Intervista ad un militante della nuova Lotta Continua

Allora, cosa vi è venuto in mente di resuscitare LC? Molti sono rimasti sbigottiti ed hanno pensato a una bufala…

 Premetto che queste risposte sono in primo luogo delle opinioni personali. Il nostro Collettivo è nato tre mesi fa, sta crescendo e intende la costruzione del suo intervento, della sua identità come un processo aperto, con alcuni paletti, con alcune linee di ricerca , con alcune domande con cui, nella nostra “teoria- prassi”, vogliamo interrogare il “movimento reale”. E’ un Collettivo composito come età, come attività, come percorso politico… quindi se questa intervista venisse fatta ad un altro compagno, otterresti delle risposte diverse, com’è peraltro naturale. Cosa c’è venuto in mente? Lotta Continua, come “testata “ del giornale che vogliamo proporre, come una  “voce” delle realtà del conflitto della metropoli torinese, nasce da un non breve e appassionato dibattito che abbiamo condotto nel mese di novembre e dicembre. E’ una testata che vuole riprendere lo spirito, la carica innovativa con cui questa parola d’ordine è comparsa dentro le dirompenti lotte della “primavera di Mirafiori” del 1969, cinque mesi prima dell’uscita dell’omonimo giornale. I compagni che hanno voluto il giornale “Lotta Continua” sono soprattutto i più giovani, quelli che non hanno partecipato all’esperienza degli anni 70, alcuni molto giovani hanno scelto “Lotta Continua” perché “rappresenta quello che vogliamo”, altri “della Mirafiori “ perché è la “memoria delle lotte”, altri perché hanno letto il giornale dei padri trovato in cantina.

C’è chi dice che la storia non si può ripetere e che le esperienze del passato devono rimanere tali ma l’Assemblea Studenti-Lavoratori e la priorità che sembrate dare all’intervento politico rispetto ad un’elaborazione pregressa sembrano ricalcare gli stessi passi.Ovviamente quando si dice che “le esperienze del passato devono rimanere tali” si sfonda una porta aperta…sono marxiano e non ho dubbi su questo. LC nasce , direi come processo, nell’estate autunno del 1969 e cessa la sua attività al Congresso di Rimini del 1976. Questa esperienza politica e umana appartiene a tutti quelli che l’hanno fatta e ognuno conserva dentro di sé la memoria che ritiene più opportuna e che dobbiamo umanamente rispettare.. Nessuno del Collettivo ha mai pensato di volere la Rifondazione di alcunché (tra l’altro non sarebbe nemmeno di buon auspicio) o di espropriare nessuno della sua esperienza del passato. Tra quegli anni e oggi c’è di mezzo una frattura radicale che non ci consente nessuna riproposizione.  Come già individuava Marx la tendenza del Capitale, in quanto sistema, è quella di scomporre ogni forma di comunità che non sia quella fondata sulla merce. Il ciclo di lotte che si chiude alla fine degli anni 70 registra la scomposizione di quella comunità antisistemica che si era costituita attorno alla figura centrale dell’operaio fordista. La controrivoluzione che ne è seguita muta radicalmente le forme della valorizzazione e dell’accumulazione, trasforma la stessa antropologia dei soggetti sottoposti al comando del sistema…si può provare a ripartire dalle punte più alte e innovative del ciclo 67-80 sapendo bene che abbiamo davanti un terreno in gran parte inesplorato e che non possiamo camminare con lo sguardo rivolto indietro.

 Quali sono i valori ed i riferimenti di LC a cui più vi richiamate?

Qui la mia risposta è veramente personale anche se penso di condividere alcune idee con i compagni del Collettivo. L’esperienza di LC è più complessa di quanto generalmente si pensi. Sicuramente è centrale il fatto che LC sia nata dal corpo vivo delle lotte, che sia stata in grado nella  prima metà della sua vita di captare, interpretare e rappresentare quanto si muoveva in quel proletariato a livello di bisogni e di desideri, di voglia di cambiamento…e, guardando con gli occhi di oggi pochi l’hanno fatto. LC nasce in quel laboratorio che è stato Torino (e noi pensiamo lo sia ancora) dall’incontro fra studenti e operai. Quei compagni che diedero vita all’organizzazione capirono che i bisogni di quella classe operaia non si esaurivano dentro la fabbrica, nelle lotte per il salario, lo capirono perché gli operai li frequentavano veramente… In fondo LC, rapportata a quegli anni era meno “ideologizzata” di quanto si sia detto in seguito. Per me che ho vissuto, senza una gran preparazione politica la prima parte della storia di LC,  il programma Prendiamoci la città  fu un’intuizione che con opportune ridefinizioni e mutazioni di linguaggio potrebbe vivere tranquillamente nella metropoli di oggi che è diventata il mondo, dove i bisogni di reddito, di sapere, di socialità, di abitazione, di spazi, di mobilità iniziano a sentirsi e si faranno sentire ancor più nel tempo che viene….Infatti in un primo tempo il giornale volevamo chiamarlo “Prendiamoci la città”
A quali  soggetti politici vi rivolgete? Non c’è più l’operaio-massa…

