetto da Fiom e Cobas in Valle. Ma riecco la Burbatti con il suo operatore, è agitata perché il blocco non la fa passare e deve andare a fare il suo servizio. Poco male, penso, se i servizi suoi sono come gli altri del TG3. Mi aiuti lei – mi dice – dica di lasciarmi passare!’ ‘Mi spiace non ho nessuna autorità per farlo’. L’autista si infila in una via laterale e la lascia a piedi, un po’ sperduta in mezzo ai valsusini che le dicono ‘Vedete di dire la verità una volta tanto!’. Le chiedo amichevolmente ‘Come mai al TG3 i servizi sul tav non sono mai imparziali? Chi li confeziona? Qualcuno vi impone il taglio da dare?’ ‘Assolutamente no – risponde – ognuno è responsabile dei propri servizi…’ e si allontana a piedi in cerca dell’autista. Buono a sapersi. Alla sera, il suo servizio parlerà di scontri che non ci sono stati e di trenta feriti tra gli agenti (per altri media diventeranno 80).

Mi sposto a Bussoleno a vedere cosa succede. Ci sono due blocchi stradali, uno per Statale. Mi stupisco che non intervenga la Polizia, magari vogliono lasciare sfogare la gente…Tutto fermo, considerato che la Polizia tiene chiusa l’autostrada per tutto il giorno. Funziona solo la ferrovia.

L’assemblea popolare della sera è affollatissima, la gente occupa buona parte della piazza antistante. E’ un po’ che non ne vedevo così tanta. Dentro il Polivalente, si decide la fiaccolata per il giorno seguente a Susa ma soprattutto si decide la grande manifestazione che tutti si aspettano: Domenica si comincia ad assediare la Maddalena! Arrivano messaggi da ogni parte d’Italia. Si vedrà sui giornali del giorno seguente: la sconfitta tattica, più che scontata, mette finalmente la lotta della Val Susa in primo piano e all’avanguardia di tutti i movimenti per i beni comuni. Sotto accusa soprattutto il PD che ha fortemente voluto e richiesto la soluzione militare. Da oggi si apre il secondo atto. I giochi si devono ancora fare.(F.S.)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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