Come ho già accennato il nuovo modo di produzione e riproduzione scompone, segmenta e separa quello che è il nuovo proletariato metropolitano; bene, questi sono i nostri interlocutori, anzi siamo noi ( insegnanti, operai industriali, lavoratori-studenti, precari, lavoratrici di cura…) . Vogliamo operare per ricomporre quello che la controparte scompone. Nella sua ricerca di profitto il sistema ha sempre più sottomesso il territorio ai suoi fini…questo è un ambito indubbiamente di creazione di nuovi saperi e nuove comunità antagoniste. Come legare i due ambiti? È sicuramente un problema grosso. Noi ora siamo pochi e privilegiamo le tematiche del lavoro, del non-lavoro, del quasi-lavoro (senza essere “lavoristi”). E’ il terreno più difficile per ovvi motivi, è però vero che la crisi sposta i riflettori sulla materialità della vita sul reddito-salario, sulla possibilità di futuro ….
Qual è la tua storia politica? 

Sono nato nelle campagne dell’Astigiano da genitori contadini, il mio bisnonno era un socialista valdese, mio nonno un “anarchico” che ha partecipato agli “Arditi del popolo”, mio padre ha avuto esperienze di lotta partigiana . Ho seguito mio padre nel suo spostamento a Torino quando è stato assunto alla Lancia di Borgo S: Paolo, ho seguito mio padre a fare i picchetti davanti a quella fabbrica. Inizialmente ho frequentato il gruppo di anarchici che si trovava in uno scantinato di via Guido Reni. Mi sono iscritto all’ITIS Casale nel 68, incontrando il movimento dei medi e anche Laura De Rossi e un certo Igor che venivano a volantinare davanti alla mia scuola. Nella primavera del 69 ogni tanto andavo alle porte di Mirafiori dove lavoravano degli amici di mio padre…in casa si parlava di queste lotte ignorate dai giornali del tempo. La scelta di LC è stata naturale…devo dire che al di là del dibattito in LC nel 75-76, quegli operai-massa (che erano tutt’altro che “massa”) mi hanno insegnato politicamente tutto. Feci poi una breve esperienza in AO-Collettivo Lenin, per diventare poi un “cane sciolto” come si diceva in quel periodo. Nel 79-80 sono tornato a fare il contadino, verso la fine degli anni 80, superando un concorso, ho iniziato ad insegnare.                 Ho ripreso, con la stessa intensità degli anni 70, a “far politica” nell’autunno 2008 con il movimento dell’Onda, ho partecipato (partecipo tutt’ora ) all’esperienza di Alato (Assemblea lavoratori autoconvocati di Torino) , nel novembre dell’anno scorso , con altri compagni abbiamo avviato il percorso del nostro Collettivo  (il Collettivo di Inchiesta e Conricerca)…un ambito relativamente piccolo dove si vive l’entusiasmo di chi inizia una nuova esperienza, il desiderio di conoscere, di costruire relazioni politico-esistenziali.

 Vi rendete conto di richiamarvi idealmente ad un contesto in cui tante vecchie ferite risalenti allo scioglimento di LC nel 1976 non si sono mai rimarginate? Ci sono ex militanti che ancora oggi non si parlano

Ah, ah, ah, già ce ne siamo accorti…..sono problemi che non possiamo e nemmeno vogliamo risolvere. I compagni più giovani, quasi tutti tranne tre, sono stupiti, molto stupiti da quanto resta nella memoria collettiva dell’esperienza di Lotta Continua a Torino…..basta guardare le foto dei primi anni 70 del recente libro di Dario Lanzardo per capire cos’era LC qui a Torino. Noi siamo impegnati per ricostruire un punto di vista di parte, della nostra parte per le nostre vite di oggi e di domani. Speriamo di creare un momento collettivo alla Falchera ad aprile per Tonino, ma soprattutto per dire che c’è un filo rosso che ci lega alle nostre lotte di sempre, di ieri, di oggi e del tempo che viene. Se ci sarà, i compagni “che neanche si parlano” avranno l’occasione per farlo… ma sia chiaro noi lo facciamo per noi, per la nostra parte, per le lotte di oggi…senza nostalgie che oggi non ci appartengono e che nemmeno possiamo permetterci.
A Roma, lo scorso novembre l’Associazione LC ha commemorato Pietro Bruno giovane  di LC ucciso nel 1975 dalla polizia, voi avete dedicato la vostra sezione torinese a Tonino Miccichè. Sembra chiaro che i vostri riferimenti siano alla componente operaia e militante della vecchia LC più che all’ex gruppo dirigente

Vuoi crearmi problemi….Lotta Continua è finita nel 76. Noi crediamo che solo un movimento costituente di una nuova “classe” può aprire delle reali speranze, vogliamo lasciarci alle spalle lo sconfittismo dominante, la sinistra che si fonda unicamente sulla morale , quella che ha introiettato tutti i valori dominanti, gli affabulatori…in questo senso riprendere, adeguandolo all’oggi, quell’idea forte dell’autonomia, della nostra autonomia. Penso di averti comunque risposto.

 Al di là delle gravi responsabilità storiche nei confronti della propria base, quel gruppo dirigente era un coacervo di notevoli intelligenze. Difficile da eguagliare anche se questa stessa intervista dimostra che riproporre nome e logo LC è già di per sé un’ottima trovata mediatica.

Lo credo anch’io: il gruppo dirigente di LC era espressione delle due realtà più significative ed innovative del Movimento Studentesco del 68 italiano (Torino e Trento), del Potere Operaio pisano con tutto il dibattito “sull’organizzazione” dell’autunno del 68 e l’apertura al discorso dell’ “avanguardia interna”…i legami con il Panzieri dei Quaderni Rossi, niente male!. Revelli, Mantelli, Ortoleva hanno costituito la redazione di Primo Maggio….Romano Alquati, uno dei grandi dei Quaderni Rossi ha scritto, negli anni 90 che solo LC ha portato nella pratica la “sua” conricerca …                                                                                                              Trovata mediatica? Che dirti, se ti rispondo che non ci interessa non mi credi…nel senso che nel nostro piccolo vogliamo uscire da questi meccanismi. Certo solo in parte abbiamo previsto quel che è poi successo…lo useremo bene, sicuramente. Anche perché fra qualche mese conterà solo quello che riusciremo a fare e che già stiamo facendo.

 I temi della politica locale oggi sono le elezioni amministrative, la questione Mirafiori, il Tav, l’ambiente. Avete già  elaborato vostre posizioni su tutti questi argomenti?Abbiamo ragionato molto sul “Piano Marchionne”, sul suo essere paradigmatico, sul suo collegamento con la ridefinizione del mondo della formazione da parte di Tremonti-Gelmini, con la “filosofia” del Libro Bianco di Sacconi, con il Collegato lavoro, con la proposta di “statuto dei lavori”. Faremo il primo incontro-dibattito di una serie, un momento di auto-contro-formazione dedicato alla Primavera di Mirafiori il 12/2 al Politecnico alle 10, il secondo sarà sul “soggetto precario”, quindi sulle trasformazioni della metropoli torinese.(F.S. 2/2/2011)

 * Tutti i testi di Maverick sono sottoposti a copyright e non sono riproducibili neanche in parte senza il consenso dell’autore.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to Intervista ad un militante della nuova Lotta Continua

  1. alfredo ponzi says:

    Ciao a tutti. sono un non-ex diLC
    Ho cominciato a Roma e poi sempre per LC ho militato a Monaco e a Colonia.
    Poi tornato a Roma, mi sono occupato delle fabbriche
    Non mi sono mai considerato un ex in quanto di LC, dei compagni di LC condivido lo spirito di rifiuto, di schifo e di ribellione e contemporaneamente la capacità di critica concreta, materiale delle condizioni reali e la altrettanto concreta utopia di un mondo diverso.

    Quello che bisogna evitare è che la appartenenza a LC sostituisca e surroghi la capacità individuale di stare al mondo in modo critico. <ricordo per esempio la attesa spasmodica delle lunghissime pagine con cui A Sofri ci forniva l'analisi e la direzione politica. Anche se questo ci faceva sentire noi "partiito" e lui "grande timoniere"

    sono ancora operaista nel senso che se non si capisce la situazione di fabbrica si capisce poco del resto ma penso che sia priritario discutere ( per risolverlo ci vuole una vita) ilpunto ndella forma partito e quello ad esso collegato delle correnti, delle scissiono ecc.

    un caro saluto
    Alfredo

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